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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

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Posts Tagged ‘Razzismo’

Il Crocifisso nelle aule e gli immigrati a casa loro

6 aprile 2011 Mimmo Guarino 16 commenti

Giù le mani dal crocifisso

L’esposizione del crocifisso nelle aule della scuola pubblica italiana non limita la libertà dei genitori di educare i figli secondo i propri convincimenti religiosi, questo è quello che ha sentenziato la Corte di Strasburgo per i diritti umani. Quindi non va rimosso dalle alule.

crocifisso_scuola

Una sentenza accolta con grande soddisfazione che ha ribaltato completamente quella di primo grado che aveva condannato l’Italia, scatenato così le ire un po’ di tutti. «Questo simbolo religioso è simbolo di amore universale, non di esclusione ma di accoglienza» aveva sentenziato il Cardinale Tarcisio Bertone. A difesa dei crocefissi un fragoroso coro di proteste: tutti ad evidenziare l’universalità di quel simbolo, portatore di valori come il senso dell’accoglienza, la fratellanza e la pietà. Da un sondaggio era emerso addirittura un 84% di italiani favorevole alla loro presenza nelle scuole. Naturalmente anche il mondo della politica, sempre attento agli umori del suo elettorato, si era schierato contro la loro rimozione.

Gli immigrati fuori !

Ma gli eventi della storia spesso si susseguono in maniera beffarda e per ironia della sorte la sentenza salva-crocefisso è arrivata proprio nel bel mezzo di una catastrofe umanitaria senza precedenti che, a seguito delle rivolte verificatesi nel nord dell’Africa, ha portato migliaia di disperati a sbarcare con ogni mezzo sulle coste italiane.

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Il fatto è che da quando sono iniziati gli sbarchi non si è sentito parlare né di accoglienza né di fratellanza né tanto meno di pietà; ma si sa che un conto è la teoria altro invece è la pratica. Nel migliore dei casi si è sentito parlare invece di un “dovere di accoglienza”: un dovere freddo e distaccato, un dovere istituzionale, inteso come un obbligo imposto da precisi accordi internazionali. Ascoltando i dibatti e le interviste in televisione, ma soprattutto la gente per la strada, nei bar e negli uffici, emerge chiaro che infondo avremmo fatto volentieri a meno di accoglierli questi profughi. Le nostre preoccupazioni, adesso che sono sul territorio italiano, non riguardano tanto le loro condizioni igienico sanitarie, e meno che mai quelle morali, quanto piuttosto chi e come dovrà ospitarli, le conseguenze negative sul turismo, gli oneri economici derivanti dalla gestione dell’emergenza, il comportamento degli altri paesi europei, e soprattutto come rimandarli a casa loro ed evitare nuovi sbarchi.

Quando il saggio indica la luna lo sciocco mira il dito

Eppure proprio l’attore principale di quel crocefisso, il Gesù dei Vangeli, aveva parlato chiaro e tondo. Agli apostoli infatti aveva detto:

gesù_apostoli

[...] io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [...] in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [...]“.

I difensori del crocifisso nelle aule scolastiche, invece, quei fratelli profughi non li vogliono né sfamare, né visitare né ospitare. Anzi non solo in loro non riconoscono Dio ma addirittura li considerano come degli invasori, degli usurpatori, degli approfittatori che vogliono togliere loro qualcosa.

Mamma li Turchi

Come si spiega allora la strenua difesa del crocifisso ? Semplice, la gran parte di quel 84% di Italiani favorevole alla presenza dei crocefissi nelle scuole si è sentita sotto attacco. Complice soprattutto l’influenza di una televisione sempre più becera, quel ricorso alla corte di Strasburgo è stato interpretato dall’Italiano medio come un tentativo dello straniero mussulmano di imporre in Italia la propria religione, non come il tentativo di affermare un principio di laicità e uguaglianza. E’ sintomatico il fatto che ancora oggi molti italiani pensino che a fare quel ricorso siano stati degli stranieri islamici, quando in realtà è stata una coppia – atea – di cittadini italiani (lei di origine Finlandese) sposati in Italia con figli italiani.

