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L’Ebreo Internazionale. Henry Ford e il suo amichetto Adolf Hitler.

12 settembre 2010 Mimmo Guarino 8 commenti

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L’industriale e il dittatore

Qualche anno fa la Ford ebbe una bella idea per la campagna pubblicitaria della sua nuova linea di automobili. La trovata fu quella di prendere come testimonial il fondatore della stessa casa automobilistica: Henry Ford. Lo spot era semplice, elegante ed efficace: una serie di immagini delle auto, senza sonoro, che terminava con una emblematica frase di Ford sovra impressa sullo schermo.

Un testimonial di prestigio il cui nome è ancora oggi una vera e propria leggenda. Un uomo che ha contribuito in modo determinante alla creazione della società moderna. Il primo ad introdurre la catena di montaggio in fabbrica, una cosa questa che gli permise di ridurre drasticamente i costi di produzione e costruire così un’automobile a basso prezzo accessibile fasce più larghe della società di allora. Non a caso la frase alla fine dello spot era proprio: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.

hitlerVidi per la prima volta quello spot una sera in televisione, mentre guardavo un documentario sulla vita di Adolf Hitler. Quando si parla di Hitler in questi documentari storici si finisce sempre (a ragione) sul suo odio verso il popolo ebreo: sulle leggi razziali, sulle persecuzioni, sulle deportazioni e sull’olocausto con lo sterminio di sei milioni di uomini. Le immagini sugli orrori nei campi di concentramento nazisti sono immancabili. Immagini in bianco e nero, viste chissà quante volte, di persone magrissime con gli occhi spenti. Uomini, donne e bambini con le teste rasate dietro barriere di filo spinato. E poi cataste di corpi senza vita ammassati l’uno sull’altro.

Quando andò in onda lo spot della Ford, con quella frase finale, non potei fare a meno di riflettere su quelle due grandi figure vissute nello stesso periodo storico eppure (almeno in apparenza) così distanti: da una parte il mostro tedesco Adolf Hitler, portatore di morte, distruzione e paura, dall’altra il grande imprenditore americano Henry Ford, portatore invece di benessere sociale e progresso tecnologico.


L’Ebreo internazionale

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Nel 1921, e cioè ben vent’anni prima che i nazisti cominciassero a deportare gli Ebrei, venne pubblicato un’opera in quattro volumi dal titolo “L’ebreo internazionale”. Un testo dai forti toni antisemiti; definirlo razzista sarebbe forse un complimento. In questo libro l’autore teorizzava l’esistenza di un diabolico progetto di dominio sul mondo da parte degli ebrei, una sorta di piano segreto per conquistare l’intero pianeta. Queste alcune delle affermazioni riportate nel libro: “Gli ebrei sono la principale fonte della malattia del corpo nazionale tedesco”, “Gli ebrei sono una razza che ha resistito a tutti gli sforzi compiuti per il suo sterminio”, “Immaginiamo che non vi siano più semiti in Europa. Sarebbe davvero una gran tragedia? Niente affatto!”, “Gli anglosassoni, ariani, bianchi europei, anglosassoni-celtici sono il popolo dominante che nel corso dei secoli è stato scelto per regnare sul mondo.

benitomussoliniL’ebreo internazionale riscosse un grande successo fra suoi contemporanei, l’opera fu stampata in mezzo milione di copie e tradotta in sei lingue. In Italia, il libro venne pubblicato nel 1938 periodo nel quale il fascismo si dava un bel da fare nell’emanare leggi razziali contro gli ebrei. L’ebreo internazionale contribuì non poco a formare nell’immaginario collettivo quello stereotipo dell’ebreo fonte di tutti i mali del mondo. Fu un preciso riferimento per tutti gli antisemiti prima e durante la seconda guerra mondiale diventando praticamente la bibbia per i nazisti; una inesauribile fonte di ispirazione per la mente criminale di Hitler.

