L’ossessione per la fine del mondo
L’anno scorso mia sorella Teresa è diventata per la prima volta mamma, di una bellissima bambina di nome Margherita. Teresa si è subito rivelata una madre amorevole, attenta e premurosa. La piccola l’ha assorbita completamente divenendo praticamente tutto il suo mondo. Unico difetto di Mamma Teresa è però quello di essere un po’ apprensiva; un po’ troppo apprensiva.
Sere fa, tra un allattamento e un cambio di pannolini, le è purtroppo capitato di guardare una trasmissione televisiva che parlava della profezia Maya sulla fine del mondo nel 2012. La trasmissione vaneggiava sull’ avvicinamento di un misterioso pianeta, chiamato Nibiru, e di una sua possibile collisione con la terra. Complice sicuramente lo stress psicofisico dovuto alle tante nottate fatte in quest’ultimo anno si è subito lasciata suggestionare cominciando ad arrovellarsi il cervello sulle conseguenze di un simile evento; non tanto per il genere umano intero, credo, quanto piuttosto per la sola piccola Margherita.
Sono sicuro che se anche questo pianeta Nibiru arrivasse, mia sorella riuscirebbe a polverizzarlo con un solo pugno pur di proteggere la sua piccola. Comunque l’ho prontamente tranquillizzata rassicurandola sul fatto che il 21 dicembre del 2012 non ci sarà proprio nessuna fine del mondo ma sarà un giorno come tutti quanti gli altri.
La fine del mondo in 5.000 anni di storia

Quella della fine del mondo è una vera e propria ossessione che assilla il genere umano da migliaia e migliaia di anni. Oggi abbiamo i testimoni di Geova che ci rompono l’anima con questa storia ma già nei testi sacri degli antichi Egizi (3.000 a.C.), sempre di ispirazione divina, veniva prefigurata una imminente fine del mondo con l’arrivo di un soprannaturale salvatore. Simili aspettative avevano anche gli Assiro-Babilonesi e Zarathustra che profetizzava il vicino avvento del regno di Dio. Questi miti confluirono poi nella bibbia. Nella tradizione ebraica più antica i profeti proclamavano “la fede nella prossima fine” con l’arrivo del salvatore della stirpe di Davide. E poi gli Esseni (II secolo a.C.), anche loro aspettavano la fine del mondo per la generazione ancora in vita. Analoga cosa fece di lì a poco lo stesso Gesù dei vangeli che profetizzò agli apostoli il suo imminente ritorno, con tanto di sconvolgimenti cosmici, prima ancora che avesse fine quella stessa generazione: “in verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute” [Marco 13,30]. Alla vigilia dell’anno 1000, poi, di nuovo panico generale tra i fedeli per l’imminente fine dei tempi che sarebbe dovuta arrivare esattamente il 31 dicembre del 999 e cioè mille anni dopo la nascita di Cristo. Secondo il vangelo di Giovanni l’angelo di Dio aveva incatenato il drago, cioè satana, solo per una durata pari proprio a mille anni. Molti devoti vendettero addirittura i propri beni per andare in pellegrinaggio nella speranza di salvarsi l’anima.
Nonostante tutto anche gli ultimi mille anni di storia hanno visto nascere tutta una serie di profezie e previsioni sulla fine del mondo. Se ne contano almeno cinquanta, tutte corredate di data. Elencarle tutte sarebbe dispersivo oltre che noioso. Si va dall’astrologo Giovanni di Toledo, che nel 1186 calcolò un apocalittico allineamento di pianeti ad Edgar Whisenant, ex ingegnere della NSASA che annunciò al mondo intero il ritorno di Gesù sulla terra tra l’11 e il 13 settembre 1988.
Profezie moderne: Nostradamus, Nibiru, Maya
Il resto è storia recente. Per Nostradamus nel 1999 un grande re di terrore sarebbe calato dal cielo. Ancora Nostradamus con la frase “mille non più mille” riaccese la fantasia degli esperti in vista dell’arrivo dell’anno 2000.

Alcuni puntarono sulla cosmologia con tempeste solari, inversione dei poli magnetici, rallentamento della rotazione terrestre con blocco per tre giorni e, ovviamente, collisioni con asteroidi e comete. Altri puntarono sull’ufologia prevedendo l’invasione di razze aliene provenienti da altri mondi. Altri ancora sull’informatica con il “millenium bug”. Si diceva che tutti i computer si sarebbero bloccati provocando il collasso totale dell’economia mondiale. Si diceva anche che i sistemi missilistici sarebbero andati in tilt e che una testata nucleare lanciata per errore avrebbe innescato l’olocausto nucleare. Nel 2003 panico su Internet con l’arrivo del decimo pianeta (chiamato anche Nibiru o pianeta X) che si sarebbe dovuto scontrare con la terra distruggendola completamente o quantomeno passare tanto vicino da provocare con la sua attrazione un secondo diluvio universale.
Si arriva quindi alla profezia dei Maya i quali avrebbero previsto la fine dei tempi (o quantomeno un cambio epocale) per il 21 dicembre del 2012.

Per capire chi erano questi i maya e quale era il loro livello di conoscenza e di evoluzione basta dire che per ottenere abbondanti piogge per i loro raccolti usavano sacrificare esseri umani agli dei. Le vittime di questi sacrifici, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni, venivano gettate in grandi caverne (ritenute sacre), piene di acqua e lì lasciate affogare. Generalmente venivano gettate vive e riccamente adornate di gioielli, in altri casi invece venivano prima fatte a pezzi ! Tutto ciò per assicurarsi la benevolenza di Chaac, dio delle piogge.
Alla ricerca del paradiso perduto
Viene spontaneo chiedersi perché il genere umano si ostini così tanto a costruire storie e a fissare date sulla sua fine. La risposta è che si ostina a farlo perché in realtà quella fine la desidera ardentemente, seppur in modo inconscio. Desidera ardentemente che cessi per sempre quel mondo così imperfetto che lo circonda, e che lui stesso ha modellato. I profeti, gli astrologi, i contattisti (quelli cioè che dicono di parlare con gli extraterrestri) non sono altro che dei portavoce di questo desiderio di azzerare tutto: miserie, ingiustizie, guerre, sofferenze, infelicità.

L’umanità confida in una catastrofe che riporti tutto al punto iniziale in modo da poter poi ripartire; magari con pochi meritevoli sopravvissuti. Perché in realtà nelle profezie la fine non è mai una vera fine, non è mai totale e definitiva. Quasi sempre invece essa si mischia e si confonde con l’ingresso in una nuova era: un’era di cambiamento, di pace ed armonia. L’umanità spera in un cambiamento epocale, in una ritrovata età dell’oro, e per questo si offre di pagare un gravoso prezzo. Sia esso un grande botto, opera di un divino salvatore, sia esso l’invasione di una qualche civiltà extraterrestre, l’umanità si offre volontaria in un sacrificio che serva a separare finalmente i buoni dai cattivi e a spalancare le porte ad un’era di beatitudine, di spensieratezza e di perfezione. Soprattutto gli uomini sperano in un’era, terrena o ultraterrena che sia, dove è un grande capo a guidare il carro e tutti sono esonerati dall’impaccio e dalla fatica di dover discernere e scegliere tra il bene e il male.



















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