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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

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La fabbrica dei mostri

17 ottobre 2010 Mimmo Guarino 9 commenti

Uccidiamo il mostro ?

michele-misseri

Sono i protagonisti di storie che umanamente ci risultano tanto incomprensibili quanto inaccettabili. Sono loro, i mostri. Figli che uccidono premeditatamente gli anziani genitori e subito dopo vanno in discoteca con gli amici come se nulla fosse, padri che per 24 anni tengono segregata le figlie nella cantina di casa per poterle violentare a piacimento, zii che abusano delle nipoti quindicenni e che poi, temendo di essere scoperti, le strangolano, occultano il corpo e poi si fingono disperati per la loro scomparsa. Storie che se da un lato producono, giustamente, sdegno e commozione nell’opinione pubblica dall’altro minacciano di sconvolgere gli equilibri di certezze saldamente consolidate nella coscienza di ogni uno di noi.

Di fronte a fatti così orribili ci viene naturale chiederci come sia possibile che nostri simili, uomini proprio come noi, possano commettere atti così disumani e innaturali; anche se poi, mentre cerchiamo le rispose a questi “umani quesiti”, ci lasciamo andare a macabri vaneggiamenti di vendetta verso l’assassino di turno, con tanto di torture sadiche da far rabbrividire il peggiore dei maniaci, così da superare ampiamente, anche se solo con la fantasia, la barbarie commessa dall’assassino stesso.

Paura dei mostri ? No, paura di noi stessi !

mostro

In realtà la cosa che più ci turba, che più ci spaventa, è la prospettiva di doverci porre delle domande che normalmente, nella superficialità della vita quotidiana, mai ci saremmo posti. Sederci al tavolo con noi stessi ed interrogarci su cosa siamo veramente in quanto esseri umani, su cosa siamo potenzialmente capaci di fare, su quali sono le nostre responsabilità in quanto membri della società rispetto a questi fatti, questo ci fa tremendamente paura.

Ed infatti cosa facciamo per fuggire questo confronto ? Semplicemente, escludiamo gli assassini dal comprensorio umano considerandoli come appartenenti ad una categoria subumana; quella dei mostri o degli orchi. Ci forniamo cioè, autonomamente, una spiegazione irrazionale che è al tempo stesso semplice e rassicurante. Come quelle che si usano per tranquillizzare i bambini; non è un caso che il termine “Orco” sia preso a prestito proprio dal mondo delle fiabe.

Se poi nemmeno questo stratagemma riesce a tranquillizzarci allora ricorriamo alle maniere forti e cerchiamo di uccidere il drago, di cancellare definitivamente l’oggetto scomodo, così da non doverlo più considerare. Per quale altro motivo invocheremmo a gran voce la pena di morte per il “mostro” se non per questo motivo? Ancora una volta un comportamento tipicamente infantile.

barbara-durso

Tutto quello che facciamo è fuggire dal confronto con noi stessi e cercare rassicurazioni, non si spiegherebbe altrimenti il successo di certe trasmissioni televisive le quali altro non fanno che spostare completamente l’attenzione sulla dinamica dei fatti, sulle possibili complicità del mostro, sulle sue dichiarazioni, su quelle dei testimoni, sull’arma del delitto utilizzata, sulle tracce di DNA, ecc.; tutte cose che invece dovrebbero, giustamente, interessare solo i carabinieri e i magistrati titolari delle indagini.

Basta, i mostri non esistono !

Noi adulti dovremmo smetterla di cercare rassicurazioni per non pensare, dovremmo smetterla di credere ai mostri e agli orchi, dovremmo smetterla di fuggire dalla realtà solo perché questa non ci piace. Al contrario dovremmo cercare di comprenderla e, nei limiti del possibile, di migliorarla. Insomma noi adulti dovremmo finalmente comportarci da tali.

