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L’ossessione umana per la fine del mondo.

Mia sorella Teresa con la piccola MargheritaL’anno scorso mia sorella Teresa è diventata per la prima volta mamma: ha avuto una bellissima bambina di nome Margherita. Si è subito rivelata una madre amorevole, attenta e premurosa, tanto che la piccola l’ha assorbita completamente divenendo praticamente tutto il suo mondo. Unico difetto di Mamma Teresa è però quello di essere un po’ apprensiva.
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Il miracolo immaginario. Ovvero quanto la Madonna non piange, ma avrebbe tutti i motivi per farlo

È sempre difficile dissentire dalle convinzioni largamente condivise dal proprio gruppo di appartenenza, andare contro i comportamenti diffusamente accettati dalla massa. È invece molto più facile è dire e fare cose che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo (o che al limite noi “pensiamo” che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo).

La paura di essere attaccati, criticati, emarginati e cacciati dal gruppo ci spaventa a morte. Credo sia questa una paura antichissima che affonda le sue radici nelle origini tribali della nostra specie, quando l’allontanamento dal gruppo voleva significare morte certa per il singolo individuo lasciato solo ed inerme al cospetto della natura ostile.

Questa paura è tanto più forte quanto più bassa è la nostra autostima. Così la sfiducia in noi stessi ci convince che quello che realmente pensiamo deve per forza di cosa essere sbagliato e che “dovrà pure esserci un motivo valido se tutti dicono questo o fanno quella determinata cosa”.

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La terra degli gnu

Branco di gnu
Branco di gnu
Tempo fa, guardando un documentario sulla savana africana, vidi una scena che mi fece molto riflettere. L’oggetto del documentario era lo gnu, uno degli erbivori più popolari di quelle zone: uno strano animale e metà strada tra un bue, un’antilope e un cavallo. Nel documentario c’era uno grande branco di questi animali tutti intenti a bere sulla riva di un fiume. Ad un tratto arrivò un leone – penso che quell’esemplare dovette guadare quell’enorme massa di carne più o meno come un bambino guarda estasiato le delizie che gli si presentano davanti agli occhi entrando in una pasticceria. Il leone si avvicinò indisturbato ad una parte del branco, scelse con calma la sua preda e senza esitare gli si avventò contro. In quel preciso istante, in quel punto, si aprì come una voragine. Uno squarcio improvviso in quel indistinto mare nero fatto di carne. Tutti i “compagni” erano scappati via lasciando così la vittima sola di fronte al suo doloroso destino.
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La libertà si realizza nella scelta. La libertà è scelta. Ma una qualsiasi scelta si basa sempre sulla conoscenza e se scegli senza conoscere in realtà hai solo tirato ad indovinare e quindi non hai concretizzato la tua libertà. Essere liberi è difficile perché difficile è comprendere la realtà delle cose su cui si viene chiamati a scegliere. La conoscenza e la comprensione sono cose difficili da ottenere, esse costano fatica, sudore e sangue.

Patriot Act, il grande occhio che tutto vede

Mimmo Guarino - Il patriota Americano
Mimmo Guarino – Il patriota Americano
Tempo fa, Navigando in internet, ho avuto la fortuna di imbattermi in Patriot Act: A Reality Show. Il testo è C. Duncombe (traduzione in Italiano di Leonardo Franchini) ed è incentrato sulla famigerata USA PATRIOT Act, la legge federale antiterrorismo varata negli Stati Uniti subito dopo gli attentati dell’11 settembre alle torri gemelle di New York.

Si tratta di una legge che ha introdotto diverse restrizioni ai diritti fondamentali dei cittadini come la privacy e la libertà di espressione. Ad esempio, consente all’ FBI di arrestare ed imprigionare chiunque sia solo minimamente sospettato di terrorismo. Durante gli interrogatori e la detenzione gli arrestati perdono ogni diritto, praticamente smettono di essere degli esseri umani per diventare degli oggetti. Si stima che dal 2001 siano state arrestate più di 5.000 persone (quasi tutti stranieri). La Usa Patriot Act introduce inoltre le cosiddette National Security Letter, con l’invio delle quali l’FBI costringe provider, compagnie telefoniche, motori di ricerca, librerie, cybercafé ed altre entità di natura pubblica o privata a rivelare ai suoi agenti tutti i dati riservati degli utenti di cui siano in possesso. Strumento questo che consente un tracciamento completo della vita di ogni individuo attraverso la consultazione di dati quali: posta elettronica, visite a siti web, prenotazioni di viaggio, vendite, acquisti, cartelle cliniche, iscrizioni a scuole, ecc. Insomma quel grande occhio profetizzato da George Orewell nel suo famoso romanzo 1984.

