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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

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Posts Tagged ‘Adamo ed Eva’

L’ossessione per la fine del mondo

2 settembre 2010 Mimmo Guarino 10 commenti

teresamargherita

Le paure di una mamma

L’anno scorso mia sorella Teresa è diventata per la prima volta mamma, di una bellissima bambina di nome Margherita. Teresa si è subito rivelata una madre amorevole, attenta e premurosa. La piccola l’ha assorbita completamente divenendo praticamente tutto il suo mondo. Unico difetto di Mamma Teresa è però quello di essere un po’ apprensiva; un po’ troppo apprensiva.
Sere fa, tra un allattamento e un cambio di pannolini, le è purtroppo capitato di guardare una trasmissione televisiva che parlava della profezia Maya sulla fine del mondo nel 2012. La trasmissione vaneggiava sull’ avvicinamento di un misterioso pianeta, chiamato Nibiru, e di una sua possibile collisione con la terra. Complice sicuramente lo stress psicofisico dovuto alle tante nottate fatte in quest’ultimo anno si è subito lasciata suggestionare cominciando ad arrovellarsi il cervello sulle conseguenze di un simile evento; non tanto per il genere umano intero, credo, quanto piuttosto per la sola piccola Margherita.

Sono sicuro che se anche questo pianeta Nibiru arrivasse, mia sorella riuscirebbe a polverizzarlo con un solo pugno pur di proteggere la sua piccola. Comunque l’ho prontamente tranquillizzata rassicurandola sul fatto che il 21 dicembre del 2012 non ci sarà proprio nessuna fine del mondo ma sarà un giorno come tutti quanti gli altri.


La fine del mondo in 5.000 anni di storia

egizi

Quella della fine del mondo è una vera e propria ossessione che assilla il genere umano da migliaia e migliaia di anni. Oggi abbiamo i testimoni di Geova che ci rompono l’anima con questa storia ma già nei testi sacri degli antichi Egizi (3.000 a.C.), sempre di ispirazione divina, veniva prefigurata una imminente fine del mondo con l’arrivo di un soprannaturale salvatore. Simili aspettative avevano anche gli Assiro-Babilonesi e Zarathustra che profetizzava il vicino avvento del regno di Dio. Questi miti confluirono poi nella bibbia. Nella tradizione ebraica più antica i profeti proclamavano “la fede nella prossima fine” con l’arrivo del salvatore della stirpe di Davide. E poi gli Esseni (II secolo a.C.), anche loro aspettavano la fine del mondo per la generazione ancora in vita. Analoga cosa fece di lì a poco lo stesso Gesù dei vangeli che profetizzò agli apostoli il suo imminente ritorno, con tanto di sconvolgimenti cosmici, prima ancora che avesse fine quella stessa generazione: “in verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute” [Marco 13,30]. Alla vigilia dell’anno 1000, poi, di nuovo panico generale tra i fedeli per l’imminente fine dei tempi che sarebbe dovuta arrivare esattamente il 31 dicembre del 999 e cioè mille anni dopo la nascita di Cristo. Secondo il vangelo di Giovanni l’angelo di Dio aveva incatenato il drago, cioè satana, solo per una durata pari proprio a mille anni. Molti devoti vendettero addirittura i propri beni per andare in pellegrinaggio nella speranza di salvarsi l’anima.

Nonostante tutto anche gli ultimi mille anni di storia hanno visto nascere tutta una serie di profezie e previsioni sulla fine del mondo. Se ne contano almeno cinquanta, tutte corredate di data. Elencarle tutte sarebbe dispersivo oltre che noioso. Si va dall’astrologo Giovanni di Toledo, che nel 1186 calcolò un apocalittico allineamento di pianeti ad Edgar Whisenant, ex ingegnere della NSASA che annunciò al mondo intero il ritorno di Gesù sulla terra tra l’11 e il 13 settembre 1988.

