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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !
Home > Razzismo e diritti umani > Io clandestino, ostracismo in ascensore

Io clandestino, ostracismo in ascensore

ostracismo

Giunto alla stazione di Chiaiano scendo dalla metro e, sovrappensiero come sempre, mi dirigo verso l’ascensore. Arrivo a destinazione e davanti a me già un nutrito gruppo di persone, in attesa dell’arrivo al piano dell’elevatore. Finalmente la cabina arriva, le porte si aprono, le persone davanti a me entrano. Io pure.

Passano alcuni secondi, ma le porte automatiche non fanno il loro dovere, non si richiudono e l’ascensore non accenna a muoversi. Dopo un po comincio a sentire le lamentele dei passeggeri. Anche io sono infastidito ma sto pensando ad altro, perciò non realizzo cosa sta realmente succedendo. Non realizzo che l’ascensore non si muove per il semplice fatto che è stato superato il peso massimo consentito, che c’è almeno una persona di troppo nella cabina. Ne tanto meno realizzo che l’ultimo ad essere entrato sono proprio io.

Una signora, credo sia Indiana, si lamenta, dice che è stanca, che ha avuto una giornata durissima di lavoro e che vuole tornare al più presto a casa. Un signore, anziano, indispettito, espone chiaramente la situazione: ci sono troppe persone nella cabina, deve uscire l’ultimo che è entrato. Insomma tutti hanno capito il problema e la soluzione, meno che io.

Passano altri secondi. Realizzo, finalmente. Imbarazzo totale. Anzi, panico. L’istinto e l’orgoglio mi spingono a cercare soluzioni alternative. Se mi fossi subito accorto della cosa non avrei avuto problemi a farmi da parte, ma adesso non posso uscire così di scena, non dopo tutto quel tempo passato ad aspettare. Provo a premere qualche pulsante. Niente, purtroppo. L’ascensore non si muove.

Altri brevissimi, ma interminabili, istanti di imbarazzo. Poi devo arrendermi alla evidenza dei fatti, sollecitato anche dal mormorio crescente dei presenti, ed obbedire ad una legge non scritta che mi obbliga chiaramente a togliere il disturbo. Devo uscire.

Come in un antico rito tribale di ostracismo esco da quella piccola comunità, mi allontano dal gruppo, per andare incontro al mio destino: scendere le scale a piedi. Camminando solitario sulla banchina della stazione, lasciata ormai deserta dalle persone che nel frattempo hanno già raggiunto l’uscita, provo, seppur per pochi istanti, sensazioni sgradevoli, insolite.

immigrati clandestini

Facendo le debite proporzioni mi sento come forse devono sentirsi quegli immigrati clandestini che, beccati dalla polizia locale, vengono rispediti nel loro paese d’origine. Come un anziano indigeno che viene invitato a lasciare il suo villaggio e a lasciarsi morire solitario nella foresta, così da lasciare spazio vitale ai giovani della tribù.

Ma il mio disagio ha i secondi contati. Finite oramai le scale, raggiungo l’uscita della stazione. Fuori ci sono tante persone che aspettano il pullman sulla fermata. Mi confondo tra loro, divento uno di loro, pari tra i pari. Finalmente. Sono reintegrato.

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  1. 11 luglio 2009 a 0:32 | #1

    E’ incredibile come tu riesca ,attraverso degli esempi di vita quotidiana, a far emergere quei problemi sociali che la maggior parte di noi finge di non vedere.
    C’è tanta sensibilità e rispetto per la vita in quello che scrivi che qualsiasi mio commento appare quasi superfluo.
    Che bello sapere che esistono persone come te.

  2. 11 luglio 2009 a 2:35 | #2

    Ciao Mimmo.. concordo con ceraselladol…
    La vita di tutti i giorni, è un contenitore di esperienze di ogni genere dalle quali con una certa sensibilità si possono esprimere concetti per ogni grande tema, con piccoli esempi…
    Questo è ciò che i “grandi” del G8 dovrebbero capire, che per trattare grandi tematiche, e risolvere grossi problemi, a volte basterebbe osservare la vita di un uomo comune, e trovarvi il mondo intero al suo interno.
    Ma “loro” questo non possono comprenderlo, a “loro” non interessa risolvere nulla… sappiamo cosa vogliono veramente “loro”.
    A presto

  3. 11 luglio 2009 a 11:57 | #3

    Sono rimasta li incantata a rileggere questo pezzetto di vita quotidiana che in poche righe ti mette di fronte alla cruda realta’che “il diverso” vive 24 ore su 24 sulla propria pelle!
    Ti adoro Guaglione!

  4. 13 luglio 2009 a 9:05 | #4

    Ciao Mimmo,
    Ho ripreso a seguire il mio blog e se ti fa piacere, torna a farmi visita.
    L’emarginazione (anche nelle piccole cose e fin da piccoli) è sempre difficile da sostenere. Dovremmo essere meno egoisti spiritualmente e metterci nei panni e nella mente di queste persone, per poter risolvere certi problemi attinenti.
    Un caro saluto e buona settimana.
    Nadia
    Nadia

  5. 13 luglio 2009 a 18:54 | #5

    Ciao Mimmo e buona settimana a te. La capacità di “immedesimarsi” nelle sensazioni che possono provare altri esseri umani è qualcosa di veramente grande… che non trovo in quei post che si scagliano, spesso con violenza, contro altri esseri umani!!! La tua è una grande “lezione” che dovrebbe essere letta da molti, soprattutto prima di scrivere!!!! Più passa il tempo e più aumenta la mia stima nei tuoi confronti. Non è una manifestazione di “adulazione” perché sono certo che tu non ne hai bisogno. E’ una mia personale e piacevole sensazione che ho voluto esprimerti. Ciao.

  6. 13 luglio 2009 a 22:17 | #6

    @Carlo Grazie per le belle parole, sai che la stima è reciproca. Buona settimana anche a te :-)

  7. 15 luglio 2009 a 10:11 | #8

    weeeee ciao mimmo beh tu ci hai provato a capire ciò che provano, ma potrebbe non essere cosi chissà

  8. 15 luglio 2009 a 14:00 | #9

    @®ilnanomalefico Ciao Ponyboy,
    Beh è ovvio, si cerca di capire le cose, non sempre poi ci si riesce, l’ostracismo vero, l’emarginazione degli immigrati clandestini sono comprensibili pienamente solo se si provano in prima persona

  9. 16 luglio 2009 a 19:10 | #10

    Ciao Mimmo.. ma hai visto il file che ti ho inviato??
    A presto

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  1. 15 luglio 2009 a 16:33 | #1