Dovremmo ragionare sulla concezione che abbiamo della vita, della sessualità, sui modelli educativi, su quei comportamenti della famiglia prima e della società dopo che possono incidere sugli equilibri psichici del bambino, dell’adolescente, dell’adulto. Dovremmo interrogarci su quei percorsi di vita che portano una giovane mamma a considerare il figlio appena nato come un pezzo di carne da buttare nella spazzatura, un figlio a ritenere gli anziani genitori solo come un fastidioso ostacolo alla eredità e un padre a vedere la figlia come un mero oggetto per soddisfare i propri perversi istinti sessuali. Se tutto questo sembra assurdo si provi a immaginare anche il peggiore dei serial killer all’età di due anni.

fabbrica

Dovremmo insomma sforzarci per costruire una società dove ognuno possa crescere in modo sano, sereno, equilibrato e con una sana autostima. Una società che si preoccupi realmente della salute mentale degli uomini, che stia vicino ai più deboli, a quelli che mostrano segni di disagio, che stia vicino alle famiglie invece di abbandonarle a se stesse.

Perché noi tutti siamo i pezzi che escono dal nastro trasportatore di una grande fabbrica chiamata società e sulla catena di montaggio di questa fabbrica ci siamo noi tutti e quindi noi tutti siamo i responsabili della buona o della cattiva riuscita di ogni pezzo. Mostri compresi.

Categorie:Società Tag: , ,

L’arma della fiducia nel prossimo

17 gennaio 2010 Mimmo Guarino 8 commenti

Quando mi trovo a parlare dell’importanza che riveste a livello sociale la nostra capacità di nutrire fiducia nel prossimo e provo “mettere in guardia” i miei interlocutori da quanti (e non sono pochi) cercano di distruggerla definitivamente dalla testa e dal cuore della gente, trovo sempre come risposta un atteggiamento di scoraggiamento, di disillusione e di pessimismo.

frustrazioneUno stato d’animo molto diffuso, dovuto ad visione alquanto distorta che abbiamo del concetto di fiducia: spesso infatti diamo fiducia agli altri solo con l’aspettativa (più o meno consapevole) di ricevere direttamente qualcosa in cambio, di avere un personale vantaggio, magari anche solo di tipo affettivo; il risultato è che poi inesorabilmente ci ritroviamo da soli a piangere.

La frustrazione che deriva da queste esperienze negative ci annebbia la mente e ci porta a vedere gli altri come dei “lupi” intenzionati unicamente a speculare sulla nostra buona fede e ci fa sentire degli ingenui e degli sciocchi. Molto spesso poi questo stato di disagio diventa il punto di partenza di un percorso che ci porta a passare al contrattacco e ad assumere quegli stessi comportamenti che tanto ci hanno fatto soffrire e che tanto abbiamo biasimato (torna utile a questo proposito la famosa parabola biblica della pagliuzza e della trave).

etSiamo anche portati, narcisisticamente, a considerarci gli unici “buoni e puri” in un mondo fatto di “cattivi e traditori”, quasi come se noi provenissimo da un altro pianeta o fossimo geneticamente diversi da tutti quanti gli altri. Questo da un lato ci gratifica, ci consola e ci rassicura sulle scelte e comportamenti che abbiamo adottato dell’altro ci allontana inesorabilmente dalla realtà vera delle cose.

La verità è che i rapporti umani sono caratterizzati da dinamiche estremamente complesse, infinitamente complesse, molto più di quanto siamo superficialmente portati a credere, perché infinitamente complessa è la psiche di ogni uno di noi. L’unico modo che abbiamo per cercare di comprenderle è quello di smettere di vedere le cose sempre e solo dal nostro punto di vista e cominciare invece a sforzarci di metterci anche da quello degli altri, tenendo sempre bene in mente che anche chi ci sta di fronte ha le nostre stesse aspettative ed esigenze, frustrazioni e dubbi, paure e insicurezze e che i suoi comportamenti sono (proprio come succede per i nostri) il risultato di una storia di vita fatta di tante esperienze personali, tutte fortemente condizionate da fattori ambientali il più delle volte incontrollabili. Solo considerando noi stessi come parte del “tutto”, tenendo presente che noi siamo per gli altri ciò che gli altri sono per noi, possiamo sperare di non cadere nel ridicolo e di non essere patetici nei nostri comportamenti e stati d’animo.

mass-mediaAvere fiducia nel prossimo non si traduce affatto nell’essere degli sciocchi ingenui e creduloni. Tutt’altro. Avere fiducia nel prossimo presuppone conoscenza e consapevolezza. Non vuol dire affatto credere ciecamente a chi ci governa e ci sfrutta ogni giorno né ai mass media che ci vendono un mondo che promette falsamente di rendere migliore la nostra vita e che in malafede e in maniera subdola cercano di distruggere definitivamente quello che rimane della nostra capacità di avere fiducia e la stima verso i nostri simili.

