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...dovrà pure esistere una vita prima della morte !

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Archivio per la categoria ‘Razzismo e diritti umani’

Congelatori a presa rapida per gli stranieri in Italia

8 febbraio 2010 Mimmo Guarino 7 commenti

Qualche anno fa mi è capitato di “far coppia” con quello che allora era il mio datore di lavoro per un giro di visite presso i clienti. Un uomo abbastanza avanti con l’età, per giunta con diversi acciacchi fisici, però con una forza di volontà ed un attaccamento alla vita (ma forse dovrei dire al lavoro e al denaro) veramente sbalorditivi.

A parte quelle sue battutine sulla sfera sessuale, immancabili alla vista di qualche bella ragazza per strada e che dette da un uomo di più di settant’anni suonano ancora più imbarazzanti e sgradevoli, la cosa che maggiormente mi infastidiva di quella persona era la sua capacità di cambiare continuamente “maschera” a seconda del contesto: tanto autoritario e rigido con i suoi sottoposi quanto affabile ed adulatorio con i clienti. Ce l’aveva poi a morte con gli architetti ed odiava isole pedonali e i marciapiedi, che considerava solo un odioso ostacolo per la circolazione. In macchina si parlava spesso. Tra i suoi argomenti preferiti le donne al volante (considerate un vero pericolo per la collettività), l’incompetenza e la scarsa attitudine al lavoro dei suoi dipendenti, le tasse troppo alte e la taccagneria dei clienti.

Il suo preferito era però quello delle colf (o badanti che dir si voglia). Vivendo da solo con la moglie, anziana e ammalata, un certo tipo di assistenza domestica era per lui di fondamentale importanza. Si lamentava spesso del fatto che era estremamente difficile trovarne di italiane, soprattutto a tempo pieno. In tanti anni aveva avuto tante donne a servizio nella sua casa, quasi tutte straniere.

semaforo

Un giorno, ricordo, proprio mentre vaneggiava su questo argomento, ci fermammo con la macchina ad un semaforo. Un extracomunitario attraversò. Non era ne un lavavetri ne un venditore ambulante abusivo. Era anche ben vestito ma il fatto che fosse uno extracomunitario lo si capiva facilmente sia del colore della pelle che dai tratti somatici. Alla vista di quell’uomo il mio “compagno di viaggio”, visibilmente irritato, ebbe subito a lamentarsi della eccessiva presenza di immigrati stranieri in Italia e di tutte le conseguenze negative che da essa ne derivavano e che ne sarebbero derivate in un prossimo futuro.

Quella scena mi è rimasta impressa a fuoco nella mente, forse è stata la massima esibizione di incoerenza di un essere umano alla quale abbia mai assistito dal vivo. Proprio lui diceva quelle parole, proprio lui che solo pochi secondi prima parlava delle tante donne straniere avute a servizio come domestiche, proprio lui appartenente a quella classe ricca della società che maggiormente chiede mano d’opera agli immigrati.

lavoratori-stranieri

E’ probabile che quel pedone fosse anche lui a servizio da qualche riccone della zona, come maggiordomo o giardiniere o altro. Forse la moglie lavorava anche lei come badante. Al mio amico però dava fastidio il vederlo, in un certo qual modo, integrato nel panorama cittadino come una persona normale. Questo è il razzismo.

Per lui, come per molti Italiani, gli stranieri hanno diritto di esistere solo in quanto lavoratori, specialmente se sottopagati e nascosti, ma non certo come persone. Vengono tollerati solo nelle cucine, nei cantieri e nei campi perché così fa comodo.

Tanto varrebbe allora tenerli congelati tutti questi stranieri in Italia e scongelarli solo per le ore di lavoro, in modo da evitare a loro le sofferenze di una vita ai margini e a tanti il fastidio della loro presenza fisica.

Io clandestino, ostracismo in ascensore

10 luglio 2009 Mimmo Guarino 11 commenti
ostracismo

Giunto alla stazione di Chiaiano scendo dalla metro e, sovrappensiero come sempre, mi dirigo verso l’ascensore. Arrivo a destinazione e davanti a me già un nutrito gruppo di persone, in attesa dell’arrivo al piano dell’elevatore. Finalmente la cabina arriva, le porte si aprono, le persone davanti a me entrano. Io pure.

