La terra degli gnu

Branco di gnu
Branco di gnu
Tempo fa, guardando un documentario sulla savana africana, vidi una scena che mi fece molto riflettere. L’oggetto del documentario era lo gnu, uno degli erbivori più popolari di quelle zone: uno strano animale e metà strada tra un bue, un’antilope e un cavallo. Nel documentario c’era uno grande branco di questi animali tutti intenti a bere sulla riva di un fiume. Ad un tratto arrivò un leone – penso che quell’esemplare dovette guadare quell’enorme massa di carne più o meno come un bambino guarda estasiato le delizie che gli si presentano davanti agli occhi entrando in una pasticceria. Il leone si avvicinò indisturbato ad una parte del branco, scelse con calma la sua preda e senza esitare gli si avventò contro. In quel preciso istante, in quel punto, si aprì come una voragine. Uno squarcio improvviso in quel indistinto mare nero fatto di carne. Tutti i “compagni” erano scappati via lasciando così la vittima sola di fronte al suo doloroso destino.
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La libertà si realizza nella scelta. La libertà è scelta. Ma una qualsiasi scelta si basa sempre sulla conoscenza e se scegli senza conoscere in realtà hai solo tirato ad indovinare e quindi non hai concretizzato la tua libertà. Essere liberi è difficile perché difficile è comprendere la realtà delle cose su cui si viene chiamati a scegliere. La conoscenza e la comprensione sono cose difficili da ottenere, esse costano fatica, sudore e sangue.

Patriot Act, il grande occhio che tutto vede

Mimmo Guarino - Il patriota Americano
Mimmo Guarino – Il patriota Americano
Tempo fa, Navigando in internet, ho avuto la fortuna di imbattermi in Patriot Act: A Reality Show. Il testo è C. Duncombe (traduzione in Italiano di Leonardo Franchini) ed è incentrato sulla famigerata USA PATRIOT Act, la legge federale antiterrorismo varata negli Stati Uniti subito dopo gli attentati dell’11 settembre alle torri gemelle di New York.

Si tratta di una legge che ha introdotto diverse restrizioni ai diritti fondamentali dei cittadini come la privacy e la libertà di espressione. Ad esempio, consente all’ FBI di arrestare ed imprigionare chiunque sia solo minimamente sospettato di terrorismo. Durante gli interrogatori e la detenzione gli arrestati perdono ogni diritto, praticamente smettono di essere degli esseri umani per diventare degli oggetti. Si stima che dal 2001 siano state arrestate più di 5.000 persone (quasi tutti stranieri). La Usa Patriot Act introduce inoltre le cosiddette National Security Letter, con l’invio delle quali l’FBI costringe provider, compagnie telefoniche, motori di ricerca, librerie, cybercafé ed altre entità di natura pubblica o privata a rivelare ai suoi agenti tutti i dati riservati degli utenti di cui siano in possesso. Strumento questo che consente un tracciamento completo della vita di ogni individuo attraverso la consultazione di dati quali: posta elettronica, visite a siti web, prenotazioni di viaggio, vendite, acquisti, cartelle cliniche, iscrizioni a scuole, ecc. Insomma quel grande occhio profetizzato da George Orewell nel suo famoso romanzo 1984.

Ho trovato subito geniale il testo di Duncombe, sia per l’originalità della trama che per i risvolti sociali e psicologici che emergono dai dialoghi. I colpi di scena sono sorprendenti ed il percorso degli stati emotivi del protagonista (unico in scena) sono quanto mai coinvolgenti. La storia è quella di un uomo che vince le selezioni per partecipare ad un programma televisivo, un Reality Show, intitolato Il patriota Americano. Il programma deve incoronare l’uomo più patriottico d’America.

L’uomo viene invitato a rispondere a delle domande. Durante l’intervista vengono trattati temi come gli attentati dell’ 11 settembre e le conseguenti guerre in Iraq e in Afghanistan, l’esportazione della democrazia, la questione del controllo totale delle informazioni da parte del governo. Inizialmente, il protagonista si schiera totalmente a favore delle misure prese dal governo. Come spesso accade, però, le cose non sono come sembrano. La realtà è ben diversa da quella che inizialmente appare. L’intervista diventa presto sempre più incalzante e l’uomo, che credeva d’essere di fronte ad un gioco, capisce di trovarsi al centro qualcosa di ben più serio. L’uomo vacilla e alla fine le sue opinioni non sono più tanto solide come all’inizio.

