Il Blog di Mimmo Guarino
Mettilo fra i tuoi preferiti:
banner
Banner:
...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

Archivio

Archivio per la categoria ‘Religione’

Il Crocifisso nelle aule e gli immigrati a casa loro

6 aprile 2011 Mimmo Guarino 16 commenti

Giù le mani dal crocifisso

L’esposizione del crocifisso nelle aule della scuola pubblica italiana non limita la libertà dei genitori di educare i figli secondo i propri convincimenti religiosi, questo è quello che ha sentenziato la Corte di Strasburgo per i diritti umani. Quindi non va rimosso dalle alule.

crocifisso_scuola

Una sentenza accolta con grande soddisfazione che ha ribaltato completamente quella di primo grado che aveva condannato l’Italia, scatenato così le ire un po’ di tutti. «Questo simbolo religioso è simbolo di amore universale, non di esclusione ma di accoglienza» aveva sentenziato il Cardinale Tarcisio Bertone. A difesa dei crocefissi un fragoroso coro di proteste: tutti ad evidenziare l’universalità di quel simbolo, portatore di valori come il senso dell’accoglienza, la fratellanza e la pietà. Da un sondaggio era emerso addirittura un 84% di italiani favorevole alla loro presenza nelle scuole. Naturalmente anche il mondo della politica, sempre attento agli umori del suo elettorato, si era schierato contro la loro rimozione.

Gli immigrati fuori !

Ma gli eventi della storia spesso si susseguono in maniera beffarda e per ironia della sorte la sentenza salva-crocefisso è arrivata proprio nel bel mezzo di una catastrofe umanitaria senza precedenti che, a seguito delle rivolte verificatesi nel nord dell’Africa, ha portato migliaia di disperati a sbarcare con ogni mezzo sulle coste italiane.

striscioni_lampedusa

Il fatto è che da quando sono iniziati gli sbarchi non si è sentito parlare né di accoglienza né di fratellanza né tanto meno di pietà; ma si sa che un conto è la teoria altro invece è la pratica. Nel migliore dei casi si è sentito parlare invece di un “dovere di accoglienza”: un dovere freddo e distaccato, un dovere istituzionale, inteso come un obbligo imposto da precisi accordi internazionali. Ascoltando i dibatti e le interviste in televisione, ma soprattutto la gente per la strada, nei bar e negli uffici, emerge chiaro che infondo avremmo fatto volentieri a meno di accoglierli questi profughi. Le nostre preoccupazioni, adesso che sono sul territorio italiano, non riguardano tanto le loro condizioni igienico sanitarie, e meno che mai quelle morali, quanto piuttosto chi e come dovrà ospitarli, le conseguenze negative sul turismo, gli oneri economici derivanti dalla gestione dell’emergenza, il comportamento degli altri paesi europei, e soprattutto come rimandarli a casa loro ed evitare nuovi sbarchi.

Quando il saggio indica la luna lo sciocco mira il dito

Eppure proprio l’attore principale di quel crocefisso, il Gesù dei Vangeli, aveva parlato chiaro e tondo. Agli apostoli infatti aveva detto:

gesù_apostoli

[...] io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [...] in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [...]“.

I difensori del crocifisso nelle aule scolastiche, invece, quei fratelli profughi non li vogliono né sfamare, né visitare né ospitare. Anzi non solo in loro non riconoscono Dio ma addirittura li considerano come degli invasori, degli usurpatori, degli approfittatori che vogliono togliere loro qualcosa.

Mamma li Turchi

Come si spiega allora la strenua difesa del crocifisso ? Semplice, la gran parte di quel 84% di Italiani favorevole alla presenza dei crocefissi nelle scuole si è sentita sotto attacco. Complice soprattutto l’influenza di una televisione sempre più becera, quel ricorso alla corte di Strasburgo è stato interpretato dall’Italiano medio come un tentativo dello straniero mussulmano di imporre in Italia la propria religione, non come il tentativo di affermare un principio di laicità e uguaglianza. E’ sintomatico il fatto che ancora oggi molti italiani pensino che a fare quel ricorso siano stati degli stranieri islamici, quando in realtà è stata una coppia – atea – di cittadini italiani (lei di origine Finlandese) sposati in Italia con figli italiani.

