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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

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Posts Tagged ‘sbarchi clandestini’

Il Crocifisso nelle aule e gli immigrati a casa loro

6 aprile 2011 Mimmo Guarino 16 commenti

Giù le mani dal crocifisso

L’esposizione del crocifisso nelle aule della scuola pubblica italiana non limita la libertà dei genitori di educare i figli secondo i propri convincimenti religiosi, questo è quello che ha sentenziato la Corte di Strasburgo per i diritti umani. Quindi non va rimosso dalle alule.

crocifisso_scuola

Una sentenza accolta con grande soddisfazione che ha ribaltato completamente quella di primo grado che aveva condannato l’Italia, scatenato così le ire un po’ di tutti. «Questo simbolo religioso è simbolo di amore universale, non di esclusione ma di accoglienza» aveva sentenziato il Cardinale Tarcisio Bertone. A difesa dei crocefissi un fragoroso coro di proteste: tutti ad evidenziare l’universalità di quel simbolo, portatore di valori come il senso dell’accoglienza, la fratellanza e la pietà. Da un sondaggio era emerso addirittura un 84% di italiani favorevole alla loro presenza nelle scuole. Naturalmente anche il mondo della politica, sempre attento agli umori del suo elettorato, si era schierato contro la loro rimozione.

Gli immigrati fuori !

Ma gli eventi della storia spesso si susseguono in maniera beffarda e per ironia della sorte la sentenza salva-crocefisso è arrivata proprio nel bel mezzo di una catastrofe umanitaria senza precedenti che, a seguito delle rivolte verificatesi nel nord dell’Africa, ha portato migliaia di disperati a sbarcare con ogni mezzo sulle coste italiane.

striscioni_lampedusa

Il fatto è che da quando sono iniziati gli sbarchi non si è sentito parlare né di accoglienza né di fratellanza né tanto meno di pietà; ma si sa che un conto è la teoria altro invece è la pratica. Nel migliore dei casi si è sentito parlare invece di un “dovere di accoglienza”: un dovere freddo e distaccato, un dovere istituzionale, inteso come un obbligo imposto da precisi accordi internazionali. Ascoltando i dibatti e le interviste in televisione, ma soprattutto la gente per la strada, nei bar e negli uffici, emerge chiaro che infondo avremmo fatto volentieri a meno di accoglierli questi profughi. Le nostre preoccupazioni, adesso che sono sul territorio italiano, non riguardano tanto le loro condizioni igienico sanitarie, e meno che mai quelle morali, quanto piuttosto chi e come dovrà ospitarli, le conseguenze negative sul turismo, gli oneri economici derivanti dalla gestione dell’emergenza, il comportamento degli altri paesi europei, e soprattutto come rimandarli a casa loro ed evitare nuovi sbarchi.

Quando il saggio indica la luna lo sciocco mira il dito

Eppure proprio l’attore principale di quel crocefisso, il Gesù dei Vangeli, aveva parlato chiaro e tondo. Agli apostoli infatti aveva detto:

gesù_apostoli

[...] io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [...] in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [...]“.

I difensori del crocifisso nelle aule scolastiche, invece, quei fratelli profughi non li vogliono né sfamare, né visitare né ospitare. Anzi non solo in loro non riconoscono Dio ma addirittura li considerano come degli invasori, degli usurpatori, degli approfittatori che vogliono togliere loro qualcosa.

Mamma li Turchi

Come si spiega allora la strenua difesa del crocifisso ? Semplice, la gran parte di quel 84% di Italiani favorevole alla presenza dei crocefissi nelle scuole si è sentita sotto attacco. Complice soprattutto l’influenza di una televisione sempre più becera, quel ricorso alla corte di Strasburgo è stato interpretato dall’Italiano medio come un tentativo dello straniero mussulmano di imporre in Italia la propria religione, non come il tentativo di affermare un principio di laicità e uguaglianza. E’ sintomatico il fatto che ancora oggi molti italiani pensino che a fare quel ricorso siano stati degli stranieri islamici, quando in realtà è stata una coppia – atea – di cittadini italiani (lei di origine Finlandese) sposati in Italia con figli italiani.

la_mecca

Non si può negare che se si guarda al crocifisso come ad uno strumento di difesa dallo spauracchio del nemico invasore, come ad un segnale per ricordare allo straniero che non si trova a casa sua, allora il binomio “crocifisso si, straniero no” acquista una sua piena coerenza. Non a caso proprio i più intolleranti e violenti contro gli immigrati, gli pseudo-nazisti che vorrebbero cacciarli a calci, se non addirittura prenderli con il mitra o buttarli in mare, sono quelli che con più forza hanno difeso il crocifisso nelle aule come simbolo di identità nazionale. Probabilmente senza il massiccio aumento di stranieri che si è avuto negli ultimi anni non ci sarebbero state queste reazioni.

Quel che è certo è che assieme ai tanti barconi che non riescono a raggiungere la nostra riva affonda anche il messaggio cristiano del Dio incarnato, fatto uomo è morto sulla croce, che vive nella carne sofferente di ogni sua creatura umana. Trionfa invece l’idea del Dio nazionale che con la sua lunga barba che se ne sta su una nuvola a proteggere il suo popolo dal nemico invasore.