Cosa centri L’Ebreo internazionale con la pubblicità della Ford è presto detto perché il libro fu scritto, e pubblicato, proprio da quel Henry Ford fondatore dell’omonima casa automobilistica. Proprio lui scrisse il libro che fu la guida per Hitler nello sterminio degli Ebrei. Tra l’altro Ford sostenne attivamente anche l’autenticità dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, un fantomatico documento segreto, unanimemente ritenuto un falso, attribuito a un complotto ebraico-massonico volto a impadronirsi del dominio del mondo.

Henry e Adolf, amici sulla pelle

Hitler ammirava talmente Ford per le sue tesi antisemite, soprattutto per averle scritte ne L’ebreo internazionale, che nel suo studio privato aveva un suo ritratto attaccato alla parete. Per il suo 75° compleanno Hitler insignì Ford della più alta onorificenza che il regime nazista poteva conferire ad uno straniero: la gran croce del supremo ordine dell’aquila tedesca. Un riconoscimento per l’impegno profuso dalla filiale della Ford in Germania nel rifornire l’esercito nazista di mezzi blindati.

Perché l’imprenditore statunitense ed il dittatore tedesco fecero grandi affari insieme, prima e durante la guerra. I grandi investimenti, si sa, si fanno dove il costo della mano d’opera è tenuto basso da un regime dittatoriale (vedi la Cina di oggi). Meglio ancora se quel costo è addirittura nullo con lo sfruttamento del lavoro di milioni di schiavi deportati da mezzo mondo con la scusa dell’odio razziale.

Una comunanza di intenti, quella tra l’industriale e il dittatore, per niente inverosimile, soprattutto se si pensa alla visione che Henry Ford aveva della fabbrica, che sotto molti aspetti non doveva essere poi molto dissimile da un campo di concentramento nazista. Con la catena di montaggio introdotta da Ford, infatti, l’operaio perdeva per sempre la sua la sua identità, smetteva i suoi panni di essere pensante (alienazione) per diventare un mero esecutore di azioni meccaniche limitate e ripetitive.

Comunque sia, la storia con lui è stata molto clemente; molto meno invece con Hitler.

Nessuno tocchi gli assassini

30 agosto 2009 Mimmo Guarino 2 commenti
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L’assassinio di un uomo è sempre una sconfitta per l’umanità intera, anche quando questo è il peggiore dei criminali.

Macelli di macellai vestiti da chirurghi

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Non è che solo perché un macellaio indossa un camice bianco, ha dei bisturi e si spaccia per un chirurgo allora dobbiamo per forza considerarlo tale. La storia insegna.

La storia di Adamo ed Eva raccontata ad un bambino

17 luglio 2009 Mimmo Guarino 30 commenti
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Ricordo bene quei momenti, quelle immagini. Avevo si e no nove anni. Ero di ritorno a casa dopo la lezione di catechismo ed il mio pensiero era fisso sulla spiegazione che l’insegnante di religione aveva fatto a noi ragazzi pochi minuti prima. Parole quelle che proprio non riuscivo ad accettare.

Quello che non mi andava giù era il fatto che mi venisse attribuita una colpa per un guaio che non avevo commesso; di questo ero certo. Si parlava infatti nientemeno che del peccato originale. Non che ritenessi ingiusto il castigo inflitto da Dio ai due ribelli Adamo ed Eva:- chi sbaglia è giusto che paghi – pensavo; sacrosanta quindi la loro cacciata dal paradiso. Non capivo però perché le conseguenze di quello sbaglio dovessero ricadere anche su di me che non centravo nulla.

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Ragionamenti semplici, elementari, fatti da un bambino con una mente ancora acerba, ma proprio per questo, forse, ancora priva di condizionamenti e rigidi schemi mentali predefiniti. L’insegnante ci aveva parlato anche della funzione espiatoria del battesimo, ma questo non mi aveva tranquillizzato per niente. Per me era una questione di principio.  Di guai già ne combinavo tanti per conto mio, quello però non era proprio affare che mi riguardava.

