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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !
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Vite senza importanza, su un ponteggio in allestimento

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Sono appena arrivato sul luogo dell’appuntamento quando la mia attenzione viene catturata da un ponteggio in fase di costruzione. Proprio li, davanti a me, a pochi metri di distanza dal marciapiede dove mi trovo. Gli operai, alla sommità del ponteggio, stanno montando i tubi che vengono sollevati dal basso da un altro operaio con una piccola carrucola ed una fune di canapa. Il ponteggio, come detto, è in fase di costruzione e quindi è privo di ogni protezione anticaduta.

A testa alzata comincio ad osservarli con sempre più insistenza, prima dal punto dove mi trovo in quel momento, poi dall’altro lato della strada dove mi sposto per vedere meglio. Entrambi sono senza casco e senza cintura di sicurezza. Hanno si indossato l’imbragatura della cintura ma non l’hanno fissata da nessuna parte, a mo di gilet quindi, perfettamente inutile. Tutto questo in pieno centro (che più centro non si può) di Napoli. Scatto velocemente una foto.

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Rimango ancora li guardare a testa all’insù quando uno di loro si accorge della mia presenza. Si susseguono una serie di “occhiate” reciproche. Io faccio finta di niente, poi gli sguardi si incrociano di nuovo, ci fissiamo per qualche secondo, anche se siamo a distanza considerevole. Dopo poco vedo l’uomo agganciare (finalmente) il cordino della sua cintura ad un tubo del ponteggio. Subito dopo scende al piano sottostante, prende un casco e lo indossa. Dopo poco anche il suo collega fa lo stesso. Scatto fugace un’altra foto.

Chiaramente, i due operai, pur avendo ricevuto in dotazione sia casco che cintura, non avevano indossato ne l’uno ne l’altro. Solo quando si sono accorti di essere osservati, sapendo di essere in difetto, hanno fatto il loro dovere. Suppongo che, se uno di loro fosse caduto da quel ponteggio sfracellandosi al suolo, nessuno si sarebbe soffermato sulle responsabilità della stessa vittima. Tutti avrebbero puntato il dito contro il solo datore di lavoro (che comunque è bene ricordare ha sempre l’obbligo della vigilanza).

Purtroppo ancora oggi manca una vera cultura della “sicurezza lavoro”, sia ai datori di lavoro, sia (e forse ancora di più) ai lavoratori stessi. Lavoratori che troppo spesso, confidando nella loro esperienza ed abilità, omettono di prendere le necessarie misure di sicurezza.

Mi chiedo da dove nasca tanta superficialità e scelleratezza. Personalmente credo che l’eventualità di perdere la cosa più preziosa che si possiede, e cioè la propria vita, dovrebbe di per se essere un deterrente sufficiente a scoraggiare tali malsani comportamenti. Penso quindi che un tale sprezzo per il pericolo possa essere giustificato solo da uno scarso rispetto ed attaccamento alla propria vita. Viviamo in una società dove le uniche cose che contano sono i soldi ed il potere e in un tale tipo di società, le vite degli operai, che non possiedono ne l’uno ne l’altro, sono, per forza di cose, vite senza importanza.

Vite da operai. Vite senza speranza; se non quella del “gratta e vinci”. Vite corrotte dalle umiliazioni. Abituate a sentirsi dare del “Tu” da tutti. Ad essere guardate dall’alto in basso. Abituate ad essere comandate. Vite consumate dalla fatica e logorate dalla monotonia, drogate dal fumo delle sigarette e dall’alcol dei bicchierini bevuti, la sera, al bar con gli amici.

Sarà una utopia, ma a me piace pensare che un giorno i “diritti fondamentali dell’uomo”, oggi riconosciuti solo più o meno formalmente, saranno portati a pieno compimento, in tutto il mondo, e che gli uomini avranno finalmente tutti gli stessi diritti e pari dignità. Quel giorno tutti avranno piena consapevolezza dell’importanza dalla loro vita.

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  1. 21 giugno 2009 a 20:34 | #1

    è davvero incredibile questo menefreghismo per la nostra stessa vita.
    hai ragione: è una questione di cultura…e di obbligo, io aggiungo: se ci obbligano a fare una cosa la facciamo, dopo diventa cultura…mi dispiace dirlo ma, in questo caso ci vuole un polso fermo e deciso che obblighi queste persone a fare il proprio dovere per il benessere di tutti, compreso se stesso.
    ciao mimmo, sono tornata.