Se allora non lo si vuole proprio togliere quel crocefisso dalle pareti delle aule, almeno per un po’ di tempo, magari fino a quando non passa l’emergenza umanitaria degli immigrati, lo si copra con un panno.

Io clandestino, ostracismo in ascensore

10 luglio 2009 Mimmo Guarino 11 commenti
ostracismo

Giunto alla stazione di Chiaiano scendo dalla metro e, sovrappensiero come sempre, mi dirigo verso l’ascensore. Arrivo a destinazione e davanti a me già un nutrito gruppo di persone, in attesa dell’arrivo al piano dell’elevatore. Finalmente la cabina arriva, le porte si aprono, le persone davanti a me entrano. Io pure.

Passano alcuni secondi, ma le porte automatiche non fanno il loro dovere, non si richiudono e l’ascensore non accenna a muoversi. Dopo un po comincio a sentire le lamentele dei passeggeri. Anche io sono infastidito ma sto pensando ad altro, perciò non realizzo cosa sta realmente succedendo. Non realizzo che l’ascensore non si muove per il semplice fatto che è stato superato il peso massimo consentito, che c’è almeno una persona di troppo nella cabina. Ne tanto meno realizzo che l’ultimo ad essere entrato sono proprio io.

Una signora, credo sia Indiana, si lamenta, dice che è stanca, che ha avuto una giornata durissima di lavoro e che vuole tornare al più presto a casa. Un signore, anziano, indispettito, espone chiaramente la situazione: ci sono troppe persone nella cabina, deve uscire l’ultimo che è entrato. Insomma tutti hanno capito il problema e la soluzione, meno che io.

Passano altri secondi. Realizzo, finalmente. Imbarazzo totale. Anzi, panico. L’istinto e l’orgoglio mi spingono a cercare soluzioni alternative. Se mi fossi subito accorto della cosa non avrei avuto problemi a farmi da parte, ma adesso non posso uscire così di scena, non dopo tutto quel tempo passato ad aspettare. Provo a premere qualche pulsante. Niente, purtroppo. L’ascensore non si muove.

Altri brevissimi, ma interminabili, istanti di imbarazzo. Poi devo arrendermi alla evidenza dei fatti, sollecitato anche dal mormorio crescente dei presenti, ed obbedire ad una legge non scritta che mi obbliga chiaramente a togliere il disturbo. Devo uscire.

Come in un antico rito tribale di ostracismo esco da quella piccola comunità, mi allontano dal gruppo, per andare incontro al mio destino: scendere le scale a piedi. Camminando solitario sulla banchina della stazione, lasciata ormai deserta dalle persone che nel frattempo hanno già raggiunto l’uscita, provo, seppur per pochi istanti, sensazioni sgradevoli, insolite.

immigrati clandestini

Facendo le debite proporzioni mi sento come forse devono sentirsi quegli immigrati clandestini che, beccati dalla polizia locale, vengono rispediti nel loro paese d’origine. Come un anziano indigeno che viene invitato a lasciare il suo villaggio e a lasciarsi morire solitario nella foresta, così da lasciare spazio vitale ai giovani della tribù.

Ma il mio disagio ha i secondi contati. Finite oramai le scale, raggiungo l’uscita della stazione. Fuori ci sono tante persone che aspettano il pullman sulla fermata. Mi confondo tra loro, divento uno di loro, pari tra i pari. Finalmente. Sono reintegrato.

Atti umanitari o dovuti ?

22 giugno 2009 Mimmo Guarino 31 commenti
regimi-dittatoriali-africani
Per un paese occidentale, l’accoglienza di un clandestino Africano nel proprio territorio, sia esso come rifugiato politico o non, è un atto di pura umanità o il pagamento di una piccola parte di un enorme conto in sospeso da se4coli ? In altri termini: le dittature sanguinarie che affamano ed insanguinano il continente nero, sono da inquadrarsi come un processo spontaneo ed autonomo di quei popoli o come delle mostruosità create ad arte dai nostri governi ?

Schiavi moderni

2 giugno 2009 Mimmo Guarino 16 commenti
schiavitu
E’ alquanto difficile ammetterlo, ma la verità è che non vi sono grosse differenze tra lo sfruttamento della schiavitù che praticavano gli antichi (Greci, Romani, …) e quella praticata oggi dall’occidente moderno nei confronti dei paesi del terzo mondo; se non per il fatto che quest’ultima è stata opportunamente mascherata dalla ipocrisia dei nostri governanti.

Flussi migratori e secchi d’acqua

6 maggio 2009 Mimmo Guarino 25 commenti
secchio
Pretendere di arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina dai paesi più poveri a quelli più ricchi con metodi quali controlli alle frontiere e i rimpatri forzati è un po come pretendere di salvare una nave che sta affondando buttando giù l’acqua con un secchio. Per questo motivo, dato che usare i cannoni non si può più (per fortuna), molti rimpiangono i vecchi tempi.