Passano alcuni secondi, ma le porte automatiche non fanno il loro dovere, non si richiudono e l’ascensore non accenna a muoversi. Dopo un po comincio a sentire le lamentele dei passeggeri. Anche io sono infastidito ma sto pensando ad altro, perciò non realizzo cosa sta realmente succedendo. Non realizzo che l’ascensore non si muove per il semplice fatto che è stato superato il peso massimo consentito, che c’è almeno una persona di troppo nella cabina. Ne tanto meno realizzo che l’ultimo ad essere entrato sono proprio io.

Una signora, credo sia Indiana, si lamenta, dice che è stanca, che ha avuto una giornata durissima di lavoro e che vuole tornare al più presto a casa. Un signore, anziano, indispettito, espone chiaramente la situazione: ci sono troppe persone nella cabina, deve uscire l’ultimo che è entrato. Insomma tutti hanno capito il problema e la soluzione, meno che io.

Passano altri secondi. Realizzo, finalmente. Imbarazzo totale. Anzi, panico. L’istinto e l’orgoglio mi spingono a cercare soluzioni alternative. Se mi fossi subito accorto della cosa non avrei avuto problemi a farmi da parte, ma adesso non posso uscire così di scena, non dopo tutto quel tempo passato ad aspettare. Provo a premere qualche pulsante. Niente, purtroppo. L’ascensore non si muove.

Altri brevissimi, ma interminabili, istanti di imbarazzo. Poi devo arrendermi alla evidenza dei fatti, sollecitato anche dal mormorio crescente dei presenti, ed obbedire ad una legge non scritta che mi obbliga chiaramente a togliere il disturbo. Devo uscire.

Come in un antico rito tribale di ostracismo esco da quella piccola comunità, mi allontano dal gruppo, per andare incontro al mio destino: scendere le scale a piedi. Camminando solitario sulla banchina della stazione, lasciata ormai deserta dalle persone che nel frattempo hanno già raggiunto l’uscita, provo, seppur per pochi istanti, sensazioni sgradevoli, insolite.

immigrati clandestini

Facendo le debite proporzioni mi sento come forse devono sentirsi quegli immigrati clandestini che, beccati dalla polizia locale, vengono rispediti nel loro paese d’origine. Come un anziano indigeno che viene invitato a lasciare il suo villaggio e a lasciarsi morire solitario nella foresta, così da lasciare spazio vitale ai giovani della tribù.

Ma il mio disagio ha i secondi contati. Finite oramai le scale, raggiungo l’uscita della stazione. Fuori ci sono tante persone che aspettano il pullman sulla fermata. Mi confondo tra loro, divento uno di loro, pari tra i pari. Finalmente. Sono reintegrato.

1.091 Aerei Boeing per massacrare un milione di Ruandesi

28 maggio 2009 Mimmo Guarino 12 commenti
11-settembe-2001

Tutti noi abbiamo marchiato a fuoco nella nostra mente il ricordo dell’attentato alle torri gemelle a New York avvenuto l’11 settembre 2001. Mai più dimenticheremo quelle immagini: l’impatto degli aerei contro le torri, i fazzoletti agitati dai disperati alle finestre, quegli stessi che poco dopo avvolti dal fumo delle fiamme si lasciavano cadere nel vuoto, il crollo degli edifici e tutto il resto.

Se però l’11 Settembre 2001 è entrato a pieno titolo nel novero delle date famose, il 6 Aprile 1994 è rimasta invece una data anonima; come tante altre. Molto meno vivido è infatti in noi il ricordo del genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994, appena 7 anni prima del summenzionato attentato. I più lo avranno completamente rimosso. A pochi altri, leggendo queste righe, sarà tornato alla mente solo qualche immagine sfocata, qualche parola sentita alla televisione; nulla di più.

Genocidio-Ruanda

Nel 1994 in Ruanda si è però consumata una delle pagine più nere della storia dell’umanità. Le stime parlano di un numero di morti che oscilla tra gli 800.000 e il milione. Un milione di uomini di etnia Tutsi ammazzati a colpi di macete e bastoni chiodati per mano della minoranza Hutu. Una tragedia immane consumatasi, per giunta, sotto gli occhi indifferenti e colpevoli dell’occidente.

