L’ossessione umana per la fine del mondo.

L’ossessione umana per la fine del mondo.

Mia sorella Teresa con la piccola MargheritaL’anno scorso mia sorella Teresa è diventata per la prima volta mamma: ha avuto una bellissima bambina di nome Margherita. Si è subito rivelata una madre amorevole, attenta e premurosa, tanto che la piccola l’ha assorbita completamente divenendo praticamente tutto il suo mondo. Unico difetto di Mamma Teresa è però quello di essere un po’ apprensiva.
Continua a leggere

Uno spaventoso bisogno di sentirsi normali

Uno spaventoso bisogno di sentirsi normali

Il bisogno di sentirsi normali è tutto sommato il bisogno di sentirsi accettati dagli altri, di sentirsi a proprio agio tra i propri simili, di appartenere ad una maggioranza che ci faccia sentire protetti. Vestirsi di normalità ci ripara dal freddo della paura di ritrovarsi soli. Avere consapevolezza che la maggioranza delle persone che ci circondano ci considera come loro, normali, ci fa sentire bene. Appartenere alla categoria dei normali ci rassicura perché essa è la più numerosa e quindi la più forte. Inconsciamente ci dice che stiamo procedendo bene, che la nostra condotta è quella giusta e che non avremo problemi né intoppi lungo il nostro cammino. Ed è proprio questa insicurezza che fa nascere in noi la paura e l’avversione nei confronti di chi assume comportamenti diversi da quelli del nostro gruppo e che ci porta a vederlo come una minaccia.

Continua a leggere

Il miracolo immaginario. Ovvero quanto la Madonna non piange, ma avrebbe tutti i motivi per farlo

Il miracolo immaginario. Ovvero quanto la Madonna non piange, ma avrebbe tutti i motivi per farlo

È sempre difficile dissentire dalle convinzioni largamente condivise dal proprio gruppo di appartenenza, andare contro i comportamenti diffusamente accettati dalla massa. È invece molto più facile è dire e fare cose che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo (o che al limite noi “pensiamo” che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo).

La paura di essere attaccati, criticati, emarginati e cacciati dal gruppo ci spaventa a morte. Credo sia questa una paura antichissima che affonda le sue radici nelle origini tribali della nostra specie, quando l’allontanamento dal gruppo voleva significare morte certa per il singolo individuo lasciato solo ed inerme al cospetto della natura ostile.

Questa paura è tanto più forte quanto più bassa è la nostra autostima. Così la sfiducia in noi stessi ci convince che quello che realmente pensiamo deve per forza di cosa essere sbagliato e che “dovrà pure esserci un motivo valido se tutti dicono questo o fanno quella determinata cosa”.

Continua a leggere

La terra degli gnu

La terra degli gnu

Branco di gnu

Branco di gnu

Tempo fa, guardando un documentario sulla savana africana, vidi una scena che mi fece molto riflettere. L’oggetto del documentario era lo gnu, uno degli erbivori più popolari di quelle zone: uno strano animale e metà strada tra un bue, un’antilope e un cavallo. Nel documentario c’era uno grande branco di questi animali tutti intenti a bere sulla riva di un fiume. Ad un tratto arrivò un leone – penso che quell’esemplare dovette guadare quell’enorme massa di carne più o meno come un bambino guarda estasiato le delizie che gli si presentano davanti agli occhi entrando in una pasticceria. Il leone si avvicinò indisturbato ad una parte del branco, scelse con calma la sua preda e senza esitare gli si avventò contro. In quel preciso istante, in quel punto, si aprì come una voragine. Uno squarcio improvviso in quel indistinto mare nero fatto di carne. Tutti i “compagni” erano scappati via lasciando così la vittima sola di fronte al suo doloroso destino.
Continua a leggere

Slalom tra i cassonetti della spazzatura

Slalom tra i cassonetti della spazzatura

È in un freddo Venerdì di Febbraio che va in scena a Marano l’ultima manifestazione di protesta prima dell’apertura della discarica nella cava della limitrofa di Chiaiano. Tempo qualche giorno ed arriveranno i camion per sversare i primi rifiuti. Diverse centinaia di persone ascoltano il prof. de Medici ed il presidente della Commissione “Ambiente e Territorio” Carlo Migliaccio; dai microfoni anche il prete missionario Alex Zanotelli ed il vice sindaco Mauro Bertini.


