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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

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Posts Tagged ‘Dio’

Il Crocifisso nelle aule e gli immigrati a casa loro

6 aprile 2011 Mimmo Guarino 16 commenti

Giù le mani dal crocifisso

L’esposizione del crocifisso nelle aule della scuola pubblica italiana non limita la libertà dei genitori di educare i figli secondo i propri convincimenti religiosi, questo è quello che ha sentenziato la Corte di Strasburgo per i diritti umani. Quindi non va rimosso dalle alule.

crocifisso_scuola

Una sentenza accolta con grande soddisfazione che ha ribaltato completamente quella di primo grado che aveva condannato l’Italia, scatenato così le ire un po’ di tutti. «Questo simbolo religioso è simbolo di amore universale, non di esclusione ma di accoglienza» aveva sentenziato il Cardinale Tarcisio Bertone. A difesa dei crocefissi un fragoroso coro di proteste: tutti ad evidenziare l’universalità di quel simbolo, portatore di valori come il senso dell’accoglienza, la fratellanza e la pietà. Da un sondaggio era emerso addirittura un 84% di italiani favorevole alla loro presenza nelle scuole. Naturalmente anche il mondo della politica, sempre attento agli umori del suo elettorato, si era schierato contro la loro rimozione.

Gli immigrati fuori !

Ma gli eventi della storia spesso si susseguono in maniera beffarda e per ironia della sorte la sentenza salva-crocefisso è arrivata proprio nel bel mezzo di una catastrofe umanitaria senza precedenti che, a seguito delle rivolte verificatesi nel nord dell’Africa, ha portato migliaia di disperati a sbarcare con ogni mezzo sulle coste italiane.

striscioni_lampedusa

Il fatto è che da quando sono iniziati gli sbarchi non si è sentito parlare né di accoglienza né di fratellanza né tanto meno di pietà; ma si sa che un conto è la teoria altro invece è la pratica. Nel migliore dei casi si è sentito parlare invece di un “dovere di accoglienza”: un dovere freddo e distaccato, un dovere istituzionale, inteso come un obbligo imposto da precisi accordi internazionali. Ascoltando i dibatti e le interviste in televisione, ma soprattutto la gente per la strada, nei bar e negli uffici, emerge chiaro che infondo avremmo fatto volentieri a meno di accoglierli questi profughi. Le nostre preoccupazioni, adesso che sono sul territorio italiano, non riguardano tanto le loro condizioni igienico sanitarie, e meno che mai quelle morali, quanto piuttosto chi e come dovrà ospitarli, le conseguenze negative sul turismo, gli oneri economici derivanti dalla gestione dell’emergenza, il comportamento degli altri paesi europei, e soprattutto come rimandarli a casa loro ed evitare nuovi sbarchi.

Quando il saggio indica la luna lo sciocco mira il dito

Eppure proprio l’attore principale di quel crocefisso, il Gesù dei Vangeli, aveva parlato chiaro e tondo. Agli apostoli infatti aveva detto:

gesù_apostoli

[...] io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [...] in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [...]“.

I difensori del crocifisso nelle aule scolastiche, invece, quei fratelli profughi non li vogliono né sfamare, né visitare né ospitare. Anzi non solo in loro non riconoscono Dio ma addirittura li considerano come degli invasori, degli usurpatori, degli approfittatori che vogliono togliere loro qualcosa.

Mamma li Turchi

Come si spiega allora la strenua difesa del crocifisso ? Semplice, la gran parte di quel 84% di Italiani favorevole alla presenza dei crocefissi nelle scuole si è sentita sotto attacco. Complice soprattutto l’influenza di una televisione sempre più becera, quel ricorso alla corte di Strasburgo è stato interpretato dall’Italiano medio come un tentativo dello straniero mussulmano di imporre in Italia la propria religione, non come il tentativo di affermare un principio di laicità e uguaglianza. E’ sintomatico il fatto che ancora oggi molti italiani pensino che a fare quel ricorso siano stati degli stranieri islamici, quando in realtà è stata una coppia – atea – di cittadini italiani (lei di origine Finlandese) sposati in Italia con figli italiani.

