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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

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Lettera aperta al patriarca Noè

21 settembre 2010 Mimmo Guarino 11 commenti

Il castigo divino della schiavitù

noe

Signor Noè, non so se queste mie righe le saranno gradite ma voglio comunque metterla a conoscenza del fatto, casomai non lo sapesse già, che lei si è reso responsabile di un atto gravissimo, di grande irresponsabilità, che ha condizionato non poco la vita degli uomini su questa terra. Un atto che ha contribuito a rendere un inferno l’esistenza di generazioni e generazioni di esseri umani. Un atto per di più ingiustificato ed insensato come avrò modo di spiegare nella seconda parte di questa lettera.

Sto parlando della fin troppo famosa “Maledizione di Cam” che la vide protagonista in prima persona moltissimi anni or sono. Sono sicuro che ricorda ancora l’accaduto. Lei scagliò una terribile maledizione contro il figlio di suo figlio Cam, cioè suo nipote Canaan. “Sia maledetto Canaan ! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli ! ”, queste furono le sue parole esatte. Ebbene sappia che nel corso della storia umana proprio quelle parole sono servite a dare una giustificazione religiosa a quello che è forse il più odioso dei comportamenti umani: il razzismo.

papa-imam-rabbino

Quel suo anatema ha contribuito a formare nella mente degli uomini quell’idea secondo la quale esisterebbe una parte di umanità appositamente destinata dal creatore ad essere schiava degli altri. E si capisce pure perché ! Lei, assieme alla sua famiglia, era infatti l’unico sopravvissuto al diluvio universale, con i suoi tre figlioli – e rispettive consorti – incaricati direttamente dal padreterno di ripopolare la terra intera. E’ chiaro quindi che in una situazione del genere lo scagliare una maledizione contro la discendenza di un singolo individuo significava maledire ed inguaiare una considerevole fetta di futura umanità. Cosa che lei ha fatto signor patriarca Noè, perché si da il caso che i sommi teologi delle tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) abbiano da sempre identificato suo figlio Cam nientemeno come il progenitore di tutti gli Africani.

schiavi

In realtà poi non si è mai capito se lei volesse maledire la discendenza di suo figlio Cam o solo quella di suo nipote Canaan. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, la maledizione ha spopolato nel corso dei secoli. Probabilmente per l’autore biblico essa era originariamente intesa come rivolta alla sola discendenza di Canaan e questo è tornato comodo agli antichi ebrei che così hanno giustificato la conquista e la sottomissione dei Cananei. L’accento è stato poi successivamente spostato dai mussulmani prima e dai cristiani dopo, sempre per ragioni di comodo, su Cam in quanto progenitore degli Africani. Così la stessa maledizione è servita a giustificare anche il traffico di schiavi dall’Africa orientale al medio oriente da parte degli arabi e la tratta degli schiavi dei neri da parte degli Europei.

Sarebbe ingenuo caricare oltremodo di responsabilità le sue parole. Certo è però che, Bibbia alla mano, questi uomini illuminati hanno sempre colto la palla al balzo e, consapevoli dei grandi vantaggi economici derivanti dal sottomettere e sfruttare altri uomini, hanno potuto identificare le loro vittime con dei maledetti condannati alla schiavitù perpetua in modo da legittimare le loro razzie come l’inevitabile compimento di un giusto castigo del creatore.

La maledizione di Cam

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Entrando nel merito della maledizione, leggiamo dalla bibbia (Genesi 9, 20-29) che lei, signor patriarca Noè, una sera dentro la sua tenda beve vino fino ad ubriacarsi completamente, al punto da avere la brillante idea di denudarsi completamente per poi addormentarsi. Leggiamo anche che dopo un po’, ignaro della penosa situazione nella quale lei si trova, entra nella tenda il più piccolo dei suoi tre figli, Cam, il quale vedendola in quelle condizioni esce subito fuori per riferire la cosa ai suoi fratelli maggiori: Sem e Jafet. Questi entrano poco dopo nella tenda con la faccia rivolta di spalle per non guardare le sue nudità e la coprono con un mantello, il giorno dopo poi le raccontano tutto l’accaduto. Ed è a questo punto che lei si arrabbia terribilmente con il povero malcapitato Cam scagliandogli contro la terribile maledizione.