Continua a leggere

Il bello del pallone e le assurdità del calcio

Il bello del pallone e le assurdità del calcio

Sole che batte sul campo di pallone

Quando avevo dieci anni la cosa che più amavo fare era quella di giocare a pallone con gli amici. Specialmente in estate, con le giornate lunghe di sole e senza l’incubo della scuola, si cominciava al mattino e si finiva la sera tardi. Si giocava fino a quando un po’ di luce permetteva di inquadrare ancora la porta e distinguere i compagni di squadra dagli avversari. Non ero molto veloce e nei contrasti e, data la mia struttura fisica non imponente, avevo quasi sempre la peggio; possedevo però un invidiabile controllo di palla.

Giocavamo in uno spazio abbastanza grande: la palestra all’aperto della scuola elementare del paese. Ufficialmente per noi inaccessibile la raggiungevamo scavalcando il recinto che delimitava l’edificio scolastico.
Continua a leggere

La storia di Adamo ed Eva raccontata ad un bambino

La storia di Adamo ed Eva raccontata ad un bambino

Masaccio. Cacciata di Adamo ed Eva.

Masaccio. Cacciata di Adamo ed Eva.

Avevo si e no nove anni ed ero di ritorno a casa dopo la lezione di catechismo: il mio pensiero era fisso sulla spiegazione che l’insegnante di religione aveva pochi minuti prima. Quelle parole proprio non riuscivo ad accettarle. Quello che non mi andava giù era il fatto che mi venisse attribuita una colpa per un “guaio” che non avevo commesso; di questo ero certo. Si parlava infatti del peccato originale. Non che ritenessi ingiusto il castigo inflitto da Dio ai due ribelli Adamo ed Eva:- chi sbaglia è giusto che paghi – pensavo; sacrosanta era stata quindi la loro cacciata dal paradiso. Non capivo però perché le conseguenze di quello sbaglio dovessero ricadere anche su di me che non centravo nulla.
Continua a leggere

Io clandestino in ascensore

Io clandestino in ascensore

 Giunto alla stazione di Chiaiano scendo dalla metrò e sovrappensiero – come sempre sono – mi dirigo verso l’ascensore. Arrivo e davanti a me c’è già un nutrito gruppo di persone in attesa dell’arrivo al piano dell’elevatore. Finalmente la cabina arriva, le porte si aprono e le persone davanti a me entrano. Io anche. Passano alcuni secondi, ma le porte automatiche non si richiudono così che l’ascensore non si muove. Dopo un po’ comincio a sentire le lamentele dei passeggeri. Anche io sono infastidito, ma sto pensando ad altro perciò non realizzo qual è il problema: è stato superato il peso massimo consentito in cabina; c’è (almeno) una persona di troppo. Ne tanto meno capisco – cosa ancor più grave – che quella persona sono proprio io!
Continua a leggere

Schiavitù e benessere

Schiavitù e benessere

schiavitù

schiavitù

In ogni tempo il benessere economico e sociale è sempre stato raggiunto grazie allo sfruttamento della schiavitù a danno di popoli tecnologicamente e culturalmente meno progrediti. Sia ben chiaro a tutti il fatto che la nostra civile e moderna società occidentale non ha certo fatto eccezione a questa regola.

Romenosciacalli, telesciacalli e mafiosciacalli

Romenosciacalli, telesciacalli e mafiosciacalli

sciacalli

Sciacalli

Rifletto sui fatti che si stanno verificando in Abruzzo dopo la tragedia del terremoto e vedo che anche nel mondo degli sciacalli, come in quello degli uomini, ci vuole fortuna adoccupare il giusto posto. Vedo che non tutti gli sciacalli sono uguali, ma ci sono razze diverse.

