Il Blog di Mimmo Guarino
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Home > Società > Ecologia mentale

Ecologia mentale

Spesso nella risoluzione di un problema, specie se di una certa complessità, può capitare di rimanere intrappolati in errati quanto rigidi schemi di ragionamento che fanno perdere di vista il vero obbiettivo da perseguire. Più la prospettiva è fissa e ristretta e più è facile rimanere “incollati” su aspetti poco rilevanti. Più si danno per scontate delle situazioni che in realtà scontate non lo sono affatto più si rischia di mettere in atto azioni completamente errate. La scena che mi viene in mente è quella di un uomo che, dovendo attraversare un varco, cerca di aprire una porta spingendola. L’uomo continua stremato a spingere la porta con tutte le sue forze senza accorgersi che sulla stessa, un po’ più in alto, c’è un cartello con su scritto “tirare”.
corso-ambiente

Cattivi pensieri sulla raccolta differenziata

L’anno scorso, spinto dal desiderio di capire meglio cosa fosse realmente successo nella mia amata regione, ho seguito un corso di formazione professionale sull’ambiente organizzato congiuntamente dagli ordini degli Ingegneri delle provincie di Napoli e di Salerno. Proprio durante questo corso mi è capitato di ascoltare uno scambio di opinioni sul tema della raccolta differenziata che mi ha lasciato alquanto perplesso. Da quel breve dibattito, improvvisato al momento nell’attesa che ricominciasse la lezione, usciva infatti un giudizio a dir poco pessimistico sulla sua reale efficacia. Uno dei colleghi, in particolare, metteva in evidenza tutti quelli (che a suo dire) erano i suoi principali limiti; primo fra tutti l’esistenza di rifiuti non differenziabili, rifiuti (come ad esempio il tetrapak) per i quali non è possibile fare la raccolta differenziata e quindi inesorabilmente destinati ad essere o depositati in discarica o inceneriti.

Confesso di essere rimasto molto sorpreso nel constatare come un tale tipo argomentazione potesse essere portato avanti, con tanta convinzione, anche da persone con alle spalle un percorso di studi che, per sua natura, abitua (ma a questo punto dovrei dire dovrebbe abituare) le persone al ragionamento. L’atteggiamento mi è parso proprio lo stesso di quell’immaginario uomo che spinge quella fantomatica porta anziché tirarla o di quelle nuore che spazzano la casa nascondendo tutto sotto al tappeto prima che arrivi la suocera.

discarica

La follia delle discariche e degli inceneritori

E’ una realtà fisica il fatto che con l’uso delle discariche si arriverà prima o poi ad un momento che non ci sarà più spazio dove metterli i rifiuti; un ingegnere almeno questo dovrebbe capirlo. Lo stesso discorso vale per gli inceneritori, l’ora del collasso arriverà un po’ più tardi ma comunque arriverà; della massa totale che viene incenerita in un impianto, infatti, rimane sempre e comunque un buon 15% di scarto che per forza di cose deve essere poi depositato in discarica.

E’ una realtà fisica anche il fatto che con l’attuale “ciclo aperto”, cioè estraendo continuamente materie prime (petrolio, metalli, legno, etc..) che poi vengono buttate via dopo l’utilizzo, si arriverà prima o poi all’esaurimento totale delle risorse globali e saremo paradossalmente costretti a riprendercele dissotterrandole da quelle stesse discariche dove le avevamo “scioccamente” buttate. Tutto questo senza contare poi i gravi danni che questi metodi (deposito in discarica e incenerimento) comportano per l’ecosistema e quindi per la salute degli uomini.

differenziata

Ecologia mentale

Solo cambiando la visuale, allargandola, guardando in avanti, si può riuscire a comprendere che il problema vero è quello di evitare un collasso (economico e ambientale) che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza stessa della specie umana e che l’unica soluzione possibile è quella di una chiusura totale del ciclo: tutto quello che viene prodotto deve essere recuperato, trattato e riutilizzato. Tutto, anche quello che allo stato della tecnica oggi non lo è ancora.

Solo evitando di dare per scontato quello che in realtà scontato non lo è affatto si può evitare di spingere inutilmente una porta che si apre semplicemente tirandola e capire che il problema non è la raccolta differenziata che non riesce a smaltire un certo tipo di rifiuti ma bensì l’esistenza di quegli stessi rifiuti indifferenziabili e che è assolutamente necessario che la progettazione e la produzione dei beni materiale venga fatta fatta pensando che quei beni, dovendo avere per forza di cose un tempo di vita finito, dovranno un giorno essere recuperati e riutilizzati in ogni loro parte.

  1. 23 marzo 2010 a 18:58 | #1

    Ho letto anch’io dei cartelli adirittura calpestati.. Il problema è che certi atteggiamenti attecchiscono facilmente su gente cerebralmente povera, o su i ragazzi che (adolescenti) che hanno solo due imput come i pc : on ed off. La scelta è dettata solo dal testosterone, e dove c’è più aggressività vanno in on.
    Alle volte trovo difficile scrivere perchè potrei riprendere i post del passato (son più di 5 anni che ho il blog) e cambiare solo qualche data.. Mi sento veramente vecchierella perchè dico sempre le stesse cose!
    Mi ha fatto tenerezza il “guaglione” della tua amica cristina, mio nonno mi diceva sempre “uè guagliò, pazziammo?”quando gli facevo i dispetti.
    Anna

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