la_mecca

Non si può negare che se si guarda al crocifisso come ad uno strumento di difesa dallo spauracchio del nemico invasore, come ad un segnale per ricordare allo straniero che non si trova a casa sua, allora il binomio “crocifisso si, straniero no” acquista una sua piena coerenza. Non a caso proprio i più intolleranti e violenti contro gli immigrati, gli pseudo-nazisti che vorrebbero cacciarli a calci, se non addirittura prenderli con il mitra o buttarli in mare, sono quelli che con più forza hanno difeso il crocifisso nelle aule come simbolo di identità nazionale. Probabilmente senza il massiccio aumento di stranieri che si è avuto negli ultimi anni non ci sarebbero state queste reazioni.

Quel che è certo è che assieme ai tanti barconi che non riescono a raggiungere la nostra riva affonda anche il messaggio cristiano del Dio incarnato, fatto uomo è morto sulla croce, che vive nella carne sofferente di ogni sua creatura umana. Trionfa invece l’idea del Dio nazionale che con la sua lunga barba che se ne sta su una nuvola a proteggere il suo popolo dal nemico invasore.

Se allora non lo si vuole proprio togliere quel crocefisso dalle pareti delle aule, almeno per un po’ di tempo, magari fino a quando non passa l’emergenza umanitaria degli immigrati, lo si copra con un panno.

Malleus Maleficarum, il martello delle donne

27 ottobre 2010 Mimmo Guarino 17 commenti

Il disprezzo sessuofobico per la donna

Il profondo disprezzo e l’odio feroce riversato sulla la donna dall’universo maschile è un fatto incontrovertibile che affonda le sue radici nella storia più antica dell’umanità; per rendersene conto basta leggere quei preziosi documenti storici che sono i testi sacri delle varie religioni, scritti sempre per mano di profeti uomini per ispirazione di un Dio maschile. A ben pensarci solo nell’ultimissimo scorcio di storia la donna non è stata più considerata come un essere di seconda categoria ed è stata ammessa a pieno titolo a far parte dell’umanità (parola la cui stessa radice tradisce l’originario significato) e comunque ciò è avvenuto solo in alcune parti del mondo.

burqa

Nei paesi di matrice islamica, ad esempio, dove non c’è una separazione tra stato e chiesa, la donna è ancora considerata un essere inferiore. Contro di essa sono in uso pratiche barbare come la lapidazione per adulterio, la mutilazione degli organi genitali (infibulazione), il ripudio, l’obbligo di portare il velo o il burqa. Pratiche ed usi che agli occhi degli occidentali contemporanei risultano, giustamente, tanto inaccettabili quanto inquietanti.

Paradossalmente però è stato proprio nel continente europeo (in special modo nelle regioni del nord), e non più tardi di ieri l’altro, che l’uomo ha raggiunto il massimo livello di crudeltà nei confronti della donna; ed è bene ricordarlo, affinché nessuno possa cadere nell’errore di pensare che le radici culturali e religiose dell’Europa cristiana siano moralmente superiori a quelle di altre regioni del mondo. Per circa quattrocento anni infatti, dal 1300 al 1700 (ed oltre), nel vecchio continente centinaia di migliaia di donne (ma c’è chi parla di addirittura di milioni) non furono lapidate ma bensì prima torturate barbaramente e poi bruciate vive.

Il Malleus Maleficarum

malleus-maleficarum

Nessun documento, più del Malleus Maleficarum, è capace di rendere l’idea della carneficina di donne che ci fu in Europa, tra la fine del medio evo e l’inizio dell’età moderna, con la caccia alle streghe. Essa fu mossa soprattutto da una ossessiva paura dell’uomo: quella che le donne potessero concedersi carnalmente al diavolo. Il Malleus Maleficarum, ovvero il martello delle streghe, fu il manuale operativo per combattere questa paura.