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Non si può negare che se si guarda al crocifisso come ad uno strumento di difesa dallo spauracchio del nemico invasore, come ad un segnale per ricordare allo straniero che non si trova a casa sua, allora il binomio “crocifisso si, straniero no” acquista una sua piena coerenza. Non a caso proprio i più intolleranti e violenti contro gli immigrati, gli pseudo-nazisti che vorrebbero cacciarli a calci, se non addirittura prenderli con il mitra o buttarli in mare, sono quelli che con più forza hanno difeso il crocifisso nelle aule come simbolo di identità nazionale. Probabilmente senza il massiccio aumento di stranieri che si è avuto negli ultimi anni non ci sarebbero state queste reazioni.

Quel che è certo è che assieme ai tanti barconi che non riescono a raggiungere la nostra riva affonda anche il messaggio cristiano del Dio incarnato, fatto uomo è morto sulla croce, che vive nella carne sofferente di ogni sua creatura umana. Trionfa invece l’idea del Dio nazionale che con la sua lunga barba che se ne sta su una nuvola a proteggere il suo popolo dal nemico invasore.

Se allora non lo si vuole proprio togliere quel crocefisso dalle pareti delle aule, almeno per un po’ di tempo, magari fino a quando non passa l’emergenza umanitaria degli immigrati, lo si copra con un panno.

Malleus Maleficarum, il martello delle donne

27 ottobre 2010 Mimmo Guarino 17 commenti

Il disprezzo sessuofobico per la donna

Il profondo disprezzo e l’odio feroce riversato sulla la donna dall’universo maschile è un fatto incontrovertibile che affonda le sue radici nella storia più antica dell’umanità; per rendersene conto basta leggere quei preziosi documenti storici che sono i testi sacri delle varie religioni, scritti sempre per mano di profeti uomini per ispirazione di un Dio maschile. A ben pensarci solo nell’ultimissimo scorcio di storia la donna non è stata più considerata come un essere di seconda categoria ed è stata ammessa a pieno titolo a far parte dell’umanità (parola la cui stessa radice tradisce l’originario significato) e comunque ciò è avvenuto solo in alcune parti del mondo.

burqa

Nei paesi di matrice islamica, ad esempio, dove non c’è una separazione tra stato e chiesa, la donna è ancora considerata un essere inferiore. Contro di essa sono in uso pratiche barbare come la lapidazione per adulterio, la mutilazione degli organi genitali (infibulazione), il ripudio, l’obbligo di portare il velo o il burqa. Pratiche ed usi che agli occhi degli occidentali contemporanei risultano, giustamente, tanto inaccettabili quanto inquietanti.

Paradossalmente però è stato proprio nel continente europeo (in special modo nelle regioni del nord), e non più tardi di ieri l’altro, che l’uomo ha raggiunto il massimo livello di crudeltà nei confronti della donna; ed è bene ricordarlo, affinché nessuno possa cadere nell’errore di pensare che le radici culturali e religiose dell’Europa cristiana siano moralmente superiori a quelle di altre regioni del mondo. Per circa quattrocento anni infatti, dal 1300 al 1700 (ed oltre), nel vecchio continente centinaia di migliaia di donne (ma c’è chi parla di addirittura di milioni) non furono lapidate ma bensì prima torturate barbaramente e poi bruciate vive.

Il Malleus Maleficarum

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Nessun documento, più del Malleus Maleficarum, è capace di rendere l’idea della carneficina di donne che ci fu in Europa, tra la fine del medio evo e l’inizio dell’età moderna, con la caccia alle streghe. Essa fu mossa soprattutto da una ossessiva paura dell’uomo: quella che le donne potessero concedersi carnalmente al diavolo. Il Malleus Maleficarum, ovvero il martello delle streghe, fu il manuale operativo per combattere questa paura.

Il libro, pubblicato nel 1489 in Germania, fu scritto da due domenicani tedeschi, tali Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, su incarico diretto del Papa Innocenzo VII che nella sua bolla Summis Desiderantes Affectibus (1484), preoccupatissimo del proliferare di streghe e stregoni in Germania, si diceva deciso a sferrare un duro attacco a satana.

