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Archivio per la categoria ‘Religione’

Il miracolo immaginario

24 marzo 2010 Mimmo Guarino 6 commenti
E’ difficile dissentire da convinzioni largamente condivise dal proprio gruppo di appartenenza, andare contro comportamenti diffusamente accettati dalla massa, molto più facile è dire e fare cose che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo; o che al limite noi “pensiamo” che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo. La paura di essere attaccati, criticati, emarginati e cacciati dal gruppo ci spaventa a morte. E’ una paura antichissima che affonda le sue radici nelle origini tribali della nostra specie, quando l’allontanamento dal gruppo voleva significare morte certa per il singolo, lasciato solo ed inerme al cospetto di una natura ostile.
statua-madonna

Quando la Madonna non piange

Anni fa entrai a far parte di una compagnia teatrale amatoriale formata da un gruppo di ragazzi di una piccola comunità parrocchiale locale. Fui chiamato per sostituire un ragazzo che aveva dovuto rinunciare alla sua parte per motivi di lavoro. Tra una prova e l’altra cominciai a fare amicizia con quei ragazzi, e quelle ragazze, fino al punto che la sera iniziai anche ad uscire con loro. La commistione tra attività teatrali e parrocchiali fu inevitabile, un po’ per curiosità, un po’ perché in quel periodo non avevo altre cose da fare, cominciai a frequentare la parrocchia. Alla fine mi ritrovai seduto tra i banchi chiesa ad ascoltare il loro parroco dire messa .

Un giorno eravamo nello spazio antistante alla chiesa. Si chiacchierava del più e del meno quando ad un certo punto, circospetto, si avvicinò a noi il parroco per parlarci. Ci confessò, con la sua solita calma, di avere assistito ad uno straordinario evento: la statua della Madonna all’interno della chiesetta si era messa improvvisamente a piangere. Praticamente un miracolo in diretta. L’evento si era verificato solo qualche ora prima del nostro arrivo ed era stato osservato anche da uno dei nostri compagni che, per caso, si trovava proprio li. Quelle lacrime erano ancora visibili sul volto della statua e durante la funzione avremmo potuto vederle direttamente con i nostri stessi occhi.

A messa quel pomeriggio c’eravamo solo noi del gruppo teatrale. Ad un certo punto, su invito del parroco, ci avvicinammo uno alla volta alla statua per constatare quello strabiliante fenomeno. Alcuni ebbero toni quasi entusiasti, altri furono più pacati, altri ancora mugugnarono solo qualche parola tra i denti, tutti comunque confermarono la presenza di lacrime sul volto della statua.

Chi tace dissente

Quando arrivò il mio turno mi avvicinai alla statua e la guardai ben bene, sicuramente molto più a lungo di quanto avessero fatto tutti quanti gli altri. Non so se qualcuno notò la mia espressione durante l’ispezione, fatto sta che dopo aver a lungo osservato quel volto non dissi assolutamente nulla; me ne tornai discretamente al mio posto senza fiatare. Se c’è una cosa che non mi difetta quella è proprio la vista e sono sicuro che di lacrime su quella statua non ce n’erano. Quella statua non aveva pianto; anche se, dopo aver assistito a quella “farsa”, ne avrebbe avuto tutte le ragioni.

indigeni-africa

Ovviamente nessuno vide realmente delle lacrime, purtuttavia nessuno ebbe il coraggio di ammetterlo. Ogni volta che veniva incassata una testimonianza positiva il muro della paura diventava sempre più alto e quindi difficile da superare per il successivo testimone. Negare quel miracolo immaginario avrebbe infatti sbugiardato sia il vertice del gruppo (il parroco) sia tutti quei componenti che già avevano messo la propria faccia a favore del si. Sbugiardati ! Perché stabilire se ci sono o meno delle lacrime su un pezzo porcellana non è una questione soggettiva ma oggettiva; o ci sono o non ci sono.