Profezie moderne: Nostradamus, Nibiru, Maya

Il resto è storia recente. Per Nostradamus nel 1999 un grande re di terrore sarebbe calato dal cielo. Ancora Nostradamus con la frase “mille non più mille” riaccese la fantasia degli esperti in vista dell’arrivo dell’anno 2000.

impatto

Alcuni puntarono sulla cosmologia con tempeste solari, inversione dei poli magnetici, rallentamento della rotazione terrestre con blocco per tre giorni e, ovviamente, collisioni con asteroidi e comete. Altri puntarono sull’ufologia prevedendo l’invasione di razze aliene provenienti da altri mondi. Altri ancora sull’informatica con il “millenium bug”. Si diceva che tutti i computer si sarebbero bloccati provocando il collasso totale dell’economia mondiale. Si diceva anche che i sistemi missilistici sarebbero andati in tilt e che una testata nucleare lanciata per errore avrebbe innescato l’olocausto nucleare. Nel 2003 panico su Internet con l’arrivo del decimo pianeta (chiamato anche Nibiru o pianeta X) che si sarebbe dovuto scontrare con la terra distruggendola completamente o quantomeno passare tanto vicino da provocare con la sua attrazione un secondo diluvio universale.

Si arriva quindi alla profezia dei Maya i quali avrebbero previsto la fine dei tempi (o quantomeno un cambio epocale) per il 21 dicembre del 2012.

maya1

Per capire chi erano questi i maya e quale era il loro livello di conoscenza e di evoluzione basta dire che per ottenere abbondanti piogge per i loro raccolti usavano sacrificare esseri umani agli dei. Le vittime di questi sacrifici, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni, venivano gettate in grandi caverne (ritenute sacre), piene di acqua e lì lasciate affogare. Generalmente venivano gettate vive e riccamente adornate di gioielli, in altri casi invece venivano prima fatte a pezzi ! Tutto ciò per assicurarsi la benevolenza di Chaac, dio delle piogge.

Alla ricerca del paradiso perduto

Viene spontaneo chiedersi perché il genere umano si ostini così tanto a costruire storie e a fissare date sulla sua fine. La risposta è che si ostina a farlo perché in realtà quella fine la desidera ardentemente, seppur in modo inconscio. Desidera ardentemente che cessi per sempre quel mondo così imperfetto che lo circonda, e che lui stesso ha modellato. I profeti, gli astrologi, i contattisti (quelli cioè che dicono di parlare con gli extraterrestri) non sono altro che dei portavoce di questo desiderio di azzerare tutto: miserie, ingiustizie, guerre, sofferenze, infelicità.

eden

L’umanità confida in una catastrofe che riporti tutto al punto iniziale in modo da poter poi ripartire; magari con pochi meritevoli sopravvissuti. Perché in realtà nelle profezie la fine non è mai una vera fine, non è mai totale e definitiva. Quasi sempre invece essa si mischia e si confonde con l’ingresso in una nuova era: un’era di cambiamento, di pace ed armonia. L’umanità spera in un cambiamento epocale, in una ritrovata età dell’oro, e per questo si offre di pagare un gravoso prezzo. Sia esso un grande botto, opera di un divino salvatore, sia esso l’invasione di una qualche civiltà extraterrestre, l’umanità si offre volontaria in un sacrificio che serva a separare finalmente i buoni dai cattivi e a spalancare le porte ad un’era di beatitudine, di spensieratezza e di perfezione. Soprattutto gli uomini sperano in un’era, terrena o ultraterrena che sia, dove è un grande capo a guidare il carro e tutti sono esonerati dall’impaccio e dalla fatica di dover discernere e scegliere tra il bene e il male.

Esiste il diavolo ?

16 agosto 2010 Mimmo Guarino 26 commenti

grottepertosa

Il mio inferno sulla montagna e la
stanza vuota del diavolo

Tempo fa assistetti ad un originale spettacolo teatrale all’interno delle grotte di Pertosa. Una rievocazione dell’inferno dantesco, dentro le viscere della terra, con tanto di attori, cantanti e ballerine nei panni di diavoli ed anime dannate. Un simpatico Dante a far da guida nei meandri delle grotte che per l’occasione diventarono simbolicamente cerchi e i gironi. Praticamente uno spettacolo nello spettacolo.

