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Posts Tagged ‘Dio’

Non importa, tanto dopo c’è il paradiso !

3 febbraio 2010 Mimmo Guarino 10 commenti
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Si sa che i bambini sono campioni nel fare domande alle quali risulta poi difficile (per non dire impossibile) dare una risposta; io ero un vero campione in questo sport. Una volta chiesi a mio padre come fosse il paradiso. Devo ammettere che la sua risposta fu veramente divertente ed originale, quasi geniale, per questo la ricordo ancora adesso. Mi disse che pur non avendolo mai visto era certo che doveva trattarsi di un posto bellissimo, perché da quando era nato il mondo, di tutti quelli che ci erano andati, nessuno mai era tornato indietro per lamentarsene.

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Oggi, a distanza di tanti anni, le domande che mi pongo sono di tutt’altro genere. Ovviamente non disdegnerei un posto prenotato nell’aldilà ma piuttosto che interrogarmi su come sia fatto questo etereo luogo preferisco concentrarmi su come si possano migliorare le cose in questo mondo. Mi capita spesso di discutere delle tante ingiustizie che affliggono l’umanità, delle mostruose diseguaglianze sociali che ci sono tra gli uomini, dei soprusi che da sempre e in ogni luogo i più deboli sono costretti a subire da parte dei più forti, delle multinazionali e delle banche che con la complicità di uomini politici senza scrupoli pianificano guerre di interesse che portano morte e distruzione e decidono il nostro futuro. Ogni volta, però, puntualmente, ad un certo punto della discussione mi sento dire sempre la stessa scontata e rituale frase: “La giustizia non è di questo mondo !”.

Eccolo che ritorna in gioco il paradiso, ancora lui ! Perché è chiaro che questa affermazione lascia intendere al fatto che, se è vero che la giustizia non esiste in questo mondo terreno, esiste invece in un altro di mondo. Un mondo lontano, un mondo di un’altra dimensione. Un mondo che nessuno ha mai visto ma che tutti, un po’ come fece anche mio padre nel rispondere a quella mia ingenua domanda, descrivono come il luogo dove tutto va bene e dove tutto è perfetto.

La giustizia non è di questo mondo è un concetto che non mi è mai piaciuto, è un approccio alla vita che ho sempre ritenuto deleterio per la crescita morale e civica degli individui, un chiaro invito al disimpegno. E’ una frase che suona chiaramente a mo’ di “resa incondizionata” di fronte alle cose che non vanno e che sembra relegare il paradiso alla mera funzione di un “dolcificante”, un dolcificante il cui unico scopo è quello di rendere meno amare tutte quelle pillole che la vita quotidiana ci costringe ad ingoiare.

Come dire “non importa se durante le vita le cose non vanno come dovrebbero, pazienza se ci mangiamo l’uno con l’altro, tanto dopo la morte c’è il paradiso”.

Preghiera

2 dicembre 2009 Mimmo Guarino 8 commenti
preghiera
E’ molto più comodo chiedere aiuto ad un Dio onnipotente piuttosto che assumersi le proprie responsabilità e impegnarsi in prima persona.

La legge delle dodici tavole

21 novembre 2009 Mimmo Guarino 10 commenti
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La civiltà dell’antico Egitto mi ha sempre appassionato tanto, in particolare l’immenso potere che i faraoni avevano sui propri simili. Questa cosa mi ha fatto riflettere spesso su come gli uomini delle civiltà più antiche accettassero come naturale il fatto di tenere unito in un tutt’uno potere politico e religioso. Comunque già all’epoca dell’antica Roma, e stiamo parlando di circa duemilacinquecento anni fa, gli uomini cominciarono a sentire il bisogno di una separazione tra le due cose; ci furono cioè quelle che potremmo definire come le prime istanze di “laicizzazione” dello stato. Una grande conquista in questo senso fu la cosiddetta legge delle dodici tavole, ottenuta dai plebei romani ben 451 anni prima delle venuta di Cristo.