Onestamente non ricordo se ne parlai con qualcuno, se dissi qualcosa all’insegnante del catechismo, ai miei genitori o a qualche compagno di banco. Passato il periodo del catechismo, comunque, fatta quindi la prima comunione, non ci pensai più per un po’ tempo.

Anni dopo però mi venne naturale cercare di conciliare le parole del testo biblico con la teoria della evoluzione della specie di C. Darwin studiata a scuola. Interpretai Adamo ed Eva non come una reale coppia di individui, bensì come una metafora utilizzata dal testo sacro per simboleggiare l’intera razza umana in una fase evolutiva primordiale. Mi parve logico interpretare l’atto del peccato originale come la rappresentazione simbolica di una transizione, di un passaggio di stato. Transizione compiutasi con la formazione di quella coscienza, che rendendo l’uomo consapevole di se stesso, lo aveva distaccato da tutti gli altri animali, lasciandolo però “nudo” di fronte agli interrogativi del mistero stesso della vita.

In realtà mi svbagliavo. Non molto tempo fa infatti ho scoperto, casualmente, che la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica afferma proprio il contrario: Adamo ed Eva sono esistiti realmente. Non una metafora di una comunità di uomini, ma proprio una coppia di due persone; in carne ed ossa.

Viaggio spesso in auto per motivi di lavoro e mi capita spesso di ascoltare la radio. Quasi mai però mi piacciono le canzoni che passano. Per questo motivo sto sempre a cambiare stazione.  Il più delle volte mi fermo su qualche trasmissione di approfondimento. A volte mi sintonizzo su Radio Maria e ascolto il programma di Padre Livio Fanzaga; che anche è il direttore della radio. Proprio in una di queste sue puntate l’ho sentito affermare che “la prima coppia di uomini è esistita veramente” e che “anche la prima tentazione c’è stata veramente”. Questo è il video con la registrazione della voce di padre Livio, che con mia grande sorpresa  ho trovato su YouTube.

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Dopo aver ascoltato queste parole ho subito fatto una ricerca ed ho scoperto che in effetti Padre Livio aveva ragione. Ancora nella Enciclica Humani Generis del 1950, infatti, Pio XII dichiarava che dopo Adamo non sono esistiti su questa terra uomini che non abbiano avuto origine da lui per generazione naturale come progenitore di tutti e che Adamo non è simbolo di una moltitudine di progenitori.  Ancora oggi il catechismo parla di Adamo ed Eva come reali progenitori della razza umana. I due vengono anche commemorati il 24 dicembre (martirologio romano), alla vigilia della Natività del Signore, assieme a tutti gli avi di Gesù . E’ probabile che i due siano stati anche proclamati santi (Sant’AdamoSant’ Eva), ma per questo non ho trovato nessuna fonte ufficiale.

Adamo ed Eva quindi sono realmente esistiti. La maggior parte della persone però ignora questa verità, cattolici compresi. L’equivoco nasce forse dal fatto che essendo il catechismo rivolto sostanzialmente a bambini si è indotti a pensare, erroneamente, che la storia venga loro raccontata in modo letterale solo per facilitarli nella comprensione. Invece le cose stanno proprio come le si raccontano.

Accertato adesso che Adamo ed Eva sono esistiti realmente come coppia mi viene però subito da pormi una domanda. Dopo l’assassinio del fratello Abele, Dio bandì Caino, e per proteggerlo da eventuali aggressori che lo avessero veduto, affinché nessuno lo colpisse, gli pose un segno di riconoscimento. Caino, fuggiasco, si stabilì nel paese di Nod, a oriente di Eden (Genesi 4,1-16).

La mia domanda è questa: chi mai poteva uccidere Caino se sulla faccia della terra erano rimasti solo lui e i suoi due genitori Adamo ed Eva ?

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