A dire il vero, in quello stesso giorno, una sorta di viaggio infernale lo avevo già fatto ma su una montagna ! All’andata, infatti, al mio navigatore venne la “geniale” idea di portarci (me e la mia fidanzata) per una ripidissima stradina di montagna con dei tornanti da brivido, strettissima e senza recinzioni laterali. La cosa più tragicomica fu quando, arrivati in cima alla montagna, la stradina finì nel cortile di una masseria, il navigatore ci disse di fare inversione e dalle finestre di una casetta sbucò una donna che cominciò ad urlare che dovevamo andare subito via. Dopo un po’ di esitazione feci manovra e con molta, molta, attenzione cominciai la lunga e lenta ridiscesa. Scampato il pericolo montagna arrivammo alle grotte, giusto in tempo per l’ultimo spettacolo. Facemmo di corsa i biglietti, salimmo praticamente al volo sul “barcone di Caronte” ed iniziammo così il nostro viaggio nell’inferno; il secondo della giornata.

La cosa che più apprezzai di quello spettacolo fu il finale e cioè l’arrivo nell’ultimo girone, quello del padrone di casa: il diavolo. Invece di un coreografico quanto scontato personaggio demoniaco ad attenderci trovammo infatti una stanza vuota con delle foto appese alle pareti. Foto di devastazioni belliche, sofferenza e disperazione umana. E poi le foto dei più sanguinari dittatori degli ultimi anni: Hitler, Mussolini, Stalin ed altri. Un modo molto efficace per dire che in realtà i veri diavoli siamo noi stessi uomini. Solo per pigrizia mi astenni dal suggerire a Dante di aggiungere la foto di qualche dittatore contemporaneo di mia conoscenza.


L’esistenza del diavolo per la fede Cristiana

Ironia a parte, quella trovata mi fece riflettere sul fatto che la visione largamente accettata dai credenti contemporanei è quella secondo la quale il diavolo altro non è che una metafora del male, una proiezione esterna della nostra parte più malvagia. Interpretazione che però è totalmente in contrasto con la vera fede cristiana. In base alle sacre scritture, infatti, la Chiesa ha sempre affermato che il diavolo e i suoi seguaci non sono affatto proiezioni simboliche del male ma esseri personali, vivi e pensanti; creati da Dio stesso (ovviamente).

wojtyla

Anzi, secondo un documento di valore dogmatico del Concilio Lateranense IV (1215) i diavoli sono angeli creati buoni da Dio ma divenuti malvagi a causa della loro ribellione. Ancora qualche anno fa Papa Wojtyla incitava i cattolici a sguainare la spada di San Michele Arcangelocontro il dragone, il capo dei demoni, vivo e operante nel mondo” mentre il Cardinale Joseph Ratzinger ricordava “a certi teologi superficiali” che il diavolo è per fede cristiana “una presenza misteriosa ma reale, personale, non simbolica”. Per la fede cristiana il diavolo e suoi seguaci sono spiriti maligni che sono in mezzo a noi e che operano continuamente ed attivamente per indurci al male. Si allontanano quindi dalla verità rivelata tutti coloro che ne fanno una semplice simbolo o una personificazione del male.

Satana, il Mammone e il Monaciello

Sarà anche per la suggestione dovuta ai film dell’orrore che ho visto in televisione, ma confesso che a me l’idea di avere attorno queste presenze maligne un po’ paura mi fa.

lucifero

Anche perché questo satana richiama alla mia mente la figura del “Mammone”; che poi sarebbe la versione napoletana dell’uomo nero. Da bambino, per farmi stare buono, mia mamma mi diceva che avrebbe chiamato il Mammone; il quale mi avrebbe preso, mangiato o qualcosa del genere. Io me lo immaginavo enorme e tutto nero. Era un’arma che mia madre utilizzava però solo nei casi estremi: per non farmi arrampicare su un mobile, non farmi toccare il ferro da stiro o per altre situazioni di possibile pericolo. Ovviamente data la mia tenera età non poteva stare li a spiegarmi le ragioni di questo o quel divieto; non avrei compreso. Utilizzava quindi la carta della paura. Certo lo faceva a fin di bene. Io ci credevo e terrorizzato restavo fermo li dov’ero. Così riusciva a controllarmi, a farmi obbedire (almeno per un po’ perché poi ricominciavo subito).