Subito mi sono messo al lavoro per un adattamento del testo e per la messa in scena in teatro. Una breve parte iniziale ad inscenare la presentazione del reality, poi un unico attore sul palco con cinque voci fuori campo (gli intervistatori) le cui ombre sono proiettate su uno schermo gigante.

Lo spettacolo è andato in scena sabato 4 luglio 2009 in occasione della seconda edizione di A World of Peace, la rassegna delle arti in nome della pace di tre giorni svoltasi a Villaricca. Emozionante è stato l’applauso finale del pubblico.

Oggi sembra che tutto quello che è recitazione debba essere necessariamente disimpegnato, futile, e debba servire solo far ridere la gente. Io non la penso affatto così.

Un affettuoso pensiero va ai miei compagni di viaggio che con me hanno creduto a questo “folle” progetto: Antonio, Ciro, Concetta, Salvatore, Sandro , le voci fuori campo, e Maria Rosaria che ha interpretato il ruolo alla presentatrice del Reality.

Slalom tra i cassonetti della spazzatura

È in un freddo Venerdì di Febbraio che va in scena a Marano l’ultima manifestazione di protesta prima dell’apertura della discarica nella cava della limitrofa di Chiaiano. Tempo qualche giorno ed arriveranno i camion per sversare i primi rifiuti. Diverse centinaia di persone ascoltano il prof. de Medici ed il presidente della Commissione “Ambiente e Territorio” Carlo Migliaccio; dai microfoni anche il prete missionario Alex Zanotelli ed il vice sindaco Mauro Bertini.


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Il bello del pallone e le assurdità del calcio

Sole che batte sul campo di pallone

Quando avevo dieci anni la cosa che più amavo fare era quella di giocare a pallone con gli amici. Specialmente in estate, con le giornate lunghe di sole e senza l’incubo della scuola, si cominciava al mattino e si finiva la sera tardi. Si giocava fino a quando un po’ di luce permetteva di inquadrare ancora la porta e distinguere i compagni di squadra dagli avversari. Non ero molto veloce e nei contrasti e, data la mia struttura fisica non imponente, avevo quasi sempre la peggio; possedevo però un invidiabile controllo di palla.

Giocavamo in uno spazio abbastanza grande: la palestra all’aperto della scuola elementare del paese. Ufficialmente per noi inaccessibile la raggiungevamo scavalcando il recinto che delimitava l’edificio scolastico.
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La storia di Adamo ed Eva raccontata ad un bambino

Masaccio. Cacciata di Adamo ed Eva.
Masaccio. Cacciata di Adamo ed Eva.
Avevo si e no nove anni ed ero di ritorno a casa dopo la lezione di catechismo: il mio pensiero era fisso sulla spiegazione che l’insegnante di religione aveva pochi minuti prima. Quelle parole proprio non riuscivo ad accettarle. Quello che non mi andava giù era il fatto che mi venisse attribuita una colpa per un “guaio” che non avevo commesso; di questo ero certo. Si parlava infatti del peccato originale. Non che ritenessi ingiusto il castigo inflitto da Dio ai due ribelli Adamo ed Eva:- chi sbaglia è giusto che paghi – pensavo; sacrosanta era stata quindi la loro cacciata dal paradiso. Non capivo però perché le conseguenze di quello sbaglio dovessero ricadere anche su di me che non centravo nulla.
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Io clandestino in ascensore

 Giunto alla stazione di Chiaiano scendo dalla metrò e sovrappensiero – come sempre sono – mi dirigo verso l’ascensore. Arrivo e davanti a me c’è già un nutrito gruppo di persone in attesa dell’arrivo al piano dell’elevatore. Finalmente la cabina arriva, le porte si aprono e le persone davanti a me entrano. Io anche. Passano alcuni secondi, ma le porte automatiche non si richiudono così che l’ascensore non si muove. Dopo un po’ comincio a sentire le lamentele dei passeggeri. Anche io sono infastidito, ma sto pensando ad altro perciò non realizzo qual è il problema: è stato superato il peso massimo consentito in cabina; c’è (almeno) una persona di troppo. Ne tanto meno capisco – cosa ancor più grave – che quella persona sono proprio io!
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‘A morte ‘e Carnevale

Dietro le quinte della commedia 'A morte 'e Carnevale
Febbraio 2004 – Dietro le quinte della commedia ‘A morte ‘e Carnevale con gli amici della compagnia “I Nobel”

A morte ‘e Carnevale, di Raffaele Viviani, è stata una delle prime commedie che mi ha visto protagonista sul palco. Viviani è senza dubbio uno dei pilastri del teatro napoletano e questa è una delle sue commedie più belle. Divertente, ma al tempo stesso di spessore per i messaggi di disagio sociale che vuole trasmette.