Il libro, pubblicato nel 1489 in Germania, fu scritto da due domenicani tedeschi, tali Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, su incarico diretto del Papa Innocenzo VII che nella sua bolla Summis Desiderantes Affectibus (1484), preoccupatissimo del proliferare di streghe e stregoni in Germania, si diceva deciso a sferrare un duro attacco a satana.

papa-innocenzo-viii

Per scrivere il libro i due domenicani, accreditati dallo stesso Pontefice come grandi professori di teologia, attinsero direttamente dalla stessa bolla papale, da credenze pregresse già codificate in manuali sulla stregoneria, e soprattutto da una serie di testimonianze, rese in forma anonima, che i due raccolsero nel corso di alcuni processi. In pratica il Malleus Maleficarum fu una sorta di riordino della materia, oggi si direbbe un “testo unico”, con tanto di “implicita” approvazione dell’allora presidente della repubblica, il Papa. Il Malleus Maleficarum consentì agli inquisitori di staccare completamente e definitivamente la spina dai loro cervelli poiché in esso trovarono da un lato l’avallo della massima autorità religiosa e dall’altro spiegato passo passo cosa fare in ogni circostanza. Gli effetti furono devastanti, inizio infatti un periodo nel quale la caccia alle streghe divenne psicosi collettiva. La follia dilagò e i roghi da singoli si trasformarono in roghi di massa. L’Europa fu avvolta da una macabra nube di cenere.

Il manuale della Chiesa per la caccia alle streghe

Nel Malleus Maleficarum viene spiegato innanzitutto che la donna, a causa della sua inferiorità, è più incline rispetto all’uomo ad essere ingannata da satana; cosa che giustifica il fatto che ci siano più streghe che stregoni. Per questo i due autori, che il Papa considerava suoi figli diletti e campioni nella lotta alle streghe, ringraziano Dio per averli fatti nascere uomini. Morbosamente ricca di particolari è la descrizione dei rapporti sessuali che le streghe intrattengono con satana, assurda e ridicola quella dei loro poteri; cose del tipo come trasformarsi in una mosca o un in topo o volare sul manico di una scopa e sulle quali credo non valga proprio la pena dilungarsi. Rivelatrici sono invece le descrizioni dei malefici che esse sono capaci di compiere: provocare malattie, aborti, carestie, alluvioni, ecc.. Alla strega, ed al suo amante, il diavolo, vengono addebitati cioè tutti i mali del mondo. Ancor più emblematica, in chiave sessuofobica, è l’accusa di provocare l’infertilità maschile.

Per il processo gli autori assicurano che i pettegolezzi pubblici sono sufficienti a condurre una persona al processo, che sono valide anche testimonianze anonime degli accusatori, che è l’imputata che deve dimostrare la sua innocenza e non il contrario e che una difesa troppo accanita dell’avvocato difensore è prova del fatto che anch’egli è stregato.

tortura-corda

I due professori di teologia consigliano, prima di iniziare le torture, di denudare la donna completamente e raderla da testa a piedi poiché sono i peli che tutelano la strega dal dolore e non ci si lasci ingannare se durante i supplizi ella cerca conforto nella preghiera poiché è proprio così che diabolicamente si protegge. Le torture devono essere portate con cautela, senza uccidere e senza spargere sangue. Si comincia con lo schiacciamento dei pollici tra due tavolette, si legano poi le mani della strega dietro la schiena con una corda e la si appende al soffitto con dei pesi legati alle caviglie, infine la si costringe con ogni mezzo a restare sveglia per ore e ore. Fondamentale per provare la colpevolezza dell’imputata è trovare il punto del diavolo. Il punto (o marchio) del diavolo è un particolare punto sul corpo della strega insensibile al dolore. Può trovarsi ovunque, anche nelle orecchie o nella vagina. Per scovarlo bisogna infilzare ripetutamente la strega con un grosso ago. Le torture possono protrarsi ogni volta anche per più di 40 ore consecutive.

In realtà gli interrogatori miravano esclusivamente all’ottenimento della confessione e se l’imputata si ostinava a negare era solo perché dalla sua aveva la protezione del diavolo.

Martello delle streghe ? No, martello delle donne !