Infatti, oltre alla ben nota specie dei romenosciacalli, quella più facile avvistare e catturare, i cui esemplari rubano tra le macerie ce ne sono molte altre, ben più difficili da riconoscere.

Per esempio ci sono gli sciacalli con microfono, anche chiamati audiosiacalli, che intervistano, con domande idiote, poveri cristi disperati in lacrime. I telesciacalli che snocciolano le cifre record degli ascolti TV nei giorni della tragedia. Gli sciacalloshow che parlano, parlano e si commuovono in diretta. I bugiardosciacalli che ripromettono ciò che un tempo avevano già hanno promesso e che non hanno mantenuto. E poi ci sono i mafiosciacalli, quelli che si occuperanno della ricostruzione.

Treno in corsa

Treno in corsa

Immagine di un treno
Quando penso al sistema economico mondiale mi viene sempre in mente un film che ho visto molto tempo fa. In questo film il cattivo di turno piazzava su un treno in corsa un dispositivo che avrebbe fatto esplodere una bomba se il treno fosse sceso al di sotto di una certa velocità. Oggi l’umanità intera è su quel treno e per non saltare in aria è costretta correre sempre più forte con il rischio quindi di deragliare da un momento all’altro.

Volti senza faccia

Volti senza faccia

Volti senza faccia

Volti senza faccia

La faccia, la parte del corpo umano. Quella che per le sue caratteristiche di complessità più di ogni altra contraddistingue l’uomo in mezzo a tutti gli altri uomini. E’ il suo segno di riconoscimento, la faccia. E’ la firma del suo corpo.

Ma non tutti hanno la loro faccia, o meglio, non tutti riescono a conservarla. Molti, presto o tardi, la perdono e si riducono ad avere solo un volto . I volti, quando sono senza faccia, sono tutti uguali, come quelli tirati dal bisturi del chirurgo. I volti senza faccia sono prevedibili, monotoni, senza vita. Come quelli di queste persone nel giorno del lutto cittadino proclamato a Marano di Napoli per l’apertura della discarica. Volti che guardano inebetiti i manifestanti sfilare. Volti che restano fermi sui marciapiedi ai lati del corteo. Volti di corpi affacciati ai balconi.
Continua a leggere

Il bullismo come la pedofilia

Il bullismo come la pedofilia

Scena di bullismoBullismo è una parola che va molto di moda negli ultimi tempi. Se ne sente parlare spesso. Addirittura ne parlano i telegiornali, ma al di là di una terminologia più o meno aggiornata si tratta di un fenomeno che esiste da molto tempo.

Anche se i telegiornali non ne davano notizia, quando andavo a scuola succedevano più o meno le stesse cose che si sentono oggi. Penso che ogni uno di noi abbia avuto in età scolare esperienze di bullismo. Se non come attore quasi sicuramente come spettatore.
Continua a leggere

Noi ex-terroni, gli extracomunitari e gli extraterrestri

Noi ex-terroni, gli extracomunitari e gli extraterrestri

napoletani, extracomunitari ed extraterrestri

Napoletani, extracomunitari ed extraterrestri


Il mio potrebbe sembrare un ragionamento egoistico ed infatti lo è. E’ brutto dirlo, ma grazie al fenomeno dell’immigrazione di massa, verificatasi negli ultimi anni nel nostro paese, noi meridionali (ed in particolare noi napoletani) ci sentiamo un po’ più Italiani.

