Giornata della memoria nelle scuole

Una delle più grandi grandi responsabilità che una generazione ha nei confronti di quella successiva è quella di trasmettere a quest’ultima la memoria del passato. Soprattutto di metterla in guardia su quei gravi errori commessi nel passato che tante sofferenze hanno portato all’umanità, in modo tale che questi errori non abbiano più a ripetersi.
Di certo in questa direzione vanno manifestazioni come quella organizzata a Villaricca in occasione della giornata della memoria, una manifestazione che ha visto coinvolti tutti gli alunni delle scuole medie. Una iniziativa per ricordare le vittime della shoah e per far conoscere ai più giovani gli orrori di quella tragica pagina di storia.
Di grande sensibilità il gesto simbolico di piantare nei giardini della Villa Comunale un roseto e una lapide in ricordo dell’eccidio nazista di Bullenhuser Damm: l’edificio alla periferia di Amburgo, dove, il 20 aprile 1945, furono barbaramente uccisi 20 bambini ebrei provenienti dagli angoli più disparati del vecchio continente. Ancora più bella poi, oltre che molto intelligente, l’idea dell’adozione del roseto; di darlo cioè in custodia, ogni anno, ad una classe di ragazzi delle scuole medie.
Nella grande sala della scuola media Italo Calvino è stata poi allestita una piccola mostra con oggetti dell’epoca: divise, armi, maschere antigas e strumentazioni varie di guerra. Ma anche foto, quaderni e giornali di quel periodo. Sono stati proiettati filmati, documentari e testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento, poi canti tradizionali in lingua ebraica e un breve dibattito che ha visto l’intervento del sindaco, dell’assessore alla cultura, del preside e alcuni professori. Palese l’imbarazzo di uno di questi ultimi quando ha dovuto spiegare ai ragazzi presenti in sala che oggi gli ebrei, che tanto male hanno subito in passato, stanno a loro volta portando morte, dolore e terrore ad altri uomini.
Contenuti forti, insomma, soprattutto se rapportati all’età media degli spettatori. I ragazzi, comunque, hanno mostrato grande intelligenza e maturità, ed hanno seguito con molto interesse la manifestazione.

C’è stato poi il mio monologo: “Il discorso all’umanità” tratto dal film “Il grande dittatore” di C. Chaplin. Una presa di posizione forte contro tutte le dittature. Un appello per l’unione di tutti i popoli. Un grido per la liberazione degli individui da ogni forma di sudditanza e sfruttamento, un grido di incitamento e speranza per un mondo migliore. Dal punto di vista artistico è stata una prova non facile per me, forse una delle più difficili sul palco di un teatro. All’inizio temevo che il testo non fosse adatto a ragazzi di quella età, ma dopo un breve momento iniziale di smarrimento ho visto che i giovanotti sono stati rapiti dal discorso ed hanno seguito in un rispettoso silenzio tutto proclama; alla fine si sono lasciati andare in un caloroso applauso.
Ovviamente per loro è ancora presto. Certamente non sono ancora in grado di comprendere a fondo le motivazioni che portano gli uomini a massacrare i propri simili. E men che mai posso capire, alla loro età, che le dittature non sono solo quelle che si impongono con le armi e la violenza fisica. Un giorno lo capiranno. Forse. Almeno lo spero.
Comunque sia, è stata una bella iniziativa. Una manifestazione che ha certamente arricchito culturalmente i ragazzi, che ha trasmesso loro qualcosa di buono, di positivo. Alla faccia di tutti i “grandi fratelli” e di tutte quelle altre trasmissioni malsane che purtroppo ogni giorno i giovani (ma anche gli adulti) sono costretti a guardare in televisione.
Alla fine dello spettacolo i professori hanno gentilmente offerto ai presenti dei dolci. Come al solito, quando si tratta di dolci, non mi sono tirato in dietro. Sono stato scostumatissimo come sempre e ne ho mangiato tantissimi.

























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