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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !
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La ricerca della felicità

essere-felici

La felicità  è uno stato mentale, uno stato mentale in cui si avverte un completo benessere psicofisico. Quando si è felici ci si sente in armonia con se stessi, con la natura e con gli altri.

Almeno apparentemente crediamo di poter raggiungere la felicità attraverso il soddisfacimento di desideri. Tipicamente questi desideri che consistono nel possesso di cose, persone, conoscenze, traguardi, ecc..

In realtà le cose non stanno proprio così. Quello che facciamo, in molti casi, è vincolare fortemente la nostra felicità alla infelicità degli altri e, analogamente, vincolare la nostra infelicità alla felicità altrui.

Crediamo di desiderare un buono stato di salute, un posto di lavoro gratificante, soldi, una bella compagna (o compagno), una bella casa, una macchina, una vita intensa, ecc.. In realtà non vogliamo quelle cose in quanto tali, in assoluto. Non vogliamo una casa bella e grande, vogliamo bensì una casa che sia almeno più grande e più bella di quella dei nostri vicini, parenti o amici. E lo stesso vale anche per la macchina, per il lavoro, e per tutto il resto. Infelicità altrui che genere felicità propria.

ricchi

Infelicità che genera felicità

Pesiamoci bene. I ricchi di 100 anni fa non avevano nella loro vita le comodità che oggi la tecnologia ha messo a disposizione delle persone appartenenti alla classe medio-bassa. Non avevano automobili comode e veloci come quelle che abbiamo oggi, non avevano ne la televisione (fortuna loro) ne il cinema; non nemmeno avevano l’energia elettrica. Addirittura non avevano l’acqua calda per lavarsi e i servizi igienici facevano letteralmente schifo.
Tanto per fare un esempio, i reali di Francia facevano largo uso di profumi perché puzzavano come capre e le loro parrucche erano infestate di pidocchi.

In ogni caso, i ricchi hanno comunque (per definizione) sempre avuto molto di più rispetto ai poveri della loro epoca. Era la consapevolezza di questa situazione che li faceva sentire “bene”, era questo che dava loro soddisfazione e li faceva sentire realizzati. Bisogna concludere allora che in una certa misura, noi siamo soddisfatti solo in ragione dalla insoddisfazione dei nostri simili. E questo è per la verità (o quantomeno a mio avviso) molto triste.

capodanno

Felicità che genere infelicità

Faccio l’esempio opposto. Felicità altrui che genere infelicità propria. Prendiamo il caso di Mario (personaggio inventato al momento). Mario vive da solo. La sera torna a casa da lavoro. Per lui non è un gran problema quello di prepararsi la cena, vedere po’ di televisione ed andare a letto. Può darsi che non ritenga la sua vita particolarmente soddisfacente ma comunque va avanti. E delle sere è anche particolarmente eccitato perché in televisione danno quel film che gli piace tanto. O perché al supermercato ha comprato, per il dopo cena, un dolce particolarmente buono.

Ma adesso a Mario succede una cosa strana. E’ il 31 dicembre, l’ultimo dell’anno. Mario ha visto un grande fermento per le strade, nei negozi. Tutti che si organizzano per il cenone di fine anno. Arriva la sera e Mario si sente molto solo. Molto più solo delle altre sere. Ma la sua condizione non è cambiata. La sua serata si svolge ne più e nemmeno come quelle dei giorni passati. Era solo nei giorni passati ed è solo adesso. Quello che è cambiato è la percezione che lui ha dell’esterno. Lui pensa ai suoi amici che hanno una famiglia, dei figli, una moglie. La sua infelicità in quel momento quindi dipende non tanto da quello che non ha, ma da quello che pensa abbiano gli altri.

E fu così che gli uomini, nonostante tutti i loro sforzi, non raggiunsero mai la tanto agognata felicità. In realtà, tutto quello di cui avevano bisogno per vivere felici era acqua e pane nello stomaco, un po’ d’aria nei polmoni e tanto amore nel cuore.

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  1. 24 aprile 2009 a 18:06 | #1

    Stasera passo perche’ voglio lasciarti un serio commento!
    Un abbraccio sincero adorato Guaglione.

  2. 24 aprile 2009 a 19:50 | #2

    @cristina ma i tuoi commenti sono sempre seri cara Cristina, comunque ti aspetto :-)

  3. 4 agosto 2009 a 0:29 | #3

    La felicita?
    Chiudere gli occhi e sognarla!
    ti abbraccio Guaglione e a risentirci dopo ferragosto!

