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Costruiamo un ponte per Sarajevo

3 gennaio 2010 Mimmo Guarino 3 commenti
scaletta-spettacolo

Fervono i preparativi e come sempre succede in questi momenti il tempo a disposizione sembra essere impietosamente scarso. La scaletta subisce continue variazioni, alla velocità della luce. Il telefono squilla in continuazione, le email fioccano a raffica da tutte le parti. Sandro ha tre cellulari ma riesce lo stesso a non rispondere o a non essere raggiungibile su nessuno dei tre. Poi ci sono i comunicati stampa degli artisti da leggere, il service per i suoni e le luci, la delibera del comune, le prove della presentazione, delle esibizioni, le locandine e gli inviti da stampare e poi tutto il resto ed altro ancora (per fortuna che in tutto questo c’è Emiliana con il suo proverbiale ottimismo).

Tutto questo per la nuova edizione di “Passeggiando per Natale”, spettacolo che andrà in scena il prossimo 5 Gennaio alla tendo-struttura di Villaricca. Quest’anno il titolo dello spettacolo sarà “Passeggiando per Natale, un ponte per Sarajevo”. Sarà una manifestazione artistico-culturale per la promozione della pace, della conoscenza e dell’integrazione tra i popoli.

Abbiamo pensato di costruire un ideale ponte, fatto di musica, arti figurative, poesia e teatro. Un ponte per unire la nostra cultura e la nostra arte con quella di Sarajevo. Per l’occasione allo spettacolo assisterà proprio un gruppo di bambini di Sarajevo, ognuno accompagnato dalla famiglia italiana che lo ha preso temporaneamente in adozione. A loro, a fine spettacolo, consegneremo delle pergamene in ricordo dell’evento.

Oltre alla organizzazione dello spettacolo reciterò anche. Interpreterò un monologo che ho scritto appositamente per l’evento e che s’intitola “Ho ucciso mio fratello”. Un testo inteso che da voce ad un ex soldato, alla sua presa di coscienza sulla follia della guerra. Un soldato senza nome né luogo né tempo.

Poi ci sarà anche una sorpresa, con un piccolo sketch comico preso da una commedia del grande commediografo ed attore napoletano Antonio Petito. Sarò a far coppia con il mio amico Massimiliano.

Passeggiando per Natale

23 ottobre 2009 Mimmo Guarino Nessun commento
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Giorni di duro lavoro sono stati quelli che hanno preceduto la messa in scena di “Passeggiando per Natale”, lo spettacolo teatrale che ho ideato e organizzato in occasione delle festività natalizie dell’anno scorso nell’ambito delle manifestazioni culturali proposte da
Spazio ACE (Arte Cultura Eventi): le prove, la scaletta, i suoni, le luci, i biglietti, la gestione della sala. Un lavoro però ben ripagato, concretizzatosi nella realizzazione di uno spettacolo nuovo, originale nella sua strutturazione e coraggiosamente forte in alcuni dei suoi contenuti. Pensato come un ideale e fantasioso percorso virtuale attraverso varie tappe artistiche nell’altrettanto immaginaria “Città di Natale” lo spettacolo ha lanciato messaggi forti su temi di rilevanza sociale di grande attualità.

E così, in Piazza del teatro, io e Massimiliano, abbiamo dato vita a una rappresentazione teatrale di grande coinvolgimento emotivo, forte, che ha sorpreso i più, un testo non certamente in linea con l’atmosfera di leggerezza tipica delle feste natalizie. Pur non rinunciando ad un pizzico di ironia la storia ha infatti toccato temi scottanti e di grande attualità come la disoccupazione, la libertà e la democrazia.

In Via del bel canto Marialuisa ha poi cantato alcune delle più belle canzoni natalizie, tra cui anche un canto tipico Brasiliano e “Quanno Nascette Ninno”, versione napoletana di ”Tu scendi dalle stelle” .

Nel Vicoletto delle fiabe Camilla, che ha letto “La favola dei giocattoli dismessi” alla piccola nipotina Viola e a tutti i bimbi (grandi e piccoli) presenti in sala; uno spunto di riflessione sugli sprechi della società dei consumi.

In Piazza della musica il maestro Pasquale Napolitano, che si è esibito al pianoforte, accompagnato dalla sua band, dando vita ad un piccolo concerto di Natale. E poi il bravissimo Giuseppe Liccardo con la sua chitarra classica con la quale ha deliziato la platea suonando alcuni brani classici.