Roma già non era più una quella teocrazia pura che era stata agli inizi della sua storia, dove i suoi primi due re erano stati a tutti gli effetti dei re-sacerdote. Il paragone con i Faraoni egizi, che si consideravano dio in terra, non è per niente esagerato. Secondo la tradizione romana, infatti, Romolo era il figlio del dio Marte, dopo morto fu prima assunto in cielo per poi apparire ad un suo vecchio compagno. I Romani per questo lo proclamarono loro dio.

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Dopo trecento anni dalla fondazione, le cose erano molto cambiate. Nei fatti però il potere religioso continuava ad essere mischiato a quello politico, con il pontefice (ovvero il sacerdote) che era considerato il depositario di tutta la sapienza giuridica e che esercitava quindi un forte potere limitativo sulla autorità del re. Come è facile immaginare a quei tempi la vita pubblica (e quella privata) era tutta fortemente intrisa di religiosità. Lo era a tal punto che un delitto, più che un’offesa fatta agli uomini, era considerato un’offesa fatta direttamente agli dei. Se ad esempio uccidevi un uomo venivi condannato non tanto perché avevi tolto la vita ad un altro essere umano, quanto perché avevi arrecato grave offesa agli dei e questa poteva provocare una furiosa ira da parte loro nei confronti di tutta la comunità. Solo per questo che si provvedeva alla espiazione della colpa. Nei casi meno gravi si sacrificava un animale alla divinità, in quelli più gravi si accoppava direttamente il colpevole. A decidere la pena era il cosiddetto collegio dei pontefici, un gruppo di cinque sacerdoti che di volta in volta interpretava l’umore ed il volere degli dei.

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C’erano però due aspetti che ai plebei “puzzavano” un poco. Il primo era che le norme in base alle quali si giudicava la pena erano tenute segrete, raccolte in testi che i sacerdoti stessi conservavano gelosamente. Norme mescolate con strambi riti religiosi, come ad esempio quello di leggere nelle viscere degli animali. Chissà perché, ma quella di custodire segretamente i testi sacri è sempre stato una fissa dei sacerdoti di ogni tempo. Ancora in tempi molto più recenti la chiesa cattolica proibiva tassativamente ai suoi fedeli la lettura della Bibbia, che tra l’altro era scritta in latino, una lingua inaccessibile alle masse. Il secondo aspetto era che questi sacerdoti, che dicevano di interpretare il volere degli dei, erano sempre di estrazione patrizia; appartenevano cioè alla classe ricca della società. Chissà perché, ma anche questa è stata sempre una costante in tutte le civiltà, antiche e moderne.

Capitava allora spesso che se un ricco commetteva un assassinio e in quel giorno, per detta dei sacerdoti, gli dei erano di buon umore, allora l’assassino poteva farla franca. Se invece un ladruncolo di polli rubava una gallina e gli dei, sempre per detta dei sacerdoti, erano in giornata nera, allora il poveretto poteva finire sulla forca.

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Che le masse siano sempre state pazienti e tolleranti con i potenti è risaputo, ma è anche vero che tutto ha un limite. Ad un certo punto a quelli gli dovettero veramente girare i cosiddetti “marroni”, e non potendone più delle tante ingiustizie subite chiesero al senato, anzi pretesero dal senato, leggi scritte, chiare, una volta per tutte. I senatori, dopo non poche resistenze, accettarono le richieste e mandarono tre loro membri in Grecia a studiare quello che aveva fatto Solone in campo giuridico. Il risultato finale fu la redazione di un codice di dodici tavole che costituì per secoli la base del diritto romano. Le dodici tavole vennero affisse nel foro così che finalmente ogni cittadino potesse sapere quali fossero i suoi doveri e le pene che gli sarebbero toccate in caso di infrazione. Fu una grande conquista di civiltà.