E’ facile dire e fare cose che noi “pensiamo” gli altri si aspettano che diciamo o facciamo. Difficile fare il contrario, perché alla paura di essere criticati, attaccati e cacciati dal gruppo si unisce la mancanza di stima e di fiducia che nutriamo verso noi stessi. Questa sfiducia ci convince che quelle nostre “personali” posizioni devono per forza di cosa essere sbagliate, che “dovrà pure esserci un motivo valido se tutti dicono questo o fanno quella determinata cosa”. E’ la fase che mette a posto la nostra parte razionale, la nostra coscienza, quella che reclama coerenza tra pensiero e azione. La verità è che non siamo ancora esseri razionali ma solo esseri razionalizzanti.

Non importa, tanto dopo c’è il paradiso !

3 febbraio 2010 Mimmo Guarino 11 commenti
raffaello-santi-cherubini

Si sa che i bambini sono campioni nel fare domande alle quali risulta poi difficile (per non dire impossibile) dare una risposta; io ero un vero campione in questo sport. Una volta chiesi a mio padre come fosse il paradiso. Devo ammettere che la sua risposta fu veramente divertente ed originale, quasi geniale, per questo la ricordo ancora adesso. Mi disse che pur non avendolo mai visto era certo che doveva trattarsi di un posto bellissimo, perché da quando era nato il mondo, di tutti quelli che ci erano andati, nessuno mai era tornato indietro per lamentarsene.

politici

Oggi, a distanza di tanti anni, le domande che mi pongo sono di tutt’altro genere. Ovviamente non disdegnerei un posto prenotato nell’aldilà ma piuttosto che interrogarmi su come sia fatto questo etereo luogo preferisco concentrarmi su come si possano migliorare le cose in questo mondo. Mi capita spesso di discutere delle tante ingiustizie che affliggono l’umanità, delle mostruose diseguaglianze sociali che ci sono tra gli uomini, dei soprusi che da sempre e in ogni luogo i più deboli sono costretti a subire da parte dei più forti, delle multinazionali e delle banche che con la complicità di uomini politici senza scrupoli pianificano guerre di interesse che portano morte e distruzione e decidono il nostro futuro. Ogni volta, però, puntualmente, ad un certo punto della discussione mi sento dire sempre la stessa scontata e rituale frase: “La giustizia non è di questo mondo !”.

Eccolo che ritorna in gioco il paradiso, ancora lui ! Perché è chiaro che questa affermazione lascia intendere al fatto che, se è vero che la giustizia non esiste in questo mondo terreno, esiste invece in un altro di mondo. Un mondo lontano, un mondo di un’altra dimensione. Un mondo che nessuno ha mai visto ma che tutti, un po’ come fece anche mio padre nel rispondere a quella mia ingenua domanda, descrivono come il luogo dove tutto va bene e dove tutto è perfetto.

La giustizia non è di questo mondo è un concetto che non mi è mai piaciuto, è un approccio alla vita che ho sempre ritenuto deleterio per la crescita morale e civica degli individui, un chiaro invito al disimpegno. E’ una frase che suona chiaramente a mo’ di “resa incondizionata” di fronte alle cose che non vanno e che sembra relegare il paradiso alla mera funzione di un “dolcificante”, un dolcificante il cui unico scopo è quello di rendere meno amare tutte quelle pillole che la vita quotidiana ci costringe ad ingoiare.

Come dire “non importa se durante le vita le cose non vanno come dovrebbero, pazienza se ci mangiamo l’uno con l’altro, tanto dopo la morte c’è il paradiso”.

La legge delle dodici tavole

21 novembre 2009 Mimmo Guarino 10 commenti
dodici_tavole

La civiltà dell’antico Egitto mi ha sempre appassionato tanto, in particolare l’immenso potere che i faraoni avevano sui propri simili. Questa cosa mi ha fatto riflettere spesso su come gli uomini delle civiltà più antiche accettassero come naturale il fatto di tenere unito in un tutt’uno potere politico e religioso. Comunque già all’epoca dell’antica Roma, e stiamo parlando di circa duemilacinquecento anni fa, gli uomini cominciarono a sentire il bisogno di una separazione tra le due cose; ci furono cioè quelle che potremmo definire come le prime istanze di “laicizzazione” dello stato. Una grande conquista in questo senso fu la cosiddetta legge delle dodici tavole, ottenuta dai plebei romani ben 451 anni prima delle venuta di Cristo.