Ora capisco che al suo risveglio la testa dovesse farle terribilmente male a causa della sbronza notturna, ma la sua reazione è tanto insensata quanto spropositata. Intanto devo farle notare che quello di darsi all’alcol non è per niente un comportamento dignitoso per un patriarca né tanto meno un atteggiamento educativo da parte di un padre nei confronti dei figli. Ancor meno dignitosa poi è la sua idea di denudarsi e addormentarsi, soprattutto se sa che in quella tenda può entrare chiunque della famiglia in qualsiasi momento. Detto questo vorrei proprio capire quali sarebbero le colpe che lei attribuisce al malcapitato Cam. Il fatto che le abbia inavvertitamente guardato i genitali non può certo definirsi una colpa ed anche la sua reazione, quella di riferire la cosa ai fratelli maggiori, mi sembra del tutto comprensibile.

Non capisco invece perché lei si sia tanto compiaciuto con i suoi figli maggiori Sem e Jafet al punto da mandare loro tutta una serie di benedizioni. Certo, il fatto che siano entrati con la faccia rivolta di spalle lei lo ha interpretato come un segno di rispetto nei suoi confronti ma potrebbe anche darsi che lo abbiano fatto semplicemente perché il pensiero di vederla nudo dava loro ribrezzo. Il punto però non è questo quanto invece il fatto che poterono applicare quello stratagemma (girare la testa) perché sapevano già di trovarla nudo, essendo stati avvertiti dal malcapitato Cam che al contrario non aveva avuto la stessa possibilità. E non mi pare onorevole nemmeno il fatto che il giorno dopo i due le abbiano raccontato tutto l’accaduto. Primo perché così facendo le hanno provocato un comprensibile quanto inutile imbarazzo. Secondo perché hanno messo in cattiva luce il fratello minore.

La cosa più incomprensibile di tutte è però cosa centri in tutto questo suo nipote Canaan. D’accordo in questo modo ha voluto colpire il figlio per ferire il padre. Ma Cam aveva quattro figli: Cus, Mizraim, Put e appunto Canaan. Perché maledire solo quest’ultimo e non anche gli altri tre ?

Insomma, signor Noè, lei avrebbe dovuto semplicemente chiedere scusa ai suoi tre figli per l’accaduto, in modo particolare proprio al malcapitato Cam. Scusarsi, altro che maledire nipoti e discendenze senza colpe. Invece ha fatto quello che ha fatto e noi tutti ne paghiamo ancora le conseguenze.

Una legge elettorale a misura di analfabeta

9 novembre 2009 Mimmo Guarino 8 commenti
bandiera-italiana

Supponiamo che un soggetto A invii un messaggio M ad un soggetto B con il chiaro intento di arrecargli un’ offesa. E supponiamo anche che questo soggetto B ricevente non si accorga delle intenzioni offensive del soggetto A, e interpreti invece il messaggio M come un complimento, o un saluto o altro. E’ evidente che, stando così le cose, non si potrà certo parlare di offesa compiuta, ma solo di un tentativo andato a vuoto.

Questo è pressappoco quello che è stato il concepimento e l’approvazione della attuale legge elettorale, un tentativo di offesa andato a vuoto. Un tentativo di offesa che la classe politica italiana ha fatto al suo elettorato e che è andato miseramente a vuoto.