Nasce però spontaneo chiedersi come sia stato possibile per plebei ottenere una tale vittoria visto che a quell’epoca, pur essendo la maggioranza, politicamente non contavano praticamente nulla. Ebbene, è presto detto. In quel periodo Roma era in piena crisi. I suoi rivali approfittando delle sue difficoltà interne l’avevano attaccata ed avevano riconquistato tutte quelle terre che Roma stessa aveva loro sottratto. Incombevano poi dall’esterno gravi minacce: quelle degli Equi, dei Volsci e dei Galli. Insomma a Roma servivano disperatamente soldati, carne da mandare al macello; e si sa che per questo bisogno provvedono i poveracci non certo i ricconi. Fu per questo motivo, per scongiurare una una diserzione di massa dei plebei, che i patrizi accettarono quelle richieste.

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Mi ha sempre colpito il fatto che la legge delle dodici tavole doveva essere imparata obbligatoriamente a memoria da tutti bambini romani. Proprio come accade oggi con i nostri ragazzi, mi verrebbe ironicamente da dire. Ragazzi che molto spesso, pur essendo espertissimi di cellulari e videogiochi, non sanno nemmeno cosa sia la Costituzione italiana.

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San Paolo di Tarso e gli unti del Signore

31 ottobre 2009 Mimmo Guarino 12 commenti
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Quella di San Paolo di Tarso è una delle figure più importanti del cristianesimo. Studiando un po’ la sua vita ho scoperto che oltre ad essere patrono di Roma (carica che deve però condividere con San Pietro) lo è anche di Malta e della Grecia e che un numero sterminato di basiliche e chiese in tutto il mondo sono a lui dedicate e che sono ben otto i Comuni in Italia che portano il suo nome. Non avevo mai collegato la cosa, ma anche la metropoli sudamericana di San Paolo del Brasile in realtà non porta quel nome per caso. Anche la mia banca porta il suo nome.È poi pare che sia protettore dei cordai e dei cestai, e che venga invocato contro le tempeste di mare, i morsi dei serpenti e contro la cecità. Insomma un Santo che sul calendario fa la sua brava figura.

La storia di San Paolo è molto particolare, da accanito persecutore dei primi cristiani (per conto dei Romani) si converte alla nuova fede in seguito alla famosa apparizione di Gesù sulla via di Damasco. Diventa un grande evangelizzatore (la diffusione della dottrina cristiana nel mondo deve molto alla sua opera), ma soprattutto contribuisce allo sviluppo del credo stesso, tanto che i suoi scritti sono considerati dalla Chiesa di Roma come parola di Dio. Le sue lettere costituiscono addirittura i documenti più antichi del Nuovo Testamento, più antichi degli stessi vangeli.

Proprio una di queste lettere mi ha dato degli interessanti spunti di riflessione per questo articolo. Si tratta di un passo della lettera ai Romani, nel quale San Paolo spiega come il buon cristiano deve comportarsi nei confronti dell’autorità, del potete costituito.

Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori; perché non vi è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono stabilite da Dio. Perciò chi resiste all’autorità si oppone all’ordine di Dio; quelli che vi si oppongono si attireranno addosso una condanna; infatti i magistrati non sono da temere per le opere buone, ma per le cattive. Tu, non vuoi temere l’autorità? Fa’ il bene e avrai la sua approvazione, perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza. È anche per questa ragione che voi pagate le imposte, perché essi, che sono costantemente dediti a questa funzione, sono ministri di Dio. Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l’imposta a chi è dovuta l’imposta, la tassa a chi la tassa; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore. Romani, 13:1-7

Leggendo queste parole mi è venuto spontaneo chiedermi: vuoi vedere che San Paolo oltre ad essere invocato dai cordai e dei cestai, sotto sotto, non lo sia anche dai dittatori della storia?

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Secondo San Paolo infatti si deve essere sottomessi all’autorità, sempre. Perché qualsiasi essa sia viene sempre stabilita direttamente da Dio - Mio Dio! Questo vorrebbe allora dire che anche Hitler, Mussolini o Stalin, tanto per fare qualche nome, avrebbero avuto una legittimazione da Dio per fare tutto quello che hanno fatto. Per San Paolo il buon cristiano non deve mai mettere in dubbio il fatto che chi lo comanda agisce sempre per volere di Dio, e che quindi opera nel giusto e per il bene. Farlo sarebbe automaticamente un’offesa arrecata al creatore stesso.