Roma già non era più una quella teocrazia pura che era stata agli inizi della sua storia, dove i suoi primi due re erano stati a tutti gli effetti dei re-sacerdote. Il paragone con i Faraoni egizi, che si consideravano dio in terra, non è per niente esagerato. Secondo la tradizione romana, infatti, Romolo era il figlio del dio Marte, dopo morto fu prima assunto in cielo per poi apparire ad un suo vecchio compagno. I Romani per questo lo proclamarono loro dio.

giove

Dopo trecento anni dalla fondazione, le cose erano molto cambiate. Nei fatti però il potere religioso continuava ad essere mischiato a quello politico, con il pontefice (ovvero il sacerdote) che era considerato il depositario di tutta la sapienza giuridica e che esercitava quindi un forte potere limitativo sulla autorità del re. Come è facile immaginare a quei tempi la vita pubblica (e quella privata) era tutta fortemente intrisa di religiosità. Lo era a tal punto che un delitto, più che un’offesa fatta agli uomini, era considerato un’offesa fatta direttamente agli dei. Se ad esempio uccidevi un uomo venivi condannato non tanto perché avevi tolto la vita ad un altro essere umano, quanto perché avevi arrecato grave offesa agli dei e questa poteva provocare una furiosa ira da parte loro nei confronti di tutta la comunità. Solo per questo che si provvedeva alla espiazione della colpa. Nei casi meno gravi si sacrificava un animale alla divinità, in quelli più gravi si accoppava direttamente il colpevole. A decidere la pena era il cosiddetto collegio dei pontefici, un gruppo di cinque sacerdoti che di volta in volta interpretava l’umore ed il volere degli dei.

martin_lutero

C’erano però due aspetti che ai plebei “puzzavano” un poco. Il primo era che le norme in base alle quali si giudicava la pena erano tenute segrete, raccolte in testi che i sacerdoti stessi conservavano gelosamente. Norme mescolate con strambi riti religiosi, come ad esempio quello di leggere nelle viscere degli animali. Chissà perché, ma quella di custodire segretamente i testi sacri è sempre stato una fissa dei sacerdoti di ogni tempo. Ancora in tempi molto più recenti la chiesa cattolica proibiva tassativamente ai suoi fedeli la lettura della Bibbia, che tra l’altro era scritta in latino, una lingua inaccessibile alle masse. Il secondo aspetto era che questi sacerdoti, che dicevano di interpretare il volere degli dei, erano sempre di estrazione patrizia; appartenevano cioè alla classe ricca della società. Chissà perché, ma anche questa è stata sempre una costante in tutte le civiltà, antiche e moderne.

Capitava allora spesso che se un ricco commetteva un assassinio e in quel giorno, per detta dei sacerdoti, gli dei erano di buon umore, allora l’assassino poteva farla franca. Se invece un ladruncolo di polli rubava una gallina e gli dei, sempre per detta dei sacerdoti, erano in giornata nera, allora il poveretto poteva finire sulla forca.

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Che le masse siano sempre state pazienti e tolleranti con i potenti è risaputo, ma è anche vero che tutto ha un limite. Ad un certo punto a quelli gli dovettero veramente girare i cosiddetti “marroni”, e non potendone più delle tante ingiustizie subite chiesero al senato, anzi pretesero dal senato, leggi scritte, chiare, una volta per tutte. I senatori, dopo non poche resistenze, accettarono le richieste e mandarono tre loro membri in Grecia a studiare quello che aveva fatto Solone in campo giuridico. Il risultato finale fu la redazione di un codice di dodici tavole che costituì per secoli la base del diritto romano. Le dodici tavole vennero affisse nel foro così che finalmente ogni cittadino potesse sapere quali fossero i suoi doveri e le pene che gli sarebbero toccate in caso di infrazione. Fu una grande conquista di civiltà.

