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Posts Tagged ‘recitazione’

Passeggiando per Natale, un ponte per Sarajevo

8 gennaio 2010 Mimmo Guarino 7 commenti
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Prendere parte all’organizzazione di uno spettacolo, come quello che è stato “Passeggiando per Natale” di quest’anno, e allo stesso tempo parteciparvi come artista, per di più in due esibizioni distinte, non è stata per niente una cosa facile. Se i giorni della preparazione sono stati per me quantomai frenetici, quello che ha visto la sua messa in scena mi ha a dir poco stremato. Ma è proprio questo il bello delle imprese difficili, l’importante è che la fatica e l’impegno vengano sempre suffragate da un buon risultato e questo evento è stato sicuramente un successo!

Ad aprire la serata è stato il bravissimo Ciro Sannino che al piano ha suonato un suggestivo brano natalizio “Have yourself a Marry Little Christmas”. Subito dopo lo stesso Ciro ha accompagnato Marialuisa che con la sua splendida voce ha cantato What Wonderful World (una canzone che amo alla follia). Dopo i saluti iniziali dei due presentatori, ormai “storici” di Passeggiando per Natale, Emiliana e Massimiliano, la signora Gordàna Ler ha augurato buon anno a tutti i presenti con dei versi, a tema, del poeta Bosniaco Dušan Radović dando così “il la” alle esibizioni degli artisti.

Subito sul palco sono saliti gli ETNIA, bravissimi, che hanno cantato il loro originale brano “Napoletano atipico”, poi la proiezione di foto della città di Sarajevo; a commentarle, ovviamente, la signora Gordàna (Jolly della serata). Dopo Francesco Mennillo, che ha cantato la sua “Parole” è arrivata la prima delle mie due esibizioni teatrali con Ho ucciso mio fratello, il monologo incentrato sul tema della guerra che ho scritto apposta per l’occasione.

A chiusura della prima parte dello spettacolo il momento forse più toccante della serata, quello che abbiamo voluto dedicare alla nostra amica scomparsa lo scorso sette Dicembre, Maddalena; una persona straordinaria che mi ha insegnato tanto. Giovanna e Lucia hanno letto sul palco due suoi pensieri, presi direttamente dal suo blog (ancora oggi “cliccatissimo”).

La seconda parte è iniziata con l’esibizione del gruppo musicale jOxBacco che ha proposto un versione molto particolare di “Meraviglioso”. Poi un momento dedicato alla poesia con la signora Gordàna ed Antonio Calignano che, rispettivamente, hanno declamato una composizione di Jovan Jovanovic Smai (poeta bosniaco di fine 800 ancora oggi conosciutissimo soprattutto tra i più piccoli in quanto autore di filastrocche per bambini) e Guaglione, del grandissimo poeta napoletano (nonché attore, compositore e commediografo) Raffaele Viviani.

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Risate e buon umore con la scenetta comica che ho messo in scena ed interpretato con Massimiliano. Scena che ho tratto direttamente da una commedia del grande Antonio Petito, uno dei maggiori interpreti della commedia napoletana e, senza dubbio, il più grande tra gli interpreti della maschera di pulcinella.

Applauditissime le esibizioni musicali che hanno chiuso lo spettacolo: un trittico di canzoni celebri napoletane suonate al piano da Ciro, una raffinatissima canzone natalizia interpretata magistralmente dal baritono Antonio Santaniello e due pezzi del coro polifonico di Villaricca. Grande emozione in sala poi quando tutti i bambini bosniaci che hanno assisitio allo spettacolo sono saliti sul palco per ritirare la loro pergamena ricordo; su ognuna delle quali abbiamo stampato, in Italiano e in Bosniaco, la poesia (letta da Silvana Russo) Bambino, di Alda Merini.

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Poi il finale con i ringraziamenti e tutti, ma proprio tutti, che sono saliti sul palco per raccogliere i meritati applausi del pubblico: artisti, organizzatori, associazioni varie, Croce Rossa Italiana e personalità locali.

