1.091 Aerei Boeing per massacrare un milione di Ruandesi

Tutti noi abbiamo marchiato a fuoco nella nostra mente il ricordo dell’attentato alle torri gemelle a New York avvenuto l’11 settembre 2001. Mai più dimenticheremo quelle immagini: l’impatto degli aerei contro le torri, i fazzoletti agitati dai disperati alle finestre, quegli stessi che poco dopo avvolti dal fumo delle fiamme si lasciavano cadere nel vuoto, il crollo degli edifici e tutto il resto.
Se però l’11 Settembre 2001 è entrato a pieno titolo nel novero delle date famose, il 6 Aprile 1994 è rimasta invece una data anonima; come tante altre. Molto meno vivido è infatti in noi il ricordo del genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994, appena 7 anni prima del summenzionato attentato. I più lo avranno completamente rimosso. A pochi altri, leggendo queste righe, sarà tornato alla mente solo qualche immagine sfocata, qualche parola sentita alla televisione; nulla di più.

Nel 1994 in Ruanda si è però consumata una delle pagine più nere della storia dell’umanità. Le stime parlano di un numero di morti che oscilla tra gli 800.000 e il milione. Un milione di uomini di etnia Tutsi ammazzati a colpi di macete e bastoni chiodati per mano della minoranza Hutu. Una tragedia immane consumatasi, per giunta, sotto gli occhi indifferenti e colpevoli dell’occidente.
Non voglio fare la conta delle vittime per stabilire quale sia tra i due l’evento più tragico. Il pensiero di chi scrive è che anche l’assassino di un singolo uomo rappresenti una tragedia per l’umanità intera. Solo per dare l’idea della enorme portata del genocidio avvenuto nel paese Africano e per mostrare quindi quanto sia fallace la cognizione che abbiamo della realtà e quanto essa sia influenzata dai mezzi di comunicazione, proverò a fare qualche piccolo (e semplicistico) confronto sui numeri che hanno caratterizzato i due avvenimenti.
Dunque, l’attentato del 11 settembre provocò un numero di vittime pari a 2.749 (numero accertato ufficialmente dal governo USA). Tenendo conto del numero delle vittime in Ruanda è come se in quel paese ci fossero stati 364 attentati equivalenti quello di New York, con il coinvolgimento di 1.091 aerei Boeing (assieme avrebbero oscurato una buona fetta di cielo) ed il crollo di 2.182 grattacieli ( caduti contemporaneamente avrebbero provocato un onda d’urto spaventosa ed una nube di polvere apocalittica).

Se si considera poi che il tutto il massacro fu portato a termine in circa 100 giorni, dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, viene fuori che in quei giorni fu, mediamente, assassinato un uomo ogni 10,8 secondi. Volendo predisporre poi uno spazio per la sepoltura di un milione di persone, destinando ad ogni una di essa una superficie di 2 metri quadri, si calcola che ci vuole per esso una superficie equivalente a quella occupata da ben 293 campi di calcio.
Numeri pazzeschi.
Tralascio in questa sede le gravi responsabilità dell’occidente, che prima creò le condizioni per la carneficina e poi si disinteressò completamente della cosa. Ricordo solo che l’ONU, a causa anche del veto imposto dagli Stati Uniti, ignorò completamente le tempestive richieste di intervento per fermare il massacro e che il genocidio fu riconosciuto ufficialmente solo alcuni mesi dopo i fatti.
Mi preme invece evidenziare una cosa: tutti noi abbiamo già da tempo dimenticato, o peggio ancora, non abbiamo mai capito cosa successe realmente in quelle lontane terre Africane. Durante il massacro le televisioni e i giornali spensero le nostre menti facendo semplicemente passare la cosa come “evento tribale”, come “un affare interno”. Affermazioni che non hanno alcun senso umano davanti alle cifre della tragedia. Affermazioni che invece trovano piena giustificazione in una logica di interventismo guidata esclusivamente da interessi economici.
La verità è che, come per i prodotti proposti dalla pubblicità, anche per tutto il resto, ci hanno abituati ad attribuire più o meno importanza ad una cosa in proporzione allo spazio che a quella cosa viene dedicato nella televisione.
La realtà che percepiamo è quella filtrata e passata dai mezzi di informazione, di conseguenza anche i ricordi che abbiamo sono solo quelli che i media vogliono che conserviamo.














Buongiorno, faccio presente che c’e’ un errore nel contenuto. Furono i Tutsi a essere ammazzati dagli Hutu, e non viceversa, anche se il risultato in tutta la sua tragedia non cambia.
Evidenzio inoltre che la Provincia di Roma patrocina iniziative affinche’ il Nobel per la Pace sia nel 2011 assegnato ai “Giusti del Ruanda”, ovvero coloro che riuscirono a salvare delle vite umane durante i 100 giorni del genocidio.
Un tentativo per non dimenticare in nome di tutta l’Umanita’.
Cordiali saluti
Filippo Brazzoli
@filippo Filippo ti ringrazio per la segnalazione, provvedo subito alla correzione. Iniziative come quelle che promuovono il nobel per i “Giusti del Ruanda” – ma più in generale volte a far si che non si dimentichi quella tragedia – sono da assolutamente da appoggiare e sostenere.
Ti saluto, Mimmo