L’Ebreo Internazionale. Henry Ford e il suo amichetto Adolf Hitler.
Qualche anno fa la Ford ebbe una bella idea per la campagna pubblicitaria della sua nuova linea di automobili. La trovata fu quella di prendere come testimonial il fondatore della stessa casa automobilistica: Henry Ford. Lo spot era semplice, elegante ed efficace: una serie di immagini delle auto, senza sonoro, che terminava con una emblematica frase di Ford sovra impressa sullo schermo.
Un testimonial di prestigio il cui nome è ancora oggi una vera e propria leggenda. Un uomo che ha contribuito in modo determinante alla creazione della società moderna. Il primo ad introdurre la catena di montaggio in fabbrica, una cosa questa che gli permise di ridurre drasticamente i costi di produzione e costruire così un’automobile a basso prezzo accessibile fasce più larghe della società di allora. Non a caso la frase alla fine dello spot era proprio: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.
Vidi per la prima volta quello spot una sera in televisione, mentre guardavo un documentario sulla vita di Adolf Hitler. Quando si parla di Hitler in questi documentari storici si finisce sempre (a ragione) sul suo odio verso il popolo ebreo: sulle leggi razziali, sulle persecuzioni, sulle deportazioni e sull’olocausto con lo sterminio di sei milioni di uomini. Le immagini sugli orrori nei campi di concentramento nazisti sono immancabili. Immagini in bianco e nero, viste chissà quante volte, di persone magrissime con gli occhi spenti. Uomini, donne e bambini con le teste rasate dietro barriere di filo spinato. E poi cataste di corpi senza vita ammassati l’uno sull’altro.
Quando andò in onda lo spot della Ford, con quella frase finale, non potei fare a meno di riflettere su quelle due grandi figure vissute nello stesso periodo storico eppure (almeno in apparenza) così distanti: da una parte il mostro tedesco Adolf Hitler, portatore di morte, distruzione e paura, dall’altra il grande imprenditore americano Henry Ford, portatore invece di benessere sociale e progresso tecnologico.
L’Ebreo internazionale

Nel 1921, e cioè ben vent’anni prima che i nazisti cominciassero a deportare gli Ebrei, venne pubblicato un’opera in quattro volumi dal titolo “L’ebreo internazionale”. Un testo dai forti toni antisemiti; definirlo razzista sarebbe forse un complimento. In questo libro l’autore teorizzava l’esistenza di un diabolico progetto di dominio sul mondo da parte degli ebrei, una sorta di piano segreto per conquistare l’intero pianeta. Queste alcune delle affermazioni riportate nel libro: “Gli ebrei sono la principale fonte della malattia del corpo nazionale tedesco”, “Gli ebrei sono una razza che ha resistito a tutti gli sforzi compiuti per il suo sterminio”, “Immaginiamo che non vi siano più semiti in Europa. Sarebbe davvero una gran tragedia? Niente affatto!”, “Gli anglosassoni, ariani, bianchi europei, anglosassoni-celtici sono il popolo dominante che nel corso dei secoli è stato scelto per regnare sul mondo.“
L’ebreo internazionale riscosse un grande successo fra suoi contemporanei, l’opera fu stampata in mezzo milione di copie e tradotta in sei lingue. In Italia, il libro venne pubblicato nel 1938 periodo nel quale il fascismo si dava un bel da fare nell’emanare leggi razziali contro gli ebrei. L’ebreo internazionale contribuì non poco a formare nell’immaginario collettivo quello stereotipo dell’ebreo fonte di tutti i mali del mondo. Fu un preciso riferimento per tutti gli antisemiti prima e durante la seconda guerra mondiale diventando praticamente la bibbia per i nazisti; una inesauribile fonte di ispirazione per la mente criminale di Hitler.
Cosa centri L’Ebreo internazionale con la pubblicità della Ford è presto detto perché il libro fu scritto, e pubblicato, proprio da quel Henry Ford fondatore dell’omonima casa automobilistica. Proprio lui scrisse il libro che fu la guida per Hitler nello sterminio degli Ebrei. Tra l’altro Ford sostenne attivamente anche l’autenticità dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, un fantomatico documento segreto, unanimemente ritenuto un falso, attribuito a un complotto ebraico-massonico volto a impadronirsi del dominio del mondo.
Henry e Adolf, amici sulla pelle
Hitler ammirava talmente Ford per le sue tesi antisemite, soprattutto per averle scritte ne L’ebreo internazionale, che nel suo studio privato aveva un suo ritratto attaccato alla parete. Per il suo 75° compleanno Hitler insignì Ford della più alta onorificenza che il regime nazista poteva conferire ad uno straniero: la gran croce del supremo ordine dell’aquila tedesca. Un riconoscimento per l’impegno profuso dalla filiale della Ford in Germania nel rifornire l’esercito nazista di mezzi blindati.
Perché l’imprenditore statunitense ed il dittatore tedesco fecero grandi affari insieme, prima e durante la guerra. I grandi investimenti, si sa, si fanno dove il costo della mano d’opera è tenuto basso da un regime dittatoriale (vedi la Cina di oggi). Meglio ancora se quel costo è addirittura nullo con lo sfruttamento del lavoro di milioni di schiavi deportati da mezzo mondo con la scusa dell’odio razziale.
Una comunanza di intenti, quella tra l’industriale e il dittatore, per niente inverosimile, soprattutto se si pensa alla visione che Henry Ford aveva della fabbrica, che sotto molti aspetti non doveva essere poi molto dissimile da un campo di concentramento nazista. Con la catena di montaggio introdotta da Ford, infatti, l’operaio perdeva per sempre la sua la sua identità, smetteva i suoi panni di essere pensante (alienazione) per diventare un mero esecutore di azioni meccaniche limitate e ripetitive.
Comunque sia, la storia con lui è stata molto clemente; molto meno invece con Hitler.

![Tognetto Rusconi, Macellaio [Giancarlo Vitali, 1991] tognetto-rusconi-macellaio](http://www.mimmoguarino.it/wp-content/uploads/2009/08/tognetto-rusconi-macellaio.jpg)






















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