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Posts Tagged ‘disinformazione’

Piazza del Popolo

5 ottobre 2009 Mimmo Guarino 22 commenti
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Per un attimo in treno, durante il viaggio di andata, ho temuto di trovare la piazza vuota, ma quando sono arrivato ho trovato ad aspettarmi centinaia di migliaia di persone.

La crisi economica mondiale e le fiabe della disinformazione

5 agosto 2009 Mimmo Guarino 8 commenti
giochi-spiaggia

Quel giorno, e sono ormai passati molti anni, ero in spiaggia con la mia famiglia. Stupita d’avanti ad una massa d’acqua tanto grande, mia sorella, con la curiosità di una bambina di tre anni, chiese a mio padre da dove avesse origine il mare. La risposta, originale e fantasiosa, fu: “…in fondo, all’orizzonte, ci sono tante fontane, ed è da quelle fontane che esce l’acqua che forma il mare”. La spiegazione soddisfò pienamente la curiosità di mia sorella. Ancora oggi quell’episodio suscita in me ilarità e tenerezza.

A ben pensarci però, spesse volte, noi tutti siamo un po’ come quella bambina. Anche se non abbiamo più tre anni, ci comportiamo proprio come tanti bambini e si sa che per acquietare un bimbo basta dargli qualche caramella o qualche giocattolo.

borsa

Mi viene in mente ad esempio lo spinoso problema della crisi economica mondiale. Il mondo intero ne è coinvolto e stando a quello che ci dicono pare che la faccenda sia molto seria. Tutti i TG e i giornali non fanno altro che parlarcene. Ci snocciolano cifre, andamenti e previsioni; quella tale borsa è salita, quell’altra è scesa. Numeri, numeri, solo e soltanto numeri. Non ci dicono però mai chiaramente i “chi” e i “come”. Non ci dicono i nomi e i cognomi di quei geni della politica che hanno permesso questo stato di cose. Non ci dicono i nomi degli strego-scienziati che hanno propagandato sballate teorie socioeconomiche. Non ci dicono i nomi degli speculatori che si sono arricchiti. Ne tanto meno ci dicono se questi soggetti hanno agito in combutta in una sorta di associazione mondiale delinquo-legalizzata. No, tutte queste cose ai bambini non vanno assolutamente dette; potrebbero turbarsi. La disinformazione diventa un atto d’amore. Certo che se avessimo queste informazioni potremmo, come minimo, pretendere da questi individui di farsi da parte. Forse potremmo anche cercare di cambiare rotta e condividere misure atte ad impedire il riproporsi di situazioni del genere. Dopotutto il vero compito dell’informazione è proprio quello di aiutare la gente a capire le cose per migliorare la vita della collettività.

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Stando invece a quanto dicono i giornali e le televisioni pare che non ci sia proprio niente da capire, sembra che “il tutto” sia solo un fatto fisiologico, normale, quasi si trattasse di un evento naturale; come un terremoto, ad esempio. Se viene un terremoto non è che ti chiedi perché sia venuto e di chi sia la colpa.

La cosa più grave però non è tanto il fatto della disinformazione in se. La cosa più grave è che noi non ce ne indigniamo, non ci ribelliamo ad essa. La cosa più grave è che non pretendiamo di capire come funziona il mondo. La cosa più grave è che ci accontentiamo di spiegazioni vaghe, generiche, evasive e senza senso. Spiegazioni fiabesche, come quella che mio padre dette alla mia sorellina quel giorno in spiaggia. Accettiamo per buono tutto: quello che ci viene e anche tutto quello che non ci viene detto. Specialmente poi se quello che ci viene raccontato ci rassicura. Specialmente se ci dicono che il brutto tra poco sarà alle spalle e che il bello è di nuovo alle porte. Specialmente se ci sentiamo dire che i nostri governati stanno lavorando per noi studiando e applicando le giuste contromisure per arginare il problema.

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A questo proposito la fiaba che viene propinata è sempre la stessa: “Per uscire dalla crisi bisogna aiutare finanziariamente le banche e le grosse imprese”. Che in altre parole, o se volete in linguaggio non fiabesco, vuol dire che miliardi di soldi pubblici finiscono nelle tasche di pochi potenti, laddove invece potrebbero essere utilizzati per il benessere di tutti: per gli ospedali, per le pensioni, per le scuole pubbliche, ..ecc. Nella fiaba però nulla viene detto circa le possibili convenienze dirette o indirette di questi politici, delle loro più o meno celate amicizie con quel banchiere o quell’industriale.

