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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

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Archivio per la categoria ‘Società’

La fabbrica dei mostri

17 ottobre 2010 Mimmo Guarino 9 commenti

Uccidiamo il mostro ?

michele-misseri

Sono i protagonisti di storie che umanamente ci risultano tanto incomprensibili quanto inaccettabili. Sono loro, i mostri. Figli che uccidono premeditatamente gli anziani genitori e subito dopo vanno in discoteca con gli amici come se nulla fosse, padri che per 24 anni tengono segregata le figlie nella cantina di casa per poterle violentare a piacimento, zii che abusano delle nipoti quindicenni e che poi, temendo di essere scoperti, le strangolano, occultano il corpo e poi si fingono disperati per la loro scomparsa. Storie che se da un lato producono, giustamente, sdegno e commozione nell’opinione pubblica dall’altro minacciano di sconvolgere gli equilibri di certezze saldamente consolidate nella coscienza di ogni uno di noi.

Di fronte a fatti così orribili ci viene naturale chiederci come sia possibile che nostri simili, uomini proprio come noi, possano commettere atti così disumani e innaturali; anche se poi, mentre cerchiamo le rispose a questi “umani quesiti”, ci lasciamo andare a macabri vaneggiamenti di vendetta verso l’assassino di turno, con tanto di torture sadiche da far rabbrividire il peggiore dei maniaci, così da superare ampiamente, anche se solo con la fantasia, la barbarie commessa dall’assassino stesso.

Paura dei mostri ? No, paura di noi stessi !

mostro

In realtà la cosa che più ci turba, che più ci spaventa, è la prospettiva di doverci porre delle domande che normalmente, nella superficialità della vita quotidiana, mai ci saremmo posti. Sederci al tavolo con noi stessi ed interrogarci su cosa siamo veramente in quanto esseri umani, su cosa siamo potenzialmente capaci di fare, su quali sono le nostre responsabilità in quanto membri della società rispetto a questi fatti, questo ci fa tremendamente paura.

Ed infatti cosa facciamo per fuggire questo confronto ? Semplicemente, escludiamo gli assassini dal comprensorio umano considerandoli come appartenenti ad una categoria subumana; quella dei mostri o degli orchi. Ci forniamo cioè, autonomamente, una spiegazione irrazionale che è al tempo stesso semplice e rassicurante. Come quelle che si usano per tranquillizzare i bambini; non è un caso che il termine “Orco” sia preso a prestito proprio dal mondo delle fiabe.

Se poi nemmeno questo stratagemma riesce a tranquillizzarci allora ricorriamo alle maniere forti e cerchiamo di uccidere il drago, di cancellare definitivamente l’oggetto scomodo, così da non doverlo più considerare. Per quale altro motivo invocheremmo a gran voce la pena di morte per il “mostro” se non per questo motivo? Ancora una volta un comportamento tipicamente infantile.

barbara-durso

Tutto quello che facciamo è fuggire dal confronto con noi stessi e cercare rassicurazioni, non si spiegherebbe altrimenti il successo di certe trasmissioni televisive le quali altro non fanno che spostare completamente l’attenzione sulla dinamica dei fatti, sulle possibili complicità del mostro, sulle sue dichiarazioni, su quelle dei testimoni, sull’arma del delitto utilizzata, sulle tracce di DNA, ecc.; tutte cose che invece dovrebbero, giustamente, interessare solo i carabinieri e i magistrati titolari delle indagini.

Basta, i mostri non esistono !

Noi adulti dovremmo smetterla di cercare rassicurazioni per non pensare, dovremmo smetterla di credere ai mostri e agli orchi, dovremmo smetterla di fuggire dalla realtà solo perché questa non ci piace. Al contrario dovremmo cercare di comprenderla e, nei limiti del possibile, di migliorarla. Insomma noi adulti dovremmo finalmente comportarci da tali.

Dovremmo ragionare sulla concezione che abbiamo della vita, della sessualità, sui modelli educativi, su quei comportamenti della famiglia prima e della società dopo che possono incidere sugli equilibri psichici del bambino, dell’adolescente, dell’adulto. Dovremmo interrogarci su quei percorsi di vita che portano una giovane mamma a considerare il figlio appena nato come un pezzo di carne da buttare nella spazzatura, un figlio a ritenere gli anziani genitori solo come un fastidioso ostacolo alla eredità e un padre a vedere la figlia come un mero oggetto per soddisfare i propri perversi istinti sessuali. Se tutto questo sembra assurdo si provi a immaginare anche il peggiore dei serial killer all’età di due anni.

fabbrica

Dovremmo insomma sforzarci per costruire una società dove ognuno possa crescere in modo sano, sereno, equilibrato e con una sana autostima. Una società che si preoccupi realmente della salute mentale degli uomini, che stia vicino ai più deboli, a quelli che mostrano segni di disagio, che stia vicino alle famiglie invece di abbandonarle a se stesse.

