Il miracolo immaginario. Ovvero quanto la Madonna non piange, ma avrebbe tutti i motivi per farlo

È sempre difficile dissentire dalle convinzioni largamente condivise dal proprio gruppo di appartenenza, andare contro i comportamenti diffusamente accettati dalla massa. È invece molto più facile è dire e fare cose che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo (o che al limite noi “pensiamo” che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo).

La paura di essere attaccati, criticati, emarginati e cacciati dal gruppo ci spaventa a morte. Credo sia questa una paura antichissima che affonda le sue radici nelle origini tribali della nostra specie, quando l’allontanamento dal gruppo voleva significare morte certa per il singolo individuo lasciato solo ed inerme al cospetto della natura ostile.

Questa paura è tanto più forte quanto più bassa è la nostra autostima. Così la sfiducia in noi stessi ci convince che quello che realmente pensiamo deve per forza di cosa essere sbagliato e che “dovrà pure esserci un motivo valido se tutti dicono questo o fanno quella determinata cosa”.

Un pomeriggio così

Anni fa entrai a far parte di una compagnia teatrale parrocchiale. Tra una prova e l’altra cominciai a fare amicizia con quei ragazzi, e quelle ragazze, fino al punto che la sera iniziai anche ad uscire con alcuni di loro. La commistione tra attività teatrali e parrocchiali fu inevitabile tanto che, un po’ anche per curiosità, cominciai a frequentare la parrocchia. Così alla fine mi ritrovai seduto tra i banchi della chiesa ad ascoltare il “loro” parroco dire messa.

Un pomeriggio si chiacchierava del più e del meno quando ad un certo punto il parroco si avvicinò per confessarci di avere assistito ad uno straordinario evento: la statua della Madonna all’interno della chiesetta si era messa improvvisamente a piangere: miracolo! L’evento si era verificato solo qualche ora prima del nostro arrivo ed era stato osservato anche da uno dei nostri compagni che casualmente si trovava proprio lì. Ci disse anche che le lacrime erano ancora visibili sul volto della statua e che durante la funzione avremmo potuto vederle con i nostri stessi occhi.

Quel pomeriggio a messa c’eravamo solo noi del gruppo teatrale. Ad un certo punto il parroco ci invitò uno alla volta per constatare quello strabiliante fenomeno. Alcuni ebbero toni quasi entusiasti, altri furono più pacati, altri ancora mugugnarono solo qualche parola tra i denti. Tutti comunque sembrarono confermare la presenza delle lacrime sul volto della statua.

Chi tace dissente

Quando arrivò il mio turno mi avvicinai alla statua e la guardai ben bene, sicuramente molto più a lungo di quanto avessero fatto gli altri. Non so se qualcuno notò la mia espressione durante quella ispezione, fatto sta che dopo aver a lungo osservato quel volto non dissi assolutamente nulla; me ne tornai discretamente al mio posto senza fiatare. Se c’è una cosa che non mi difetta quella è proprio la vista e sono sicuro che di lacrime su quella statua non ce n’erano! La statua non aveva pianto affatto, anche se ne avrebbe avuto tutte le ragioni dopo aver assistito a quella “farsa”.

Ovviamente nessuno vide nulla, ma nonostante ciò nessuno ebbe il coraggio di ammetterlo. Ogni volta che veniva incassata una testimonianza positiva il muro della paura diventava sempre più alto e difficile da superare per il successivo testimone. Negare il miracolo avrebbe infatti sbugiardato sia il parroco (il vertice del gruppo) sia tutti quei componenti che già avevano messo la propria faccia a favore del si. Si, sarebbero stati sbugiardati, perché stabilire se ci sono o meno delle lacrime (o comunque un liquido) su un pezzo porcellana non è una questione soggettiva, ma oggettiva: o ci sono o non ci sono.

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