Anzi, per come vengono confezionati i servizi in televisione e gli articoli sui giornali, sembra addirittura quasi che questi ce li rimettano di tasca loro quei soldi. Quando un capo di governo annuncia che stanzierà una certa cifra per aiutare una grande azienda o una banca, pare che lo faccia mettendo le mani al suo di portafogli. Come il neo Presidente degli USA Obama, che per far uscire l’America dalla crisi economica mondiale ha finanziato con soldi pubblici le grandi case automobilistiche americane (come la General Motors). Case automobilistiche, è bene ricordare, che assieme alle multinazionali del petrolio, della chimica, della farmaceutica e dell’agro alimentare, sono quelle che hanno nelle mani il pianeta intero.

Favole sono tutto quello di cui abbiamo bisogno per andare avanti, spiegazioni come quella delle fontane che generano il mare ci stanno più che bene. La disinformazione regna incontrastata ed il mondo intero si trasforma in un grande asilo nido.

Schiavi moderni

2 giugno 2009 Mimmo Guarino 15 commenti
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E’ alquanto difficile ammetterlo, ma la verità è che non vi sono grosse differenze tra lo sfruttamento della schiavitù, la tratta degli schiavi, che praticavano gli antichi Greci, o gli antichi Romani, rispetto a quella praticata dall’occidente moderno nei confronti dei paesi del terzo mondo, se non per il fatto che quest’ultima è stata opportunamente mascherata dalla ipocrisia dei nostri governanti.

1.091 Aerei Boeing per massacrare un milione di Ruandesi

28 maggio 2009 Mimmo Guarino 10 commenti
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Tutti noi abbiamo marchiato a fuoco nella nostra mente il ricordo dell’attentato alle torri gemelle a New York avvenuto l’11 settembre 2001. Mai più dimenticheremo quelle immagini: l’impatto degli aerei contro le torri, i fazzoletti agitati dai disperati alle finestre, quegli stessi che poco dopo avvolti dal fumo delle fiamme si lasciavano cadere nel vuoto, il crollo degli edifici e tutto il resto.

Se però l’11 Settembre 2001 è entrato a pento titolo nel novero delle date famose, il 6 Aprile 1994 è rimasta invece una data anonima; come tante altre. Molto meno vivido è infatti in noi il ricordo del genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994, appena 7 anni prima del summenzionato attentato. I più lo avranno completamente rimosso. A pochi altri, leggendo queste righe, sarà tornato alla mente solo qualche immagine sfocata, qualche parola sentita alla televisione; nulla di più.

Genocidio-Ruanda

Nel 1994 in Ruanda si è però consumata una delle pagine più nere della storia dell’umanità. Le stime parlano di un numero di morti che oscilla tra gli 800.000 e il milione. Un milione di uomini di etnia Hutu ammazzati a colpi di macete e bastoni chiodati per mano della minoranza Tutsi . Una tragedia immane consumatasi, per giunta, sotto gli occhi indifferenti e colpevoli dell’occidente.

Non voglio fare la conta delle vittime per stabilire quale sia tra i due l’evento più tragico. Il pensiero di chi scrive è che anche l’assassino di un singolo uomo rappresenti una tragedia per l’umanità intera. Solo per dare l’idea della enorme portata del genocidio avvenuto nel paese Africano e per mostrare quindi quanto sia fallace la cognizione che abbiamo della realtà e quanto essa sia influenzata dai mezzi di comunicazione, proverò a fare qualche piccolo (e semplicistico) confronto sui numeri che hanno caratterizzato i due avvenimenti.

Dunque, l’attentato del 11 settembre provocò un numero di vittime pari a 2.749 (numero accertato ufficialmente dal governo USA). Tenendo conto del numero delle vittime in Ruanda è come se in quel paese ci fossero stati 364 attentati equivalenti quello di New York, con il coinvolgimento di 1.091 aerei Boeing (assieme avrebbero oscurato una buona fetta di cielo) ed il crollo di 2.182 grattacieli ( caduti contemporaneamente avrebbero provocato un onda d’urto spaventosa ed una nube di polvere apocalittica).