Che la legge fu fatta con questa intenzione lo si capisce, tra l’altro, anche dalle dichiarazioni dello stesso autore (l’allora ministro Leghista Calderoli), che la definì “una vera porcata”. Peccato però che gli Italiani non se ne siano manco accorti.

calderoli

Varata nel Ottobre del 2005, fu molto discussa dai nostri cari signori politici. Le discussioni e le critiche riguardarono però solo il meccanismo dell’attribuzione dei seggi in parlamento, e cioè le soglie di sbarramento per i partiti, premi di maggioranza, ecc. Si accapigliarono insomma per mesi solo sulle modalità di spartizione delle poltrone. Una legge, si disse, fatta in nome della stabilità politica, per sbarrare il passo alla frammentazione portata dai piccoli partiti. Il teatrino fu molto triste: ogni esponente di partito argomentava con motivazioni palesemente e pateticamente di parte. Quelli dei partiti grandi, direttamente o indirettamente fautori della legge stessa, peroravano la causa di una maggiore stabilità politica, ed erano quindi a favore della nuova legge elettorale. Quelli dei partiti piccoli, invece, portavano avanti la causa della rappresentanza democratica, ed erano quindi contro la legge.

Questo trambusto distolse però l’attenzione da un altro punto fondamentale della nuova legge elettorale, un punto non certo meno importante, ma che probabilmente stava bene a tutta la classe politica, da destra a sinistra. Poco o niente si disse, infatti, sul nuovo meccanismo di votazione che avrebbe previsto la sola preferenza del simbolo di partito. Niente più nomi sulla scheda elettorale quindi, con l’ignaro elettore che avrebbe in questo modo perso per sempre il diritto sacrosanto di scegliersi direttamente il candidato. Solo simboli, quasi a voler evitare al elettore l’incombenza di leggere e/o scrivere per esteso il nome ed il cognome del candidato: una semplificazione fatta su misura per un popolo di analfabeti o giù di li.

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Non so perché a questo proposito mi viene in mente l’Africa. In alcuni paesi del continente nero, dove il tasso di analfabetismo è molto alto, sulle schede non viene riportato il nome del candidato né viene richiesto di scriverlo. Anche li bisogna apporre semplicemente una croce, un segno. In quei paesi però sulle schede ci mettono le foto dei candidati così che l’elettore, analfabeta, il segno lo mette direttamente sulla faccia del politico che vuole scegliere. Un sistema quantomeno che privilegia la trasparenza. La faccia, infatti, rivela molto del carattere di un uomo. Qualcuno, non ricordo chi, ha detto che: “prima dei quarant’anni, ognuno ha la faccia che gli hanno dato i suoi genitori, dopo, ognuno ha la faccia che si merita“.

mafioso

In Italia invece non solo non mettono le facce dei candidati sulle schede, ma addirittura non mettono nemmeno i nomi.  In un certo senso il ragionamento che hanno fatto i politici è stato un po’ quello di dire: “voi elettori scegliete pure il colore, la figura, il simboletto che al resto pensiamo noi“. Perché adesso con questa legge elettorale, con questo sistema di voto,  i partiti possono candidare nelle proprie liste chiunque senza farsi nessun problema di sorta. Anche un mafioso, un camorrista, un pregiudicato o un indagato di qualsiasi genere.

Non che questo non avvenisse anche prima, certo. Ma almeno, con il vecchio sistema, c’era più trasparenza e l’elettore si assumeva in parte la responsabilità morale della sua scelta. Con la nuova legge invece l’elettore non saprà nemmeno il nome di chi manda sui banchi del parlamento con il suo voto.

Però nessuno ne parla. Gli Italiani non se ne lamentano. La maggior parte della gente crede che questi siano problemi secondari.  Ma non è così. Questa legge elettorale è un vero e proprio colpo al cuore del nostro già morente sistema democratico. Bene. Molto bene. Andiamo avanti così. Aspettiamo adesso il prossimo, quello finale:  il voto elettronico. Magari organizzato in concomitanza con le nomination del grande fratello.