Costruiamo un ponte per Sarajevo

3 gennaio 2010 Mimmo Guarino 3 commenti
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Fervono i preparativi e come sempre succede in questi momenti il tempo a disposizione sembra essere impietosamente scarso. La scaletta subisce continue variazioni, alla velocità della luce. Il telefono squilla in continuazione, le email fioccano a raffica da tutte le parti. Sandro ha tre cellulari ma riesce lo stesso a non rispondere o a non essere raggiungibile su nessuno dei tre. Poi ci sono i comunicati stampa degli artisti da leggere, il service per i suoni e le luci, la delibera del comune, le prove della presentazione, delle esibizioni, le locandine e gli inviti da stampare e poi tutto il resto ed altro ancora (per fortuna che in tutto questo c’è Emiliana con il suo proverbiale ottimismo).

Tutto questo per la nuova edizione di “Passeggiando per Natale”, spettacolo che andrà in scena il prossimo 5 Gennaio alla tendo-struttura di Villaricca. Quest’anno il titolo dello spettacolo sarà “Passeggiando per Natale, un ponte per Sarajevo”. Sarà una manifestazione artistico-culturale per la promozione della pace, della conoscenza e dell’integrazione tra i popoli.

Abbiamo pensato di costruire un ideale ponte, fatto di musica, arti figurative, poesia e teatro. Un ponte per unire la nostra cultura e la nostra arte con quella di Sarajevo. Per l’occasione allo spettacolo assisterà proprio un gruppo di bambini di Sarajevo, ognuno accompagnato dalla famiglia italiana che lo ha preso temporaneamente in adozione. A loro, a fine spettacolo, consegneremo delle pergamene in ricordo dell’evento.

Oltre alla organizzazione dello spettacolo reciterò anche. Interpreterò un monologo che ho scritto appositamente per l’evento e che s’intitola “Ho ucciso mio fratello”. Un testo inteso che da voce ad un ex soldato, alla sua presa di coscienza sulla follia della guerra. Un soldato senza nome né luogo né tempo.

Poi ci sarà anche una sorpresa, con un piccolo sketch comico preso da una commedia del grande commediografo ed attore napoletano Antonio Petito. Sarò a far coppia con il mio amico Massimiliano.

Patriot Act, il grande occhio che tutto vede

22 luglio 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
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Tempo fa, navigando in internet alla ricerca di qualche copione di teatro contemporaneo interessante, ho avuto la grande fortuna di imbattermi in Patriot Act: A Reality Show, di C. Duncombe (traduzione in Italiano di Leonardo Franchini). Un testo tutto incentrato sulla famigerata USA PATRIOT Act, la legge federale antiterrorismo varata negli Stati Uniti subito dopo gli attentati dell’11 settembre alle torri gemelle di New York.

Faccio un breve, quanto doveroso, preambolo su questa legge, che tra l’altro, a otto anni dagli attentati, è ancora in vigore. Una legge che tutte le organizzazioni in difesa dei diritti dell’uomo ritengono sia un veleno mortale per la libertà e la democrazia. Nata con l’ obbiettivo di combattere il terrorismo per ridurre la probabilità di rischio di nuovi attentati, ha infatti introdotto diverse restrizioni ai diritti fondamentali dei cittadini, come la privacy e la libertà di espressione.

La legge, ad esempio, consente all’ FBI di arrestare ed imprigionare chiunque sia solo minimamente sospetto di avere qualcosa a che fare con il terrorismo; senza il bisogno di avere a suo carico alcuna prova. Durante gli interrogatori e la detenzione gli arrestati perdono ogni diritto civile, praticamente smettono di essere degli esseri umani per diventare degli oggetti. Si stima che dal 2001 siano state arrestate più di 5.000 persone (quasi tutti stranieri). Nella stragrande maggioranza dei casi questi uomini sono rimasti in prigione solo per qualche giorno, o per qualche settimana [Bush contro i diritti civili].

La Usa Patriot Act introduce inoltre le cosiddette National Security Letter, con l’invio delle quali l’FBI costringe provider, compagnie telefoniche, motori di ricerca, librerie, cybercafé ed altre entità di natura pubblica o privata a rivelare ai suoi agenti tutti i dati riservati degli utenti di cui siano in possesso. Strumento questo che consente un tracciamento completo della vita di ogni individuo attraverso la consultazione di dati quali: la posta elettronica, visite a siti web, prenotazioni di viaggio, vendite, acquisti, cartelle cliniche, iscrizioni a scuole, ecc. L’attuazione, insomma, di quel grande occhio che tutto vede, descritto in maniera profetica nel romanzo 1984 di George Orewell. L’ incubo di una società dove ciascun individuo è tenuto costantemente sotto controllo dalle autorità.

