Uno spaventoso bisogno di sentirsi normali

Il bisogno di sentirsi normali è tutto sommato quello di sentirsi accettati dagli altri, di sentirsi a proprio agio tra i propri simili, di appartenere ad una maggioranza che ci faccia sentire protetti. Vestirsi di normalità ci ripara dal freddo della paura di ritrovarsi soli. Avere consapevolezza che la maggioranza delle persone che ci circondano ci considera come loro, normali, ci fa sentire bene. Appartenere alla categoria dei normali ci rassicura perché essa è la più numerosa e quindi la più forte. Inconsciamente ci dice che stiamo procedendo bene, che la nostra condotta è quella giusta e che non avremo problemi né intoppi lungo il nostro cammino. Ed è proprio questa insicurezza che fa nascere in noi la paura e l’avversione nei confronti di chi assume comportamenti diversi da quelli del nostro gruppo e che ci porta a vederlo come una minaccia.

Una serata in pizzeria

Pizza MargheritaEra da tempo che io ed il mio amico progettavamo quella serata in pizzeria, ma a causa dei rispettivi impegni di lavoro avevamo sempre rimandato. Quella serata, tra l’altro, fu caratterizzata anche da un curioso episodio. Ad un certo punto, complice anche la tarda ora e la poca presenza di clienti in sala, il cameriere del locale cominciò ad inveire ad alta voce contro il televisore che in quel momento stava mandando in onda le immagini di un noto personaggio politico italiano, ex magistrato del pool di mani pulite. Disinteressandosi completamente di noi due – che al tavolo aspettavamo solo di poter ordinare due pizze e tra l’imbarazzo dei pochi presenti in sala – inscenò una specie di comizio raccontando alcune sue disavventure avute durante tangentopoli; una mancanza di professionalità, una maleducazione ed una cafonaggine che mi avrebbe portato a non rimettere più piede in quel locale.

Improbabili estinzioni di massa

OmosessualitàNon ricordo come fu, ma ad un certo punto della nostra chiacchierata cominciammo a parlare di matrimoni gay. Dopo le obiezioni di carattere biblico della coppia primordiale formata da Adamo ed Eva e l’immancabile esempio del bambino che nulla avendo di meglio da fare di guardare due gay baciarsi per strada rischia di diventare anche lui gay da grande, il mio religiosissimo amico mi prospetto uno scenario apocalittico nel quale la razza umana si sarebbe estinta se tutti avessero seguito tendenze omosessuali.

Gli feci allora notare che l’omosessualità era una predisposizione biologica più che una scelta dettata da esperienze di vita, che riconoscere i matrimoni omosessuali non voleva certo dire vietare agli eterosessuali di sposarsi né tanto meno di riprodursi e che quella dell’estinzione per scarso tasso di riproduzione era la più infondata delle paure visto lo spaventoso aumento demografico della popolazione mondiale. Gli feci anche osservare che per essere coerente col suo ragionamento si sarebbe dovuto sentire ugualmente minacciato anche da tutte quelle altre categorie di persone che pur essendo eterosessuali non danno alcun contributo alla riproduzione della specie umana: i single, le coppie che decidono di non avere figli, gli uomini e le donne sterili, i preti e le suore che scelgono la via del celibato e della castità.

Tutto in una frase

A questo punto il mio amico gettò giù la maschera; inconsapevolmente credo. Lo fece con una frase che tradiva in pieno tutte quelle che erano le sue paure più nascoste: “.. sarei anche disposto ad accettare la cosa del riconoscimento dei matrimoni gay ma non vorrei che poi loro diventassero la normalità e noi l”eccezione …” .

È così. Tutti quelli che minacciano le certezze della maggioranza cosiddetta normale vanno tenuti sotto controllo, vanno resi innocui, bene etichettati, tenuti rinchiusi dentro lo spazio dell’eccezionalità, del diverso. Uno spazio che deve essere limitato, ben circoscritto con solidi steccati ed il più possibile lontano dalla vista.

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