Lo spettacolo, organizzato dalla compagnia amatoriale “I nobel”, andò in scena nel 2004 al teatro Lily di Marano. Ci furono tre date: il 27, 28 e 29 Febbraio. Fu un grande successo di pubblico con tre pienoni ed un totale di otre 1.500 persone. Io recitai in due ruoli: quello di un rappresentante di pompe funebri (a causa del forfait all’ultimo momento di uno degli attori) e quello di Don Federico ‘o tranviere.

Fu un’esperienza molto bella. E non mi riferisco solo ai giorni in cui andammo in scena, ma anche e soprattutto a tutto il periodo delle prove.

Schiavitù e benessere

schiavitù
schiavitù
In ogni tempo il benessere economico e sociale è sempre stato raggiunto grazie allo sfruttamento della schiavitù a danno di popoli tecnologicamente e culturalmente meno progrediti. Sia ben chiaro a tutti il fatto che la nostra civile e moderna società occidentale non ha certo fatto eccezione a questa regola.

Romenosciacalli, telesciacalli e mafiosciacalli

Sciacalli che si contendono una preda [Immagine liberamente scaricata dalla rete]
Rifletto sui fatti che si stanno verificando in Abruzzo dopo la tragedia del terremoto e vedo che anche nel mondo degli sciacalli, come in quello degli uomini, ci vuole fortuna ad occupare il giusto posto. Vedo che non tutti gli sciacalli sono uguali, ma ci sono razze diverse.

Infatti, oltre alla ben nota specie dei romenosciacalli, quella più facile da avvistare e catturare ed i cui esemplari rubano tra le macerie, ce ne sono molte altre, ben più difficili da riconoscere.

Per esempio ci sono gli sciacalli con microfono, anche chiamati audiosiacalli, che intervistano, con domande idiote, poveri cristi disperati in lacrime. I telesciacalli, che snocciolano le cifre record degli ascolti TV nei giorni della tragedia. Gli sciacalloshow che parlano, parlano e si commuovono in diretta. I bugiardosciacalli che ripromettono ciò che un tempo avevano già promesso e che non hanno poi mantenuto. E poi ci sono i mafiosciacalli, quelli che si occuperanno della ricostruzione.

Treno in corsa

Immagine di un treno
Quando penso al sistema economico mondiale mi viene sempre in mente un film che ho visto molto tempo fa. In questo film il cattivo di turno piazzava su un treno in corsa un dispositivo che avrebbe fatto esplodere una bomba se il treno fosse sceso al di sotto di una certa velocità. Oggi l’umanità intera è su quel treno e per non saltare in aria è costretta correre sempre più forte con il rischio quindi di deragliare da un momento all’altro.

Volti senza faccia

Volti senza faccia
Volti senza faccia

La faccia, la parte del corpo umano. Quella che per le sue caratteristiche di complessità più di ogni altra contraddistingue l’uomo in mezzo a tutti gli altri uomini. E’ il suo segno di riconoscimento, la faccia. E’ la firma del suo corpo.

Ma non tutti hanno la loro faccia, o meglio, non tutti riescono a conservarla. Molti, presto o tardi, la perdono e si riducono ad avere solo un volto . I volti, quando sono senza faccia, sono tutti uguali, come quelli tirati dal bisturi del chirurgo. I volti senza faccia sono prevedibili, monotoni, senza vita. Come quelli di queste persone nel giorno del lutto cittadino proclamato a Marano di Napoli per l’apertura della discarica. Volti che guardano inebetiti i manifestanti sfilare. Volti che restano fermi sui marciapiedi ai lati del corteo. Volti di corpi affacciati ai balconi.
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Carnevale nella monnezza

Nei panni di un cassonetto per la raccolta differenziata
Nei panni di un cassonetto per la raccolta differenziata

Una splendida festa quella organizzata dalla amministrazione comunale di Villaricca in occasione del carnevale 2009. Una festa colma di colori e musica, di entusiasmo e di passione. Tantissimi erano i bambini in costume che si sono divertiti a scorrazzare per i giardini della villa comunale prima di assistere agli spettacoli.