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La terra degli gnu

22 ottobre 2009 Mimmo Guarino 14 commenti
gnu

Tempo fa, guardando un documentario sulla savana africana, vidi una scena che successivamente mi avrebbe fatto molto riflettere. Oggetto del documentario uno degli erbivori più popolari di queste zone, lo gnu: uno strano animale e metà strada tra un bue, un’antilope e un cavallo. Questi animali amano molto stare in compagnia e si organizzano perciò in grandi branchi, che poi si cimentano in lunghi spostamenti, a volte vere migrazioni, alla ricerca di erba tenera nata dopo le piogge. Nel mese di Maggio circa 1,5 milioni di esemplari si spostano dalle pianure alle foreste, per poi tornare alle pianure nel mese di Novembre quando le piogge estive le avranno rese di nuovo verdi.

leone

Nel documentario, la telecamera del reporter inquadrava proprio uno di questi grandi branchi di gnu, con le bestie intente a bere vicini alla riva di un fiume, quando tutto ad un tratto arrivò un leone. Il leone è da sempre considerato il più acerrimo nemico dello gnu e presumibilmente quell’esemplare dovette guadare quell’enorme massa di carne più o meno come un bambino guarda estasiato le delizie che gli si presentano davanti agli occhi entrando in una pasticceria. Il leone si avvicinò indisturbato ad una parte del branco, scelse la sua preda e senza esitare gli si avventò contro. In quel preciso istante, in quel punto, si aprì come una come voragine, uno squarcio in quel indistinto mare nero fatto di carne, con tutti gli altri componenti del gruppo che si allontanavano dall’epicentro dell’aggressione, per scappare lontano e lasciare così la vittima sola di fronte al suo amaro destino. Dopo pochi minuti il malcapitato gnu era già morto esamine al suolo, mentre il leone banchettava felicemente nelle sue carni ancora calde. A pochi metri di distanza tutto era poi tornato alla normalità, con gli gnu che si erano riavvicinati al fiume ed avevano ricominciato ad abbeverarsi.

A ben guardarlo uno gnu non si può dire certo un “fringuello”, può misurare infatti fino a 2 m di lunghezza per un’altezza che può arrivare di 1,40 m e con un peso che può sfiorare i 300 Kg, insomma è una “bella bestia”, e quando si batte con un leone, anche se poi ha la peggio, mostra sempre prova di grande forza e coraggio e non di rado, con le sue grandi ed appuntite corna, riesce ad infliggere all’avversario notevoli ferite. E’ quindi evidente che se sviluppasse una seppur minima forma di difesa cooperativa, diciamo con un rapporto di uno a cinque, riuscirebbe a mettere sotto qualsiasi leone tentasse di attaccarlo. Al suo attuale stadio di evoluzione comportamentale, però, l’istinto lo spinge a scappare, un po’ come se gli suggerisse “fino a quando non tocca a te, tira a campare”. Per questo un singolo leone può fare il bello e cattivo tempo in un immenso branco di centinaia e centinaia di bestioni.

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La scena del leone che banchetta indisturbato nell’enorme branco di gnu mi ha dato degli spunti di riflessione su quelli che molto spesso sono i comportamenti che noi esseri umani adottiamo in circostanze similari. Non è difficile constatare, infatti, che non siamo tanto diversi dagli gnu quando mostriamo poca o nessuna solidarietà nei confronti di quelle persone, o di quelle categorie di persone, che sono state colpite da palesi ingiustizie. Proprio come gli gnu siamo sempre pronti a scappare, siamo sempre pronti a voltare le spalle alla vittima di turno: al commerciante che si ribella al pizzo della mafia, agli omosessuali o ai neri picchiati per strada o ai disabili che trovano mille ostacoli nelle barriere architettoniche. Un padre si incatena davanti a Montecitorio perché non può pagare le costosissime cure per il figlio malato, ma noi lo lasciamo tristemente solo. C’è una manifestazione di metalmeccanici che protestano contro il mancato rinnovo del contratto, ma in quella manifestazione ci sono solo metalmeccanici. C’è una manifestazione di insegnanti che protestano contro i tagli alla scuola, ma in quella manifestazione ci sono solo insegnanti. Viene deciso di costruire un inceneritore in pieno centro abitato e a protestare sono solo gli abitanti delle zone circostanti. Chiaro è che con questo tipo di esempi potrei andare avanti per molto.