Infine, in Piazza dei monologhi con il sottoscritto, che ha interpretato ”Discorso all’umanità” tratto dal film “Il grande dittatore” di C. Chaplin. Un messaggio di amore e solidarietà. Un inno alla speranza, ma anche una denuncia ai soprusi ed alle ingiustizie degli uomini: “…tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci, sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro ..”.

Spazio poi alla solidarietà con l’associazione ONLUS “Tante mani per… uno sviluppo solidale” impegnata in progetti di sviluppo e promozione umana nei territori più poveri del mondo.

Tutti sul palco infine, stonati e non, per cantare il celebre brano “Oh happy day”, con tutto il pubblico a battere ritmicamente le mani. Alcuni cantavano, altri cercavano di cantare, altri ancora ridevano vedendo questi ultimi che cercavano di cantare. Un momento esilarante (a tratti comico), per chiudere in allegria una bellissima serata.

Giornata della memoria nelle scuole

16 ottobre 2009 Mimmo Guarino Nessun commento
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Una delle più grandi grandi responsabilità che una generazione ha nei confronti di quella successiva è quella di trasmettere a quest’ultima la memoria del passato. Soprattutto di metterla in guardia su quei gravi errori commessi nel passato che tante sofferenze hanno portato all’umanità, in modo tale che questi errori non abbiano più a ripetersi.

Di certo in questa direzione vanno manifestazioni come quella organizzata a Villaricca in occasione della giornata della memoria, una manifestazione che ha visto coinvolti tutti gli alunni delle scuole medie. Una iniziativa per ricordare le vittime della shoah e per far conoscere ai più giovani gli orrori di quella tragica pagina di storia.

Di grande sensibilità il gesto simbolico di piantare nei giardini della Villa Comunale un roseto e una lapide in ricordo dell’eccidio nazista di Bullenhuser Damm: l’edificio alla periferia di Amburgo, dove, il 20 aprile 1945, furono barbaramente uccisi 20 bambini ebrei provenienti dagli angoli più disparati del vecchio continente. Ancora più bella poi, oltre che molto intelligente, l’idea dell’adozione del roseto; di darlo cioè in custodia, ogni anno, ad una classe di ragazzi delle scuole medie.

Nella grande sala della scuola media Italo Calvino è stata poi allestita una piccola mostra con oggetti dell’epoca: divise, armi, maschere antigas e strumentazioni varie di guerra. Ma anche foto, quaderni e giornali di quel periodo. Sono stati proiettati filmati, documentari e testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento, poi canti tradizionali in lingua ebraica e un breve dibattito che ha visto l’intervento del sindaco, dell’assessore alla cultura, del preside e alcuni professori. Palese l’imbarazzo di uno di questi ultimi quando ha dovuto spiegare ai ragazzi presenti in sala che oggi gli ebrei, che tanto male hanno subito in passato, stanno a loro volta portando morte, dolore e terrore ad altri uomini.
Contenuti forti, insomma, soprattutto se rapportati all’età media degli spettatori. I ragazzi, comunque, hanno mostrato grande intelligenza e maturità, ed hanno seguito con molto interesse la manifestazione.

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C’è stato poi il mio monologo: “Il discorso all’umanità” tratto dal film “Il grande dittatore” di C. Chaplin. Una presa di posizione forte contro tutte le dittature. Un appello per l’unione di tutti i popoli. Un grido per la liberazione degli individui da ogni forma di sudditanza e sfruttamento, un grido di incitamento e speranza per un mondo migliore. Dal punto di vista artistico è stata una prova non facile per me, forse una delle più difficili sul palco di un teatro. All’inizio temevo che il testo non fosse adatto a ragazzi di quella età, ma dopo un breve momento iniziale di smarrimento ho visto che i giovanotti sono stati rapiti dal discorso ed hanno seguito in un rispettoso silenzio tutto proclama; alla fine si sono lasciati andare in un caloroso applauso.

Ovviamente per loro è ancora presto. Certamente non sono ancora in grado di comprendere a fondo le motivazioni che portano gli uomini a massacrare i propri simili. E men che mai posso capire, alla loro età, che le dittature non sono solo quelle che si impongono con le armi e la violenza fisica. Un giorno lo capiranno. Forse. Almeno lo spero.

Comunque sia, è stata una bella iniziativa. Una manifestazione che ha certamente arricchito culturalmente i ragazzi, che ha trasmesso loro qualcosa di buono, di positivo. Alla faccia di tutti i “grandi fratelli” e di tutte quelle altre trasmissioni malsane che purtroppo ogni giorno i giovani (ma anche gli adulti) sono costretti a guardare in televisione.