Il Malleus Maleficarum resta una macabra testimonianza per i posteri degli orrori che gli uomini sono capaci di commettere quando la ragione lascia il posto alla credenza, del livello di umana idiozia raggiungibile quando i cervelli spenti si abbandonano alla suggestione e alla paura. Un concentrato di sadismo, perfidia e ignoranza. Un miscuglio di sessismo, sessuofobia è ottusità.

Per più di duecento anni il Malleus Maleficarum fu il “libretto di istruzioni” per accusare, torturare e bruciare vive centinaia di migliaia di donne innocenti. Donne che come colpa più grave ebbero quella di essere nate tali e come aggravanti quelle di appartenere ai ceti più bassi della società, peggio ancora se vedove, o di praticare il mestiere della levatrice, dell’erbaiola o quello della prostituta. Martello delle streghe, quindi, fu solo nel nome e nelle convinzioni della società di quell’epoca. Nei fatti, invece, fu martello delle donne. Perché, checché ne dica ancora oggi la Chiesa, le streghe non esistono e non sono mai esistite.

L’ossessione per la fine del mondo

2 settembre 2010 Mimmo Guarino 10 commenti

teresamargherita

Le paure di una mamma

L’anno scorso mia sorella Teresa è diventata per la prima volta mamma, di una bellissima bambina di nome Margherita. Teresa si è subito rivelata una madre amorevole, attenta e premurosa. La piccola l’ha assorbita completamente divenendo praticamente tutto il suo mondo. Unico difetto di Mamma Teresa è però quello di essere un po’ apprensiva; un po’ troppo apprensiva.
Sere fa, tra un allattamento e un cambio di pannolini, le è purtroppo capitato di guardare una trasmissione televisiva che parlava della profezia Maya sulla fine del mondo nel 2012. La trasmissione vaneggiava sull’ avvicinamento di un misterioso pianeta, chiamato Nibiru, e di una sua possibile collisione con la terra. Complice sicuramente lo stress psicofisico dovuto alle tante nottate fatte in quest’ultimo anno si è subito lasciata suggestionare cominciando ad arrovellarsi il cervello sulle conseguenze di un simile evento; non tanto per il genere umano intero, credo, quanto piuttosto per la sola piccola Margherita.

Sono sicuro che se anche questo pianeta Nibiru arrivasse, mia sorella riuscirebbe a polverizzarlo con un solo pugno pur di proteggere la sua piccola. Comunque l’ho prontamente tranquillizzata rassicurandola sul fatto che il 21 dicembre del 2012 non ci sarà proprio nessuna fine del mondo ma sarà un giorno come tutti quanti gli altri.


La fine del mondo in 5.000 anni di storia

egizi

Quella della fine del mondo è una vera e propria ossessione che assilla il genere umano da migliaia e migliaia di anni. Oggi abbiamo i testimoni di Geova che ci rompono l’anima con questa storia ma già nei testi sacri degli antichi Egizi (3.000 a.C.), sempre di ispirazione divina, veniva prefigurata una imminente fine del mondo con l’arrivo di un soprannaturale salvatore. Simili aspettative avevano anche gli Assiro-Babilonesi e Zarathustra che profetizzava il vicino avvento del regno di Dio. Questi miti confluirono poi nella bibbia. Nella tradizione ebraica più antica i profeti proclamavano “la fede nella prossima fine” con l’arrivo del salvatore della stirpe di Davide. E poi gli Esseni (II secolo a.C.), anche loro aspettavano la fine del mondo per la generazione ancora in vita. Analoga cosa fece di lì a poco lo stesso Gesù dei vangeli che profetizzò agli apostoli il suo imminente ritorno, con tanto di sconvolgimenti cosmici, prima ancora che avesse fine quella stessa generazione: “in verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute” [Marco 13,30]. Alla vigilia dell’anno 1000, poi, di nuovo panico generale tra i fedeli per l’imminente fine dei tempi che sarebbe dovuta arrivare esattamente il 31 dicembre del 999 e cioè mille anni dopo la nascita di Cristo. Secondo il vangelo di Giovanni l’angelo di Dio aveva incatenato il drago, cioè satana, solo per una durata pari proprio a mille anni. Molti devoti vendettero addirittura i propri beni per andare in pellegrinaggio nella speranza di salvarsi l’anima.