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Non si può negare che se si guarda al crocifisso come ad uno strumento di difesa dallo spauracchio del nemico invasore, come ad un segnale per ricordare allo straniero che non si trova a casa sua, allora il binomio “crocifisso si, straniero no” acquista una sua piena coerenza. Non a caso proprio i più intolleranti e violenti contro gli immigrati, gli pseudo-nazisti che vorrebbero cacciarli a calci, se non addirittura prenderli con il mitra o buttarli in mare, sono quelli che con più forza hanno difeso il crocifisso nelle aule come simbolo di identità nazionale. Probabilmente senza il massiccio aumento di stranieri che si è avuto negli ultimi anni non ci sarebbero state queste reazioni.

Quel che è certo è che assieme ai tanti barconi che non riescono a raggiungere la nostra riva affonda anche il messaggio cristiano del Dio incarnato, fatto uomo è morto sulla croce, che vive nella carne sofferente di ogni sua creatura umana. Trionfa invece l’idea del Dio nazionale che con la sua lunga barba che se ne sta su una nuvola a proteggere il suo popolo dal nemico invasore.

Se allora non lo si vuole proprio togliere quel crocefisso dalle pareti delle aule, almeno per un po’ di tempo, magari fino a quando non passa l’emergenza umanitaria degli immigrati, lo si copra con un panno.

Lettera aperta al patriarca Noè

21 settembre 2010 Mimmo Guarino 11 commenti

Il castigo divino della schiavitù

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Signor Noè, non so se queste mie righe le saranno gradite ma voglio comunque metterla a conoscenza del fatto, casomai non lo sapesse già, che lei si è reso responsabile di un atto gravissimo, di grande irresponsabilità, che ha condizionato non poco la vita degli uomini su questa terra. Un atto che ha contribuito a rendere un inferno l’esistenza di generazioni e generazioni di esseri umani. Un atto per di più ingiustificato ed insensato come avrò modo di spiegare nella seconda parte di questa lettera.

Sto parlando della fin troppo famosa “Maledizione di Cam” che la vide protagonista in prima persona moltissimi anni or sono. Sono sicuro che ricorda ancora l’accaduto. Lei scagliò una terribile maledizione contro il figlio di suo figlio Cam, cioè suo nipote Canaan. “Sia maledetto Canaan ! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli ! ”, queste furono le sue parole esatte. Ebbene sappia che nel corso della storia umana proprio quelle parole sono servite a dare una giustificazione religiosa a quello che è forse il più odioso dei comportamenti umani: il razzismo.

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Quel suo anatema ha contribuito a formare nella mente degli uomini quell’idea secondo la quale esisterebbe una parte di umanità appositamente destinata dal creatore ad essere schiava degli altri. E si capisce pure perché ! Lei, assieme alla sua famiglia, era infatti l’unico sopravvissuto al diluvio universale, con i suoi tre figlioli – e rispettive consorti – incaricati direttamente dal padreterno di ripopolare la terra intera. E’ chiaro quindi che in una situazione del genere lo scagliare una maledizione contro la discendenza di un singolo individuo significava maledire ed inguaiare una considerevole fetta di futura umanità. Cosa che lei ha fatto signor patriarca Noè, perché si da il caso che i sommi teologi delle tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) abbiano da sempre identificato suo figlio Cam nientemeno come il progenitore di tutti gli Africani.

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In realtà poi non si è mai capito se lei volesse maledire la discendenza di suo figlio Cam o solo quella di suo nipote Canaan. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, la maledizione ha spopolato nel corso dei secoli. Probabilmente per l’autore biblico essa era originariamente intesa come rivolta alla sola discendenza di Canaan e questo è tornato comodo agli antichi ebrei che così hanno giustificato la conquista e la sottomissione dei Cananei. L’accento è stato poi successivamente spostato dai mussulmani prima e dai cristiani dopo, sempre per ragioni di comodo, su Cam in quanto progenitore degli Africani. Così la stessa maledizione è servita a giustificare anche il traffico di schiavi dall’Africa orientale al medio oriente da parte degli arabi e la tratta degli schiavi dei neri da parte degli Europei.

Sarebbe ingenuo caricare oltremodo di responsabilità le sue parole. Certo è però che, Bibbia alla mano, questi uomini illuminati hanno sempre colto la palla al balzo e, consapevoli dei grandi vantaggi economici derivanti dal sottomettere e sfruttare altri uomini, hanno potuto identificare le loro vittime con dei maledetti condannati alla schiavitù perpetua in modo da legittimare le loro razzie come l’inevitabile compimento di un giusto castigo del creatore.