Non voglio fare la conta delle vittime per stabilire quale sia tra i due l’evento più tragico. Il pensiero di chi scrive è che anche l’assassino di un singolo uomo rappresenti una tragedia per l’umanità intera. Solo per dare l’idea della enorme portata del genocidio avvenuto nel paese Africano e per mostrare quindi quanto sia fallace la cognizione che abbiamo della realtà e quanto essa sia influenzata dai mezzi di comunicazione, proverò a fare qualche piccolo (e semplicistico) confronto sui numeri che hanno caratterizzato i due avvenimenti.

Dunque, l’attentato del 11 settembre provocò un numero di vittime pari a 2.749 (numero accertato ufficialmente dal governo USA). Tenendo conto del numero delle vittime in Ruanda è come se in quel paese ci fossero stati 364 attentati equivalenti quello di New York, con il coinvolgimento di 1.091 aerei Boeing (assieme avrebbero oscurato una buona fetta di cielo) ed il crollo di 2.182 grattacieli ( caduti contemporaneamente avrebbero provocato un onda d’urto spaventosa ed una nube di polvere apocalittica).

Campo-di-calcio

Se si considera poi che il tutto il massacro fu portato a termine in circa 100 giorni, dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, viene fuori che in quei giorni fu, mediamente, assassinato un uomo ogni 10,8 secondi. Volendo predisporre poi uno spazio per la sepoltura di un milione di persone, destinando ad ogni una di essa una superficie di 2 metri quadri, si calcola che ci vuole per esso una superficie equivalente a quella occupata da ben 293 campi di calcio.
Numeri pazzeschi.

Tralascio in questa sede le gravi responsabilità dell’occidente, che prima creò le condizioni per la carneficina e poi si disinteressò completamente della cosa. Ricordo solo che l’ONU, a causa anche del veto imposto dagli Stati Uniti, ignorò completamente le tempestive richieste di intervento per fermare il massacro e che il genocidio fu riconosciuto ufficialmente solo alcuni mesi dopo i fatti.

Mi preme invece evidenziare una cosa: tutti noi abbiamo già da tempo dimenticato, o peggio ancora, non abbiamo mai capito cosa successe realmente in quelle lontane terre Africane. Durante il massacro le televisioni e i giornali spensero le nostre menti facendo semplicemente passare la cosa come “evento tribale”, come “un affare interno”. Affermazioni che non hanno alcun senso umano davanti alle cifre della tragedia. Affermazioni che invece trovano piena giustificazione in una logica di interventismo guidata esclusivamente da interessi economici.

La verità è che, come per i prodotti proposti dalla pubblicità, anche per tutto il resto, ci hanno abituati ad attribuire più o meno importanza ad una cosa in proporzione allo spazio che a quella cosa viene dedicato nella televisione.

La realtà che percepiamo è quella filtrata e passata dai mezzi di informazione, di conseguenza anche i ricordi che abbiamo sono solo quelli che i media vogliono che conserviamo.

Gesù Cristo sul barcone

22 aprile 2009 Mimmo Guarino 2 commenti

matrimonio

Tempo fa mi trovai a far visita a certi miei parenti, per il matrimonio di una mia cugina. La cerimonia nunziale fu l’argomento principale della conversazione nella quale mi trovai subito catapultato. Tra le altre, ricordo bene, si faceva spreco di elogi per il giovane parroco (coetaneo ed amico dello sposo) che aveva tenuto il corso prematrimoniale e che avrebbe anche celebrato il matrimonio. Da sottofondo a queste ed altre parole faceva l’audio dell’immancabile televisione.

Ad un certo punto, il telegiornale catturò l’attenzione dei presenti, con la notizia di un massiccio sbarco di clandestini sulle coste Italiane.

Terminato il servizio, il futuro sposo (che di li a poco si sarebbe dovuto inginocchiare d’avanti a Dio) prese la parola dettando a tutti i presenti la sua personale ricetta per risolvere quel increscioso quanto fastidioso problema. Fosse stato per lui avrebbe usato i cannoni per affondare quelle navi.

Accidenti” pensai “menomale che da poco hai seguito un corso di catechismo …”.

Comunque lasciai correre, non dissi nulla e la conversazione continuò a scorrere sui suoi tristi binari.