Nonostante tutto anche gli ultimi mille anni di storia hanno visto nascere tutta una serie di profezie e previsioni sulla fine del mondo. Se ne contano almeno cinquanta, tutte corredate di data. Elencarle tutte sarebbe dispersivo oltre che noioso. Si va dall’astrologo Giovanni di Toledo, che nel 1186 calcolò un apocalittico allineamento di pianeti ad Edgar Whisenant, ex ingegnere della NSASA che annunciò al mondo intero il ritorno di Gesù sulla terra tra l’11 e il 13 settembre 1988.

Profezie moderne: Nostradamus, Nibiru, Maya

Il resto è storia recente. Per Nostradamus nel 1999 un grande re di terrore sarebbe calato dal cielo. Ancora Nostradamus con la frase “mille non più mille” riaccese la fantasia degli esperti in vista dell’arrivo dell’anno 2000.

impatto

Alcuni puntarono sulla cosmologia con tempeste solari, inversione dei poli magnetici, rallentamento della rotazione terrestre con blocco per tre giorni e, ovviamente, collisioni con asteroidi e comete. Altri puntarono sull’ufologia prevedendo l’invasione di razze aliene provenienti da altri mondi. Altri ancora sull’informatica con il “millenium bug”. Si diceva che tutti i computer si sarebbero bloccati provocando il collasso totale dell’economia mondiale. Si diceva anche che i sistemi missilistici sarebbero andati in tilt e che una testata nucleare lanciata per errore avrebbe innescato l’olocausto nucleare. Nel 2003 panico su Internet con l’arrivo del decimo pianeta (chiamato anche Nibiru o pianeta X) che si sarebbe dovuto scontrare con la terra distruggendola completamente o quantomeno passare tanto vicino da provocare con la sua attrazione un secondo diluvio universale.

Si arriva quindi alla profezia dei Maya i quali avrebbero previsto la fine dei tempi (o quantomeno un cambio epocale) per il 21 dicembre del 2012.

maya1

Per capire chi erano questi i maya e quale era il loro livello di conoscenza e di evoluzione basta dire che per ottenere abbondanti piogge per i loro raccolti usavano sacrificare esseri umani agli dei. Le vittime di questi sacrifici, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni, venivano gettate in grandi caverne (ritenute sacre), piene di acqua e lì lasciate affogare. Generalmente venivano gettate vive e riccamente adornate di gioielli, in altri casi invece venivano prima fatte a pezzi ! Tutto ciò per assicurarsi la benevolenza di Chaac, dio delle piogge.

Alla ricerca del paradiso perduto

Viene spontaneo chiedersi perché il genere umano si ostini così tanto a costruire storie e a fissare date sulla sua fine. La risposta è che si ostina a farlo perché in realtà quella fine la desidera ardentemente, seppur in modo inconscio. Desidera ardentemente che cessi per sempre quel mondo così imperfetto che lo circonda, e che lui stesso ha modellato. I profeti, gli astrologi, i contattisti (quelli cioè che dicono di parlare con gli extraterrestri) non sono altro che dei portavoce di questo desiderio di azzerare tutto: miserie, ingiustizie, guerre, sofferenze, infelicità.

eden

L’umanità confida in una catastrofe che riporti tutto al punto iniziale in modo da poter poi ripartire; magari con pochi meritevoli sopravvissuti. Perché in realtà nelle profezie la fine non è mai una vera fine, non è mai totale e definitiva. Quasi sempre invece essa si mischia e si confonde con l’ingresso in una nuova era: un’era di cambiamento, di pace ed armonia. L’umanità spera in un cambiamento epocale, in una ritrovata età dell’oro, e per questo si offre di pagare un gravoso prezzo. Sia esso un grande botto, opera di un divino salvatore, sia esso l’invasione di una qualche civiltà extraterrestre, l’umanità si offre volontaria in un sacrificio che serva a separare finalmente i buoni dai cattivi e a spalancare le porte ad un’era di beatitudine, di spensieratezza e di perfezione. Soprattutto gli uomini sperano in un’era, terrena o ultraterrena che sia, dove è un grande capo a guidare il carro e tutti sono esonerati dall’impaccio e dalla fatica di dover discernere e scegliere tra il bene e il male.