Perché noi tutti siamo i pezzi che escono dal nastro trasportatore di una grande fabbrica chiamata società e sulla catena di montaggio di questa fabbrica ci siamo noi tutti e quindi noi tutti siamo i responsabili della buona o della cattiva riuscita di ogni pezzo. Mostri compresi.

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Ecologia mentale

16 marzo 2010 Mimmo Guarino 11 commenti
Spesso nella risoluzione di un problema, specie se di una certa complessità, può capitare di rimanere intrappolati in errati quanto rigidi schemi di ragionamento che fanno perdere di vista il vero obbiettivo da perseguire. Più la prospettiva è fissa e ristretta e più è facile rimanere “incollati” su aspetti poco rilevanti. Più si danno per scontate delle situazioni che in realtà scontate non lo sono affatto più si rischia di mettere in atto azioni completamente errate. La scena che mi viene in mente è quella di un uomo che, dovendo attraversare un varco, cerca di aprire una porta spingendola. L’uomo continua stremato a spingere la porta con tutte le sue forze senza accorgersi che sulla stessa, un po’ più in alto, c’è un cartello con su scritto “tirare”.
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Cattivi pensieri sulla raccolta differenziata

L’anno scorso, spinto dal desiderio di capire meglio cosa fosse realmente successo nella mia amata regione, ho seguito un corso di formazione professionale sull’ambiente organizzato congiuntamente dagli ordini degli Ingegneri delle provincie di Napoli e di Salerno. Proprio durante questo corso mi è capitato di ascoltare uno scambio di opinioni sul tema della raccolta differenziata che mi ha lasciato alquanto perplesso. Da quel breve dibattito, improvvisato al momento nell’attesa che ricominciasse la lezione, usciva infatti un giudizio a dir poco pessimistico sulla sua reale efficacia. Uno dei colleghi, in particolare, metteva in evidenza tutti quelli (che a suo dire) erano i suoi principali limiti; primo fra tutti l’esistenza di rifiuti non differenziabili, rifiuti (come ad esempio il tetrapak) per i quali non è possibile fare la raccolta differenziata e quindi inesorabilmente destinati ad essere o depositati in discarica o inceneriti.

Confesso di essere rimasto molto sorpreso nel constatare come un tale tipo argomentazione potesse essere portato avanti, con tanta convinzione, anche da persone con alle spalle un percorso di studi che, per sua natura, abitua (ma a questo punto dovrei dire dovrebbe abituare) le persone al ragionamento. L’atteggiamento mi è parso proprio lo stesso di quell’immaginario uomo che spinge quella fantomatica porta anziché tirarla o di quelle nuore che spazzano la casa nascondendo tutto sotto al tappeto prima che arrivi la suocera.

discarica

La follia delle discariche e degli inceneritori

E’ una realtà fisica il fatto che con l’uso delle discariche si arriverà prima o poi ad un momento che non ci sarà più spazio dove metterli i rifiuti; un ingegnere almeno questo dovrebbe capirlo. Lo stesso discorso vale per gli inceneritori, l’ora del collasso arriverà un po’ più tardi ma comunque arriverà; della massa totale che viene incenerita in un impianto, infatti, rimane sempre e comunque un buon 15% di scarto che per forza di cose deve essere poi depositato in discarica.

E’ una realtà fisica anche il fatto che con l’attuale “ciclo aperto”, cioè estraendo continuamente materie prime (petrolio, metalli, legno, etc..) che poi vengono buttate via dopo l’utilizzo, si arriverà prima o poi all’esaurimento totale delle risorse globali e saremo paradossalmente costretti a riprendercele dissotterrandole da quelle stesse discariche dove le avevamo “scioccamente” buttate. Tutto questo senza contare poi i gravi danni che questi metodi (deposito in discarica e incenerimento) comportano per l’ecosistema e quindi per la salute degli uomini.

differenziata

Ecologia mentale

Solo cambiando la visuale, allargandola, guardando in avanti, si può riuscire a comprendere che il problema vero è quello di evitare un collasso (economico e ambientale) che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza stessa della specie umana e che l’unica soluzione possibile è quella di una chiusura totale del ciclo: tutto quello che viene prodotto deve essere recuperato, trattato e riutilizzato. Tutto, anche quello che allo stato della tecnica oggi non lo è ancora.