Sul palco ci sono state le rappresentazioni teatrali e musicali a cui hanno partecipato i ragazzi delle scuole medie, varie associazioni culturali ed accademie d’arte. Noi dello spazio ACE non potevamo mancare: in collaborazione con l’associazione ALI ed il gruppo canoro “Le voci di dentro” abbiamo presentato “Carnevale nella munnezza”, un piccolo musical incentrato sul tema dello smaltimento dei rifiuti. Scopo del nostro spettacolo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema scottante degli inceneritori, delle discariche e della raccolta differenziata (che ancora oggi stenta a partire).

Sulle note della canzone “Arrangiammoce”, tratta dal musical “Scugnizzi”, hanno danzato e cantato i ragazzi de “Le voci di dentro”. Vestiti per l’occasione da “buste della spazzatura” (i costumi sono stati realizzati da Sandro Avellino), Jasmine, Daniela, Daniele e Mario, hanno dato vita ad una bellissima coreografia.

Subito dopo il mio monologo in dialetto napoletano scritto per l’occasione: “Un cassonetto per la raccolta differenziata”. Un testo divertente e crudo allo stesso tempo. Un cassonetto disoccupato che denuncia il fatto di non aver mai avuto la possibilità di lavorare. Al contrario – dice lo stesso cassonetto – degli inceneritori (brutta gente) che invece, senza scrupoli, ingrassano. Un testo divertente, perché antropomorfizza un oggetto inanimato affibbiandogli caratteristiche umane. Al tempo stesso forte perché denuncia le speculazioni varie economiche e l’aumento di malattie tumorali che si registrano in corrispondenza delle zone limitrofe a questi impianti.

Teatro e memoria: ricordare la shoah

Teatro e memoria
Sul palco con Il discorso all’umanità

Credo che la più grande responsabilità che una generazione ha nei confronti della successiva sia quella di trasmetterle la memoria del passato; metterla in guardia sugli errori commessi, in modo che non abbiano più a ripetersi. Certamente in questa direzione è andata la manifestazione dedicata alle vittime della shoah svoltasi oggi nella scuola media Italo Calvino di Villaricca a Napoli ed organizzata dall’assessorato alla cultura del comune.

Oggetti d'epoca
Oggetti d’epoca
Nella sala è stata allestita una piccola mostra con oggetti dell’epoca: divise, maschere antigas e strumentazioni di guerra, ma anche foto, quaderni e giornali di quel periodo. Durante la manifestazione sono stati proiettati filmati, documentari e testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento. Un gruppo musicale ha cantato dei canti tradizionali in lingua ebraica. Un breve dibattito ha visto poi l’intervento del sindaco, dell’assessore alla cultura, del preside e alcuni professori. Palese è stato l’imbarazzo di uno di questi ultimi quando ha dovuto spiegare ai ragazzi come quegli stessi ebrei che tanto male hanno subito stanno, proprio in questi giorni, seminando a loro volta morte e terrore nei confronti di altri uomini. Contenuti forti, insomma, soprattutto se rapportati all’età media dei partecipanti che hanno tutto sommato hanno seguito con interesse la manifestazione.

E’ poi c’è stato il mio monologo, il discorso all’umanità tratto dal film Il grande dittatore di C. Chaplin. Dal punto di vista artistico è stata una prova non facile per me. Temevo infatti che il testo non fosse adatto a ragazzi di quella età. Ma dopo un breve momento iniziale di smarrimento i giovanotti sono stati rapiti dal discorso ed hanno seguito in un rispettoso silenzio tutto proclama, per poi lasciarsi andare ad un caloroso applauso finale.

Una bella iniziativa insomma, riuscita bene. Che ha certamente arricchito i ragazzi presenti, trasmesso qualcosa di buono, di positivo. Alla faccia di “amici”, “grande fratello” e tutte le altre stupidaggini che ogni giorno guardano in televisione. Certamente i ragazzi non sono in grado di comprendere a fondo le motivazioni che portano gli uomini a massacrare i propri simili. E meno che mai posso capire, alla loro età, che le dittature non sono solo quelle che si impongono con le armi e la violenza fisica. Un giorno lo capiranno. Forse. Lo spero, almeno.

… dovrà pur esistere una vita prima della morte