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Se si considera poi che il tutto il massacro fu portato a termine in circa 100 giorni, dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, viene fuori che in quei giorni fu, mediamente, assassinato un uomo ogni 10,8 secondi. Volendo predisporre poi uno spazio per la sepoltura di un milione di persone, destinando ad ogni una di essa una superficie di 2 metri quadri, si calcola che ci vuole per esso una superficie equivalente a quella occupata da ben 293 campi di calcio.
Numeri pazzeschi.

Tralascio in questa sede le gravi responsabilità dell’occidente, che prima creò le condizioni per la carneficina e poi si disinteressò completamente della cosa. Ricordo solo che l’ONU, a causa anche del veto imposto dagli Stati Uniti, ignorò completamente le tempestive richieste di intervento per fermare il massacro e che il genocidio fu riconosciuto ufficialmente solo alcuni mesi dopo i fatti.

Mi preme invece evidenziare una cosa: tutti noi abbiamo già da tempo dimenticato, o peggio ancora, non abbiamo mai capito cosa successe realmente in quelle lontane terre Africane. Durante il massacro le televisioni e i giornali spensero le nostre menti facendo semplicemente passare la cosa come “evento tribale”, come “un affare interno”. Affermazioni che non hanno alcun senso umano davanti alle cifre della tragedia. Affermazioni che invece trovano piena giustificazione in una logica di interventismo guidata esclusivamente da interessi economici.

La verità è che, come per i prodotti proposti dalla pubblicità, anche per tutto il resto, ci hanno abituati ad attribuire più o meno importanza ad una cosa in proporzione allo spazio che a quella cosa viene dedicato nella televisione.

La realtà che percepiamo è quella filtrata e passata dai mezzi di informazione, di conseguenza anche i ricordi che abbiamo sono solo quelli che i media vogliono che conserviamo.

Fabio Cannavaro sindaco di Napoli

23 maggio 2009 Mimmo Guarino 5 commenti
Fabio Cannavaro

Egregio signor Cannavaro Fabio, le scrivo queste poche righe in merito alle sue recenti dichiarazioni sullo scrittore napoletano (suo concittadino) Roberto Saviano. Pare che lei abbia definito Gomorra, il libro Saviano, come opera nociva per l’Italia. Come qualcosa che appiccicherebbe al nostro paese l’ennesima etichetta negativa. Sembra anche che lei si sarebbe lamentato del fatto che a Madrid, dove adesso lavora, un suo collega compagno di gioco le avrebbe dato del mafioso solo perché Italiano.

Cosa dire delle sue affermazioni ? Da napoletano confesso di essere sinceramente imbarazzato! Si. Perché non potendo e non volendo pensare che non le stia a cuore la sorte della nostra amata città, sono costretto a confidare che (nella sua infinita ingenuità) lei pensi che non parlando di un problema questo si risolva da solo. Mi dispiace deluderla però, perché non è cosi che funzionano le cose. Non nel mondo reale almeno. Al contrario, anzi. Dovrebbe sapere che il primo passo verso la risoluzione di un problema è sempre la comprensione del problema stesso.

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Su via, signor Cannavaro Fabio, non è certo lo scrittore Saviano a nuocere alla nostra immagine ma i personaggi di cui parla nel libro; e se all’estero associano la mafia all’Italia non è perché ci sono scrittori che ne parlano, ma perché la mafia, come la camora,  esistono  davvero. Lo capisce anche un bambino questo.

Non le chiedo certo di vergognarsi per quello che ha detto, perché probabilmente anche volesse non ci riuscirebbe. Quello che le chiedo, invece, e di non credere che io c’è l’abbia con lei. Lo so bene che la colpa non è sua. Lei ha viaggiato tanto, è abituato a parlare ai microfoni di mezzo mondo di falli, di rigori, di assist, di fuori gioco. Il fatto è che ad un certo punto si è solo trovato d’avanti al microfono sbagliato. Nel momento giusto. Oh, pardon volevo dire “sbagliato”. Tutto qui.