Solo evitando di dare per scontato quello che in realtà scontato non lo è affatto si può evitare di spingere inutilmente una porta che si apre semplicemente tirandola e capire che il problema non è la raccolta differenziata che non riesce a smaltire un certo tipo di rifiuti ma bensì l’esistenza di quegli stessi rifiuti indifferenziabili e che è assolutamente necessario che la progettazione e la produzione dei beni materiale venga fatta fatta pensando che quei beni, dovendo avere per forza di cose un tempo di vita finito, dovranno un giorno essere recuperati e riutilizzati in ogni loro parte.

L’arma della fiducia nel prossimo

17 gennaio 2010 Mimmo Guarino 8 commenti

Quando mi trovo a parlare dell’importanza che riveste a livello sociale la nostra capacità di nutrire fiducia nel prossimo e provo “mettere in guardia” i miei interlocutori da quanti (e non sono pochi) cercano di distruggerla definitivamente dalla testa e dal cuore della gente, trovo sempre come risposta un atteggiamento di scoraggiamento, di disillusione e di pessimismo.

frustrazioneUno stato d’animo molto diffuso, dovuto ad visione alquanto distorta che abbiamo del concetto di fiducia: spesso infatti diamo fiducia agli altri solo con l’aspettativa (più o meno consapevole) di ricevere direttamente qualcosa in cambio, di avere un personale vantaggio, magari anche solo di tipo affettivo; il risultato è che poi inesorabilmente ci ritroviamo da soli a piangere.

La frustrazione che deriva da queste esperienze negative ci annebbia la mente e ci porta a vedere gli altri come dei “lupi” intenzionati unicamente a speculare sulla nostra buona fede e ci fa sentire degli ingenui e degli sciocchi. Molto spesso poi questo stato di disagio diventa il punto di partenza di un percorso che ci porta a passare al contrattacco e ad assumere quegli stessi comportamenti che tanto ci hanno fatto soffrire e che tanto abbiamo biasimato (torna utile a questo proposito la famosa parabola biblica della pagliuzza e della trave).

etSiamo anche portati, narcisisticamente, a considerarci gli unici “buoni e puri” in un mondo fatto di “cattivi e traditori”, quasi come se noi provenissimo da un altro pianeta o fossimo geneticamente diversi da tutti quanti gli altri. Questo da un lato ci gratifica, ci consola e ci rassicura sulle scelte e comportamenti che abbiamo adottato dell’altro ci allontana inesorabilmente dalla realtà vera delle cose.

La verità è che i rapporti umani sono caratterizzati da dinamiche estremamente complesse, infinitamente complesse, molto più di quanto siamo superficialmente portati a credere, perché infinitamente complessa è la psiche di ogni uno di noi. L’unico modo che abbiamo per cercare di comprenderle è quello di smettere di vedere le cose sempre e solo dal nostro punto di vista e cominciare invece a sforzarci di metterci anche da quello degli altri, tenendo sempre bene in mente che anche chi ci sta di fronte ha le nostre stesse aspettative ed esigenze, frustrazioni e dubbi, paure e insicurezze e che i suoi comportamenti sono (proprio come succede per i nostri) il risultato di una storia di vita fatta di tante esperienze personali, tutte fortemente condizionate da fattori ambientali il più delle volte incontrollabili. Solo considerando noi stessi come parte del “tutto”, tenendo presente che noi siamo per gli altri ciò che gli altri sono per noi, possiamo sperare di non cadere nel ridicolo e di non essere patetici nei nostri comportamenti e stati d’animo.

mass-mediaAvere fiducia nel prossimo non si traduce affatto nell’essere degli sciocchi ingenui e creduloni. Tutt’altro. Avere fiducia nel prossimo presuppone conoscenza e consapevolezza. Non vuol dire affatto credere ciecamente a chi ci governa e ci sfrutta ogni giorno né ai mass media che ci vendono un mondo che promette falsamente di rendere migliore la nostra vita e che in malafede e in maniera subdola cercano di distruggere definitivamente quello che rimane della nostra capacità di avere fiducia e la stima verso i nostri simili.