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Per scrivere il libro i due domenicani, accreditati dallo stesso Pontefice come grandi professori di teologia, attinsero direttamente dalla stessa bolla papale, da credenze pregresse già codificate in manuali sulla stregoneria, e soprattutto da una serie di testimonianze, rese in forma anonima, che i due raccolsero nel corso di alcuni processi. In pratica il Malleus Maleficarum fu una sorta di riordino della materia, oggi si direbbe un “testo unico”, con tanto di “implicita” approvazione dell’allora presidente della repubblica, il Papa. Il Malleus Maleficarum consentì agli inquisitori di staccare completamente e definitivamente la spina dai loro cervelli poiché in esso trovarono da un lato l’avallo della massima autorità religiosa e dall’altro spiegato passo passo cosa fare in ogni circostanza. Gli effetti furono devastanti, inizio infatti un periodo nel quale la caccia alle streghe divenne psicosi collettiva. La follia dilagò e i roghi da singoli si trasformarono in roghi di massa. L’Europa fu avvolta da una macabra nube di cenere.

Il manuale della Chiesa per la caccia alle streghe

Nel Malleus Maleficarum viene spiegato innanzitutto che la donna, a causa della sua inferiorità, è più incline rispetto all’uomo ad essere ingannata da satana; cosa che giustifica il fatto che ci siano più streghe che stregoni. Per questo i due autori, che il Papa considerava suoi figli diletti e campioni nella lotta alle streghe, ringraziano Dio per averli fatti nascere uomini. Morbosamente ricca di particolari è la descrizione dei rapporti sessuali che le streghe intrattengono con satana, assurda e ridicola quella dei loro poteri; cose del tipo come trasformarsi in una mosca o un in topo o volare sul manico di una scopa e sulle quali credo non valga proprio la pena dilungarsi. Rivelatrici sono invece le descrizioni dei malefici che esse sono capaci di compiere: provocare malattie, aborti, carestie, alluvioni, ecc.. Alla strega, ed al suo amante, il diavolo, vengono addebitati cioè tutti i mali del mondo. Ancor più emblematica, in chiave sessuofobica, è l’accusa di provocare l’infertilità maschile.

Per il processo gli autori assicurano che i pettegolezzi pubblici sono sufficienti a condurre una persona al processo, che sono valide anche testimonianze anonime degli accusatori, che è l’imputata che deve dimostrare la sua innocenza e non il contrario e che una difesa troppo accanita dell’avvocato difensore è prova del fatto che anch’egli è stregato.

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I due professori di teologia consigliano, prima di iniziare le torture, di denudare la donna completamente e raderla da testa a piedi poiché sono i peli che tutelano la strega dal dolore e non ci si lasci ingannare se durante i supplizi ella cerca conforto nella preghiera poiché è proprio così che diabolicamente si protegge. Le torture devono essere portate con cautela, senza uccidere e senza spargere sangue. Si comincia con lo schiacciamento dei pollici tra due tavolette, si legano poi le mani della strega dietro la schiena con una corda e la si appende al soffitto con dei pesi legati alle caviglie, infine la si costringe con ogni mezzo a restare sveglia per ore e ore. Fondamentale per provare la colpevolezza dell’imputata è trovare il punto del diavolo. Il punto (o marchio) del diavolo è un particolare punto sul corpo della strega insensibile al dolore. Può trovarsi ovunque, anche nelle orecchie o nella vagina. Per scovarlo bisogna infilzare ripetutamente la strega con un grosso ago. Le torture possono protrarsi ogni volta anche per più di 40 ore consecutive.

In realtà gli interrogatori miravano esclusivamente all’ottenimento della confessione e se l’imputata si ostinava a negare era solo perché dalla sua aveva la protezione del diavolo.

Martello delle streghe ? No, martello delle donne !

Il Malleus Maleficarum resta una macabra testimonianza per i posteri degli orrori che gli uomini sono capaci di commettere quando la ragione lascia il posto alla credenza, del livello di umana idiozia raggiungibile quando i cervelli spenti si abbandonano alla suggestione e alla paura. Un concentrato di sadismo, perfidia e ignoranza. Un miscuglio di sessismo, sessuofobia è ottusità.

Per più di duecento anni il Malleus Maleficarum fu il “libretto di istruzioni” per accusare, torturare e bruciare vive centinaia di migliaia di donne innocenti. Donne che come colpa più grave ebbero quella di essere nate tali e come aggravanti quelle di appartenere ai ceti più bassi della società, peggio ancora se vedove, o di praticare il mestiere della levatrice, dell’erbaiola o quello della prostituta. Martello delle streghe, quindi, fu solo nel nome e nelle convinzioni della società di quell’epoca. Nei fatti, invece, fu martello delle donne. Perché, checché ne dica ancora oggi la Chiesa, le streghe non esistono e non sono mai esistite.