Esiste il diavolo ?

16 agosto 2010 Mimmo Guarino 26 commenti

grottepertosa

Il mio inferno sulla montagna e la
stanza vuota del diavolo

Tempo fa assistetti ad un originale spettacolo teatrale all’interno delle grotte di Pertosa. Una rievocazione dell’inferno dantesco, dentro le viscere della terra, con tanto di attori, cantanti e ballerine nei panni di diavoli ed anime dannate. Un simpatico Dante a far da guida nei meandri delle grotte che per l’occasione diventarono simbolicamente cerchi e i gironi. Praticamente uno spettacolo nello spettacolo.

A dire il vero, in quello stesso giorno, una sorta di viaggio infernale lo avevo già fatto ma su una montagna ! All’andata, infatti, al mio navigatore venne la “geniale” idea di portarci (me e la mia fidanzata) per una ripidissima stradina di montagna con dei tornanti da brivido, strettissima e senza recinzioni laterali. La cosa più tragicomica fu quando, arrivati in cima alla montagna, la stradina finì nel cortile di una masseria, il navigatore ci disse di fare inversione e dalle finestre di una casetta sbucò una donna che cominciò ad urlare che dovevamo andare subito via. Dopo un po’ di esitazione feci manovra e con molta, molta, attenzione cominciai la lunga e lenta ridiscesa. Scampato il pericolo montagna arrivammo alle grotte, giusto in tempo per l’ultimo spettacolo. Facemmo di corsa i biglietti, salimmo praticamente al volo sul “barcone di Caronte” ed iniziammo così il nostro viaggio nell’inferno; il secondo della giornata.

La cosa che più apprezzai di quello spettacolo fu il finale e cioè l’arrivo nell’ultimo girone, quello del padrone di casa: il diavolo. Invece di un coreografico quanto scontato personaggio demoniaco ad attenderci trovammo infatti una stanza vuota con delle foto appese alle pareti. Foto di devastazioni belliche, sofferenza e disperazione umana. E poi le foto dei più sanguinari dittatori degli ultimi anni: Hitler, Mussolini, Stalin ed altri. Un modo molto efficace per dire che in realtà i veri diavoli siamo noi stessi uomini. Solo per pigrizia mi astenni dal suggerire a Dante di aggiungere la foto di qualche dittatore contemporaneo di mia conoscenza.


L’esistenza del diavolo per la fede Cristiana

Ironia a parte, quella trovata mi fece riflettere sul fatto che la visione largamente accettata dai credenti contemporanei è quella secondo la quale il diavolo altro non è che una metafora del male, una proiezione esterna della nostra parte più malvagia. Interpretazione che però è totalmente in contrasto con la vera fede cristiana. In base alle sacre scritture, infatti, la Chiesa ha sempre affermato che il diavolo e i suoi seguaci non sono affatto proiezioni simboliche del male ma esseri personali, vivi e pensanti; creati da Dio stesso (ovviamente).

wojtyla

Anzi, secondo un documento di valore dogmatico del Concilio Lateranense IV (1215) i diavoli sono angeli creati buoni da Dio ma divenuti malvagi a causa della loro ribellione. Ancora qualche anno fa Papa Wojtyla incitava i cattolici a sguainare la spada di San Michele Arcangelocontro il dragone, il capo dei demoni, vivo e operante nel mondo” mentre il Cardinale Joseph Ratzinger ricordava “a certi teologi superficiali” che il diavolo è per fede cristiana “una presenza misteriosa ma reale, personale, non simbolica”. Per la fede cristiana il diavolo e suoi seguaci sono spiriti maligni che sono in mezzo a noi e che operano continuamente ed attivamente per indurci al male. Si allontanano quindi dalla verità rivelata tutti coloro che ne fanno una semplice simbolo o una personificazione del male.