Né vuol dire credere al passante sotto casa che barcollante ci chiede i soldi per un panino e poi se li “sputtana” in una dose di eroina o alla prima “presunta” organizzazione umanitaria che ci chiede un contributo per aiutare i bambini in Africa. Avere fiducia nel prossimo presuppone anche attenzione ed un sforzo ed un impegno in prima persona nelle cose del mondo.

Avere fiducia nel prossimo vuol dire avere fiducia nella capacità (potenziale) di tutti gli esseri umani, e quindi anche nella nostra personale, di usare la ragione. Vuol dire “ammettere” che vale la pena confrontarsi con gli altri, investire il proprio tempo e le proprie energie con loro per crescere reciprocamente.

Avere fiducia nel prossimo significa avere speranza che tutto può cambiare, che in questo mondo non tutto è perduto, perché ogni cosa, nel bene e nel male, dipende esclusivamente da noi uomini, dalla nostra volontà. Dare fiducia agli altri non con l’aspettativa di un diretto tornaconto personale ma con la consapevolezza di dare nel proprio piccolo un contributo all’umanità intera.

In ultima analisi dare fiducia al proprio prossimo equivale a rifiutarsi di dare per spacciata l’umanità perché la fiducia reciproca è l’unica arma che abbiamo a disposizione per difenderci dalla nostra stessa follia, dalla insaziabile brama di potere e controllo che abbiamo verso i nostri simili. I potenti questo lo sanno ed hanno di essa terribilmente paura, per questo fanno di tutto per minarla.

Piazza del Popolo

5 ottobre 2009 Mimmo Guarino 22 commenti
manifestazione_stampa
Per un attimo in treno, durante il viaggio di andata, ho temuto di trovare la piazza vuota, ma quando sono arrivato ho trovato ad aspettarmi centinaia di migliaia di persone.

Il grande teleasilo nido

2 maggio 2009 Mimmo Guarino 7 commenti
asilo_nido

Quando ero bambino amavo molto guardare i cartoni in televisione. Erano i mitici cartoni delgi anni ottanta: Goldrake, Il grande Mazinga, Jeeg Robot d’Acciaio e tanti altri ancora, che adesso onestamente non ricordo nemmeno. Devo dire comunque che il mio preferito era e rimane Goldrake.

Ricordo che lo spazio per questi programmi per ragazzi copriva una fascia pomeridiana di circa un paio d’ore. Per lo più si trattava di storie che descrivevano mondi di fantasia che nulla avevano a che vedere con il mondo reale. Nonostante la tenera età, pur giocando molto con l’immaginazione, a fine episodio si ritornava però tranquillamente nella realtà, fatta di scuola, compiti, genitori, amichetti, ecc. Che io ricordi, infatti, ne io e ne nessun mio amico ha mai avuto in quegli anni la pretesa di volare o di lanciare pugni atomici rotanti o alabarde spaziali.

televisione

Guardando oggi la TV in Italia mi sembra proprio che quella fascia pomeridiana di due ore si sia allargata oltremodo fino a coprire, nei fatti, l’intero l’arco della giornata. Mi pare evidente che tutti i programmi televisivi odierni, e ancor di più le pubblicità, siano pensati e fatti non per persone adulte ma per bambini da asilo. Questi programmi, infatti, che siano essi TG o talk show, film o reality, soap opera o programmi di approfondimento politico, parlano di mondi altrettanto fantastici di quelli nei quali muovevano le mosse quei mitici super robot e che nulla quindi hanno a che vedere con la realtà.

Ancor più grave rispetto al passato è però il fatto che, a differenza di quei bambini, che dopo aver spento la TV accantonavano Goldrake e tornavano a fare i compiti, oggi molti pensano che quella della televisione sia davvero la realtà.