Slalom tra i cassonetti della spazzatura

E’ un freddo Venerdì di Febbraio a Marano e in piazza va in scena l’ultima manifestazione di protesta prima dell’apertura della discarica nella cava della limitrofa Chiaiano. Tempo qualche giorno ed arriveranno i camion per sversare i primi rifiuti. Diverse centinaia di persone ascoltano il prof. de Medici e Carlo Migliaccio (presidente della Commissione “Ambiente e Territorio”); dai microfoni anche il prete missionario Alex Zanotelli ed il vice sindaco Mauro Bertini. La manifestazione è sulla oramai famosa rotonda Titanic, dove da mesi i manifestanti hanno allestito un presidio permanente.
A cento metri di distanza due bidoni della spazzatura rovesciati sulla strada impediscono il passaggio alle auto che arrivano dal centro del paese. Gli automobilisti che arrivano sbracciano, hanno già capito. Non è la prima per loro trovare la strada sbarrata in questo modo. Alcuni dei più temerari riescono lo stesso a passare. Buttano due ruote sul marciapiede a lato e oltrepassano l’ostacolo. Uno slalom tra i cassonetti della spazzatura.

Uno di loro, in particolare, cattura la mia attenzione. Dopo dopo essere riuscito a passare, si ferma ed esce dalla macchina. E’ visibilmente turbato, preoccupato. Non si cura dei manifestanti che sono li a pochi metri più avanti, ma osserva molto bene, con molta attenzione, la sua auto dentro la quale è rimasta una donna, probabilmente la moglie. L’uomo si abbassa e controlla se la fiancata ha subito danni nella azzardata manovra fatta. Carezza dolcemente la sua creatura di metallo, poi rassicurato rientra nell’abitacolo; mette in moto e va via.
Uno di quei tanti Italiani che lavorano sodo, quell’automobilista. Uno di quei tanti che lavorano ogni giorno, a testa bassa. Uno di quei tanti che producono, che mandano avanti la baracca e che la sera hanno pure il sacrosanto diritto di distrarsi d’avanti al televisore, guardando magari qualche programma disimpegnato. Uno di quei tanti Italiani che non fanno chiacchiere ma fatti e che non hanno tempo da perdere in una manifestazione, anche se in quella manifestazione si cerca disperatamente di salvare il futuro, la salute, delle prossime generazioni.

Intanto la manifestazione volge al termine. Molte persone tornano alle loro case e alle loro cose. Nel gazebo del comitato gli irriducibili del comitato. Qui la gente trova anche la forza per ballare e cantare sulle note di famose tarantelle napoletane. L’aria si accende all’improvviso. La rabbia e la rassegnazione lasciano magicamente spazio alla gioia. Alla gioia di vivere, di esserci, di stare assieme, di condividere un obbiettivo comune. E’ incredibile l’atmosfera che si respira. Sulle note di ‘O sudato ‘nnammurato alcuni escono dal riapro del gazebo e sfidando la pioggia danzano davanti alla camionetta della polizia. Nemmeno loro, i poliziotti, riescono a trattenersi e si lasciano sfuggire un sorriso; ci salutano. In quel momento, quel gazebo, diviene il centro del mondo intero.
Chissà dove sarà finito quel automobilista, quello così preoccupato della sua bella macchina. Chissà cosa starà guardando in televisione, quel automobilista.






















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