E poi, infondo, che lei abbia detto queste cose poco importa. Il problema è invece un altro signor Cannavaro Fabio. Il problema è che troppi Italiani la pensano proprio come lei; pare che siano addirittura maggioranza nel paese ! Lo sa che anche altri noti personaggio hanno preso, più o meno velatamente, le distanze da Saviano? Proprio come lei signor Cannavaro Fabio. Non si senta solo quindi. Tanto per farle un esempio, il direttore di un noto TG nazionale ha sottolineato il fatto che lo scrittore sta si rischiando la vita ma che infondo ci ha anche guadagnato un sacco di soldi.

Cosa dire allora dei soldi che guadagna lei tirando quattro calci ad una palla di cuoio ? Perché, dopo tutto, è questo quello che lei nella vita ha imparato a fare: tirare calci ad una palla. E menomale, chissà cosa avrebbe fatto altrimenti.

Le ripeto, non c’è l’ho con lei. Ritornando poi all’increscioso episodio di Madrid, deve credermi, a me personalmente è dispiaciuto molto che quel suo amico le abbia dato del mafioso. Sono sicuro che sarà stata una situazione imbarazzante per lei. Mi consenta allora di darle un consiglio. Impari bene lo spagnolo, sempre che non l’abbia già fatto, e se ne rimanga li dov’è, in Spagna. Si mimetizzi bene, se ci riesce.

Da suo grande ammiratore, quale mi ritengo di essere, mi sento infine di darle un ultimo consiglio : non torni più a Napoli, o almeno non lo faccia per un po’, diciamo per un ventennio. Sa com’è, con le cose che le escono dalla bocca, e con l’aria che tira in questo periodo in Italia rischia che la candidano a sindaco alle prossime elezioni comunali. E magari poi viene anche eletto. E mi creda, da amico, è un augurio che non mi sentirei proprio di farle.

Le morti sulla strada e la rivincita di Fantozzi

16 maggio 2009 Mimmo Guarino 14 commenti
Vittime della strada

Si fa un gran parlare, giustamente, delle morti che ogni anno ci sono sulle strade. Solo in Italia nel 2008 le vittime per incidenti stradali sono state 4.576. Negli ultimi dieci anni la cifra raggiunge quasi gli 80 mila (pari gli abitanti di Varese), ai quali vanno aggiunti circa 250 mila feriti. Ovviamente la gran parte di queste morti sono dovute all’alta velocità.

Se, come è naturale che sia, molti chiedono leggi più severe e controlli più ferrei sono invece in pochi (e questo è strano) quelli che si lamentano del fatto che le automobili commercializzate raggiungono velocità di gran lunga superiori a quelle consentite dai limiti imposti dalle leggi nazionali. Limiti massimi che nella comunità europea (tanto per restare a casa) vanno mediamente dai 110 ai 130 Km/h.

Contachilometri

Che le macchine siano più sicure rispetto al passato è indubbio, e questo grazie alla introduzione di sistemi di sicurezza quali: airbag, frenata computerizzata, telai rinforzati, ecc. Nessuna casa automobilistica, però, ha mai minimamente pensato di limitare la velocità delle proprie vetture a quella consentita dalla legge. Cosa che di sicuro farebbe diminuire drasticamente il numero di incidenti.

Come mai questa reticenza da parte delle case automobilistiche? Che senso ha da parte loro produrre automobili che raggiungono i 250 Km/h e più se poi per legge si possono raggiungerne si e no i 130 Km/h ? Quasi che volessero istigare a delinquere poveri automobilisti. Sembrerebbe proprio un non senso.

Ferrari

Il senso invece c’è eccome ed è, come al solito, di carattere economico. Il problema si pone soprattutto per quelle costose macchine di grossa cilindrata, quelle che, tanto per intenderci, in autostrada ce le vediamo sfrecciare di fianco e che a stento riusciamo a vedere.

Pensiamo ad esempio ad una Mercedes o ad una BMW, per non parlare poi dell’orgoglio nazionale: la Ferrari. Ci pensate a una Mercedes che raggiunge come massima velocità 130 Km/h ? Ve la immaginate una Ferrari, rosso fiammante, che in autostrada non riesce a superare una Fiat Punto !? Sarebbe la rivincita di Fantozzi. Semplicemente ridicolo.

Fantozzi

Limitare la velocità di queste vetture sarebbe come privarle della loro essenza, come castrarle, come privarle della loro virilità e con essa un po anche quella dei loro guidatori. Quanti sarebbero ancora disposti a spendere cifre esagerate per macchine cosi ? Molti meno credo. Ecco allora che quegli 80 mila morti in dieci anni diventano poca cosa di fronte ai ben più importanti profitti delle case automobilistiche. Tanto più che alla televisione non se ne parla e nessuno quindi se ne lamenta.

