Ecologia mentale

Cattivi pensieri sulla raccolta differenziata
L’anno scorso, spinto dal desiderio di capire meglio cosa fosse realmente successo nella mia amata regione, ho seguito un corso di formazione professionale sull’ambiente organizzato congiuntamente dagli ordini degli Ingegneri delle provincie di Napoli e di Salerno. Proprio durante questo corso mi è capitato di ascoltare uno scambio di opinioni sul tema della raccolta differenziata che mi ha lasciato alquanto perplesso. Da quel breve dibattito, improvvisato al momento nell’attesa che ricominciasse la lezione, usciva infatti un giudizio a dir poco pessimistico sulla sua reale efficacia. Uno dei colleghi, in particolare, metteva in evidenza tutti quelli (che a suo dire) erano i suoi principali limiti; primo fra tutti l’esistenza di rifiuti non differenziabili, rifiuti (come ad esempio il tetrapak) per i quali non è possibile fare la raccolta differenziata e quindi inesorabilmente destinati ad essere o depositati in discarica o inceneriti.
Confesso di essere rimasto molto sorpreso nel constatare come un tale tipo argomentazione potesse essere portato avanti, con tanta convinzione, anche da persone con alle spalle un percorso di studi che, per sua natura, abitua (ma a questo punto dovrei dire dovrebbe abituare) le persone al ragionamento. L’atteggiamento mi è parso proprio lo stesso di quell’immaginario uomo che spinge quella fantomatica porta anziché tirarla o di quelle nuore che spazzano la casa nascondendo tutto sotto al tappeto prima che arrivi la suocera.

La follia delle discariche e degli inceneritori
E’ una realtà fisica il fatto che con l’uso delle discariche si arriverà prima o poi ad un momento che non ci sarà più spazio dove metterli i rifiuti; un ingegnere almeno questo dovrebbe capirlo. Lo stesso discorso vale per gli inceneritori, l’ora del collasso arriverà un po’ più tardi ma comunque arriverà; della massa totale che viene incenerita in un impianto, infatti, rimane sempre e comunque un buon 15% di scarto che per forza di cose deve essere poi depositato in discarica.
E’ una realtà fisica anche il fatto che con l’attuale “ciclo aperto”, cioè estraendo continuamente materie prime (petrolio, metalli, legno, etc..) che poi vengono buttate via dopo l’utilizzo, si arriverà prima o poi all’esaurimento totale delle risorse globali e saremo paradossalmente costretti a riprendercele dissotterrandole da quelle stesse discariche dove le avevamo “scioccamente” buttate. Tutto questo senza contare poi i gravi danni che questi metodi (deposito in discarica e incenerimento) comportano per l’ecosistema e quindi per la salute degli uomini.

Ecologia mentale
Solo cambiando la visuale, allargandola, guardando in avanti, si può riuscire a comprendere che il problema vero è quello di evitare un collasso (economico e ambientale) che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza stessa della specie umana e che l’unica soluzione possibile è quella di una chiusura totale del ciclo: tutto quello che viene prodotto deve essere recuperato, trattato e riutilizzato. Tutto, anche quello che allo stato della tecnica oggi non lo è ancora.
Solo evitando di dare per scontato quello che in realtà scontato non lo è affatto si può evitare di spingere inutilmente una porta che si apre semplicemente tirandola e capire che il problema non è la raccolta differenziata che non riesce a smaltire un certo tipo di rifiuti ma bensì l’esistenza di quegli stessi rifiuti indifferenziabili e che è assolutamente necessario che la progettazione e la produzione dei beni materiale venga fatta fatta pensando che quei beni, dovendo avere per forza di cose un tempo di vita finito, dovranno un giorno essere recuperati e riutilizzati in ogni loro parte.




















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