Lettera aperta al patriarca Noè

21 settembre 2010 Mimmo Guarino 11 commenti

Il castigo divino della schiavitù

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Signor Noè, non so se queste mie righe le saranno gradite ma voglio comunque metterla a conoscenza del fatto, casomai non lo sapesse già, che lei si è reso responsabile di un atto gravissimo, di grande irresponsabilità, che ha condizionato non poco la vita degli uomini su questa terra. Un atto che ha contribuito a rendere un inferno l’esistenza di generazioni e generazioni di esseri umani. Un atto per di più ingiustificato ed insensato come avrò modo di spiegare nella seconda parte di questa lettera.

Sto parlando della fin troppo famosa “Maledizione di Cam” che la vide protagonista in prima persona moltissimi anni or sono. Sono sicuro che ricorda ancora l’accaduto. Lei scagliò una terribile maledizione contro il figlio di suo figlio Cam, cioè suo nipote Canaan. “Sia maledetto Canaan ! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli ! ”, queste furono le sue parole esatte. Ebbene sappia che nel corso della storia umana proprio quelle parole sono servite a dare una giustificazione religiosa a quello che è forse il più odioso dei comportamenti umani: il razzismo.

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Quel suo anatema ha contribuito a formare nella mente degli uomini quell’idea secondo la quale esisterebbe una parte di umanità appositamente destinata dal creatore ad essere schiava degli altri. E si capisce pure perché ! Lei, assieme alla sua famiglia, era infatti l’unico sopravvissuto al diluvio universale, con i suoi tre figlioli – e rispettive consorti – incaricati direttamente dal padreterno di ripopolare la terra intera. E’ chiaro quindi che in una situazione del genere lo scagliare una maledizione contro la discendenza di un singolo individuo significava maledire ed inguaiare una considerevole fetta di futura umanità. Cosa che lei ha fatto signor patriarca Noè, perché si da il caso che i sommi teologi delle tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) abbiano da sempre identificato suo figlio Cam nientemeno come il progenitore di tutti gli Africani.

schiavi

In realtà poi non si è mai capito se lei volesse maledire la discendenza di suo figlio Cam o solo quella di suo nipote Canaan. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, la maledizione ha spopolato nel corso dei secoli. Probabilmente per l’autore biblico essa era originariamente intesa come rivolta alla sola discendenza di Canaan e questo è tornato comodo agli antichi ebrei che così hanno giustificato la conquista e la sottomissione dei Cananei. L’accento è stato poi successivamente spostato dai mussulmani prima e dai cristiani dopo, sempre per ragioni di comodo, su Cam in quanto progenitore degli Africani. Così la stessa maledizione è servita a giustificare anche il traffico di schiavi dall’Africa orientale al medio oriente da parte degli arabi e la tratta degli schiavi dei neri da parte degli Europei.

Sarebbe ingenuo caricare oltremodo di responsabilità le sue parole. Certo è però che, Bibbia alla mano, questi uomini illuminati hanno sempre colto la palla al balzo e, consapevoli dei grandi vantaggi economici derivanti dal sottomettere e sfruttare altri uomini, hanno potuto identificare le loro vittime con dei maledetti condannati alla schiavitù perpetua in modo da legittimare le loro razzie come l’inevitabile compimento di un giusto castigo del creatore.

La maledizione di Cam

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Entrando nel merito della maledizione, leggiamo dalla bibbia (Genesi 9, 20-29) che lei, signor patriarca Noè, una sera dentro la sua tenda beve vino fino ad ubriacarsi completamente, al punto da avere la brillante idea di denudarsi completamente per poi addormentarsi. Leggiamo anche che dopo un po’, ignaro della penosa situazione nella quale lei si trova, entra nella tenda il più piccolo dei suoi tre figli, Cam, il quale vedendola in quelle condizioni esce subito fuori per riferire la cosa ai suoi fratelli maggiori: Sem e Jafet. Questi entrano poco dopo nella tenda con la faccia rivolta di spalle per non guardare le sue nudità e la coprono con un mantello, il giorno dopo poi le raccontano tutto l’accaduto. Ed è a questo punto che lei si arrabbia terribilmente con il povero malcapitato Cam scagliandogli contro la terribile maledizione.

