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Una legge elettorale a misura di analfabeta

9 novembre 2009 Mimmo Guarino 8 commenti
bandiera-italiana

Supponiamo che un soggetto A invii un messaggio M ad un soggetto B con il chiaro intento di arrecargli un’ offesa. E supponiamo anche che questo soggetto B ricevente non si accorga delle intenzioni offensive del soggetto A, e interpreti invece il messaggio M come un complimento, o un saluto o altro. E’ evidente che, stando così le cose, non si potrà certo parlare di offesa compiuta, ma solo di un tentativo andato a vuoto.

Questo è pressappoco quello che è stato il concepimento e l’approvazione della attuale legge elettorale, un tentativo di offesa andato a vuoto. Un tentativo di offesa che la classe politica italiana ha fatto al suo elettorato e che è andato miseramente a vuoto.

Che la legge fu fatta con questa intenzione lo si capisce, tra l’altro, anche dalle dichiarazioni dello stesso autore (l’allora ministro Leghista Calderoli), che la definì “una vera porcata”. Peccato però che gli Italiani non se ne siano manco accorti.

calderoli

Varata nel Ottobre del 2005, fu molto discussa dai nostri cari signori politici. Le discussioni e le critiche riguardarono però solo il meccanismo dell’attribuzione dei seggi in parlamento, e cioè le soglie di sbarramento per i partiti, premi di maggioranza, ecc. Si accapigliarono insomma per mesi solo sulle modalità di spartizione delle poltrone. Una legge, si disse, fatta in nome della stabilità politica, per sbarrare il passo alla frammentazione portata dai piccoli partiti. Il teatrino fu molto triste: ogni esponente di partito argomentava con motivazioni palesemente e pateticamente di parte. Quelli dei partiti grandi, direttamente o indirettamente fautori della legge stessa, peroravano la causa di una maggiore stabilità politica, ed erano quindi a favore della nuova legge elettorale. Quelli dei partiti piccoli, invece, portavano avanti la causa della rappresentanza democratica, ed erano quindi contro la legge.

Questo trambusto distolse però l’attenzione da un altro punto fondamentale della nuova legge elettorale, un punto non certo meno importante, ma che probabilmente stava bene a tutta la classe politica, da destra a sinistra. Poco o niente si disse, infatti, sul nuovo meccanismo di votazione che avrebbe previsto la sola preferenza del simbolo di partito. Niente più nomi sulla scheda elettorale quindi, con l’ignaro elettore che avrebbe in questo modo perso per sempre il diritto sacrosanto di scegliersi direttamente il candidato. Solo simboli, quasi a voler evitare al elettore l’incombenza di leggere e/o scrivere per esteso il nome ed il cognome del candidato: una semplificazione fatta su misura per un popolo di analfabeti o giù di li.

eleizoni-africa

Non so perché a questo proposito mi viene in mente l’Africa. In alcuni paesi del continente nero, dove il tasso di analfabetismo è molto alto, sulle schede non viene riportato il nome del candidato né viene richiesto di scriverlo. Anche li bisogna apporre semplicemente una croce, un segno. In quei paesi però sulle schede ci mettono le foto dei candidati così che l’elettore, analfabeta, il segno lo mette direttamente sulla faccia del politico che vuole scegliere. Un sistema quantomeno che privilegia la trasparenza. La faccia, infatti, rivela molto del carattere di un uomo. Qualcuno, non ricordo chi, ha detto che: “prima dei quarant’anni, ognuno ha la faccia che gli hanno dato i suoi genitori, dopo, ognuno ha la faccia che si merita“.

mafioso

In Italia invece non solo non mettono le facce dei candidati sulle schede, ma addirittura non mettono nemmeno i nomi.  In un certo senso il ragionamento che hanno fatto i politici è stato un po’ quello di dire: “voi elettori scegliete pure il colore, la figura, il simboletto che al resto pensiamo noi“. Perché adesso con questa legge elettorale, con questo sistema di voto,  i partiti possono candidare nelle proprie liste chiunque senza farsi nessun problema di sorta. Anche un mafioso, un camorrista, un pregiudicato o un indagato di qualsiasi genere.