Nasce però spontaneo chiedersi come sia stato possibile per plebei ottenere una tale vittoria visto che a quell’epoca, pur essendo la maggioranza, politicamente non contavano praticamente nulla. Ebbene, è presto detto. In quel periodo Roma era in piena crisi. I suoi rivali approfittando delle sue difficoltà interne l’avevano attaccata ed avevano riconquistato tutte quelle terre che Roma stessa aveva loro sottratto. Incombevano poi dall’esterno gravi minacce: quelle degli Equi, dei Volsci e dei Galli. Insomma a Roma servivano disperatamente soldati, carne da mandare al macello; e si sa che per questo bisogno provvedono i poveracci non certo i ricconi. Fu per questo motivo, per scongiurare una una diserzione di massa dei plebei, che i patrizi accettarono quelle richieste.

videogame

Mi ha sempre colpito il fatto che la legge delle dodici tavole doveva essere imparata obbligatoriamente a memoria da tutti bambini romani. Proprio come accade oggi con i nostri ragazzi, mi verrebbe ironicamente da dire. Ragazzi che molto spesso, pur essendo espertissimi di cellulari e videogiochi, non sanno nemmeno cosa sia la Costituzione italiana.

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San Paolo di Tarso e gli unti del Signore

31 ottobre 2009 Mimmo Guarino 12 commenti
san-paolo

Quella di San Paolo di Tarso è una delle figure più importanti del cristianesimo. Studiando un po’ la sua vita ho scoperto che oltre ad essere patrono di Roma (carica che deve però condividere con San Pietro) lo è anche di Malta e della Grecia e che un numero sterminato di basiliche e chiese in tutto il mondo sono a lui dedicate e che sono ben otto i Comuni in Italia che portano il suo nome. Non avevo mai collegato la cosa, ma anche la metropoli sudamericana di San Paolo del Brasile in realtà non porta quel nome per caso. Anche la mia banca porta il suo nome.È poi pare che sia protettore dei cordai e dei cestai, e che venga invocato contro le tempeste di mare, i morsi dei serpenti e contro la cecità. Insomma un Santo che sul calendario fa la sua brava figura.

La storia di San Paolo è molto particolare, da accanito persecutore dei primi cristiani (per conto dei Romani) si converte alla nuova fede in seguito alla famosa apparizione di Gesù sulla via di Damasco. Diventa un grande evangelizzatore (la diffusione della dottrina cristiana nel mondo deve molto alla sua opera), ma soprattutto contribuisce allo sviluppo del credo stesso, tanto che i suoi scritti sono considerati dalla Chiesa di Roma come parola di Dio. Le sue lettere costituiscono addirittura i documenti più antichi del Nuovo Testamento, più antichi degli stessi vangeli.

Proprio una di queste lettere mi ha dato degli interessanti spunti di riflessione per questo articolo. Si tratta di un passo della lettera ai Romani, nel quale San Paolo spiega come il buon cristiano deve comportarsi nei confronti dell’autorità, del potete costituito.

Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori; perché non vi è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono stabilite da Dio. Perciò chi resiste all’autorità si oppone all’ordine di Dio; quelli che vi si oppongono si attireranno addosso una condanna; infatti i magistrati non sono da temere per le opere buone, ma per le cattive. Tu, non vuoi temere l’autorità? Fa’ il bene e avrai la sua approvazione, perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza. È anche per questa ragione che voi pagate le imposte, perché essi, che sono costantemente dediti a questa funzione, sono ministri di Dio. Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l’imposta a chi è dovuta l’imposta, la tassa a chi la tassa; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore. Romani, 13:1-7

Leggendo queste parole mi è venuto spontaneo chiedermi: vuoi vedere che San Paolo oltre ad essere invocato dai cordai e dei cestai, sotto sotto, non lo sia anche dai dittatori della storia?

hitler

Secondo San Paolo infatti si deve essere sottomessi all’autorità, sempre. Perché qualsiasi essa sia viene sempre stabilita direttamente da Dio - Mio Dio! Questo vorrebbe allora dire che anche Hitler, Mussolini o Stalin, tanto per fare qualche nome, avrebbero avuto una legittimazione da Dio per fare tutto quello che hanno fatto. Per San Paolo il buon cristiano non deve mai mettere in dubbio il fatto che chi lo comanda agisce sempre per volere di Dio, e che quindi opera nel giusto e per il bene. Farlo sarebbe automaticamente un’offesa arrecata al creatore stesso.