La maledizione di Cam

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Entrando nel merito della maledizione, leggiamo dalla bibbia (Genesi 9, 20-29) che lei, signor patriarca Noè, una sera dentro la sua tenda beve vino fino ad ubriacarsi completamente, al punto da avere la brillante idea di denudarsi completamente per poi addormentarsi. Leggiamo anche che dopo un po’, ignaro della penosa situazione nella quale lei si trova, entra nella tenda il più piccolo dei suoi tre figli, Cam, il quale vedendola in quelle condizioni esce subito fuori per riferire la cosa ai suoi fratelli maggiori: Sem e Jafet. Questi entrano poco dopo nella tenda con la faccia rivolta di spalle per non guardare le sue nudità e la coprono con un mantello, il giorno dopo poi le raccontano tutto l’accaduto. Ed è a questo punto che lei si arrabbia terribilmente con il povero malcapitato Cam scagliandogli contro la terribile maledizione.

Ora capisco che al suo risveglio la testa dovesse farle terribilmente male a causa della sbronza notturna, ma la sua reazione è tanto insensata quanto spropositata. Intanto devo farle notare che quello di darsi all’alcol non è per niente un comportamento dignitoso per un patriarca né tanto meno un atteggiamento educativo da parte di un padre nei confronti dei figli. Ancor meno dignitosa poi è la sua idea di denudarsi e addormentarsi, soprattutto se sa che in quella tenda può entrare chiunque della famiglia in qualsiasi momento. Detto questo vorrei proprio capire quali sarebbero le colpe che lei attribuisce al malcapitato Cam. Il fatto che le abbia inavvertitamente guardato i genitali non può certo definirsi una colpa ed anche la sua reazione, quella di riferire la cosa ai fratelli maggiori, mi sembra del tutto comprensibile.

Non capisco invece perché lei si sia tanto compiaciuto con i suoi figli maggiori Sem e Jafet al punto da mandare loro tutta una serie di benedizioni. Certo, il fatto che siano entrati con la faccia rivolta di spalle lei lo ha interpretato come un segno di rispetto nei suoi confronti ma potrebbe anche darsi che lo abbiano fatto semplicemente perché il pensiero di vederla nudo dava loro ribrezzo. Il punto però non è questo quanto invece il fatto che poterono applicare quello stratagemma (girare la testa) perché sapevano già di trovarla nudo, essendo stati avvertiti dal malcapitato Cam che al contrario non aveva avuto la stessa possibilità. E non mi pare onorevole nemmeno il fatto che il giorno dopo i due le abbiano raccontato tutto l’accaduto. Primo perché così facendo le hanno provocato un comprensibile quanto inutile imbarazzo. Secondo perché hanno messo in cattiva luce il fratello minore.

La cosa più incomprensibile di tutte è però cosa centri in tutto questo suo nipote Canaan. D’accordo in questo modo ha voluto colpire il figlio per ferire il padre. Ma Cam aveva quattro figli: Cus, Mizraim, Put e appunto Canaan. Perché maledire solo quest’ultimo e non anche gli altri tre ?

Insomma, signor Noè, lei avrebbe dovuto semplicemente chiedere scusa ai suoi tre figli per l’accaduto, in modo particolare proprio al malcapitato Cam. Scusarsi, altro che maledire nipoti e discendenze senza colpe. Invece ha fatto quello che ha fatto e noi tutti ne paghiamo ancora le conseguenze.

L’Ebreo Internazionale. Henry Ford e il suo amichetto Adolf Hitler.

12 settembre 2010 Mimmo Guarino 8 commenti

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L’industriale e il dittatore

Qualche anno fa la Ford ebbe una bella idea per la campagna pubblicitaria della sua nuova linea di automobili. La trovata fu quella di prendere come testimonial il fondatore della stessa casa automobilistica: Henry Ford. Lo spot era semplice, elegante ed efficace: una serie di immagini delle auto, senza sonoro, che terminava con una emblematica frase di Ford sovra impressa sullo schermo.