Ora capisco che al suo risveglio la testa dovesse farle terribilmente male a causa della sbronza notturna, ma la sua reazione è tanto insensata quanto spropositata. Intanto devo farle notare che quello di darsi all’alcol non è per niente un comportamento dignitoso per un patriarca né tanto meno un atteggiamento educativo da parte di un padre nei confronti dei figli. Ancor meno dignitosa poi è la sua idea di denudarsi e addormentarsi, soprattutto se sa che in quella tenda può entrare chiunque della famiglia in qualsiasi momento. Detto questo vorrei proprio capire quali sarebbero le colpe che lei attribuisce al malcapitato Cam. Il fatto che le abbia inavvertitamente guardato i genitali non può certo definirsi una colpa ed anche la sua reazione, quella di riferire la cosa ai fratelli maggiori, mi sembra del tutto comprensibile.

Non capisco invece perché lei si sia tanto compiaciuto con i suoi figli maggiori Sem e Jafet al punto da mandare loro tutta una serie di benedizioni. Certo, il fatto che siano entrati con la faccia rivolta di spalle lei lo ha interpretato come un segno di rispetto nei suoi confronti ma potrebbe anche darsi che lo abbiano fatto semplicemente perché il pensiero di vederla nudo dava loro ribrezzo. Il punto però non è questo quanto invece il fatto che poterono applicare quello stratagemma (girare la testa) perché sapevano già di trovarla nudo, essendo stati avvertiti dal malcapitato Cam che al contrario non aveva avuto la stessa possibilità. E non mi pare onorevole nemmeno il fatto che il giorno dopo i due le abbiano raccontato tutto l’accaduto. Primo perché così facendo le hanno provocato un comprensibile quanto inutile imbarazzo. Secondo perché hanno messo in cattiva luce il fratello minore.

La cosa più incomprensibile di tutte è però cosa centri in tutto questo suo nipote Canaan. D’accordo in questo modo ha voluto colpire il figlio per ferire il padre. Ma Cam aveva quattro figli: Cus, Mizraim, Put e appunto Canaan. Perché maledire solo quest’ultimo e non anche gli altri tre ?

Insomma, signor Noè, lei avrebbe dovuto semplicemente chiedere scusa ai suoi tre figli per l’accaduto, in modo particolare proprio al malcapitato Cam. Scusarsi, altro che maledire nipoti e discendenze senza colpe. Invece ha fatto quello che ha fatto e noi tutti ne paghiamo ancora le conseguenze.

L’ossessione per la fine del mondo

2 settembre 2010 Mimmo Guarino 10 commenti

teresamargherita

Le paure di una mamma

L’anno scorso mia sorella Teresa è diventata per la prima volta mamma, di una bellissima bambina di nome Margherita. Teresa si è subito rivelata una madre amorevole, attenta e premurosa. La piccola l’ha assorbita completamente divenendo praticamente tutto il suo mondo. Unico difetto di Mamma Teresa è però quello di essere un po’ apprensiva; un po’ troppo apprensiva.
Sere fa, tra un allattamento e un cambio di pannolini, le è purtroppo capitato di guardare una trasmissione televisiva che parlava della profezia Maya sulla fine del mondo nel 2012. La trasmissione vaneggiava sull’ avvicinamento di un misterioso pianeta, chiamato Nibiru, e di una sua possibile collisione con la terra. Complice sicuramente lo stress psicofisico dovuto alle tante nottate fatte in quest’ultimo anno si è subito lasciata suggestionare cominciando ad arrovellarsi il cervello sulle conseguenze di un simile evento; non tanto per il genere umano intero, credo, quanto piuttosto per la sola piccola Margherita.

Sono sicuro che se anche questo pianeta Nibiru arrivasse, mia sorella riuscirebbe a polverizzarlo con un solo pugno pur di proteggere la sua piccola. Comunque l’ho prontamente tranquillizzata rassicurandola sul fatto che il 21 dicembre del 2012 non ci sarà proprio nessuna fine del mondo ma sarà un giorno come tutti quanti gli altri.