Ho trovato subito geniale il testo di Duncombe, sia per l’originalità della trama che per i risvolti sociali e psicologici che emergono dai dialoghi. I colpi di scena sono sorprendenti ed il percorso degli stati emotivi che percorre l’attore (unico in scena) sono quanto mai coinvolgenti.

La storia è quella di un uomo che viene chiamato a partecipare alle selezioni per la partecipazione ad un programma televisivo, un Reality Show, intitolato Il patriota Americano. Il programma deve incoronare l’uomo, o la donna, più patriota d’America. L’uomo sfoggia inizialmente una certa sicurezza, rispondendo alle domande che gli vengono poste dagli intervistatori con frasi fatte e luoghi comuni tipici della più classica retorica conservatrice. Durante l’ intervista vengono trattati temi come gli attentati dell’ 11 settembre e le conseguenti guerre in Iraq e in Afghanistan, la democrazia, la questione del controllo totale delle informazioni da parte del governo. L’uomo si schiera completamente a favore delle misure prese dal governo.

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Come spesso accade, però, le cose non sono come sembrano, la realtà è ben diversa da quella che inizialmente appare. L’intervista diventa presto sempre più incalzante e l’uomo, che credeva d’essere di fronte ad un gioco, capisce di trovarsi al centro qualcosa di ben più serio. L’uomo vacilla e alla fine le sue opinioni non sono più tanto solide come all’inizio.

Mi sono messo subito al lavoro per un adattamento del testo e la sua messa in scena in teatro. Una breve parte iniziale ad inscenare la presentazione del reality, poi un unico attore sul palco con cinque voci fuori campo, gli intervistatori, le cui ombre sono state proiettate su uno schermo gigante. Lo spettacolo è andato in scena, con un discreto successo, sabato 4 luglio 2009, in occasione della seconda edizione di A World of Peace, la rassegna delle arti in nome della pace di tre giorni svoltasi a Villaricca. Emozionante l’applauso finale del pubblico.
Oggi sembra che tutto quello che è rappresentazione artistica recitata, dal cinema alla TV al teatro contemporaneo, debba essere necessariamente disimpegnato, futile, e debba servire solo far ridere la gente. Io non la penso affatto così.

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Un doveroso, ma soprattutto affettuoso, pensiero ai miei compagni di viaggio, che con me hanno creduto a questo folle progetto. Un grazie ad Antonio, Ciro, Concetta, Salvatore e Sandro (le voci cinque fuori campo degli intervistatori), e un grazie a Maria Rosaria, che ha interpretato il ruolo alla presentatrice del Reality.

Teatro ed etica

29 giugno 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
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Il teatro ha spesso il compito di amplificare situazioni di malessere e di disagio della società, di portarle sotto i riflettori, di estremizzarle, di portarle all’eccesso. Molte volte il teatro si proietta in avanti, in maniera profetica, sulle tendenze che la società sta adottando, sulle strade che più o meno consapevolmente sta prendendo.

Progetto Ecologia Sociale, del drammaturgo Romano Giorgio Serafini Prosperi, è sicuramente un testo che merita molta attenzione da questo punto di vista. Il dramma, in un solo atto, pone all’attenzione dello spettatore un amletico dilemma: in un contesto di risorse limitate è eticamente accettabile che una società proponga ai suoi membri più “deboli” e meno “utili” di suicidarsi per lasciare spazio vitale agli altri ?

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La storia, certamente surreale, si svolge nel piccolo appartamento di Rocco Paone, uno di quei tanti disoccupati meridionali che ogni giorno cercano di sbarcare il lunario come meglio possono. Rocco non ha un lavoro, non ha i soldi per pagare l’affitto ed è solo, non ha parenti. Un bel giorno Rocco riceve la visita di un incaricato del Comune, Eduardo Scoca, che porta al povero disoccupato una grande novità, una speranza di cambiamento: il nuovo Progetto Ecologia Sociale.

Il Progetto Ecologia Sociale è una nuova legge varata dal governo per risolvere sia il problema degli alloggi che quello della disoccupazione. La legge però cerca di farlo in un modo a dir poco originale, sicuramente drastico: un assegno di 10.000 €, un preventivo di spesa per un posto al cimitero ed una pastiglia di veleno, cianuro di potassio, da ingerire al momento della firma.

