Carnevale nella monnezza

Le esperienze teatrali ti arricchiscono sempre, alcune però hanno un sapore speciale. Quella che ho vissuto in coccasione dello scorso Carnevale è stata, senza dubbio, una di queste.
Una festa fatta di colori e di musica, di entusiasmo e di passione, con tanti bambini in costume che si sono divertiti a scorrazzare per i giardini della villa comunale di Villaricca. Sul palco, poi, gli spettacoli messi in scena dalle varie associazioni culturali e accademie d’arte. Io, con lo Spazio ACE, ho presentato “Carnevale nella monnezza”, un mini musical incentrato sul tema dello smaltimento dei rifiuti.
Apposta per l’ occasione avevo scritto, qualche giorno prima, un breve monologo intitolato Un cassonetto per la raccolta differenziata. Un testo sul tema degli inceneritori, delle discariche ed, appunto, della raccolta differenziata. Un modo, il mio, per cercare di sensibilizzare le persone, ed in particolare i giovanissimi, su questo spinoso tema. Per farlo in maiera efficace ho pensato bene di vestirmi da cassonetto.
Ad introdurre il monologo, sulle note della canzone Arrangiammoce, i ragazzi del gruppo canoro “Le voci di dentro”, per l’occasione vestiti da “buste della spazzatura”. Subito dopo, poi, la parola è passata al cassonetto. Un cassonetto disoccupato, che lamenta, appunto, di non aver mai avuto la possibilità di lavorare. Al contrario degli inceneritori, dice sempre il cassonetto (brutta gente senza scrupoli), che si ingrassano sulla “pelle” della povera gente ignara delle loro malefatte.

Un testo scritto in dialetto (napoletano ovviamente), per certi versi anche divertente, che pone in essere l’antropomorfizzazione di un oggetto inanimato affibbiandogli caratteristiche prettamente umane. Un testo forte, che denuncia le speculazioni economiche che ci sono e l’agghiacciate aumento di malattie tumorali, soprattutto nei bambini, che si registrano in corrispondenza delle zone dove queste macchine di morte vengono costruite.