  2. 21 giugno 2009 a 22:46 | #2

    Ciao Mimmo.E’ stato davvero un piacere conoscerti in tre D.Ho continuato a parlare di te con Alfredo,il cameraman che ha ripreso l’evento e che ti conosce.Ho piacere che tu sia stato sorpreso per il largo respiro della mostra.E’ davvero enorme ed è ampio il panorama dei soggetti,dalla guerra alla religione,all’omosessualità.Mi dispiace per la storia della multa ma dovresti saperlo che in quella zona i vigili sono più solerti di altri posti.Per di più era imminente l’arrivo del ministro Maroni(bleah) per cui si bonificava.Ha fatto anche chiudere il Castello il giorno dopo e si è voluto vedere la nostra mostra.Ho chiesto a mio fratello di andare a fare il cicerone,io non me la sentivo proprio di incontrare un uomo che detesto.Ci ha lasciato anche la dedica.
    Alla prossima,magari in negozio.
    artista1969

  3. 22 giugno 2009 a 13:16 | #3

    Ciao Mimmo. E’ una storia che me ne ricorda una molto più personale, di tre anni fa. Epoca in cui stavo ristrutturando la mia nuova casa, seguendo i lavori insieme ad un’amica che avrebbe vissuto a fianco della mia e che era interessata dagli stessi lavori. Fu un periodo terribile e pieno di accese discussioni con gli operai i quali, nonostante da noi fossero stati responsabilizzati e trattati senza presunzione alcuna o come chi… comandava, avevano lo stesso atteggiamento.

    A distanza di tempo, ripensandoci spesso, pensai che la responsabilità del loro modo di comportarsi (come quelli sull’impalcatura) è probabile che sia da collegare alla condizione sociale che vivono. Spesso sfruttati o come hai scritto tu trattati guardandoli come esseri inferiori. Tutto questo, secondo me, fa perdere agli stessi l’autostima, con le conseguenze che hai descritto così bene nel tuo post.

    In effetti, sempre come tu hai scritto, è la pari-dignità che dovrebbe essere riconosciuta…

    Ti auguro una buona settimana e ciao.

  4. 22 giugno 2009 a 13:52 | #4

    @corinne spero gli esami siano andati bene…

    @Salvatore non mancherò nel venirti a trovare, i ci sguzzo in mezzo all’arte :-)

    @Carlo ciao Carlo, sono contento che tu abbia colto il senso del mio scritto, buona settimana anche a te …

  5. 22 giugno 2009 a 14:24 | #5

    Fin da quando ero giovane ho guidato mezzi a due ruote, dalla vespa 50, alle moto di grossa cilindrata, e ricordo di aver sempre indossato il casco anche quando non era obbligatorio, nonostante le prese per i fondelli di gente che non lo usava. Quello che tu descrivi e’ un modo come un altro per sfidare “l’ istituzione”, sia essa il tuo capoufficio, capocantiere etc. Una sfida stupida, visto che in gioco e’ la stessa vita.

  6. 22 giugno 2009 a 18:47 | #6

    Ciao Mimmo, per fortuna che li hai convinti silenziosamente, ma molto efficacemente ad adottare le misure di sicurezza.
    Illuminanti le tue considerazioni e riflessioni finali, mi hai chiarito aspetti veramente negativi di questa nostra società.
    Ciao, buona settimana.
    Antonio.

  7. 22 giugno 2009 a 21:40 | #7

    @Cesare si vale lo stesso discorso anche per il casco sulla moto. Mi spiace non averti incontrato alla mostra di Salvatore. Alla prossima.

    @demoskaidemos Probabilmente mi hanno creduto un ispettore :-)

  8. 9 settembre 2009 a 11:23 | #8

    Anche se scrivi delle cose molto vere,non arrivo comunque a giustificare quei malsani comportamenti,non sono gli altri che devo pensare alla nostra vita ma noi stessi,siamo noi che abbiamo delle famiglie che ci aspettano,siamo noi che abbiamo una vita da portare avanti,siamo sempre noi che ci rimettiamo…per me rimane menefreghismo puro quel comportamento,come molti altri comportamenti a cui si deve aspettare che siano gli altri a pensare alla nostra vita e non noi stessi…

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