Un testimonial di prestigio il cui nome è ancora oggi una vera e propria leggenda. Un uomo che ha contribuito in modo determinante alla creazione della società moderna. Il primo ad introdurre la catena di montaggio in fabbrica, una cosa questa che gli permise di ridurre drasticamente i costi di produzione e costruire così un’automobile a basso prezzo accessibile fasce più larghe della società di allora. Non a caso la frase alla fine dello spot era proprio: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.

hitlerVidi per la prima volta quello spot una sera in televisione, mentre guardavo un documentario sulla vita di Adolf Hitler. Quando si parla di Hitler in questi documentari storici si finisce sempre (a ragione) sul suo odio verso il popolo ebreo: sulle leggi razziali, sulle persecuzioni, sulle deportazioni e sull’olocausto con lo sterminio di sei milioni di uomini. Le immagini sugli orrori nei campi di concentramento nazisti sono immancabili. Immagini in bianco e nero, viste chissà quante volte, di persone magrissime con gli occhi spenti. Uomini, donne e bambini con le teste rasate dietro barriere di filo spinato. E poi cataste di corpi senza vita ammassati l’uno sull’altro.

Quando andò in onda lo spot della Ford, con quella frase finale, non potei fare a meno di riflettere su quelle due grandi figure vissute nello stesso periodo storico eppure (almeno in apparenza) così distanti: da una parte il mostro tedesco Adolf Hitler, portatore di morte, distruzione e paura, dall’altra il grande imprenditore americano Henry Ford, portatore invece di benessere sociale e progresso tecnologico.


L’Ebreo internazionale

ebreo

Nel 1921, e cioè ben vent’anni prima che i nazisti cominciassero a deportare gli Ebrei, venne pubblicato un’opera in quattro volumi dal titolo “L’ebreo internazionale”. Un testo dai forti toni antisemiti; definirlo razzista sarebbe forse un complimento. In questo libro l’autore teorizzava l’esistenza di un diabolico progetto di dominio sul mondo da parte degli ebrei, una sorta di piano segreto per conquistare l’intero pianeta. Queste alcune delle affermazioni riportate nel libro: “Gli ebrei sono la principale fonte della malattia del corpo nazionale tedesco”, “Gli ebrei sono una razza che ha resistito a tutti gli sforzi compiuti per il suo sterminio”, “Immaginiamo che non vi siano più semiti in Europa. Sarebbe davvero una gran tragedia? Niente affatto!”, “Gli anglosassoni, ariani, bianchi europei, anglosassoni-celtici sono il popolo dominante che nel corso dei secoli è stato scelto per regnare sul mondo.

benitomussoliniL’ebreo internazionale riscosse un grande successo fra suoi contemporanei, l’opera fu stampata in mezzo milione di copie e tradotta in sei lingue. In Italia, il libro venne pubblicato nel 1938 periodo nel quale il fascismo si dava un bel da fare nell’emanare leggi razziali contro gli ebrei. L’ebreo internazionale contribuì non poco a formare nell’immaginario collettivo quello stereotipo dell’ebreo fonte di tutti i mali del mondo. Fu un preciso riferimento per tutti gli antisemiti prima e durante la seconda guerra mondiale diventando praticamente la bibbia per i nazisti; una inesauribile fonte di ispirazione per la mente criminale di Hitler.

Cosa centri L’Ebreo internazionale con la pubblicità della Ford è presto detto perché il libro fu scritto, e pubblicato, proprio da quel Henry Ford fondatore dell’omonima casa automobilistica. Proprio lui scrisse il libro che fu la guida per Hitler nello sterminio degli Ebrei. Tra l’altro Ford sostenne attivamente anche l’autenticità dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, un fantomatico documento segreto, unanimemente ritenuto un falso, attribuito a un complotto ebraico-massonico volto a impadronirsi del dominio del mondo.

Henry e Adolf, amici sulla pelle

Hitler ammirava talmente Ford per le sue tesi antisemite, soprattutto per averle scritte ne L’ebreo internazionale, che nel suo studio privato aveva un suo ritratto attaccato alla parete. Per il suo 75° compleanno Hitler insignì Ford della più alta onorificenza che il regime nazista poteva conferire ad uno straniero: la gran croce del supremo ordine dell’aquila tedesca. Un riconoscimento per l’impegno profuso dalla filiale della Ford in Germania nel rifornire l’esercito nazista di mezzi blindati.