Non che questo non avvenisse anche prima, certo. Ma almeno, con il vecchio sistema, c’era più trasparenza e l’elettore si assumeva in parte la responsabilità morale della sua scelta. Con la nuova legge invece l’elettore non saprà nemmeno il nome di chi manda sui banchi del parlamento con il suo voto.

Però nessuno ne parla. Gli Italiani non se ne lamentano. La maggior parte della gente crede che questi siano problemi secondari.  Ma non è così. Questa legge elettorale è un vero e proprio colpo al cuore del nostro già morente sistema democratico. Bene. Molto bene. Andiamo avanti così. Aspettiamo adesso il prossimo, quello finale:  il voto elettronico. Magari organizzato in concomitanza con le nomination del grande fratello.

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Cartucce e teleobiettivi

4 settembre 2009 Mimmo Guarino Nessun commento
caccia

Di fronte al fenomeno della caccia la mia amarezza, più che animalista, ha una radice di tipo psicosociale, poiché mi trovo a dover ammettere che ci sono degli uomini che provano piacere e diletto nel ammazzare degli esseri viventi indifesi. Mi auguro che un giorno, tutti questi uomini, superino le loro angosce e sentano come autonomo e naturale bisogno quello di sostituire i loro fucili con delle bellissime macchine fotografiche.

Cos’è stato ?

23 agosto 2009 Mimmo Guarino 2 commenti
camera_deputati-stato-istituzioni

Saremmo già a buon punto se tutti noi avessimo ben chiara la differenza di significato che c’è tra le parole “stato” e “istituzioni”.

Puttanieri ricchi e poveri puttanieri

3 maggio 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
prostitute

Come è strana l’opinione di certe persone. Se sei vecchio e morto di fame e vai con le prostitute, al limite anche con quelle minorenni che potrebbero benissimo essere tue nipoti, allora ti considerano un “vecchio porco”, uno pseudopedofilo, uno schifoso da cui stare alla larga; magari anche da bruciare. Se invece sei si vecchio, ma miliardario, e fai le stesse cose di cui sopra, allora ti considerano come uno che si gode meritatamente la sua vita privata e sei pure invidiato per la tua (presunta) longeva virilità.

Il grande teleasilo nido

2 maggio 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
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Quando ero bambino amavo molto guardare i cartoni in televisione. Erano i mitici cartoni delgi anni ottanta: Goldrake, Il grande Mazinga, Jeeg Robot d’Acciaio e tanti altri ancora, che adesso onestamente non ricordo nemmeno. Devo dire comunque che il mio preferito era e rimane Goldrake.

Ricordo che lo spazio per questi programmi per ragazzi copriva una fascia pomeridiana di circa un paio d’ore. Per lo più si trattava di storie che descrivevano mondi di fantasia che nulla avevano a che vedere con il mondo reale. Nonostante la tenera età, pur giocando molto con l’immaginazione, a fine episodio si ritornava però tranquillamente nella realtà, fatta di scuola, compiti, genitori, amichetti, ecc. Che io ricordi, infatti, ne io e ne nessun mio amico ha mai avuto in quegli anni la pretesa di volare o di lanciare pugni atomici rotanti o alabarde spaziali.

televisione

Guardando oggi la TV in Italia mi sembra proprio che quella fascia pomeridiana di due ore si sia allargata oltremodo fino a coprire, nei fatti, l’intero l’arco della giornata. Mi pare evidente che tutti i programmi televisivi odierni, e ancor di più le pubblicità, siano pensati e fatti non per persone adulte ma per bambini da asilo. Questi programmi, infatti, che siano essi TG o talk show, film o reality, soap opera o programmi di approfondimento politico, parlano di mondi altrettanto fantastici di quelli nei quali muovevano le mosse quei mitici super robot e che nulla quindi hanno a che vedere con la realtà.

Ancor più grave rispetto al passato è però il fatto che, a differenza di quei bambini, che dopo aver spento la TV accantonavano Goldrake e tornavano a fare i compiti, oggi molti pensano che quella della televisione sia davvero la realtà.

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