Restando nella storia recente del paese il mio ricordo non può che andare agli inizi degli anni novanta, periodo nel quale è esploso il fenomeno della Lega. Per anni siamo stati il loro cavallo di battaglia, il cancro da estirpare, il nemico principe da combattere con tutti i mezzi (anche con le armi). Da qualche tempo però, da quando orde di immigrati hanno invaso l’Italia, il simpatico Bossi sembra essersi un po’ dimenticato di noi. Adesso tutti i problemi del paese sono causati dagli extracomunitari. Adesso sono loro a togliere il lavoro agli Italiani e a delinquere. Per questo noi napoletani ci sentiamo molto sollevati.
Continua a leggere

Dialoghi privati con Dio

Dialoghi privati con Dio

Una raffigurazione di Dio

Una raffigurazione di Dio

Chissà come fanno i potenti a mettersi in contatto diretto con Dio. Riescono addirittura a farsi dare disposizioni dettagliate sul da farsi. E quasi sempre si tratta di fare delle guerre.

Già Numa Pompilio, secondo re di Roma (la cui fondazione risale al 753 a.c.), per imporre al popolo un riordino della liturgia religiosa fece spargere la notizia che ogni notte mentre dormiva, la ninfa Egeria veniva a visitarlo dall’olimpo per trasmettergli direttamente le istruzioni. Chi avesse disobbedito, non era col re, uomo fra uomini, che avrebbe dovuto vedersela, ma con il padreterno in persona.
Continua a leggere

Su un muro a Napoli

Su un muro a Napoli

Scritta su un muro a Napoli

Questa frase l’ho trovata scritta su un muro a Napoli, tra il palazzo di giustizia ed il carcere di Poggioreale. Curioso!

Ha un significato nascosto non immediatamente percepibile. Racchiude una grande verità. Verità che solo i napoletani, quelli onesti e civili, possono comprendere appieno, perché la vivono ogni giorno sulla loro pelle.

Siamo giornalmente tentati dallo scappare via da questa città, paradiso per i sensi e inferno per le coscienze.

Vorremmo scappare per le ingiustizie che si compiono ogni giorno, per gli scempi, per le violenze, per la disoccupazione, la disorganizzazione, la illegalità. Tutte cose che ogni giorno si perpetuano sotto io nostri occhi, alla luce del sole.

Ma delle inferriate invisibili, come delle recinzioni impalpabili, ci impediscono ogni volta di compiere questo passo.

La pace nel mondo e i condomini di casa nostra

La pace nel mondo e i condomini di casa nostra

Scala condominiale

Scala condominiale

Nel mondo ci sono ancora tanti conflitti. Dopo millenni di storia, l’uomo non è riuscito a mettere al bando le guerre. La Palestina e Israele. Gli USA e il medio oriente. La nato, la Russia e i paesi dell’ex unione sovietica, ecc….

Ci piace pensare, e lo diciamo a gran voce, che a causare questi conflitti sono i politici, le multinazionali e le banche con i loro interessi miliardari; e questo probabilmente è pure vero.
Continua a leggere

Quelli che non sopporto

Quelli che non sopporto

Se c’è una categoria di persone che non sopporto, è quella dei ruffiani, dei vili, quella delle persone sempre pronte a stare dalla parte del più forte e a cambiare opinione a seconda dell’opportunità del momento.

Non sopporto i codardi, quelli che d’avanti ad una scelta prediligono sempre la strada più comoda, sempre pronti ad osannare i potenti e a prendersela con i più deboli: pecore travestite da lupo o lupi travestite da pecore.

Quelli che si credono migliori di altri solo perché hanno una casa, un lavoro e vivono in un paese con strade asfaltate, ma che però non sanno perché.

Quelli che non cercano di ragionare con la propria testa, che hanno bisogno di un grande capo che pensi per loro e gli dica sempre tutto. Quelli che nascondendosi seguono la scia. Quelli che non approfondiscono, che parlano per frasi fatte, per sentito dire e che non provano mai a mettersi nei panni del loro interlocutore.

Ma quelle che più mi fanno pena sono le persone che non sanno sognare. Quelle che non lottano per un mondo migliore, che non si incazzano davanti a tutte le ingiustizie che ci sono. Persone che si accontentano di questo schifo di mondo e che anzi in esso si sentono a loro agio. Quelli per i quali la giustizia vale solo per gli altri. Quelli che “…tanto è sempre stato e sempre sarà così”.