Ho trovato subito geniale il testo di Duncombe, sia per l’originalità della trama che per i risvolti sociali e psicologici che emergono dai dialoghi. I colpi di scena sono sorprendenti ed il percorso degli stati emotivi del protagonista (unico in scena) sono quanto mai coinvolgenti. La storia è quella di un uomo che vince le selezioni per partecipare ad un programma televisivo, un Reality Show, intitolato Il patriota Americano. Il programma deve incoronare l’uomo più patriottico d’America.

L’uomo viene invitato a rispondere a delle domande. Durante l’intervista vengono trattati temi come gli attentati dell’ 11 settembre e le conseguenti guerre in Iraq e in Afghanistan, l’esportazione della democrazia, la questione del controllo totale delle informazioni da parte del governo. Inizialmente, il protagonista si schiera totalmente a favore delle misure prese dal governo. Come spesso accade, però, le cose non sono come sembrano. La realtà è ben diversa da quella che inizialmente appare. L’intervista diventa presto sempre più incalzante e l’uomo, che credeva d’essere di fronte ad un gioco, capisce di trovarsi al centro qualcosa di ben più serio. L’uomo vacilla e alla fine le sue opinioni non sono più tanto solide come all’inizio.

Subito mi sono messo al lavoro per un adattamento del testo e per la messa in scena in teatro. Una breve parte iniziale ad inscenare la presentazione del reality, poi un unico attore sul palco con cinque voci fuori campo (gli intervistatori) le cui ombre sono proiettate su uno schermo gigante.

Lo spettacolo è andato in scena sabato 4 luglio 2009 in occasione della seconda edizione di A World of Peace, la rassegna delle arti in nome della pace di tre giorni svoltasi a Villaricca. Emozionante è stato l’applauso finale del pubblico.

Oggi sembra che tutto quello che è recitazione debba essere necessariamente disimpegnato, futile, e debba servire solo far ridere la gente. Io non la penso affatto così.

Un affettuoso pensiero va ai miei compagni di viaggio che con me hanno creduto a questo “folle” progetto: Antonio, Ciro, Concetta, Salvatore, Sandro , le voci fuori campo, e Maria Rosaria che ha interpretato il ruolo alla presentatrice del Reality.

Slalom tra i cassonetti della spazzatura

È in un freddo Venerdì di Febbraio che va in scena a Marano l’ultima manifestazione di protesta prima dell’apertura della discarica nella cava della limitrofa di Chiaiano. Tempo qualche giorno ed arriveranno i camion per sversare i primi rifiuti. Diverse centinaia di persone ascoltano il prof. de Medici ed il presidente della Commissione “Ambiente e Territorio” Carlo Migliaccio; dai microfoni anche il prete missionario Alex Zanotelli ed il vice sindaco Mauro Bertini.


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Il bello del pallone e le assurdità del calcio

Sole che batte sul campo di pallone

Quando avevo dieci anni la cosa che più amavo fare era quella di giocare a pallone con gli amici. Specialmente in estate, con le giornate lunghe di sole e senza l’incubo della scuola, si cominciava al mattino e si finiva la sera tardi. Si giocava fino a quando un po’ di luce permetteva di inquadrare ancora la porta e distinguere i compagni di squadra dagli avversari. Non ero molto veloce e nei contrasti e, data la mia struttura fisica non imponente, avevo quasi sempre la peggio; possedevo però un invidiabile controllo di palla.

Giocavamo in uno spazio abbastanza grande: la palestra all’aperto della scuola elementare del paese. Ufficialmente per noi inaccessibile la raggiungevamo scavalcando il recinto che delimitava l’edificio scolastico.
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