Il bullismo come la pedofilia

Scena di bullismoBullismo è una parola che va molto di moda negli ultimi tempi. Se ne sente parlare spesso. Addirittura ne parlano i telegiornali, ma al di là di una terminologia più o meno aggiornata si tratta di un fenomeno che esiste da molto tempo.

Anche se i telegiornali non ne davano notizia, quando andavo a scuola succedevano più o meno le stesse cose che si sentono oggi. Penso che ogni uno di noi abbia avuto in età scolare esperienze di bullismo. Se non come attore quasi sicuramente come spettatore.

Il mio ricordo va ai primi anni delle superiori. A Vincenzo, ragazzo timido e gentile, preso in giro dai compagni di classe per i suoi atteggiamenti un po’ effeminati. O ad Alfonso, tormentato da tutti per quella peluria che lo faceva sembrare uno scimmione.

Confesso che, seppur in misura minore rispetto ad altri miei compagni, anche io non disdegnavo di partecipare di tanto in tanto a quegli attacchi vigliacchi. In fondo era divertente prenderli in giro. Ci faceva sentire bene: più maschi, più intelligenti, più spiritosi. C’erano dei tormentoni dai quali proprio non ci si poteva esimere, pena l’esclusione dal gruppo o addirittura il rischio di passare dall’altro lato della barricata.

Spesso penso a quei miei compagni. Alle loro vite di oggi. E cerco di immaginare quali possono essere state le ripercussioni di quei nostri comportamenti sul loro modo di essere, sul loro modo di rapportarsi con gli altri. Mi chiedo se nonostante tutto sono riusciti ad essere felici. Per quanto mi riguarda, i sensi di colpa li porterò per sempre dentro di me.

Ma il fatto che adesso si parli di bullismo è segno che il problema sta emergendo. Anche se siamo ancora lontani da una piena presa di coscienza del fenomeno. Se ne parla infatti solo nei casi in cui ci sono violenze fisiche o estorsioni. Casi gravi che però si confondono con il fenomeno della microdelinquenza.

Altri comportamenti ben più sottili e difficili da intercettare come il dileggio, la derisione, lo scherno, l’isolamento, l’ostracismo sono ancora sottovalutati. Sottovalutati sia in ragione della loro diffusione, sia in ragione delle conseguenze deleterie sullo sviluppo psichico delle vittime.

La mia potrebbe sembrare una provocazione, ma credo che quella del bullismo sia una piaga sociale che per gravità si possa paragonare a quella ben più ripugnante della pedofilia. Perché le vessazioni, le prese in giro, le violenze subite ad opera di un bullo possono diventare dei macigni da portare sulle spalle per tutta una vita segnandone l’intero corso. Lo dimostrano quei casi, e non sono pochi, nei quali le vittime decidono di compiere il gesto estremo del suicidio.

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