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Se poi l’autorità porta la spada (oggi parlerebbe di manganelli, pistole, fucili, i cannoni, bombe, ecc..) non è mai per tenere oppressi ed in stato di schiavitù gli uomini, non è mai per sfruttarli, ma solo per punire chi fa qualcosa di male: i ladri, i delinquenti, ecc… Uno strumento, insomma, per difendere il più debole dal più forte. Ora, con tutto il rispetto per San Paolo di Tarso, mi pare evidente che questa visione del potere sia quantomeno ingenua, a dir poco fanciullesca, che non sta ne in cielo ne in terra (scusate il gioco di parole), lontana anni luce dalla realtà della storia, quella passata e quella contemporanea. In ogni tempo e luogo infatti l’autorità, il potere, ha sempre usato la spada per opprimere e sfruttare i suoi sottoposti, ha sempre usato gli uomini come carne da macello per combattere assurde guerre di conquista.

San Paolo poi spiega (si fa per dire) anche del perché tutti debbano pagare le tasse: semplicemente perché l’autorità le raccoglie in quanto di ministero di Dio (!?).

Presumo che queste parole saranno suonate come musica alle orecchie delle autorità dell’epoca. Chi era all’epoca di San Paolo l’autorità che portava la spada e raccoglieva le tasse? I Romani. Non a caso l’ epistole si chiama proprio lettera ai Romani, una lettera di rassicurazione sull’innocuità del nuovo credo.

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Magari ci sarà stato qualche errore di trascrizione, magari il pensiero originario del San Paolo era diverso, ma per come ci è arrivata la lettera ai Romani sembra essere stata confezionata apposta, ad uso e consumo, di tutti quei “furbi” che per legittimare il loro potere sui propri simili hanno avuto la brillante pensata di millantare investiture, dirette o indirette, da parte del creatore supremo [vedi anche Da Numa Pompilio a Bush, dialoghi privati con Dio].

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Non ho potuto fare a meno di chiedermi quanto queste parole abbiano influito sulla coscienza sociale e politica delle masse di credenti cristiani. In duemila anni di unti del Signore: dall’epoca dei primi superstiziosi barbari a quella di Carlo Magno (solennemente incoronato imperatore nella messa di Natale del 25 dicembre 800 a Roma da Papa Leone III), da Isabella di Castiglia (detta la serva di Dio) fino alle recenti democrazie cristiane e ai contemporanei difensori del bene supremo.

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Con questo non sto certo dicendo che la lettera ai Romani di San Paolo abbia inventato la ruota, che abbia portato ad un punto di svolta nella storia dell’umanità. Semmai essa è stata una conferma, una delle tante riformulazioni, ratificate in modo solenne, di uno stesso principio utilizzato fin dalla notte dei tempi dagli uomini, gli unti del signore, per piegare a proprio piacimento la volontà di altri uomini. Penso per esempio all’autorità incarnata dai faraoni all’epoca degli antichi Egizi. Loro però,i faraoni, si spingevano ancora oltre ed affermavano di essere addirittura essi stessi Dio in terra.

Atei credenti e credenti Atei

9 settembre 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
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Ci sono credenti inconsapevoli che ingenuamente si definiscono atei, ed atei convinti che in malafede si spacciano per credenti.

La storia di Adamo ed Eva raccontata ad un bambino

17 luglio 2009 Mimmo Guarino 22 commenti
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Ricordo bene quei momenti, quelle immagini. Avevo si e no 9 anni, ero di ritorno a casa dopo la lezione di catechismo, ed il mio pensiero era fisso sulla spiegazione che l’insegnante di religione aveva fatto a tutti noi ragazzi pochi minuti prima. Parole, quelle, che proprio non riuscivo ad accettare.