La fine del mondo in 5.000 anni di storia

egizi

Quella della fine del mondo è una vera e propria ossessione che assilla il genere umano da migliaia e migliaia di anni. Oggi abbiamo i testimoni di Geova che ci rompono l’anima con questa storia ma già nei testi sacri degli antichi Egizi (3.000 a.C.), sempre di ispirazione divina, veniva prefigurata una imminente fine del mondo con l’arrivo di un soprannaturale salvatore. Simili aspettative avevano anche gli Assiro-Babilonesi e Zarathustra che profetizzava il vicino avvento del regno di Dio. Questi miti confluirono poi nella bibbia. Nella tradizione ebraica più antica i profeti proclamavano “la fede nella prossima fine” con l’arrivo del salvatore della stirpe di Davide. E poi gli Esseni (II secolo a.C.), anche loro aspettavano la fine del mondo per la generazione ancora in vita. Analoga cosa fece di lì a poco lo stesso Gesù dei vangeli che profetizzò agli apostoli il suo imminente ritorno, con tanto di sconvolgimenti cosmici, prima ancora che avesse fine quella stessa generazione: “in verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute” [Marco 13,30]. Alla vigilia dell’anno 1000, poi, di nuovo panico generale tra i fedeli per l’imminente fine dei tempi che sarebbe dovuta arrivare esattamente il 31 dicembre del 999 e cioè mille anni dopo la nascita di Cristo. Secondo il vangelo di Giovanni l’angelo di Dio aveva incatenato il drago, cioè satana, solo per una durata pari proprio a mille anni. Molti devoti vendettero addirittura i propri beni per andare in pellegrinaggio nella speranza di salvarsi l’anima.

Nonostante tutto anche gli ultimi mille anni di storia hanno visto nascere tutta una serie di profezie e previsioni sulla fine del mondo. Se ne contano almeno cinquanta, tutte corredate di data. Elencarle tutte sarebbe dispersivo oltre che noioso. Si va dall’astrologo Giovanni di Toledo, che nel 1186 calcolò un apocalittico allineamento di pianeti ad Edgar Whisenant, ex ingegnere della NSASA che annunciò al mondo intero il ritorno di Gesù sulla terra tra l’11 e il 13 settembre 1988.

Profezie moderne: Nostradamus, Nibiru, Maya

Il resto è storia recente. Per Nostradamus nel 1999 un grande re di terrore sarebbe calato dal cielo. Ancora Nostradamus con la frase “mille non più mille” riaccese la fantasia degli esperti in vista dell’arrivo dell’anno 2000.

impatto

Alcuni puntarono sulla cosmologia con tempeste solari, inversione dei poli magnetici, rallentamento della rotazione terrestre con blocco per tre giorni e, ovviamente, collisioni con asteroidi e comete. Altri puntarono sull’ufologia prevedendo l’invasione di razze aliene provenienti da altri mondi. Altri ancora sull’informatica con il “millenium bug”. Si diceva che tutti i computer si sarebbero bloccati provocando il collasso totale dell’economia mondiale. Si diceva anche che i sistemi missilistici sarebbero andati in tilt e che una testata nucleare lanciata per errore avrebbe innescato l’olocausto nucleare. Nel 2003 panico su Internet con l’arrivo del decimo pianeta (chiamato anche Nibiru o pianeta X) che si sarebbe dovuto scontrare con la terra distruggendola completamente o quantomeno passare tanto vicino da provocare con la sua attrazione un secondo diluvio universale.

Si arriva quindi alla profezia dei Maya i quali avrebbero previsto la fine dei tempi (o quantomeno un cambio epocale) per il 21 dicembre del 2012.

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Per capire chi erano questi i maya e quale era il loro livello di conoscenza e di evoluzione basta dire che per ottenere abbondanti piogge per i loro raccolti usavano sacrificare esseri umani agli dei. Le vittime di questi sacrifici, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni, venivano gettate in grandi caverne (ritenute sacre), piene di acqua e lì lasciate affogare. Generalmente venivano gettate vive e riccamente adornate di gioielli, in altri casi invece venivano prima fatte a pezzi ! Tutto ciò per assicurarsi la benevolenza di Chaac, dio delle piogge.

Alla ricerca del paradiso perduto

Viene spontaneo chiedersi perché il genere umano si ostini così tanto a costruire storie e a fissare date sulla sua fine. La risposta è che si ostina a farlo perché in realtà quella fine la desidera ardentemente, seppur in modo inconscio. Desidera ardentemente che cessi per sempre quel mondo così imperfetto che lo circonda, e che lui stesso ha modellato. I profeti, gli astrologi, i contattisti (quelli cioè che dicono di parlare con gli extraterrestri) non sono altro che dei portavoce di questo desiderio di azzerare tutto: miserie, ingiustizie, guerre, sofferenze, infelicità.