Tornando a cose più serie mi pare, fermo restando la sua fedeltà per la dottrina e per i dogmi, che l’ossessione della Chiesa per il diavolo sia molto scemata ultimamente. Ho l’impressione che nell’epoca delle ecografie e dei computer ai preti (o perlomeno ad una parte di essi) manchi un po’ il coraggio di parlare di spiriti maligni. Forse manca loro anche un po’ la “faccia” visto tutto quello che i loro predecessori hanno fatto appena qualche secolo fa. Come nel Medio Evo, quando ogni cosa (a seconda anche della convenienza del momento) veniva attribuita all’opera del maligno; ne sanno qualcosa quelle migliaia e migliaia di povere donne prima torturate e poi bruciate vive con l’accusa di stregoneria (che poi voleva dire fare sesso con il diavolo).

monaciello

La Chiesa ha allentato la morsa sua sul diavolo. Lo dimostra il fatto che non ho mai sentito parlare mio nonno ne di diavoli né di arcangeli; e lui era molto religioso e devoto. Al massimo da qualche vecchietta del mio paese ho sentito parlare invece del Monaciello che è un’altra tipica figura della tradizione antica napoletana. Il Monaciello (piccolo monaco) era un dispettoso essere a metà tra un fantasma ed un uomo in carne ed ossa. Ad un dispetto del Monaciello si poteva far risalire di volta in volta cose come la scomparsa delle salsicce dalla dispensa, lo scompiglio delle lenzuola di un letto matrimoniale o anche una serie di calci e pugni ricevuti nel buio notturno di una strada isolata. Non a caso questo personaggio assume in certe sue raffigurazioni dei tratti chiaramente demoniaci con un pene sproporzionatamente grande sotto il saio.

Comunque sia è sempre molto comodo scaricare delle responsabilità, personali o collettive, su una entità esterna. Così l’uomo (creato buono) ha peccato fin dall’inizio e continua a peccare solo per suggestione dell’opera del demonio. Ed allora a questo diavolo (ma mi verrebbe quasi da dire a questo “povero” diavolo) possono essere attribuite le colpe di tutti i mali del mondo: le guerre, la fame, le ingiustizie, la mancanza di morale. Tutte cose che invece senza di esso ricadrebbero interamente tra il novero delle nostre responsabilità dirette. Naturalmente anche gli attacchi a Papa Benedetto XVI sui casi di pedofilia sono suggeriti dal demonio ed è il demonio stesso ad usare i preti pedofili per distruggere la Chiesa.

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La storia di Adamo ed Eva raccontata ad un bambino

17 luglio 2009 Mimmo Guarino 30 commenti
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Ricordo bene quei momenti, quelle immagini. Avevo si e no nove anni. Ero di ritorno a casa dopo la lezione di catechismo ed il mio pensiero era fisso sulla spiegazione che l’insegnante di religione aveva fatto a noi ragazzi pochi minuti prima. Parole quelle che proprio non riuscivo ad accettare.

Quello che non mi andava giù era il fatto che mi venisse attribuita una colpa per un guaio che non avevo commesso; di questo ero certo. Si parlava infatti nientemeno che del peccato originale. Non che ritenessi ingiusto il castigo inflitto da Dio ai due ribelli Adamo ed Eva:- chi sbaglia è giusto che paghi – pensavo; sacrosanta quindi la loro cacciata dal paradiso. Non capivo però perché le conseguenze di quello sbaglio dovessero ricadere anche su di me che non centravo nulla.