Quello che non mi andava giù era che mi veniva attribuita una colpa per un guaio che non avevo commesso; di questo ne ero certo. Si parlava infatti nientemeno che del peccato originale. Non che ritenessi ingiusto il castigo inflitto da Dio ai due ribelli Adamo ed Eva; chi sbaglia è giusto che paghi, pensavo; sacrosanta  quindi la loro cacciata dal paradiso. Non capivo però perché le conseguenze di quello sbaglio dovessero ricadere anche su di me che non centravo nulla.

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Ragionamenti semplici, elementari, fatti da un bambino con una mente ancora acerba, ma proprio per questo, forse, ancora priva di condizionamenti e rigidi schemi mentali predefiniti. L’insegnante ci aveva parlato anche della funzione espiatoria del battesimo, ma questo non mi aveva tranquillizzato per niente. Per me era una questione di principio.  Di guai già ne combinavo tanti per conto mio, quello però non era proprio affare che mi riguardasse.

Onestamente non ricordo se ne parlai con qualcuno, se dissi qualcosa all’insegnante del catechismo, ai miei genitori o a qualche compagno di banco. Passato il periodo del catechismo, comunque, fatta quindi la prima comunione, non ci pensai più per un po tempo.

Anni dopo però, mi venne naturale cercare di conciliare le parole del testo biblico con la teoria della evoluzione della specie di C. Darwin studiata a scuola, interpretando Adamo ed Eva non come una reale coppia di individui, bensì come una metafora utilizzata dal testo sacro per simboleggiare l’intera razza umana in una fase evolutiva pregressa. Mi parve logico interpretare l’atto del peccato originale come la rappresentazione simbolica di una transizione, di un passaggio di stato. Transizione compiutasi con la formazione di quella coscienza, che rendendo l’uomo consapevole di se stesso, lo aveva distaccato da tutti gli altri animali, lasciandolo però “nudo” di fronte agli interrogativi del mistero stesso della vita.

In realtà mi svbagliavo. Non molto tempo fa infatti ho scoperto, casualmente, che la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica afferma proprio il contrario, e cioè che Adamo ed Eva sono esistiti realmente. Non una metafora di una comunità di uomini, ma proprio una coppia di due persone, in carne ed ossa.

Viaggio molto in auto per motivi di lavoro e mi capita spesso di ascoltare la radio. Quasi mai però mi piacciono mai le canzoni che passano, per questo motivo sto sempre a cambiare stazione.  Il più delle volte mi fermo su qualche trasmissione di approfondimento. A volte mi sintonizzo su Radio Maria e ascolto il programma di Padre Livio Fanzaga, che anche è il direttore della radio. Proprio in una di queste sue puntate l’ho sentito affermare che “la prima coppia di uomini è esistita veramente” e che “anche la prima tentazione c’è stata veramente”. Questo è il video con la registrazione della voce di padre Livio, che con mia grande sorpresa  ho trovato su YouTube.

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Dopo aver ascoltato queste parole ho subito fatto qualche ricerca ed ho scoperto che in effetti Padre Livio aveva ragione. Ancora nella Enciclica Humani Generis del 1950, infatti, Pio XII dichiarava che dopo Adamo non sono esistiti su questa terra uomini che non abbiano avuto origine da lui per generazione naturale come progenitore di tutti e che Adamo non è simbolo di una moltitudine di progenitori.  Ancora oggi il catechismo parla di Adamo ed Eva come reali progenitori della razza umana. I due vengono anche commemorati il 24 dicembre (martirologio romano), alla vigilia della Natività del Signore, assieme a tutti gli avi di Gesù . E’ probabile che i due siano stati anche proclamati santi (Sant’AdamoSant’ Eva), ma per questo non ho trovato nessuna fonte ufficiale.

Adamo ed Eva quindi sono realmente esisititi. La maggior parte della persone però ignora questa verità, cattolici compresi. L’equivoco nasce forse dal fatto che essendo il catechismo rivolto sostanzialmente a bambini si è indotti a pensare, erroneamente, che la storia venga loro raccontata in modo letterale solo per facilitarli nella comprensione. Invece le cose stanno proprio come le si raccontano.