Né vuol dire credere al passante sotto casa che barcollante ci chiede i soldi per un panino e poi se li “sputtana” in una dose di eroina o alla prima “presunta” organizzazione umanitaria che ci chiede un contributo per aiutare i bambini in Africa. Avere fiducia nel prossimo presuppone anche attenzione ed un sforzo ed un impegno in prima persona nelle cose del mondo.

Avere fiducia nel prossimo vuol dire avere fiducia nella capacità (potenziale) di tutti gli esseri umani, e quindi anche nella nostra personale, di usare la ragione. Vuol dire “ammettere” che vale la pena confrontarsi con gli altri, investire il proprio tempo e le proprie energie con loro per crescere reciprocamente.

Avere fiducia nel prossimo significa avere speranza che tutto può cambiare, che in questo mondo non tutto è perduto, perché ogni cosa, nel bene e nel male, dipende esclusivamente da noi uomini, dalla nostra volontà. Dare fiducia agli altri non con l’aspettativa di un diretto tornaconto personale ma con la consapevolezza di dare nel proprio piccolo un contributo all’umanità intera.

In ultima analisi dare fiducia al proprio prossimo equivale a rifiutarsi di dare per spacciata l’umanità perché la fiducia reciproca è l’unica arma che abbiamo a disposizione per difenderci dalla nostra stessa follia, dalla insaziabile brama di potere e controllo che abbiamo verso i nostri simili. I potenti questo lo sanno ed hanno di essa terribilmente paura, per questo fanno di tutto per minarla.

La terra degli gnu

22 ottobre 2009 Mimmo Guarino 14 commenti
gnu

Tempo fa, guardando un documentario sulla savana africana, vidi una scena che successivamente mi avrebbe fatto molto riflettere. Oggetto del documentario uno degli erbivori più popolari di queste zone, lo gnu: uno strano animale e metà strada tra un bue, un’antilope e un cavallo. Questi animali amano molto stare in compagnia e si organizzano perciò in grandi branchi, che poi si cimentano in lunghi spostamenti, a volte vere migrazioni, alla ricerca di erba tenera nata dopo le piogge. Nel mese di Maggio circa 1,5 milioni di esemplari si spostano dalle pianure alle foreste, per poi tornare alle pianure nel mese di Novembre quando le piogge estive le avranno rese di nuovo verdi.

leone

Nel documentario, la telecamera del reporter inquadrava proprio uno di questi grandi branchi di gnu, con le bestie intente a bere vicini alla riva di un fiume, quando tutto ad un tratto arrivò un leone. Il leone è da sempre considerato il più acerrimo nemico dello gnu e presumibilmente quell’esemplare dovette guadare quell’enorme massa di carne più o meno come un bambino guarda estasiato le delizie che gli si presentano davanti agli occhi entrando in una pasticceria. Il leone si avvicinò indisturbato ad una parte del branco, scelse la sua preda e senza esitare gli si avventò contro. In quel preciso istante, in quel punto, si aprì come una come voragine, uno squarcio in quel indistinto mare nero fatto di carne, con tutti gli altri componenti del gruppo che si allontanavano dall’epicentro dell’aggressione, per scappare lontano e lasciare così la vittima sola di fronte al suo amaro destino. Dopo pochi minuti il malcapitato gnu era già morto esamine al suolo, mentre il leone banchettava felicemente nelle sue carni ancora calde. A pochi metri di distanza tutto era poi tornato alla normalità, con gli gnu che si erano riavvicinati al fiume ed avevano ricominciato ad abbeverarsi.

A ben guardarlo uno gnu non si può dire certo un “fringuello”, può misurare infatti fino a 2 m di lunghezza per un’altezza che può arrivare di 1,40 m e con un peso che può sfiorare i 300 Kg, insomma è una “bella bestia”, e quando si batte con un leone, anche se poi ha la peggio, mostra sempre prova di grande forza e coraggio e non di rado, con le sue grandi ed appuntite corna, riesce ad infliggere all’avversario notevoli ferite. E’ quindi evidente che se sviluppasse una seppur minima forma di difesa cooperativa, diciamo con un rapporto di uno a cinque, riuscirebbe a mettere sotto qualsiasi leone tentasse di attaccarlo. Al suo attuale stadio di evoluzione comportamentale, però, l’istinto lo spinge a scappare, un po’ come se gli suggerisse “fino a quando non tocca a te, tira a campare”. Per questo un singolo leone può fare il bello e cattivo tempo in un immenso branco di centinaia e centinaia di bestioni.

