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Posts Tagged ‘sbarchi clandestini’

Io clandestino, ostracismo in ascensore

10 luglio 2009 Mimmo Guarino 11 commenti
ostracismo

Giunto alla stazione di Chiaiano scendo dalla metro e, sovrappensiero come sempre, mi dirigo verso l’ascensore. Arrivo a destinazione e davanti a me già un nutrito gruppo di persone, in attesa dell’arrivo al piano dell’elevatore. Finalmente la cabina arriva, le porte si aprono, le persone davanti a me entrano. Io pure.

Passano alcuni secondi, ma le porte automatiche non fanno il loro dovere, non si richiudono e l’ascensore non accenna a muoversi. Dopo un po comincio a sentire le lamentele dei passeggeri. Anche io sono infastidito ma sto pensando ad altro, perciò non realizzo cosa sta realmente succedendo. Non realizzo che l’ascensore non si muove per il semplice fatto che è stato superato il peso massimo consentito, che c’è almeno una persona di troppo nella cabina. Ne tanto meno realizzo che l’ultimo ad essere entrato sono proprio io.

Una signora, credo sia Indiana, si lamenta, dice che è stanca, che ha avuto una giornata durissima di lavoro e che vuole tornare al più presto a casa. Un signore, anziano, indispettito, espone chiaramente la situazione: ci sono troppe persone nella cabina, deve uscire l’ultimo che è entrato. Insomma tutti hanno capito il problema e la soluzione, meno che io.

Passano altri secondi. Realizzo, finalmente. Imbarazzo totale. Anzi, panico. L’istinto e l’orgoglio mi spingono a cercare soluzioni alternative. Se mi fossi subito accorto della cosa non avrei avuto problemi a farmi da parte, ma adesso non posso uscire così di scena, non dopo tutto quel tempo passato ad aspettare. Provo a premere qualche pulsante. Niente, purtroppo. L’ascensore non si muove.

Altri brevissimi, ma interminabili, istanti di imbarazzo. Poi devo arrendermi alla evidenza dei fatti, sollecitato anche dal mormorio crescente dei presenti, ed obbedire ad una legge non scritta che mi obbliga chiaramente a togliere il disturbo. Devo uscire.

Come in un antico rito tribale di ostracismo esco da quella piccola comunità, mi allontano dal gruppo, per andare incontro al mio destino: scendere le scale a piedi. Camminando solitario sulla banchina della stazione, lasciata ormai deserta dalle persone che nel frattempo hanno già raggiunto l’uscita, provo, seppur per pochi istanti, sensazioni sgradevoli, insolite.

immigrati clandestini

Facendo le debite proporzioni mi sento come forse devono sentirsi quegli immigrati clandestini che, beccati dalla polizia locale, vengono rispediti nel loro paese d’origine. Come un anziano indigeno che viene invitato a lasciare il suo villaggio e a lasciarsi morire solitario nella foresta, così da lasciare spazio vitale ai giovani della tribù.

Ma il mio disagio ha i secondi contati. Finite oramai le scale, raggiungo l’uscita della stazione. Fuori ci sono tante persone che aspettano il pullman sulla fermata. Mi confondo tra loro, divento uno di loro, pari tra i pari. Finalmente. Sono reintegrato.

Atti umanitari o dovuti ?

22 giugno 2009 Mimmo Guarino 31 commenti
accoglienza clandestini

Per un paese occidentale, l’accoglienza di un clandestino Africano nel proprio territorio, sia esso come rifugiato politico o non, è un atto di pura umanità o il pagamento di una piccola parte di un enorme conto in sospeso da anni ? In altri termini, le dittature sanguinarie che affamano ed insanguinano il continente nero, sono da inquadrarsi in un processo spontaneo ed autonomo di quei popoli o come delle mostruosità create ad arte dai nostri governi ?

Schiavi moderni

2 giugno 2009 Mimmo Guarino 15 commenti
tratta-schiavi

E’ alquanto difficile ammetterlo, ma la verità è che non vi sono grosse differenze tra lo sfruttamento della schiavitù, la tratta degli schiavi, che praticavano gli antichi Greci, o gli antichi Romani, rispetto a quella praticata dall’occidente moderno nei confronti dei paesi del terzo mondo, se non per il fatto che quest’ultima è stata opportunamente mascherata dalla ipocrisia dei nostri governanti.

Flussi migratori e secchi d’acqua

6 maggio 2009 Mimmo Guarino 25 commenti
secchio1

Pretendere di arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina dai paesi più poveri a quelli più ricchi, con metodi quali controlli alle frontiere e i rimpatri forzati, è un po come pretendere di salvare una nave che sta affondando buttando giù l’acqua con un secchio. Usare i cannoni non si può più, per questo molti rimpiangono i vecchi tempi.

Gesù Cristo sul barcone

22 aprile 2009 Mimmo Guarino 2 commenti

matrimonio

Tempo fa mi trovai a far visita a certi miei parenti, per il matrimonio di una mia cugina. La cerimonia nunziale fu l’argomento principale della conversazione nella quale mi trovai subito catapultato. Tra le altre, ricordo bene, si faceva spreco di elogi per il giovane parroco (coetaneo ed amico dello sposo) che aveva tenuto il corso prematrimoniale e che avrebbe anche celebrato il matrimonio. Da sottofondo a queste ed altre parole faceva l’audio dell’immancabile televisione.