Accertato adesso che Adamo ed Eva sono esistiti realmente come coppia, mi viene però subito da pormi una domanda. Dopo l’assassinio del fratello Abele, Dio bandì Caino, e per proteggerlo da eventuali aggressori che lo avessero veduto, affinché nessuno lo colpisse, gli pose un segno di riconoscimento. Caino, fuggiasco, si stabilì nel paese di Nod, a oriente di Eden (Genesi 4,1-16).

La mia domanda è questa: chi mai poteva uccidere Caino se sulla faccia della terra erano rimasti solo lui e i suoi due genitori Adamo ed Eva ?

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Tutto il resto è scienza

6 giugno 2009 Mimmo Guarino 16 commenti
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Si è soliti parlare di “miracoli” quando ci si trova di fronte ad eventi che non trovano una spiegazione razionale se confrontati con le normali osservazioni quotidiane della vita. C’è chi grida al miracolo nel vedere statue di madonnine piangere sangue, o ancora, nel vedere estratto vivo un neonato dalle macerie di un terremoto dopo molti giorni, anche se poi quello stesso terremoto ha provocato migliaia di morti.

Molti si stupiscono poi davanti alle cosiddette guarigioni spontanee, guarigioni improvvise ed inspiegabili da malattie senza cura. Cartelle cliniche che non lasciano alcuna speranza per l’ammalato sono seguite, nel giro di poche ore, da situazioni di completa guarigione dello stesso. Situazioni nelle quali la scienza si arrende, non sapendo dare per l’evento nessuna spiegazione razionale. Anche in questi casi si parla allora di miracolo, di evento soprannaturale o intervento divino; a volte addirittura per bocca degli stessi medici.

Seguendo questa logica mi chiedo però perché non ci si stupisca allo stesso modo anche davanti all’insorgere di quelle stesse malattie e non si ritenga quindi anche l’ammalarsi stesso un evento miracoloso. Perché in fondo non sappiamo nulla ne dei meccanismi che ci portano ad ammalarci ne di quelli che ci portano a guarire spontaneamente.

In altre parole, penso che guardare ai miracoli come eventi durante i quali le leggi naturali appaiono non essere più valide sia un atto di grande presunzione, poiché questo presuppone da parte nostra la conoscenza completa e puntuale di tali leggi.

Credo invece che se c’è una cosa, di fronte alla quale vale veramente la pena meravigliarsi, questa cosa è l’ esistenza. L’esistenza nell’accezione più ampia. Esistenza degli uomini e degli animali, ma anche delle piante, dell’acqua e della terra e di tutte le altre cose attraverso cui la materia prende forma. Si, la cosa di cui meravigliarsi è l’esistenza, dell’essere qui, in questo momento, su questo pianeta immerso nell’immensità di un universo fatto di miliardi di miliardi di corpi celesti.

Credo che il vero grande miracolo, che racchiude poi tutti gli altri, sia quello della esistenza della materia con le sue leggi che ne regolano il comportamento. Tutto il resto è scienza.

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Dio in un paesaggio

26 aprile 2009 Mimmo Guarino 19 commenti
monagne

Amo i paesaggi di montagna, mi fanno pensare a Dio, molto più delle chiese.

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Da Numa Pompilio a Bush, dialoghi privati con Dio

25 aprile 2009 Mimmo Guarino 3 commenti
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Leggendo la storia una cosa mi pare evidente: i potenti della storia hanno sempre avuto una capacità innata che ha permesso loro di mettersi in contatto diretto e privato con Dio. Non solo, sono riusciti addirittura a farsi dare dal padreterno disposizioni dettagliate sul da farsi. Quasi sempre si trattava di fare una guerra.

Già Numa Pompilio, secondo Re di Roma (la fondazione di Roma risale al 753 a.c.), per mettere ordine nella liturgia religiosa, ed imporlo al popolo, fece spargere la notizia che ogni notte mentre dormiva, la ninfa Egeria veniva a visitarlo dall’olimpo per trasmettergli direttamente le istruzioni. Chi avesse disobbedito, non era col re, uomo fra uomini, che avrebbe dovuto vedersela, ma con il padreterno in persona.