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Se poi l’autorità porta la spada (oggi parlerebbe di manganelli, pistole, fucili, i cannoni, bombe, ecc..) non è mai per tenere oppressi ed in stato di schiavitù gli uomini, non è mai per sfruttarli, ma solo per punire chi fa qualcosa di male: i ladri, i delinquenti, ecc… Uno strumento, insomma, per difendere il più debole dal più forte. Ora, con tutto il rispetto per San Paolo di Tarso, mi pare evidente che questa visione del potere sia quantomeno ingenua, a dir poco fanciullesca, che non sta ne in cielo ne in terra (scusate il gioco di parole), lontana anni luce dalla realtà della storia, quella passata e quella contemporanea. In ogni tempo e luogo infatti l’autorità, il potere, ha sempre usato la spada per opprimere e sfruttare i suoi sottoposti, ha sempre usato gli uomini come carne da macello per combattere assurde guerre di conquista.

San Paolo poi spiega (si fa per dire) anche del perché tutti debbano pagare le tasse: semplicemente perché l’autorità le raccoglie in quanto di ministero di Dio (!?).

Presumo che queste parole saranno suonate come musica alle orecchie delle autorità dell’epoca. Chi era all’epoca di San Paolo l’autorità che portava la spada e raccoglieva le tasse? I Romani. Non a caso l’ epistole si chiama proprio lettera ai Romani, una lettera di rassicurazione sull’innocuità del nuovo credo.

carlo_magno

Magari ci sarà stato qualche errore di trascrizione, magari il pensiero originario del San Paolo era diverso, ma per come ci è arrivata la lettera ai Romani sembra essere stata confezionata apposta, ad uso e consumo, di tutti quei “furbi” che per legittimare il loro potere sui propri simili hanno avuto la brillante pensata di millantare investiture, dirette o indirette, da parte del creatore supremo [vedi anche Da Numa Pompilio a Bush, dialoghi privati con Dio].

giulio-andreotti

Non ho potuto fare a meno di chiedermi quanto queste parole abbiano influito sulla coscienza sociale e politica delle masse di credenti cristiani. In duemila anni di unti del Signore: dall’epoca dei primi superstiziosi barbari a quella di Carlo Magno (solennemente incoronato imperatore nella messa di Natale del 25 dicembre 800 a Roma da Papa Leone III), da Isabella di Castiglia (detta la serva di Dio) fino alle recenti democrazie cristiane e ai contemporanei difensori del bene supremo.

faraoni

Con questo non sto certo dicendo che la lettera ai Romani di San Paolo abbia inventato la ruota, che abbia portato ad un punto di svolta nella storia dell’umanità. Semmai essa è stata una conferma, una delle tante riformulazioni, ratificate in modo solenne, di uno stesso principio utilizzato fin dalla notte dei tempi dagli uomini, gli unti del signore, per piegare a proprio piacimento la volontà di altri uomini. Penso per esempio all’autorità incarnata dai faraoni all’epoca degli antichi Egizi. Loro però,i faraoni, si spingevano ancora oltre ed affermavano di essere addirittura essi stessi Dio in terra.

La storia di Adamo ed Eva raccontata ad un bambino

17 luglio 2009 Mimmo Guarino 22 commenti
adamo-eva-tentazione-masolino

Ricordo bene quei momenti, quelle immagini. Avevo si e no 9 anni, ero di ritorno a casa dopo la lezione di catechismo, ed il mio pensiero era fisso sulla spiegazione che l’insegnante di religione aveva fatto a tutti noi ragazzi pochi minuti prima. Parole, quelle, che proprio non riuscivo ad accettare.

Quello che non mi andava giù era che mi veniva attribuita una colpa per un guaio che non avevo commesso; di questo ne ero certo. Si parlava infatti nientemeno che del peccato originale. Non che ritenessi ingiusto il castigo inflitto da Dio ai due ribelli Adamo ed Eva; chi sbaglia è giusto che paghi, pensavo; sacrosanta  quindi la loro cacciata dal paradiso. Non capivo però perché le conseguenze di quello sbaglio dovessero ricadere anche su di me che non centravo nulla.

immagini-adamo-eva-masaccio

Ragionamenti semplici, elementari, fatti da un bambino con una mente ancora acerba, ma proprio per questo, forse, ancora priva di condizionamenti e rigidi schemi mentali predefiniti. L’insegnante ci aveva parlato anche della funzione espiatoria del battesimo, ma questo non mi aveva tranquillizzato per niente. Per me era una questione di principio.  Di guai già ne combinavo tanti per conto mio, quello però non era proprio affare che mi riguardasse.