Perché l’imprenditore statunitense ed il dittatore tedesco fecero grandi affari insieme, prima e durante la guerra. I grandi investimenti, si sa, si fanno dove il costo della mano d’opera è tenuto basso da un regime dittatoriale (vedi la Cina di oggi). Meglio ancora se quel costo è addirittura nullo con lo sfruttamento del lavoro di milioni di schiavi deportati da mezzo mondo con la scusa dell’odio razziale.

Una comunanza di intenti, quella tra l’industriale e il dittatore, per niente inverosimile, soprattutto se si pensa alla visione che Henry Ford aveva della fabbrica, che sotto molti aspetti non doveva essere poi molto dissimile da un campo di concentramento nazista. Con la catena di montaggio introdotta da Ford, infatti, l’operaio perdeva per sempre la sua la sua identità, smetteva i suoi panni di essere pensante (alienazione) per diventare un mero esecutore di azioni meccaniche limitate e ripetitive.

Comunque sia, la storia con lui è stata molto clemente; molto meno invece con Hitler.

Il Razzismo dei terroni

7 luglio 2010 Mimmo Guarino 29 commenti

Strani silenzi

Tempo fa andai a Milano per partecipare ad una manifestazione contro il razzismo. Visto che ero lì ne approfittai per fare visita a dei miei parenti, napoletani, che da tempo vivono proprio nella città Meneghina. L’accoglienza che mi riservarono fu veramente calorosa. Nonostante in questi anni ci siamo visti solo in poche occasioni abbiamo comunque conservato uno splendido rapporto. A cena parlammo di tante cose: della felice memoria dei nonni, di quando i miei cugini erano bambini (adesso sono dei baldi giovanotti), delle bellezze della nostra Napoli: il lungomare, le chiese, i vicoli, etc… Non ricordo bene poi come fu ma ad un certo punto della serata cominciammo a discutere di lavoro e della “crisi economica”. E mi dissero che anche lì da loro la situazione si era fatta critica: tre di quei baldi giovanotti erano senza un lavoro da mesi. Una situazione che non si era mai verificata prima.

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Stranamente però, quella sera, nessuno di loro mi chiese nulla circa il motivo principale di quella mia visita a Milano: la manifestazione contro il razzismo. Non che volessi un premio ma mi sembrò strano che non fossero neanche un po’ curiosi di quell’evento che, in fondo, si era tenuto proprio a “casa loro”. Sapevo che non avevano mai preso parte ad una manifestazione e che probabilmente mai lo avrebbero fatto e che mai avrebbero nemmeno saputo di quell’ evento se non fosse stato per il mio arrivo. Però avevo fatto centinaia chilometri in treno per prenderne parte e questo mi sembrava già sufficiente per stimolare in loro qualche curiosità. Nessuno invece, almeno in apparenza, diede importanza alla cosa.

Il razzismo della paura

In realtà i fatti non stavano proprio così. Me ne resi conto il giorno dopo quando una delle mie zie mi disse, con tono sprezzante, che quelli (gli stranieri) avrebbero fatto bene a tornarsene tutti nei loro paesi di origine; altro che manifestazione contro il razzismo. Perché, mi disse, i tempi non erano più quelli di una volta, il lavoro era scarso e quel poco rimasto era giusto e legittimo riservarlo solo agli Italiani. Anzi, se c’era quella maledetta crisi era anche per causa loro.

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Il mio dispiacere per quelle parole fu grande, ovviamente; non tanto per la posizione razzista in se quanto per il fatto che mi veniva portata da una persona che alle spalle aveva proprio quel tipo di storia. Una storia di terroni, per dirla in breve. Quella stessa storia comune a tanti altri Italiani del sud che per migliorare le proprie condizioni di vita hanno dovuto lasciare città natale, affetti e radici; come del resto pure gli extracomunitari. Il mio dispiacere per quelle parole fu grande perché capii che venivano dalla disperazione, dalla paura di perdere quel poco faticosamente conquistato.

Più vado avanti e più mi convinco, in fondo, che le argomentazioni degli uomini non sono quasi mai frutto di un vero ragionamento basato su dei principi ma solo un paravento usato per nascondere le proprie paure ed i propri egoismi; un modo per portare l’acqua sempre al solito mulino, il proprio.