Alla fine dello spettacolo i professori hanno gentilmente offerto ai presenti dei dolci. Come al solito, quando si tratta di dolci, non mi sono tirato in dietro. Sono stato scostumatissimo come sempre e ne ho mangiato tantissimi.

Patriot Act, il grande occhio che tutto vede

22 luglio 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
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Tempo fa, navigando in internet alla ricerca di qualche copione di teatro contemporaneo interessante, ho avuto la grande fortuna di imbattermi in Patriot Act: A Reality Show, di C. Duncombe (traduzione in Italiano di Leonardo Franchini). Un testo tutto incentrato sulla famigerata USA PATRIOT Act, la legge federale antiterrorismo varata negli Stati Uniti subito dopo gli attentati dell’11 settembre alle torri gemelle di New York.

Faccio un breve, quanto doveroso, preambolo su questa legge, che tra l’altro, a otto anni dagli attentati, è ancora in vigore. Una legge che tutte le organizzazioni in difesa dei diritti dell’uomo ritengono sia un veleno mortale per la libertà e la democrazia. Nata con l’ obbiettivo di combattere il terrorismo per ridurre la probabilità di rischio di nuovi attentati, ha infatti introdotto diverse restrizioni ai diritti fondamentali dei cittadini, come la privacy e la libertà di espressione.

La legge, ad esempio, consente all’ FBI di arrestare ed imprigionare chiunque sia solo minimamente sospetto di avere qualcosa a che fare con il terrorismo; senza il bisogno di avere a suo carico alcuna prova. Durante gli interrogatori e la detenzione gli arrestati perdono ogni diritto civile, praticamente smettono di essere degli esseri umani per diventare degli oggetti. Si stima che dal 2001 siano state arrestate più di 5.000 persone (quasi tutti stranieri). Nella stragrande maggioranza dei casi questi uomini sono rimasti in prigione solo per qualche giorno, o per qualche settimana [Bush contro i diritti civili].

La Usa Patriot Act introduce inoltre le cosiddette National Security Letter, con l’invio delle quali l’FBI costringe provider, compagnie telefoniche, motori di ricerca, librerie, cybercafé ed altre entità di natura pubblica o privata a rivelare ai suoi agenti tutti i dati riservati degli utenti di cui siano in possesso. Strumento questo che consente un tracciamento completo della vita di ogni individuo attraverso la consultazione di dati quali: la posta elettronica, visite a siti web, prenotazioni di viaggio, vendite, acquisti, cartelle cliniche, iscrizioni a scuole, ecc. L’attuazione, insomma, di quel grande occhio che tutto vede, descritto in maniera profetica nel romanzo 1984 di George Orewell. L’ incubo di una società dove ciascun individuo è tenuto costantemente sotto controllo dalle autorità.

Ho trovato subito geniale il testo di Duncombe, sia per l’originalità della trama che per i risvolti sociali e psicologici che emergono dai dialoghi. I colpi di scena sono sorprendenti ed il percorso degli stati emotivi che percorre l’attore (unico in scena) sono quanto mai coinvolgenti.

La storia è quella di un uomo che viene chiamato a partecipare alle selezioni per la partecipazione ad un programma televisivo, un Reality Show, intitolato Il patriota Americano. Il programma deve incoronare l’uomo, o la donna, più patriota d’America. L’uomo sfoggia inizialmente una certa sicurezza, rispondendo alle domande che gli vengono poste dagli intervistatori con frasi fatte e luoghi comuni tipici della più classica retorica conservatrice. Durante l’ intervista vengono trattati temi come gli attentati dell’ 11 settembre e le conseguenti guerre in Iraq e in Afghanistan, la democrazia, la questione del controllo totale delle informazioni da parte del governo. L’uomo si schiera completamente a favore delle misure prese dal governo.

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Come spesso accade, però, le cose non sono come sembrano, la realtà è ben diversa da quella che inizialmente appare. L’intervista diventa presto sempre più incalzante e l’uomo, che credeva d’essere di fronte ad un gioco, capisce di trovarsi al centro qualcosa di ben più serio. L’uomo vacilla e alla fine le sue opinioni non sono più tanto solide come all’inizio.

Mi sono messo subito al lavoro per un adattamento del testo e la sua messa in scena in teatro. Una breve parte iniziale ad inscenare la presentazione del reality, poi un unico attore sul palco con cinque voci fuori campo, gli intervistatori, le cui ombre sono state proiettate su uno schermo gigante. Lo spettacolo è andato in scena, con un discreto successo, sabato 4 luglio 2009, in occasione della seconda edizione di A World of Peace, la rassegna delle arti in nome della pace di tre giorni svoltasi a Villaricca. Emozionante l’applauso finale del pubblico.
Oggi sembra che tutto quello che è rappresentazione artistica recitata, dal cinema alla TV al teatro contemporaneo, debba essere necessariamente disimpegnato, futile, e debba servire solo far ridere la gente. Io non la penso affatto così.