Il povero disoccupato, sulle prime, rimane ovviamente basito, deluso dalla scandalosa proposta fattagli e si scaglia quasi con violenza contro il suo interlocutore.

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La realtà però è spesso più complessa di quello che sembra. Il bianco e il nero spesso si confondono, si sovrappongono, fino a diventare un sorta di grigio dalle mille gradazioni. Eduardo infatti, in apparenza cinico e spietato, si rivela essere un povero disgraziato, forse ancora più dello stesso Rocco. Eduardo ha una moglie e tre figli, e fino al mese scorso era anche lui disoccupato. Solo grazie alla nuova legge è stato assunto come precario dal comune. Il padre è ammalato e vive in uno ospizio. Il fratello è invalido. Sconcertante è poi la sua rivelazione: la prossima vista che farà sarà proprio al padre ammalato, che lo aspetta per la proposta di morte. Poi andrà anche dal fratello invalido con lo stesso intento. Così, dice, darà un beneficio alla società intera, che risparmierà sulle due pensioni. Lui risparmierà sulla retta dello ospizio e così facendo, con un po di economia sulle spese per i funerali, ricaverà qualcosa da quei 20.000 € che metterà da parte per la usa famiglia in vista del prossimo inverno.

Come si può vedere dall’ultima delle foto (che si riferiscono a rappresentazioni fatte nel 2008 in occasione del PDARt e di Passeggiando per Natale), il povero Rocco si convincerà della bontà del progetto e stoicamente accetterà la macabra proposta. Firmerà il contratto e ingerirà la sua pillola di veleno lasciando così spazio vitale al resto della comunità.

Mi sono spesso chiesto cosa abbia potuto convincere il malcapitato Rocco ad accettare quella proposta, cosa abbia potuto far scattare in lui la decisione definitiva. La confessione di Eduardo forse ? La gratificazione di un gesto tanto nobile ? O forse un razionalismo utilitaristico portato all’estremo ? Forse la sua vita era da tempo diventata un vero inferno e la visita di Eduardo è stata per lui solo la scusa, la grande occasione, per liberarsene una vota per tutte.

In scena con il teatro di Viviani

10 giugno 2009 Mimmo Guarino 8 commenti
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A morte ‘e Carnevale, di Raffaele Viviani, è stata una delle mie prime commedie come attore. Viviani è senza ombra di dubbio uno dei pilastri fondanti del teatro Napoletano e questa è sicuramente una delle sue commedie più riuscite. Un testo difficile, sia sul piano della recitazione che su quello del messaggio emotivo e sociale che trasmette.

Protagonisti della storia sono Pasquale Capuozzi, detto Carnevale per il suo modo strampalato di vestire, lo squattrinato nipote Rafele e una giovane donna, ‘Ntunetta, che in seguito alla morte della moglie di Carnevale è rimasta in casa di questo diventandone quasi una seconda moglie. Carnevale è un uomo malato, vecchio, lercio, sgradevole nell’aspetto e nei modi, ma è sopratutto un uomo solo. Vive di usura prestando soldi con interessi del 300%, ed è dunque detestato da tutti nel quartiere, compresi la giovane amante ed il nipote, sempre in cerca di un prestito. In seguito ad un malore, però, il vecchio usuraio diventa improvvisamente oggetto di attenzioni e cure amorevoli da parte dei due giovani, che annusando odore di eredità, si fanno in quattro per guadagnare consensi agli occhi del morituro. Alla morte di Carnevale, i due, in attesa della apertura del testamento, decidono addirittura di sposarsi e di condividere così il lascito del vecchio. Per i due però la sorpresa è amara, Carnevale infatti, pentitosi delle sue malefatte in vita, lascia quasi tutto il suo patrimonio all’istituto delle opere pie. Nonostante questo però, Rafele e ‘Ntunetta decidono lo stesso di sposarsi. Sarà però l’improvviso arrivo del custode del camposanto che, con una incredibile rivelazione, sconvolgerà ancora una volta i loro piani.

Una esperienza per me emozionante e gratificante. Ricordo infatti che, a causa forfait all’ultimo momento di un attore, dovetti interpretare due ruoli: il mio personaggio, Don Federico ‘O Tranviere, e quello di un impresario di pompe funebri; tra ‘altro in una delle scene più divertenti di tutta la commedia che vedeva l’arrivo dei becchini a casa di Carnevale prima ancora che questo fosse morto.