Hitler

Quasi tremila anni più tardi, in pieno ventesimo secolo, Adolf Hitler, per farsi obbedire dai tedeschi, non seppe escogitarne uno migliore. Ogni tanto scendeva dalla montagna di Berchtesgaden con qualche nuovo ordine del buon Dio in tasca: quello di sterminare gli ebrei, per esempio, o di distruggere la Polonia.

Lo stratagemma è stato utilizzato sistematicamente nella storia dell’umanità per manipolare le masse e indurre gli uomini a commettere gli atti più efferati.

Per quanto infantile possa sembrare questo metodo seguita a attaccare ancora oggi. Proprio così, seguita ad avere successo anche oggi, e non solo in paesi come Afghanistan, Iran o Nigeria.

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Il caso più eclatante è infatti quello di G.W. Bush (Junior), ex presidente deli USA. Era di dominio pubblico che il giovane Bush avesse trascorso una giovinezza dissoluta e dedita all’alcol. Come farsi accettare dal morigerato popolo americano ? L’idea fu quella di presentarsi al “suo” popolo come un mistico. Come un uomo che, grazie all’incontro con Dio, aveva avuto una profonda riconversione spirituale.

Questa sua presunta profonda riconversione gli ha dato poi, nel corso del suo mandato, il pretesto per giustificare i suoi numerosi crimini. Appellandosi più volte ad un suo millantato dialogo con Dio è riuscito a spacciare per volontà di Dio quella che era solo la su volontà. I credenti americani sono stato così indotti a credere (o forse hanno voluto credere) che il loro presidente, agendo in armonia con la volontà di Dio non potesse sbagliare. Fare una guerra era come obbedire direttamente a Dio. Onestamente è alquanto difficile disobbedire a Dio. Dice Bush: “Dio mi ha detto di colpire Al Qaeda, e io li ho colpiti, poi mi ha detto di colpire Saddam, e l’ho fatto, adesso sono deciso a risolvere il problema mediorientale”.

In quanto a ingenuità e credulità mi pare che l’umanità, dai tempi di Numa Pompilio, non abbia progredita molto.

Gesù Cristo sul barcone

22 aprile 2009 Mimmo Guarino 2 commenti

matrimonio

Tempo fa mi trovai a far visita a certi miei parenti, per il matrimonio di una mia cugina. La cerimonia nunziale fu l’argomento principale della conversazione nella quale mi trovai subito catapultato. Tra le altre, ricordo bene, si faceva spreco di elogi per il giovane parroco (coetaneo ed amico dello sposo) che aveva tenuto il corso prematrimoniale e che avrebbe anche celebrato il matrimonio. Da sottofondo a queste ed altre parole faceva l’audio dell’immancabile televisione.

Ad un certo punto, il telegiornale catturò l’attenzione dei presenti, con la notizia di un massiccio sbarco di clandestini sulle coste Italiane.

Terminato il servizio, il futuro sposo (che di li a poco si sarebbe dovuto inginocchiare d’avanti a Dio) prese la parola dettando a tutti i presenti la sua personale ricetta per risolvere quel increscioso quanto fastidioso problema. Fosse stato per lui avrebbe usato i cannoni per affondare quelle navi.

Accidenti” pensai “menomale che da poco hai seguito un corso di catechismo …”.

Comunque lasciai correre, non dissi nulla e la conversazione continuò a scorrere sui suoi tristi binari.