Perché certo può anche darsi che quel ragionamento fosse corretto, che quella mia zia avesse ragione nel trovare giusto e legittimo cacciare tutti gli stranieri dall’Italia per salvare il posto di lavoro agli Italiani. Ma ho qualche dubbio nel credere che quella stessa mia zia avrebbe trovato altrettanto giusto e legittimo, per salvare il posto di lavoro ai Milanesi, cacciare anche tutti i Napoletani da Milano.

Congelatori a presa rapida per gli stranieri in Italia

8 febbraio 2010 Mimmo Guarino 7 commenti

Qualche anno fa mi è capitato di “far coppia” con quello che allora era il mio datore di lavoro per un giro di visite presso i clienti. Un uomo abbastanza avanti con l’età, per giunta con diversi acciacchi fisici, però con una forza di volontà ed un attaccamento alla vita (ma forse dovrei dire al lavoro e al denaro) veramente sbalorditivi.

A parte quelle sue battutine sulla sfera sessuale, immancabili alla vista di qualche bella ragazza per strada e che dette da un uomo di più di settant’anni suonano ancora più imbarazzanti e sgradevoli, la cosa che maggiormente mi infastidiva di quella persona era la sua capacità di cambiare continuamente “maschera” a seconda del contesto: tanto autoritario e rigido con i suoi sottoposi quanto affabile ed adulatorio con i clienti. Ce l’aveva poi a morte con gli architetti ed odiava isole pedonali e i marciapiedi, che considerava solo un odioso ostacolo per la circolazione. In macchina si parlava spesso. Tra i suoi argomenti preferiti le donne al volante (considerate un vero pericolo per la collettività), l’incompetenza e la scarsa attitudine al lavoro dei suoi dipendenti, le tasse troppo alte e la taccagneria dei clienti.

Il suo preferito era però quello delle colf (o badanti che dir si voglia). Vivendo da solo con la moglie, anziana e ammalata, un certo tipo di assistenza domestica era per lui di fondamentale importanza. Si lamentava spesso del fatto che era estremamente difficile trovarne di italiane, soprattutto a tempo pieno. In tanti anni aveva avuto tante donne a servizio nella sua casa, quasi tutte straniere.

semaforo

Un giorno, ricordo, proprio mentre vaneggiava su questo argomento, ci fermammo con la macchina ad un semaforo. Un extracomunitario attraversò. Non era ne un lavavetri ne un venditore ambulante abusivo. Era anche ben vestito ma il fatto che fosse uno extracomunitario lo si capiva facilmente sia del colore della pelle che dai tratti somatici. Alla vista di quell’uomo il mio “compagno di viaggio”, visibilmente irritato, ebbe subito a lamentarsi della eccessiva presenza di immigrati stranieri in Italia e di tutte le conseguenze negative che da essa ne derivavano e che ne sarebbero derivate in un prossimo futuro.

Quella scena mi è rimasta impressa a fuoco nella mente, forse è stata la massima esibizione di incoerenza di un essere umano alla quale abbia mai assistito dal vivo. Proprio lui diceva quelle parole, proprio lui che solo pochi secondi prima parlava delle tante donne straniere avute a servizio come domestiche, proprio lui appartenente a quella classe ricca della società che maggiormente chiede mano d’opera agli immigrati.

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E’ probabile che quel pedone fosse anche lui a servizio da qualche riccone della zona, come maggiordomo o giardiniere o altro. Forse la moglie lavorava anche lei come badante. Al mio amico però dava fastidio il vederlo, in un certo qual modo, integrato nel panorama cittadino come una persona normale. Questo è il razzismo.

Per lui, come per molti Italiani, gli stranieri hanno diritto di esistere solo in quanto lavoratori, specialmente se sottopagati e nascosti, ma non certo come persone. Vengono tollerati solo nelle cucine, nei cantieri e nei campi perché così fa comodo.

Tanto varrebbe allora tenerli congelati tutti questi stranieri in Italia e scongelarli solo per le ore di lavoro, in modo da evitare a loro le sofferenze di una vita ai margini e a tanti il fastidio della loro presenza fisica.