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L’umanità confida in una catastrofe che riporti tutto al punto iniziale in modo da poter poi ripartire; magari con pochi meritevoli sopravvissuti. Perché in realtà nelle profezie la fine non è mai una vera fine, non è mai totale e definitiva. Quasi sempre invece essa si mischia e si confonde con l’ingresso in una nuova era: un’era di cambiamento, di pace ed armonia. L’umanità spera in un cambiamento epocale, in una ritrovata età dell’oro, e per questo si offre di pagare un gravoso prezzo. Sia esso un grande botto, opera di un divino salvatore, sia esso l’invasione di una qualche civiltà extraterrestre, l’umanità si offre volontaria in un sacrificio che serva a separare finalmente i buoni dai cattivi e a spalancare le porte ad un’era di beatitudine, di spensieratezza e di perfezione. Soprattutto gli uomini sperano in un’era, terrena o ultraterrena che sia, dove è un grande capo a guidare il carro e tutti sono esonerati dall’impaccio e dalla fatica di dover discernere e scegliere tra il bene e il male.

Esiste il diavolo ?

16 agosto 2010 Mimmo Guarino 26 commenti

grottepertosa

Il mio inferno sulla montagna e la
stanza vuota del diavolo

Tempo fa assistetti ad un originale spettacolo teatrale all’interno delle grotte di Pertosa. Una rievocazione dell’inferno dantesco, dentro le viscere della terra, con tanto di attori, cantanti e ballerine nei panni di diavoli ed anime dannate. Un simpatico Dante a far da guida nei meandri delle grotte che per l’occasione diventarono simbolicamente cerchi e i gironi. Praticamente uno spettacolo nello spettacolo.

A dire il vero, in quello stesso giorno, una sorta di viaggio infernale lo avevo già fatto ma su una montagna ! All’andata, infatti, al mio navigatore venne la “geniale” idea di portarci (me e la mia fidanzata) per una ripidissima stradina di montagna con dei tornanti da brivido, strettissima e senza recinzioni laterali. La cosa più tragicomica fu quando, arrivati in cima alla montagna, la stradina finì nel cortile di una masseria, il navigatore ci disse di fare inversione e dalle finestre di una casetta sbucò una donna che cominciò ad urlare che dovevamo andare subito via. Dopo un po’ di esitazione feci manovra e con molta, molta, attenzione cominciai la lunga e lenta ridiscesa. Scampato il pericolo montagna arrivammo alle grotte, giusto in tempo per l’ultimo spettacolo. Facemmo di corsa i biglietti, salimmo praticamente al volo sul “barcone di Caronte” ed iniziammo così il nostro viaggio nell’inferno; il secondo della giornata.

La cosa che più apprezzai di quello spettacolo fu il finale e cioè l’arrivo nell’ultimo girone, quello del padrone di casa: il diavolo. Invece di un coreografico quanto scontato personaggio demoniaco ad attenderci trovammo infatti una stanza vuota con delle foto appese alle pareti. Foto di devastazioni belliche, sofferenza e disperazione umana. E poi le foto dei più sanguinari dittatori degli ultimi anni: Hitler, Mussolini, Stalin ed altri. Un modo molto efficace per dire che in realtà i veri diavoli siamo noi stessi uomini. Solo per pigrizia mi astenni dal suggerire a Dante di aggiungere la foto di qualche dittatore contemporaneo di mia conoscenza.


L’esistenza del diavolo per la fede Cristiana

Ironia a parte, quella trovata mi fece riflettere sul fatto che la visione largamente accettata dai credenti contemporanei è quella secondo la quale il diavolo altro non è che una metafora del male, una proiezione esterna della nostra parte più malvagia. Interpretazione che però è totalmente in contrasto con la vera fede cristiana. In base alle sacre scritture, infatti, la Chiesa ha sempre affermato che il diavolo e i suoi seguaci non sono affatto proiezioni simboliche del male ma esseri personali, vivi e pensanti; creati da Dio stesso (ovviamente).