Ad un certo punto, il telegiornale catturò l’attenzione dei presenti, con la notizia di un massiccio sbarco di clandestini sulle coste Italiane.

Terminato il servizio, il futuro sposo (che di li a poco si sarebbe dovuto inginocchiare d’avanti a Dio) prese la parola dettando a tutti i presenti la sua personale ricetta per risolvere quel increscioso quanto fastidioso problema. Fosse stato per lui avrebbe usato i cannoni per affondare quelle navi.

Accidenti” pensai “menomale che da poco hai seguito un corso di catechismo …”.

Comunque lasciai correre, non dissi nulla e la conversazione continuò a scorrere sui suoi tristi binari.



Soluzioni impossibili
Il problema degli sbarchi clandestini in Italia è ancora qui, che attende una soluzione. Le cose non sono cambiate in questi pochi anni, sono peggiorate anzi. L’Italia, si sa, è uno dei paesi più esposti a questo fenomeno. Vuoi per la sua posizione geografica, vuoi per la sua morfologia.


sbarchi_clandestini-immigrazioneCosa fare per arginare il problema dell’immigrazione clandestina ? Respingerli ? Questo equivarrebbe ovviamente a condannarli a morte. Infatti quando questi barconi della miseria, o “carrette del mare” (termine tanto di moda), giungono sulle nostre coste, le condizioni dei passeggeri sono sempre a dir poco disperate, pietose. Uomini, donne e bambini stipati come bestie, disidratati, malnutriti e in condizioni igieniche disastrose. Alcuni di loro non arrivano nemmeno a destinazione, muoiono durante il viaggio e come sacchi di spazzatura vengono buttati in mare.

Alcuni propongono di soccorrerli sulle navi stesse, rifocillarli, curarli, rifornirli di carburante e rispedirli nel paese di provenienza. Ma quale provenienza mi chiedo? Dove ? In quale paese ? I conducenti si mimetizzano tra i passeggeri, scappano, si nascondono. E anche quando se ne conosce la provenienza, essendo queste imbarcazioni clandestine, sono per definizione senza nazionalità, e quindi non rimpatriabili.

Anche prendere accordi con i paesi di provenienza, per bloccare gli sbarchi clandestini in partenza, sembra un utopia; non riusciamo noi a sconfiggere le nostre mafie, come pretendere che paesi del “terzo mondo”, con livelli di corruzione ancora più alti del nostro (forse !?), riescano ad arginare fenomeni “malavitosi” di tale portata. E sia ben chiaro che sto parlando del problema sbarchi non di quello della immigrazione.

cannoniContro il negri usiamo
pure i cannoni

Affondarli a cannonate, allora. Di sicuro questa sarebbe la soluzione più efficace, almeno dal punto di vista economico. E sono sicurissimo che molti Italiani, proprio come quel mio parente, non ci penserebbero su due volte nel risolvere il problema in questo modo. Lo sento nel tono delle conversazioni che ascolto. Lo vedo negli sguardi della gente. Lo respiro nell’aria.

Valori senza valore
Ho l’impressione che l’unica preoccupazione sia quella di conoscere il numero delle persone sbarcate. Aggiornare le statistiche dei presenti in Italia. Tenere sotto controllo il livello di contaminazione del paese. Alla faccia dei tanto decantati valori cristiani.

gesù_cristoE già, perché queste persone sono proprio quelle che si dicono essere, più di ogni altro, gelose di questi valori. Valori Cristiani che però si guardano bene da mettere in pratica, ma che utilizzano solo come paravento, per sentirsi “parte di una squadra”, “di una tribù” e creare stupide contrapposizioni tra civiltà.

Ma di quali valori parlano ? Esiste forse un valore più alto della vita umana ? E quale valore danno allora a quelle vite su quei barconi ? O forse che la vita di un Africano, di un Albanese o di un Romeno valga meno di quella di un Italiano ? O che per questi pseudo-cristiani falsi e ipocriti l’anima abbia un colore o una nazionalità ? Non mi sembra che sia scritto nel vangelo.

Quello che è certo è che se Gesù Cristo fosse qui, vivo, sarebbe su uno di quei barconi, non certo su una poltrona a guardare la TV.


frecce_tricolori Piccole menti che non crescono
Il ragionamento che fanno questi piccoli uomini è quello di pensare che il problema non li riguardi affatto. Si nascondono dietro parole come “nazione”, “paese”; non riuscendo a capire che su ogni una di quelle carrette del mare c’è il fallimento dell’umanità intera. E non si può neanche parlare di razzismo, perché qui si tratta  di ignoranza.

Un ragionamento egoistico oltre ché irrealistico. Egoistico, in quanto volto unicamente a mantenere uno squallido “stato di cose” che assicura loro una immeritata quanto illecita ricchezza materiale. Irrealistico, perché non tiene conto dell’ovvio fatto che non ci saranno mai ne confini, ne barriere, ne controlli efficaci al punto di poter contro battere l’istinto di sopravvivenza di persone che ogni giorno muoiono di fame e miseria.