Il miracolo immaginario

Quando la Madonna non piange
Anni fa entrai a far parte di una compagnia teatrale amatoriale formata da un gruppo di ragazzi di una piccola comunità parrocchiale locale. Fui chiamato per sostituire un ragazzo che aveva dovuto rinunciare alla sua parte per motivi di lavoro. Tra una prova e l’altra cominciai a fare amicizia con quei ragazzi, e quelle ragazze, fino al punto che la sera iniziai anche ad uscire con loro. La commistione tra attività teatrali e parrocchiali fu inevitabile, un po’ per curiosità, un po’ perché in quel periodo non avevo altre cose da fare, cominciai a frequentare la parrocchia. Alla fine mi ritrovai seduto tra i banchi chiesa ad ascoltare il loro parroco dire messa .
Un giorno eravamo nello spazio antistante alla chiesa. Si chiacchierava del più e del meno quando ad un certo punto, circospetto, si avvicinò a noi il parroco per parlarci. Ci confessò, con la sua solita calma, di avere assistito ad uno straordinario evento: la statua della Madonna all’interno della chiesetta si era messa improvvisamente a piangere. Praticamente un miracolo in diretta. L’evento si era verificato solo qualche ora prima del nostro arrivo ed era stato osservato anche da uno dei nostri compagni che, per caso, si trovava proprio li. Quelle lacrime erano ancora visibili sul volto della statua e durante la funzione avremmo potuto vederle direttamente con i nostri stessi occhi.
A messa quel pomeriggio c’eravamo solo noi del gruppo teatrale. Ad un certo punto, su invito del parroco, ci avvicinammo uno alla volta alla statua per constatare quello strabiliante fenomeno. Alcuni ebbero toni quasi entusiasti, altri furono più pacati, altri ancora mugugnarono solo qualche parola tra i denti, tutti comunque confermarono la presenza di lacrime sul volto della statua.
Chi tace dissente
Quando arrivò il mio turno mi avvicinai alla statua e la guardai ben bene, sicuramente molto più a lungo di quanto avessero fatto tutti quanti gli altri. Non so se qualcuno notò la mia espressione durante l’ispezione, fatto sta che dopo aver a lungo osservato quel volto non dissi assolutamente nulla; me ne tornai discretamente al mio posto senza fiatare. Se c’è una cosa che non mi difetta quella è proprio la vista e sono sicuro che di lacrime su quella statua non ce n’erano. Quella statua non aveva pianto; anche se, dopo aver assistito a quella “farsa”, ne avrebbe avuto tutte le ragioni.

Ovviamente nessuno vide realmente delle lacrime, purtuttavia nessuno ebbe il coraggio di ammetterlo. Ogni volta che veniva incassata una testimonianza positiva il muro della paura diventava sempre più alto e quindi difficile da superare per il successivo testimone. Negare quel miracolo immaginario avrebbe infatti sbugiardato sia il vertice del gruppo (il parroco) sia tutti quei componenti che già avevano messo la propria faccia a favore del si. Sbugiardati ! Perché stabilire se ci sono o meno delle lacrime su un pezzo porcellana non è una questione soggettiva ma oggettiva; o ci sono o non ci sono.
E’ facile dire e fare cose che noi “pensiamo” gli altri si aspettano che diciamo o facciamo. Difficile fare il contrario, perché alla paura di essere criticati, attaccati e cacciati dal gruppo si unisce la mancanza di stima e di fiducia che nutriamo verso noi stessi. Questa sfiducia ci convince che quelle nostre “personali” posizioni devono per forza di cosa essere sbagliate, che “dovrà pure esserci un motivo valido se tutti dicono questo o fanno quella determinata cosa”. E’ la fase che mette a posto la nostra parte razionale, la nostra coscienza, quella che reclama coerenza tra pensiero e azione. La verità è che non siamo ancora esseri razionali ma solo esseri razionalizzanti.