Anche noi, come gli gnu, fino a quando non veniamo (o pensiamo di essere) colpiti in modo diretto, in prima persona, continuiamo a bere, e lo facciamo nel fiume dell’indifferenza e dell’apatia. Per questo motivo i “leoni del potere”, e cioè i politici, quelli stanno dietro alle mafie, le banche, le assicurazioni, le multinazionali, pur essendo numericamente esigui, hanno da sempre la meglio sull’enorme massa di quelli che potrei definire “GnUmani”; perché ogni volta questi devono combattere solo con una piccola parte della società. Quando invece siamo noi ad essere colpiti, proprio come lo gnu che viene assalito dal leone, mostriamo tutta la nostra forza e tenacia e ci indigniamo anche per l’indifferenza e la scarsa solidarietà di chi ci sta a attorno.

Senza scomodare alti ideali come “l’amore universale” o altre cose del genere, basterebbe fare due semplici ragionamenti pratici per capire che la solidarietà è l’unica strada percorribile , due ragionamenti sotto certi aspetti anche un po’ egoistici, cioè di pura convenienza personale,: “se oggi è toccato a lui, domani potrebbe toccare a me” e poi “se mi batto contro un’ingiustizia, anche se non mi tocca (o penso che non mi tocchi) direttamente, sto combattendo per migliorare il mondo, mondo nel quale ci sono anche io e domani ci saranno i miei figli”.

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Mi chiedo cosa mai potrebbero fare questi leoni, e come sarebbe diversa qualità della nostra vita, se i metalmeccanici si battessero anche per gli insegnanti e gli insegnanti anche per i metalmeccanici, se gli eterosessuali mostrassero solidarietà per gli omosessuali e gli omosessuali per i disabili, se i disabili si battessero anche per i neri, i Napoletani anche per i Bergamaschi e i Bergamaschi anche per i Napoletani, se ci battessimo tutti per il negoziante taglieggiato e se ci incatenassimo tutti davanti Montecitorio per solidarietà alle ragioni di quel padre disperato.

Alcuni lo chiamano lavoro

27 giugno 2009 Mimmo Guarino 6 commenti
lavoro-moderno1

Un mondo del lavoro ipertecnologico il nostro, in continua evoluzione per dare risposte sempre più esaudienti rapide alle domande del mercato.

Venditori d’assalto, cacciatori di teste e procacciatori d’affari. Tecniche sopraffine di marcketing. Ricerca delle competenze distintive e del customer satisfaction. Public relation e public affaire. Pianificazioni a lungo, medio e breve termine.

Bonus annuali e provvigioni sui contratti. Corsi di alta formazione, corsi a distanza, corsi e corsi e ricorsi. Briefing aziendali. Incontri al vertice, incontri alla base e incontri ai lati. Tavole rotonde e tavole quadrate. TAV, frecce rosse, frecciate e fragnacce. Aerei super comodoveloci per colazione in Cina, pranzo in Russia e cena in Giappone. Connessioni globali a banda larga e super larga.

E poi teleconferenze planetarie, con pausa caffè virtuale incorporata e mini auricocellulari incorporati nei padiglioni auricolari. Audit aziendali. Mission. Sistemi di qualità. E-business, E-mail, E-learnig, E-book, E-mobast. Macchine aziendali e navigatori satellitari. Project manager. Valutazione dei rischi e gestione delle risrse. Computer portatili e porte USB. Computer tascabili, tasche computerizzate.

Gli unici lavoratori però che vedo ancora sorridere sul loro posto di lavoro sono i lavavetri-fazzolettinidistributori Africani che incontro ai semafori.

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Atti umanitari o dovuti ?

22 giugno 2009 Mimmo Guarino 31 commenti
regimi-dittatoriali-africani
Per un paese occidentale, l’accoglienza di un clandestino Africano nel proprio territorio, sia esso come rifugiato politico o non, è un atto di pura umanità o il pagamento di una piccola parte di un enorme conto in sospeso da se4coli ? In altri termini: le dittature sanguinarie che affamano ed insanguinano il continente nero, sono da inquadrarsi come un processo spontaneo ed autonomo di quei popoli o come delle mostruosità create ad arte dai nostri governi ?