Soluzioni impossibili
Il problema degli sbarchi clandestini in Italia è ancora qui, che attende una soluzione. Le cose non sono cambiate in questi pochi anni, sono peggiorate anzi. L’Italia, si sa, è uno dei paesi più esposti a questo fenomeno. Vuoi per la sua posizione geografica, vuoi per la sua morfologia.


sbarchi_clandestini-immigrazioneCosa fare per arginare il problema dell’immigrazione clandestina ? Respingerli ? Questo equivarrebbe ovviamente a condannarli a morte. Infatti quando questi barconi della miseria, o “carrette del mare” (termine tanto di moda), giungono sulle nostre coste, le condizioni dei passeggeri sono sempre a dir poco disperate, pietose. Uomini, donne e bambini stipati come bestie, disidratati, malnutriti e in condizioni igieniche disastrose. Alcuni di loro non arrivano nemmeno a destinazione, muoiono durante il viaggio e come sacchi di spazzatura vengono buttati in mare.

Alcuni propongono di soccorrerli sulle navi stesse, rifocillarli, curarli, rifornirli di carburante e rispedirli nel paese di provenienza. Ma quale provenienza mi chiedo? Dove ? In quale paese ? I conducenti si mimetizzano tra i passeggeri, scappano, si nascondono. E anche quando se ne conosce la provenienza, essendo queste imbarcazioni clandestine, sono per definizione senza nazionalità, e quindi non rimpatriabili.

Anche prendere accordi con i paesi di provenienza, per bloccare gli sbarchi clandestini in partenza, sembra un utopia; non riusciamo noi a sconfiggere le nostre mafie, come pretendere che paesi del “terzo mondo”, con livelli di corruzione ancora più alti del nostro (forse !?), riescano ad arginare fenomeni “malavitosi” di tale portata. E sia ben chiaro che sto parlando del problema sbarchi non di quello della immigrazione.

cannoniContro il negri usiamo
pure i cannoni

Affondarli a cannonate, allora. Di sicuro questa sarebbe la soluzione più efficace, almeno dal punto di vista economico. E sono sicurissimo che molti Italiani, proprio come quel mio parente, non ci penserebbero su due volte nel risolvere il problema in questo modo. Lo sento nel tono delle conversazioni che ascolto. Lo vedo negli sguardi della gente. Lo respiro nell’aria.

Valori senza valore
Ho l’impressione che l’unica preoccupazione sia quella di conoscere il numero delle persone sbarcate. Aggiornare le statistiche dei presenti in Italia. Tenere sotto controllo il livello di contaminazione del paese. Alla faccia dei tanto decantati valori cristiani.

gesù_cristoE già, perché queste persone sono proprio quelle che si dicono essere, più di ogni altro, gelose di questi valori. Valori Cristiani che però si guardano bene da mettere in pratica, ma che utilizzano solo come paravento, per sentirsi “parte di una squadra”, “di una tribù” e creare stupide contrapposizioni tra civiltà.

Ma di quali valori parlano ? Esiste forse un valore più alto della vita umana ? E quale valore danno allora a quelle vite su quei barconi ? O forse che la vita di un Africano, di un Albanese o di un Romeno valga meno di quella di un Italiano ? O che per questi pseudo-cristiani falsi e ipocriti l’anima abbia un colore o una nazionalità ? Non mi sembra che sia scritto nel vangelo.

Quello che è certo è che se Gesù Cristo fosse qui, vivo, sarebbe su uno di quei barconi, non certo su una poltrona a guardare la TV.


frecce_tricolori Piccole menti che non crescono
Il ragionamento che fanno questi piccoli uomini è quello di pensare che il problema non li riguardi affatto. Si nascondono dietro parole come “nazione”, “paese”; non riuscendo a capire che su ogni una di quelle carrette del mare c’è il fallimento dell’umanità intera. E non si può neanche parlare di razzismo, perché qui si tratta  di ignoranza.

Un ragionamento egoistico oltre ché irrealistico. Egoistico, in quanto volto unicamente a mantenere uno squallido “stato di cose” che assicura loro una immeritata quanto illecita ricchezza materiale. Irrealistico, perché non tiene conto dell’ovvio fatto che non ci saranno mai ne confini, ne barriere, ne controlli efficaci al punto di poter contro battere l’istinto di sopravvivenza di persone che ogni giorno muoiono di fame e miseria.

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