manifestazione

La scena del leone che banchetta indisturbato nell’enorme branco di gnu mi ha dato degli spunti di riflessione su quelli che molto spesso sono i comportamenti che noi esseri umani adottiamo in circostanze similari. Non è difficile constatare, infatti, che non siamo tanto diversi dagli gnu quando mostriamo poca o nessuna solidarietà nei confronti di quelle persone, o di quelle categorie di persone, che sono state colpite da palesi ingiustizie. Proprio come gli gnu siamo sempre pronti a scappare, siamo sempre pronti a voltare le spalle alla vittima di turno: al commerciante che si ribella al pizzo della mafia, agli omosessuali o ai neri picchiati per strada o ai disabili che trovano mille ostacoli nelle barriere architettoniche. Un padre si incatena davanti a Montecitorio perché non può pagare le costosissime cure per il figlio malato, ma noi lo lasciamo tristemente solo. C’è una manifestazione di metalmeccanici che protestano contro il mancato rinnovo del contratto, ma in quella manifestazione ci sono solo metalmeccanici. C’è una manifestazione di insegnanti che protestano contro i tagli alla scuola, ma in quella manifestazione ci sono solo insegnanti. Viene deciso di costruire un inceneritore in pieno centro abitato e a protestare sono solo gli abitanti delle zone circostanti. Chiaro è che con questo tipo di esempi potrei andare avanti per molto.

Anche noi, come gli gnu, fino a quando non veniamo (o pensiamo di essere) colpiti in modo diretto, in prima persona, continuiamo a bere, e lo facciamo nel fiume dell’indifferenza e dell’apatia. Per questo motivo i “leoni del potere”, e cioè i politici, quelli stanno dietro alle mafie, le banche, le assicurazioni, le multinazionali, pur essendo numericamente esigui, hanno da sempre la meglio sull’enorme massa di quelli che potrei definire “GnUmani”; perché ogni volta questi devono combattere solo con una piccola parte della società. Quando invece siamo noi ad essere colpiti, proprio come lo gnu che viene assalito dal leone, mostriamo tutta la nostra forza e tenacia e ci indigniamo anche per l’indifferenza e la scarsa solidarietà di chi ci sta a attorno.

Senza scomodare alti ideali come “l’amore universale” o altre cose del genere, basterebbe fare due semplici ragionamenti pratici per capire che la solidarietà è l’unica strada percorribile , due ragionamenti sotto certi aspetti anche un po’ egoistici, cioè di pura convenienza personale,: “se oggi è toccato a lui, domani potrebbe toccare a me” e poi “se mi batto contro un’ingiustizia, anche se non mi tocca (o penso che non mi tocchi) direttamente, sto combattendo per migliorare il mondo, mondo nel quale ci sono anche io e domani ci saranno i miei figli”.

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Mi chiedo cosa mai potrebbero fare questi leoni, e come sarebbe diversa qualità della nostra vita, se i metalmeccanici si battessero anche per gli insegnanti e gli insegnanti anche per i metalmeccanici, se gli eterosessuali mostrassero solidarietà per gli omosessuali e gli omosessuali per i disabili, se i disabili si battessero anche per i neri, i Napoletani anche per i Bergamaschi e i Bergamaschi anche per i Napoletani, se ci battessimo tutti per il negoziante taglieggiato e se ci incatenassimo tutti davanti Montecitorio per solidarietà alle ragioni di quel padre disperato.

La crisi economica mondiale e le fiabe della disinformazione

5 agosto 2009 Mimmo Guarino 10 commenti
giochi-spiaggia

Quel giorno, e sono ormai passati molti anni, ero in spiaggia con la mia famiglia. Stupita d’avanti ad una massa d’acqua tanto grande, mia sorella, con la curiosità di una bambina di tre anni, chiese a mio padre da dove avesse origine il mare. La risposta, originale e fantasiosa, fu: “…in fondo, all’orizzonte, ci sono tante fontane, ed è da quelle fontane che esce l’acqua che forma il mare”. La spiegazione soddisfò pienamente la curiosità di mia sorella. Ancora oggi quell’episodio suscita in me ilarità e tenerezza.