wojtyla

Anzi, secondo un documento di valore dogmatico del Concilio Lateranense IV (1215) i diavoli sono angeli creati buoni da Dio ma divenuti malvagi a causa della loro ribellione. Ancora qualche anno fa Papa Wojtyla incitava i cattolici a sguainare la spada di San Michele Arcangelocontro il dragone, il capo dei demoni, vivo e operante nel mondo” mentre il Cardinale Joseph Ratzinger ricordava “a certi teologi superficiali” che il diavolo è per fede cristiana “una presenza misteriosa ma reale, personale, non simbolica”. Per la fede cristiana il diavolo e suoi seguaci sono spiriti maligni che sono in mezzo a noi e che operano continuamente ed attivamente per indurci al male. Si allontanano quindi dalla verità rivelata tutti coloro che ne fanno una semplice simbolo o una personificazione del male.

Satana, il Mammone e il Monaciello

Sarà anche per la suggestione dovuta ai film dell’orrore che ho visto in televisione, ma confesso che a me l’idea di avere attorno queste presenze maligne un po’ paura mi fa.

lucifero

Anche perché questo satana richiama alla mia mente la figura del “Mammone”; che poi sarebbe la versione napoletana dell’uomo nero. Da bambino, per farmi stare buono, mia mamma mi diceva che avrebbe chiamato il Mammone; il quale mi avrebbe preso, mangiato o qualcosa del genere. Io me lo immaginavo enorme e tutto nero. Era un’arma che mia madre utilizzava però solo nei casi estremi: per non farmi arrampicare su un mobile, non farmi toccare il ferro da stiro o per altre situazioni di possibile pericolo. Ovviamente data la mia tenera età non poteva stare li a spiegarmi le ragioni di questo o quel divieto; non avrei compreso. Utilizzava quindi la carta della paura. Certo lo faceva a fin di bene. Io ci credevo e terrorizzato restavo fermo li dov’ero. Così riusciva a controllarmi, a farmi obbedire (almeno per un po’ perché poi ricominciavo subito).

Tornando a cose più serie mi pare, fermo restando la sua fedeltà per la dottrina e per i dogmi, che l’ossessione della Chiesa per il diavolo sia molto scemata ultimamente. Ho l’impressione che nell’epoca delle ecografie e dei computer ai preti (o perlomeno ad una parte di essi) manchi un po’ il coraggio di parlare di spiriti maligni. Forse manca loro anche un po’ la “faccia” visto tutto quello che i loro predecessori hanno fatto appena qualche secolo fa. Come nel Medio Evo, quando ogni cosa (a seconda anche della convenienza del momento) veniva attribuita all’opera del maligno; ne sanno qualcosa quelle migliaia e migliaia di povere donne prima torturate e poi bruciate vive con l’accusa di stregoneria (che poi voleva dire fare sesso con il diavolo).

monaciello

La Chiesa ha allentato la morsa sua sul diavolo. Lo dimostra il fatto che non ho mai sentito parlare mio nonno ne di diavoli né di arcangeli; e lui era molto religioso e devoto. Al massimo da qualche vecchietta del mio paese ho sentito parlare invece del Monaciello che è un’altra tipica figura della tradizione antica napoletana. Il Monaciello (piccolo monaco) era un dispettoso essere a metà tra un fantasma ed un uomo in carne ed ossa. Ad un dispetto del Monaciello si poteva far risalire di volta in volta cose come la scomparsa delle salsicce dalla dispensa, lo scompiglio delle lenzuola di un letto matrimoniale o anche una serie di calci e pugni ricevuti nel buio notturno di una strada isolata. Non a caso questo personaggio assume in certe sue raffigurazioni dei tratti chiaramente demoniaci con un pene sproporzionatamente grande sotto il saio.

Comunque sia è sempre molto comodo scaricare delle responsabilità, personali o collettive, su una entità esterna. Così l’uomo (creato buono) ha peccato fin dall’inizio e continua a peccare solo per suggestione dell’opera del demonio. Ed allora a questo diavolo (ma mi verrebbe quasi da dire a questo “povero” diavolo) possono essere attribuite le colpe di tutti i mali del mondo: le guerre, la fame, le ingiustizie, la mancanza di morale. Tutte cose che invece senza di esso ricadrebbero interamente tra il novero delle nostre responsabilità dirette. Naturalmente anche gli attacchi a Papa Benedetto XVI sui casi di pedofilia sono suggeriti dal demonio ed è il demonio stesso ad usare i preti pedofili per distruggere la Chiesa.

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