  4. 4 agosto 2009 a 1:33 | #4

    Ciao Mimmo,
    Dunque… la ricerca della felicità…?
    Verissimo quello che hai scritto, in linea di massima, ma io la intendo un po’ diversamente.
    Per prima cosa perché non mi piace sentirmi felice (e non lo sono veramente) quando vedo che gli altri stanno peggio di me, semmai mi sento fortunata, più che felice.
    Poi, sempre secondo la mia opinione, la felicità è un sentimento che si può raggiungere in ogni momento della giornata o qualora si ottenga qualcosa di desiderato, e non solo una volta ma più volte.
    Ti faccio un esempio: oggi vedo i miei figli… e sono felice in quel momento. Nella stessa giornata mi viene regalato un mazzo di fiori… sono un’altra volta felice. Mi fanno i complimenti per le mie poesie o sculture… sono felice di questo.
    Insomma la nostra vita può essere formata da tanti piccoli momenti di felicità. Purtroppo ci sono anche momenti di dolore, quindi non credo al raggiungimento della felicità unica e definitiva, ma piuttosto credo nella ricerca e raggiungimento della serenità.
    Sai, fosse per me cambierei quel “vivere felici” in “vivere sereni”.
    Ciao Domenico, buonanotte!
    P.S.: condiviso sulla mia bacheca di facebook.

  5. 5 marzo 2010 a 20:35 | #5

    Credo tu abbia ragione. Purtroppo ogni giorno che passa ci si allontana sempre di più dalla vita che dovremo vivere e andiamo verso quella che ci vogliono far vivere. Credo che l’essere umano debba avere diritto all’abbondanza, ad ogni tipo di abbondanza anche a quella materiale, ma non dovrebbe mai dimenticare che la felicità, come dici ti, non è un luogo da raggiungere ne una sensazione da provare. Infatti resta sempre uno stato da raggiungere e per farlo non servono macchine, case, telefonini, pellicce, ma solo la capacità di gioire di tutte quelle coincidenze delle quali troppo spesso non ci accorgiamo e che raccontano di un universo che ci circinda e che ogni giorno muove le sue forze per realizzare tutti i nostri desideri più profondi.

    Un saluto

    Giorgio D.

  6. 13 marzo 2010 a 20:56 | #6

    Mario, quando arriva il 31 dicembre, diventa triste. Perché pensa -e si sbaglia- che gli altri siano più felici di lui (solo perché fanno più casino: magari lo fanno per darsi coraggio, o apparire dei vincenti!).
    … Il bello è che tutti gli altri santi giorni la gente sarà propensa a pensare che Mario sia un ragazzo fortunato, indolente, perfino viziato. Per il semplice fatto che mangia quando gli pare, va a dormire quando gli fa comodo, e -come si suol dire in Veneto- quando “ha mangiato lui, allora hanno mangiato tutti”.
    Morale della favola: quant’è buffa la vita. E quanto siamo buffi noi umani.

    Ciao a tutte e tutti, buona domenica a Mario (e a tutti gli altri)

  7. 16 marzo 2010 a 17:50 | #7

    Ciao Mimmo… ho già letto questo post un paio di volte, in passato… perché mi ricorda alcuni brani di un libro intervista al XIV Dalay Lama (l’arte della felicità) che stò leggendo e che si esprime proprio sulla felicità dicendo che è uno stato interiore dell’essere umano che non dipende dai soldi, dall’avere una bella macchina o una bella casa… ma dall’armonia che riesci ad instaurare tra il tuo essere e ciò che ti circonda (detto in parole molto povere). E’ un libro che stò leggendo a piccole dosi perché vorrei “assimilarlo” al meglio. L’analisi che tu fai dei vari aspetti della felicità, poi, merita una riflessione approfondita. Insomma, l’eterno dilemma si ripropone nelle sue forme, sembra senza soluzione.

    Un po’ quello che succede oggi, per ricollegarmi anche al tuo ultimo commento… che dire??? Quando affermiamo di star messi male, non abbiamo ancora visto il peggio che puntualmente arriva!! Come ha scritto Artista recentemente da me… speriamo in una rinnovata primavera!!

    Ciao e buon pomeriggio a te!!

  8. 16 marzo 2010 a 18:19 | #8

    Caro Mimmo, mi ha fatto molto piacere trovare un tuo commento. Ho vissuto da vicino il ’68 (ero all’università) e tutto il suo seguito. Le bombe fanno tanto male, ma non fermano mai le idee. Quello che uccide è la menzogna, la corruttela, la mancanza di ideali.. Oggi la tecnologia ci regala un mezzo che allora non c’era per difondere le idee e la verità : il web. Finchè non spegneranno questa luce saremo in molti a lottare per una società giusta, anche se questa è molto vicina ad essere un’utopia. Io conto molto sui giovani, e mi schiero alle loro spalle solo per l’età, ma ci sono. Auguri per il tuo futuro, Anna

  9. pia
    18 marzo 2010 a 21:46 | #9

    già forse la felicità sta nel svegliarsi la mattina, e provare una gioia assoluta pur non avendo dei buoni motivi per essere felici
    ti auguro una felice e serena serata ciao a presto pia

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