A ben pensarci però, spesse volte, noi tutti siamo un po’ come quella bambina. Anche se non abbiamo più tre anni, ci comportiamo proprio come tanti bambini e si sa che per acquietare un bimbo basta dargli qualche caramella o qualche giocattolo.

borsa

Mi viene in mente ad esempio lo spinoso problema della crisi economica mondiale. Il mondo intero ne è coinvolto e stando a quello che ci dicono pare che la faccenda sia molto seria. Tutti i TG e i giornali non fanno altro che parlarcene. Ci snocciolano cifre, andamenti e previsioni; quella tale borsa è salita, quell’altra è scesa. Numeri, numeri, solo e soltanto numeri. Non ci dicono però mai chiaramente i “chi” e i “come”. Non ci dicono i nomi e i cognomi di quei geni della politica che hanno permesso questo stato di cose. Non ci dicono i nomi degli strego-scienziati che hanno propagandato sballate teorie socioeconomiche. Non ci dicono i nomi degli speculatori che si sono arricchiti. Ne tanto meno ci dicono se questi soggetti hanno agito in combutta in una sorta di associazione mondiale delinquo-legalizzata. No, tutte queste cose ai bambini non vanno assolutamente dette; potrebbero turbarsi. La disinformazione diventa un atto d’amore. Certo che se avessimo queste informazioni potremmo, come minimo, pretendere da questi individui di farsi da parte. Forse potremmo anche cercare di cambiare rotta e condividere misure atte ad impedire il riproporsi di situazioni del genere. Dopotutto il vero compito dell’informazione è proprio quello di aiutare la gente a capire le cose per migliorare la vita della collettività.

sismografo-terremoto

Stando invece a quanto dicono i giornali e le televisioni pare che non ci sia proprio niente da capire, sembra che “il tutto” sia solo un fatto fisiologico, normale, quasi si trattasse di un evento naturale; come un terremoto, ad esempio. Se viene un terremoto non è che ti chiedi perché sia venuto e di chi sia la colpa.

La cosa più grave però non è tanto il fatto della disinformazione in se. La cosa più grave è che noi non ce ne indigniamo, non ci ribelliamo ad essa. La cosa più grave è che non pretendiamo di capire come funziona il mondo. La cosa più grave è che ci accontentiamo di spiegazioni vaghe, generiche, evasive e senza senso. Spiegazioni fiabesche, come quella che mio padre dette alla mia sorellina quel giorno in spiaggia. Accettiamo per buono tutto: quello che ci viene e anche tutto quello che non ci viene detto. Specialmente poi se quello che ci viene raccontato ci rassicura. Specialmente se ci dicono che il brutto tra poco sarà alle spalle e che il bello è di nuovo alle porte. Specialmente se ci sentiamo dire che i nostri governati stanno lavorando per noi studiando e applicando le giuste contromisure per arginare il problema.

obama

A questo proposito la fiaba che viene propinata è sempre la stessa: “Per uscire dalla crisi bisogna aiutare finanziariamente le banche e le grosse imprese”. Che in altre parole, o se volete in linguaggio non fiabesco, vuol dire che miliardi di soldi pubblici finiscono nelle tasche di pochi potenti, laddove invece potrebbero essere utilizzati per il benessere di tutti: per gli ospedali, per le pensioni, per le scuole pubbliche, ..ecc. Nella fiaba però nulla viene detto circa le possibili convenienze dirette o indirette di questi politici, delle loro più o meno celate amicizie con quel banchiere o quell’industriale.

Anzi, per come vengono confezionati i servizi in televisione e gli articoli sui giornali, sembra addirittura quasi che questi ce li rimettano di tasca loro quei soldi. Quando un capo di governo annuncia che stanzierà una certa cifra per aiutare una grande azienda o una banca, pare che lo faccia mettendo le mani al suo di portafogli. Come il neo Presidente degli USA Obama, che per far uscire l’America dalla crisi economica mondiale ha finanziato con soldi pubblici le grandi case automobilistiche americane (come la General Motors). Case automobilistiche, è bene ricordare, che assieme alle multinazionali del petrolio, della chimica, della farmaceutica e dell’agro alimentare, sono quelle che hanno nelle mani il pianeta intero.

Favole sono tutto quello di cui abbiamo bisogno per andare avanti, spiegazioni come quella delle fontane che generano il mare ci stanno più che bene. La disinformazione regna incontrastata ed il mondo intero si trasforma in un grande asilo nido.