Satana, il Mammone e il Monaciello

Sarà anche per la suggestione dovuta ai film dell’orrore che ho visto in televisione, ma confesso che a me l’idea di avere attorno queste presenze maligne un po’ paura mi fa.

lucifero

Anche perché questo satana richiama alla mia mente la figura del “Mammone”; che poi sarebbe la versione napoletana dell’uomo nero. Da bambino, per farmi stare buono, mia mamma mi diceva che avrebbe chiamato il Mammone; il quale mi avrebbe preso, mangiato o qualcosa del genere. Io me lo immaginavo enorme e tutto nero. Era un’arma che mia madre utilizzava però solo nei casi estremi: per non farmi arrampicare su un mobile, non farmi toccare il ferro da stiro o per altre situazioni di possibile pericolo. Ovviamente data la mia tenera età non poteva stare li a spiegarmi le ragioni di questo o quel divieto; non avrei compreso. Utilizzava quindi la carta della paura. Certo lo faceva a fin di bene. Io ci credevo e terrorizzato restavo fermo li dov’ero. Così riusciva a controllarmi, a farmi obbedire (almeno per un po’ perché poi ricominciavo subito).

Tornando a cose più serie mi pare, fermo restando la sua fedeltà per la dottrina e per i dogmi, che l’ossessione della Chiesa per il diavolo sia molto scemata ultimamente. Ho l’impressione che nell’epoca delle ecografie e dei computer ai preti (o perlomeno ad una parte di essi) manchi un po’ il coraggio di parlare di spiriti maligni. Forse manca loro anche un po’ la “faccia” visto tutto quello che i loro predecessori hanno fatto appena qualche secolo fa. Come nel Medio Evo, quando ogni cosa (a seconda anche della convenienza del momento) veniva attribuita all’opera del maligno; ne sanno qualcosa quelle migliaia e migliaia di povere donne prima torturate e poi bruciate vive con l’accusa di stregoneria (che poi voleva dire fare sesso con il diavolo).

monaciello

La Chiesa ha allentato la morsa sua sul diavolo. Lo dimostra il fatto che non ho mai sentito parlare mio nonno ne di diavoli né di arcangeli; e lui era molto religioso e devoto. Al massimo da qualche vecchietta del mio paese ho sentito parlare invece del Monaciello che è un’altra tipica figura della tradizione antica napoletana. Il Monaciello (piccolo monaco) era un dispettoso essere a metà tra un fantasma ed un uomo in carne ed ossa. Ad un dispetto del Monaciello si poteva far risalire di volta in volta cose come la scomparsa delle salsicce dalla dispensa, lo scompiglio delle lenzuola di un letto matrimoniale o anche una serie di calci e pugni ricevuti nel buio notturno di una strada isolata. Non a caso questo personaggio assume in certe sue raffigurazioni dei tratti chiaramente demoniaci con un pene sproporzionatamente grande sotto il saio.

Comunque sia è sempre molto comodo scaricare delle responsabilità, personali o collettive, su una entità esterna. Così l’uomo (creato buono) ha peccato fin dall’inizio e continua a peccare solo per suggestione dell’opera del demonio. Ed allora a questo diavolo (ma mi verrebbe quasi da dire a questo “povero” diavolo) possono essere attribuite le colpe di tutti i mali del mondo: le guerre, la fame, le ingiustizie, la mancanza di morale. Tutte cose che invece senza di esso ricadrebbero interamente tra il novero delle nostre responsabilità dirette. Naturalmente anche gli attacchi a Papa Benedetto XVI sui casi di pedofilia sono suggeriti dal demonio ed è il demonio stesso ad usare i preti pedofili per distruggere la Chiesa.

