Lettera aperta al patriarca Noè

Lettera aperta al patriarca Noè

Luigi Trécourt, La maledizione di Cam

Il castigo divino della schiavitù per i neri

Signor Patriarca Noé, è con tutto il rispetto che le è dovuto – essendo lei in ultima analisi il progenitore dell’umanità intera – che voglio metterla a conoscenza di fatti incresciosi che la riguardano: gli effetti della tristemente nota maledizione di Cam che lei (Signor Patriarca Noè) scagliò contro suo nipote Canaan. Il passo è riportato nella bibbia in Genesi 9, 20-29:

“Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli!”

Mi spiace dirglielo, ma questa sua maledizione è stata un atto gravissimo, di grande irresponsabilità, poiché ha condizionato non poco la vita degli uomini su questa terra rendendo un inferno l’esistenza di generazioni intere. Per giunta, un atto del tutto ingiustificato e privo di senso.

Quelle sue parole sono servite infatti a dare una giustificazione religiosa al più odioso dei comportamenti umani: il razzismo. Quel suo anatema ha contribuito a formare nella mente degli uomini l’idea secondo la quale una parte di umanità sarebbe stata destinata, dal creatore stesso, ad essere schiava degli altri. E già, perché si da il caso che le tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) abbiano da sempre identificato suo figlio Cam nientemeno con il progenitore di tutti gli Africani!!

Sebbene possa sembrare ingenuo caricarla oltremodo di responsabilità, le faccio notare, Signor Patriarca Noé, che all’epoca dei fatti lei e famiglia (i suoi tre figlioli con rispettive consorti e prole) eravate gli unici sopravvissuti sulla terra al diluvio universale. Era chiaro quindi che scagliare una maledizione contro la discendenza di un singolo individuo avrebbe significato inguaiare una considerevole fetta di futura umanità.

Immagine di schiavi in catene In realtà poi non si è mai capito se lei (Signor Patriarca Noè) volesse maledire solo la discendenza di suo nipote Canaan o l’intera discendenza di suo figlio Cam. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, la maledizione ha spopolato nel corso dei secoli. L’ambiguità ha avuto infatti l’effetto di ampliarne il raggio d’azione. Così il riferimento a Canaan è tornato comodo agli antichi ebrei che hanno potuto dare una giustificazione religiosa alla conquista ed alla sottomissione dei Cananei. Quello a Cam è invece tornato comodo ai mussulmani, per giustificare il traffico di schiavi da parte degli arabi dall’Africa orientale al medio oriente, e ai cristiani, per giustificare la tratta degli schiavi neri da parte degli Europei.

In tutti i casi, consapevoli dei grandi vantaggi economici che derivano dal sottomettere e sfruttare propri simili, questi uomini hanno potuto legittimare le loro razzie (bibbia alla mano) come l’inevitabile compimento di un giusto castigo divino. Ma veniamo adesso al racconto biblico della maledizione.

La maledizione di Cam

È scritto nella bibbia che una sera lei (Signor Patriarca Noè) era dentro la sua tenda, che bevve vino fino ad ubriacarsi completamente e che, prima di addormentarsi, si denudò completamente. Ci racconta sempre la bibbia che poco dopo, ignaro della penosa situazione in cui lei (Signor Patriarca Noè) si trovava, entrò nella tenda il più piccolo dei suoi tre figli: Cam. E che vedendola in quelle condizioni uscì subito fuori per riferire la cosa ai suoi fratelli maggiori: Sem e Jafet. Che questi entrano poco dopo nella tenda con la faccia rivolta di spalle (per non guardare le sue nudità) e la coprirono con un mantello. E che il giorno dopo, anche questo è scritto, i due benefattori le raccontano tutto l’accaduto scatenando così le sue ire contro il povero malcapitato Cam.

Ora capisco che al suo risveglio la testa dovesse farle terribilmente male a causa della sbronza notturna, ma la sua reazione è stata tanto insensata quanto spropositata.

Intanto devo farle notare che quello di darsi all’alcol non è per niente un comportamento dignitoso né tanto meno un atteggiamento educativo da parte di un padre nei confronti dei propri figli; soprattutto da parte di un patriarca come lei. Ancor meno dignitosa è stata poi la sua idea di addormentarsi nudo; specie sapendo che in quella tenda poteva entrare chiunque in qualsiasi momento (donne comprese!).

Detto questo vorrei però capire quali sarebbero le colpe di suo figlio Cam. Il fatto che le abbia inavvertitamente guardato i genitali non può certo definirsi una colpa. Ed anche la sua reazione, quella di riferire la cosa ai fratelli maggiori, mi sembra del tutto comprensibile; magari era preoccupato per lei. E non capisco nemmeno perché lei si sia tanto compiaciuto con i suoi figli maggiori Sem e Jafet al punto da mandare loro tutta una serie di benedizioni. Certo, lei (Signor Patriarca Noè) ha interpretato il loro atteggiamento come un segno di rispetto nei suoi confronti, ma non si è posto il dubbio che si siano voltati solo perché magari vederla nudo faceva loro ribrezzo? E comunque poterono applicare quello stratagemma unicamente perché già sapevano che lo avrebbero trovato nudo, a differenza del malcapitato Cam. E non mi pare onorevole nemmeno il fatto che le abbiano raccontato tutto l’accaduto. Primo perché così facendo le hanno provocato un inutile imbarazzo. Secondo perché, facendo la spia, hanno messo in cattiva luce il fratello minore.

La cosa più incomprensibile di tutte è però cosa centri in tutto questo suo nipote Canaan. D’accordo, qualcuno potrà dire che in questo modo ha voluto colpire il figlio per ferire il padre. Ma Cam aveva quattro figli: Cus, Mizraim, Put e appunto Canaan. Perché maledire solo quest’ultimo e non anche gli altri tre!?

Insomma, lei (Signor Patriarca Noè) avrebbe dovuto semplicemente chiedere scusa ai suoi tre figli per l’accaduto; specie a Cam. Altro che maledire discendenze senza colpe! Invece ha fatto quello che ha fatto e noi tutti ne stiamo pagando ancora le conseguenze.