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Un doveroso, ma soprattutto affettuoso, pensiero ai miei compagni di viaggio, che con me hanno creduto a questo folle progetto. Un grazie ad Antonio, Ciro, Concetta, Salvatore e Sandro (le voci cinque fuori campo degli intervistatori), e un grazie a Maria Rosaria, che ha interpretato il ruolo alla presentatrice del Reality.

Teatro ed etica

29 giugno 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
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Il teatro ha spesso il compito di amplificare situazioni di malessere e di disagio della società, di portarle sotto i riflettori, di estremizzarle, di portarle all’eccesso. Molte volte il teatro si proietta in avanti, in maniera profetica, sulle tendenze che la società sta adottando, sulle strade che più o meno consapevolmente sta prendendo.

Progetto Ecologia Sociale, del drammaturgo Romano Giorgio Serafini Prosperi, è sicuramente un testo che merita molta attenzione da questo punto di vista. Il dramma, in un solo atto, pone all’attenzione dello spettatore un amletico dilemma: in un contesto di risorse limitate è eticamente accettabile che una società proponga ai suoi membri più “deboli” e meno “utili” di suicidarsi per lasciare spazio vitale agli altri ?

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La storia, certamente surreale, si svolge nel piccolo appartamento di Rocco Paone, uno di quei tanti disoccupati meridionali che ogni giorno cercano di sbarcare il lunario come meglio possono. Rocco non ha un lavoro, non ha i soldi per pagare l’affitto ed è solo, non ha parenti. Un bel giorno Rocco riceve la visita di un incaricato del Comune, Eduardo Scoca, che porta al povero disoccupato una grande novità, una speranza di cambiamento: il nuovo Progetto Ecologia Sociale.

Il Progetto Ecologia Sociale è una nuova legge varata dal governo per risolvere sia il problema degli alloggi che quello della disoccupazione. La legge però cerca di farlo in un modo a dir poco originale, sicuramente drastico: un assegno di 10.000 €, un preventivo di spesa per un posto al cimitero ed una pastiglia di veleno, cianuro di potassio, da ingerire al momento della firma.

Il povero disoccupato, sulle prime, rimane ovviamente basito, deluso dalla scandalosa proposta fattagli e si scaglia quasi con violenza contro il suo interlocutore.

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La realtà però è spesso più complessa di quello che sembra. Il bianco e il nero spesso si confondono, si sovrappongono, fino a diventare un sorta di grigio dalle mille gradazioni. Eduardo infatti, in apparenza cinico e spietato, si rivela essere un povero disgraziato, forse ancora più dello stesso Rocco. Eduardo ha una moglie e tre figli, e fino al mese scorso era anche lui disoccupato. Solo grazie alla nuova legge è stato assunto come precario dal comune. Il padre è ammalato e vive in uno ospizio. Il fratello è invalido. Sconcertante è poi la sua rivelazione: la prossima vista che farà sarà proprio al padre ammalato, che lo aspetta per la proposta di morte. Poi andrà anche dal fratello invalido con lo stesso intento. Così, dice, darà un beneficio alla società intera, che risparmierà sulle due pensioni. Lui risparmierà sulla retta dello ospizio e così facendo, con un po di economia sulle spese per i funerali, ricaverà qualcosa da quei 20.000 € che metterà da parte per la usa famiglia in vista del prossimo inverno.

Come si può vedere dall’ultima delle foto (che si riferiscono a rappresentazioni fatte nel 2008 in occasione del PDARt e di Passeggiando per Natale), il povero Rocco si convincerà della bontà del progetto e stoicamente accetterà la macabra proposta. Firmerà il contratto e ingerirà la sua pillola di veleno lasciando così spazio vitale al resto della comunità.

Mi sono spesso chiesto cosa abbia potuto convincere il malcapitato Rocco ad accettare quella proposta, cosa abbia potuto far scattare in lui la decisione definitiva. La confessione di Eduardo forse ? La gratificazione di un gesto tanto nobile ? O forse un razionalismo utilitaristico portato all’estremo ? Forse la sua vita era da tempo diventata un vero inferno e la visita di Eduardo è stata per lui solo la scusa, la grande occasione, per liberarsene una vota per tutte.

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