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Ragionamenti semplici, elementari, fatti da un bambino con una mente ancora acerba, ma proprio per questo, forse, ancora priva di condizionamenti e rigidi schemi mentali predefiniti. L’insegnante ci aveva parlato anche della funzione espiatoria del battesimo, ma questo non mi aveva tranquillizzato per niente. Per me era una questione di principio.  Di guai già ne combinavo tanti per conto mio, quello però non era proprio affare che mi riguardava.

Onestamente non ricordo se ne parlai con qualcuno, se dissi qualcosa all’insegnante del catechismo, ai miei genitori o a qualche compagno di banco. Passato il periodo del catechismo, comunque, fatta quindi la prima comunione, non ci pensai più per un po’ tempo.

Anni dopo però mi venne naturale cercare di conciliare le parole del testo biblico con la teoria della evoluzione della specie di C. Darwin studiata a scuola. Interpretai Adamo ed Eva non come una reale coppia di individui, bensì come una metafora utilizzata dal testo sacro per simboleggiare l’intera razza umana in una fase evolutiva primordiale. Mi parve logico interpretare l’atto del peccato originale come la rappresentazione simbolica di una transizione, di un passaggio di stato. Transizione compiutasi con la formazione di quella coscienza, che rendendo l’uomo consapevole di se stesso, lo aveva distaccato da tutti gli altri animali, lasciandolo però “nudo” di fronte agli interrogativi del mistero stesso della vita.

In realtà mi svbagliavo. Non molto tempo fa infatti ho scoperto, casualmente, che la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica afferma proprio il contrario: Adamo ed Eva sono esistiti realmente. Non una metafora di una comunità di uomini, ma proprio una coppia di due persone; in carne ed ossa.

Viaggio spesso in auto per motivi di lavoro e mi capita spesso di ascoltare la radio. Quasi mai però mi piacciono le canzoni che passano. Per questo motivo sto sempre a cambiare stazione.  Il più delle volte mi fermo su qualche trasmissione di approfondimento. A volte mi sintonizzo su Radio Maria e ascolto il programma di Padre Livio Fanzaga; che anche è il direttore della radio. Proprio in una di queste sue puntate l’ho sentito affermare che “la prima coppia di uomini è esistita veramente” e che “anche la prima tentazione c’è stata veramente”. Questo è il video con la registrazione della voce di padre Livio, che con mia grande sorpresa  ho trovato su YouTube.

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Dopo aver ascoltato queste parole ho subito fatto una ricerca ed ho scoperto che in effetti Padre Livio aveva ragione. Ancora nella Enciclica Humani Generis del 1950, infatti, Pio XII dichiarava che dopo Adamo non sono esistiti su questa terra uomini che non abbiano avuto origine da lui per generazione naturale come progenitore di tutti e che Adamo non è simbolo di una moltitudine di progenitori.  Ancora oggi il catechismo parla di Adamo ed Eva come reali progenitori della razza umana. I due vengono anche commemorati il 24 dicembre (martirologio romano), alla vigilia della Natività del Signore, assieme a tutti gli avi di Gesù . E’ probabile che i due siano stati anche proclamati santi (Sant’AdamoSant’ Eva), ma per questo non ho trovato nessuna fonte ufficiale.

Adamo ed Eva quindi sono realmente esistiti. La maggior parte della persone però ignora questa verità, cattolici compresi. L’equivoco nasce forse dal fatto che essendo il catechismo rivolto sostanzialmente a bambini si è indotti a pensare, erroneamente, che la storia venga loro raccontata in modo letterale solo per facilitarli nella comprensione. Invece le cose stanno proprio come le si raccontano.

Accertato adesso che Adamo ed Eva sono esistiti realmente come coppia mi viene però subito da pormi una domanda. Dopo l’assassinio del fratello Abele, Dio bandì Caino, e per proteggerlo da eventuali aggressori che lo avessero veduto, affinché nessuno lo colpisse, gli pose un segno di riconoscimento. Caino, fuggiasco, si stabilì nel paese di Nod, a oriente di Eden (Genesi 4,1-16).

La mia domanda è questa: chi mai poteva uccidere Caino se sulla faccia della terra erano rimasti solo lui e i suoi due genitori Adamo ed Eva ?

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