Categorie:Religione Tag: , , ,

Il miracolo immaginario

24 marzo 2010 Mimmo Guarino 6 commenti
E’ difficile dissentire da convinzioni largamente condivise dal proprio gruppo di appartenenza, andare contro comportamenti diffusamente accettati dalla massa, molto più facile è dire e fare cose che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo; o che al limite noi “pensiamo” che gli altri si aspettano che diciamo o facciamo. La paura di essere attaccati, criticati, emarginati e cacciati dal gruppo ci spaventa a morte. E’ una paura antichissima che affonda le sue radici nelle origini tribali della nostra specie, quando l’allontanamento dal gruppo voleva significare morte certa per il singolo, lasciato solo ed inerme al cospetto di una natura ostile.
statua-madonna

Quando la Madonna non piange

Anni fa entrai a far parte di una compagnia teatrale amatoriale formata da un gruppo di ragazzi di una piccola comunità parrocchiale locale. Fui chiamato per sostituire un ragazzo che aveva dovuto rinunciare alla sua parte per motivi di lavoro. Tra una prova e l’altra cominciai a fare amicizia con quei ragazzi, e quelle ragazze, fino al punto che la sera iniziai anche ad uscire con loro. La commistione tra attività teatrali e parrocchiali fu inevitabile, un po’ per curiosità, un po’ perché in quel periodo non avevo altre cose da fare, cominciai a frequentare la parrocchia. Alla fine mi ritrovai seduto tra i banchi chiesa ad ascoltare il loro parroco dire messa .

Un giorno eravamo nello spazio antistante alla chiesa. Si chiacchierava del più e del meno quando ad un certo punto, circospetto, si avvicinò a noi il parroco per parlarci. Ci confessò, con la sua solita calma, di avere assistito ad uno straordinario evento: la statua della Madonna all’interno della chiesetta si era messa improvvisamente a piangere. Praticamente un miracolo in diretta. L’evento si era verificato solo qualche ora prima del nostro arrivo ed era stato osservato anche da uno dei nostri compagni che, per caso, si trovava proprio li. Quelle lacrime erano ancora visibili sul volto della statua e durante la funzione avremmo potuto vederle direttamente con i nostri stessi occhi.

A messa quel pomeriggio c’eravamo solo noi del gruppo teatrale. Ad un certo punto, su invito del parroco, ci avvicinammo uno alla volta alla statua per constatare quello strabiliante fenomeno. Alcuni ebbero toni quasi entusiasti, altri furono più pacati, altri ancora mugugnarono solo qualche parola tra i denti, tutti comunque confermarono la presenza di lacrime sul volto della statua.

Chi tace dissente

Quando arrivò il mio turno mi avvicinai alla statua e la guardai ben bene, sicuramente molto più a lungo di quanto avessero fatto tutti quanti gli altri. Non so se qualcuno notò la mia espressione durante l’ispezione, fatto sta che dopo aver a lungo osservato quel volto non dissi assolutamente nulla; me ne tornai discretamente al mio posto senza fiatare. Se c’è una cosa che non mi difetta quella è proprio la vista e sono sicuro che di lacrime su quella statua non ce n’erano. Quella statua non aveva pianto; anche se, dopo aver assistito a quella “farsa”, ne avrebbe avuto tutte le ragioni.

indigeni-africa

Ovviamente nessuno vide realmente delle lacrime, purtuttavia nessuno ebbe il coraggio di ammetterlo. Ogni volta che veniva incassata una testimonianza positiva il muro della paura diventava sempre più alto e quindi difficile da superare per il successivo testimone. Negare quel miracolo immaginario avrebbe infatti sbugiardato sia il vertice del gruppo (il parroco) sia tutti quei componenti che già avevano messo la propria faccia a favore del si. Sbugiardati ! Perché stabilire se ci sono o meno delle lacrime su un pezzo porcellana non è una questione soggettiva ma oggettiva; o ci sono o non ci sono.

E’ facile dire e fare cose che noi “pensiamo” gli altri si aspettano che diciamo o facciamo. Difficile fare il contrario, perché alla paura di essere criticati, attaccati e cacciati dal gruppo si unisce la mancanza di stima e di fiducia che nutriamo verso noi stessi. Questa sfiducia ci convince che quelle nostre “personali” posizioni devono per forza di cosa essere sbagliate, che “dovrà pure esserci un motivo valido se tutti dicono questo o fanno quella determinata cosa”. E’ la fase che mette a posto la nostra parte razionale, la nostra coscienza, quella che reclama coerenza tra pensiero e azione. La verità è che non siamo ancora esseri razionali ma solo esseri razionalizzanti.