E’ proprio vero, i governi sono tutti alla mercedes delle multinazionali.
Pardòn, volevo dire, alla “mercè” delle multinazionali.

Sviluppo sostenibile e teatro

10 maggio 2009 Mimmo Guarino 4 commenti
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Lo sviluppo sostenibile tra tradizione ed innovazione, una giornata dedicata all’ambiente. Questo è il titolo della iniziativa organizzata sabato 9 maggio, nella bellissima villa comunale di Villaricca, da Cittadinanza attiva Napoli Nord con il patrocinio del comune ed in collaborazione con Lega ambiente, Liternum Sviluppo Napoli Nord S.p.a. e l’associazione culturale musicale ILLIMITARTE.

Una iniziativa per promuovere lo sviluppo sostenibile, con seminari divulgativi e dibattiti sulla riqualificazione del territorio con le varie associazioni a confronto e l’allestimento di uno spazio fieristico con due aree stand: una sull’artigianato artistico ed una dedicata alle nuove tecnologie per la tutela dell’ambiente.

Ampio spazio poi è stato dedicato all’arte con balli, arti marziali, musica e teatro.

Alla manifestazione ho preso parte anche io, con lo Spazio ACE patrocinato dalla associazione ALI. Quale occasione migliore per mettere in scena il mio monologo Un cassonetto per la raccolta differenziata già presentato lo scorso marzo in occasione del carnevale.

E’ stata proprio la mia esibizione ad aprire la serata e anche questa volta ha riscosso un notevole successo. A differenza però dello spettacolo di carnevale, questa volta sono stato da solo sul palco senza il supporto del gruppo canoro che in quella occasione aveva introdotto la parte recitata cantando e ballando.

Il grande teleasilo nido

2 maggio 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
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Quando ero bambino amavo molto guardare i cartoni in televisione. Erano i mitici cartoni delgi anni ottanta: Goldrake, Il grande Mazinga, Jeeg Robot d’Acciaio e tanti altri ancora, che adesso onestamente non ricordo nemmeno. Devo dire comunque che il mio preferito era e rimane Goldrake.

Ricordo che lo spazio per questi programmi per ragazzi copriva una fascia pomeridiana di circa un paio d’ore. Per lo più si trattava di storie che descrivevano mondi di fantasia che nulla avevano a che vedere con il mondo reale. Nonostante la tenera età, pur giocando molto con l’immaginazione, a fine episodio si ritornava però tranquillamente nella realtà, fatta di scuola, compiti, genitori, amichetti, ecc. Che io ricordi, infatti, ne io e ne nessun mio amico ha mai avuto in quegli anni la pretesa di volare o di lanciare pugni atomici rotanti o alabarde spaziali.

televisione

Guardando oggi la TV in Italia mi sembra proprio che quella fascia pomeridiana di due ore si sia allargata oltremodo fino a coprire, nei fatti, l’intero l’arco della giornata. Mi pare evidente che tutti i programmi televisivi odierni, e ancor di più le pubblicità, siano pensati e fatti non per persone adulte ma per bambini da asilo. Questi programmi, infatti, che siano essi TG o talk show, film o reality, soap opera o programmi di approfondimento politico, parlano di mondi altrettanto fantastici di quelli nei quali muovevano le mosse quei mitici super robot e che nulla quindi hanno a che vedere con la realtà.

Ancor più grave rispetto al passato è però il fatto che, a differenza di quei bambini, che dopo aver spento la TV accantonavano Goldrake e tornavano a fare i compiti, oggi molti pensano che quella della televisione sia davvero la realtà.

Carnevale nella monnezza

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Le esperienze teatrali ti arricchiscono sempre, alcune però hanno un sapore speciale. Quella che ho vissuto in coccasione dello scorso Carnevale è stata, senza dubbio, una di queste.           

Una festa fatta di colori e di musica, di entusiasmo e di passione, con tanti bambini in costume che si sono divertiti a scorrazzare per i giardini della villa comunale di Villaricca. Sul palco, poi, gli spettacoli messi in scena dalle varie associazioni culturali e accademie d’arte. Io, con lo Spazio ACE,  ho presentato “Carnevale nella monnezza”, un mini musical incentrato sul tema dello smaltimento dei rifiuti.