Soluzioni impossibili
Il problema degli sbarchi clandestini in Italia è ancora qui, che attende una soluzione. Le cose non sono cambiate in questi pochi anni, sono peggiorate anzi. L’Italia, si sa, è uno dei paesi più esposti a questo fenomeno. Vuoi per la sua posizione geografica, vuoi per la sua morfologia.


sbarchi_clandestini-immigrazioneCosa fare per arginare il problema dell’immigrazione clandestina ? Respingerli ? Questo equivarrebbe ovviamente a condannarli a morte. Infatti quando questi barconi della miseria, o “carrette del mare” (termine tanto di moda), giungono sulle nostre coste, le condizioni dei passeggeri sono sempre a dir poco disperate, pietose. Uomini, donne e bambini stipati come bestie, disidratati, malnutriti e in condizioni igieniche disastrose. Alcuni di loro non arrivano nemmeno a destinazione, muoiono durante il viaggio e come sacchi di spazzatura vengono buttati in mare.

Alcuni propongono di soccorrerli sulle navi stesse, rifocillarli, curarli, rifornirli di carburante e rispedirli nel paese di provenienza. Ma quale provenienza mi chiedo? Dove ? In quale paese ? I conducenti si mimetizzano tra i passeggeri, scappano, si nascondono. E anche quando se ne conosce la provenienza, essendo queste imbarcazioni clandestine, sono per definizione senza nazionalità, e quindi non rimpatriabili.

Anche prendere accordi con i paesi di provenienza, per bloccare gli sbarchi clandestini in partenza, sembra un utopia; non riusciamo noi a sconfiggere le nostre mafie, come pretendere che paesi del “terzo mondo”, con livelli di corruzione ancora più alti del nostro (forse !?), riescano ad arginare fenomeni “malavitosi” di tale portata. E sia ben chiaro che sto parlando del problema sbarchi non di quello della immigrazione.

cannoniContro il negri usiamo
pure i cannoni

Affondarli a cannonate, allora. Di sicuro questa sarebbe la soluzione più efficace, almeno dal punto di vista economico. E sono sicurissimo che molti Italiani, proprio come quel mio parente, non ci penserebbero su due volte nel risolvere il problema in questo modo. Lo sento nel tono delle conversazioni che ascolto. Lo vedo negli sguardi della gente. Lo respiro nell’aria.

Valori senza valore
Ho l’impressione che l’unica preoccupazione sia quella di conoscere il numero delle persone sbarcate. Aggiornare le statistiche dei presenti in Italia. Tenere sotto controllo il livello di contaminazione del paese. Alla faccia dei tanto decantati valori cristiani.

gesù_cristoE già, perché queste persone sono proprio quelle che si dicono essere, più di ogni altro, gelose di questi valori. Valori Cristiani che però si guardano bene da mettere in pratica, ma che utilizzano solo come paravento, per sentirsi “parte di una squadra”, “di una tribù” e creare stupide contrapposizioni tra civiltà.

Ma di quali valori parlano ? Esiste forse un valore più alto della vita umana ? E quale valore danno allora a quelle vite su quei barconi ? O forse che la vita di un Africano, di un Albanese o di un Romeno valga meno di quella di un Italiano ? O che per questi pseudo-cristiani falsi e ipocriti l’anima abbia un colore o una nazionalità ? Non mi sembra che sia scritto nel vangelo.

Quello che è certo è che se Gesù Cristo fosse qui, vivo, sarebbe su uno di quei barconi, non certo su una poltrona a guardare la TV.


frecce_tricolori Piccole menti che non crescono
Il ragionamento che fanno questi piccoli uomini è quello di pensare che il problema non li riguardi affatto. Si nascondono dietro parole come “nazione”, “paese”; non riuscendo a capire che su ogni una di quelle carrette del mare c’è il fallimento dell’umanità intera. E non si può neanche parlare di razzismo, perché qui si tratta  di ignoranza.

Un ragionamento egoistico oltre ché irrealistico. Egoistico, in quanto volto unicamente a mantenere uno squallido “stato di cose” che assicura loro una immeritata quanto illecita ricchezza materiale. Irrealistico, perché non tiene conto dell’ovvio fatto che non ci saranno mai ne confini, ne barriere, ne controlli efficaci al punto di poter contro battere l’istinto di sopravvivenza di persone che ogni giorno muoiono di fame e miseria.