Onestamente non ricordo se ne parlai con qualcuno, se dissi qualcosa all’insegnante del catechismo, ai miei genitori o a qualche compagno di banco. Passato il periodo del catechismo, comunque, fatta quindi la prima comunione, non ci pensai più per un po tempo.

Anni dopo però, mi venne naturale cercare di conciliare le parole del testo biblico con la teoria della evoluzione della specie di C. Darwin studiata a scuola, interpretando Adamo ed Eva non come una reale coppia di individui, bensì come una metafora utilizzata dal testo sacro per simboleggiare l’intera razza umana in una fase evolutiva pregressa. Mi parve logico interpretare l’atto del peccato originale come la rappresentazione simbolica di una transizione, di un passaggio di stato. Transizione compiutasi con la formazione di quella coscienza, che rendendo l’uomo consapevole di se stesso, lo aveva distaccato da tutti gli altri animali, lasciandolo però “nudo” di fronte agli interrogativi del mistero stesso della vita.

In realtà mi svbagliavo. Non molto tempo fa infatti ho scoperto, casualmente, che la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica afferma proprio il contrario, e cioè che Adamo ed Eva sono esistiti realmente. Non una metafora di una comunità di uomini, ma proprio una coppia di due persone, in carne ed ossa.

Viaggio molto in auto per motivi di lavoro e mi capita spesso di ascoltare la radio. Quasi mai però mi piacciono mai le canzoni che passano, per questo motivo sto sempre a cambiare stazione.  Il più delle volte mi fermo su qualche trasmissione di approfondimento. A volte mi sintonizzo su Radio Maria e ascolto il programma di Padre Livio Fanzaga, che anche è il direttore della radio. Proprio in una di queste sue puntate l’ho sentito affermare che “la prima coppia di uomini è esistita veramente” e che “anche la prima tentazione c’è stata veramente”. Questo è il video con la registrazione della voce di padre Livio, che con mia grande sorpresa  ho trovato su YouTube.

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Dopo aver ascoltato queste parole ho subito fatto qualche ricerca ed ho scoperto che in effetti Padre Livio aveva ragione. Ancora nella Enciclica Humani Generis del 1950, infatti, Pio XII dichiarava che dopo Adamo non sono esistiti su questa terra uomini che non abbiano avuto origine da lui per generazione naturale come progenitore di tutti e che Adamo non è simbolo di una moltitudine di progenitori.  Ancora oggi il catechismo parla di Adamo ed Eva come reali progenitori della razza umana. I due vengono anche commemorati il 24 dicembre (martirologio romano), alla vigilia della Natività del Signore, assieme a tutti gli avi di Gesù . E’ probabile che i due siano stati anche proclamati santi (Sant’AdamoSant’ Eva), ma per questo non ho trovato nessuna fonte ufficiale.

Adamo ed Eva quindi sono realmente esisititi. La maggior parte della persone però ignora questa verità, cattolici compresi. L’equivoco nasce forse dal fatto che essendo il catechismo rivolto sostanzialmente a bambini si è indotti a pensare, erroneamente, che la storia venga loro raccontata in modo letterale solo per facilitarli nella comprensione. Invece le cose stanno proprio come le si raccontano.

Accertato adesso che Adamo ed Eva sono esistiti realmente come coppia, mi viene però subito da pormi una domanda. Dopo l’assassinio del fratello Abele, Dio bandì Caino, e per proteggerlo da eventuali aggressori che lo avessero veduto, affinché nessuno lo colpisse, gli pose un segno di riconoscimento. Caino, fuggiasco, si stabilì nel paese di Nod, a oriente di Eden (Genesi 4,1-16).

La mia domanda è questa: chi mai poteva uccidere Caino se sulla faccia della terra erano rimasti solo lui e i suoi due genitori Adamo ed Eva ?

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