Apposta per l’ occasione avevo scritto, qualche giorno prima, un breve monologo intitolato “Un cassonetto per la raccolta differenziata”. Un testo sul tema degli inceneritori, delle discariche ed, appunto, della raccolta differenziata.  Un modo, il mio, per cercare di sensibilizzare le persone, ed in particolare i giovanissimi, su questo spinoso tema. Per farlo in maiera efficace ho pensato bene di vestirmi da cassonetto.

Ad introdurre il monologo,  sulle note della canzone Arrangiammoce, i ragazzi del gruppo canoro “Le voci di dentro”,  per l’occasione vestiti da “buste della spazzatura”. Subito dopo, poi, la parola è passata al cassonetto. Un cassonetto disoccupato, che  lamenta, appunto,  di non aver mai avuto la possibilità di lavorare. Al contrario degli inceneritori, dice sempre il cassonetto (brutta gente senza scrupoli),  che si ingrassano sulla “pelle” della povera gente ignara delle loro malefatte.

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Un testo scritto in dialetto (napoletano ovviamente), per certi versi anche divertente, che pone in essere l’antropomorfizzazione di un oggetto inanimato affibbiandogli caratteristiche prettamente umane. Un testo forte, che denuncia le speculazioni economiche che ci sono e l’agghiacciate aumento di malattie tumorali, soprattutto nei bambini, che si registrano in corrispondenza delle zone dove queste macchine di morte vengono costruite.

Il mito della caverna di Platone

14 aprile 2009 Mimmo Guarino 3 commenti
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Immaginiamo la seguente situazione. Degli uomini sono imprigionati in una caverna fin da quando erano bambini, legati con delle catene in modo che possano guardare solo sulla parete di fronte a loro all’interno della caverna. Fuori, proprio all’entrata della caverna, c’è un muro, dietro il quale ci sono delle persone che portano degli oggetti sulla testa. Da dietro il muro spuntano solo gli oggetti che trasportano e non le persone (un po’ come il teatro dei burattini). Dietro questi uomini arde un grande fuoco che proietta le ombre delle statue sulla parete di fondo all’interno della caverna. Questa è la situazione immaginata dal filosofo Greco Platone.

schema-caverna-platoneTutto quello che gli uomini nella caverna possono vedere sono le ombre delle statuette proiettate sul fondo della caverna e tutto quello che possono sentire sono gli echi delle voci che gli uomini dietro il muricciolo scambiano tra loro. Fuori dalla caverna vi è un mondo normalissimo: piante, alberi, laghi, il sole, le stelle. Ma per gli uomini legati le ombre e l’eco costituiscono non l’apparenza bensì la sola vera realtà, proprio perché hanno fatto esperienza solo di questa.

Ad un certo punto uno di questi uomini riesce a liberarsi. All’inizio i suoi occhi sono abbagliati dalla luce del fuoco ed egli prova dolore. Non vuole crede ai suoi occhi. Poi, pian piano comincia a ragionare sul mondo esterno e prende coscienza della realtà che lo circonda. Solo allora, ricordandosi dei suoi compagni di prigionia e della loro conoscenza limitata, ritorna nella caverna per comunicare ai suoi compagni la verità.

Ma i prigionieri non gli credono e vedendolo barcollare per il repentino cambiamento dalla luce al buio lo credono pazzoe si convincono che non valga la pena di uscire dalla caverna. Il prigioniero libero rischia addirittura di essere ammazzato quando cerca di liberarli per portarli in superficie.

Il mito della caverna di Platone è oggi più che mai attuale. La maggioranza delle persone rifiuta di capire la realtà perché questo richiederebbe loro un grosso sforzo mentale, li responsabilizzerebbe oltremodo. E’ chiaro che è molto più semplice lasciare fare agli altri piuttosto che impegnarsi in prima persona. E’ molto più comodo non avere responsabilità piuttosto che averne. Meglio stare al buio della caverna piuttosto che uscire fuori allo scoperto. Così, come viene respinto il prigioniero che tende a liberare gli altri, anche il “filosofo” non viene capito quando si occupa del potere politico e viene così respinto, deriso e minacciato.

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