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Un pazzariello tra i continenti

15 febbraio 2010 Mimmo Guarino 6 commenti
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Un pazzariello molto “speciale” quello che ho interpretato in occasione di “Carnevalando tra i continenti”, la manifestazione organizzata dall’assessorato alla cultura del comune di Villaricca in occasione della festa del carnevale. Un pazzariello che sale su un carro carnevalesco a forma di nave, che guida un corteo in maschera per le strade della città e che in dialetto napoletano decantata le meraviglie dell’evento esortando le persone per strada ad unirsi alla festa e che poi presenta gli spettacoli e le esibizioni nelle piazze.

Una manifestazione pienamente il linea con le classiche atmosfere del carnevale, una vera e propria esplosione di allegria e di buon umore, che ha visto la partecipazione entusiasta di tantissimi bambini, ognuno con il suo bel vestito di carnevale, ma che al tempo stesso è stata capace di farsi portatrice di importanti messaggi. Un modo originale per dire no al razzismo e per affermare con forza che la pace e l’integrazione tra tutti i popoli del mondo è possibile, soprattutto attraverso la conoscenza reciproca delle culture.

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Cinque piazze della città, per l’occasione, hanno “adottato” ognuna un continente ed ognuna di esse è diventata palcoscenico di bellissimi spettacoli in costume, con esibizioni caratteristiche della cultura, dell’arte e delle tradizioni di quel continente. Nella programmazione: tarantelle napoletane (Europa), balli latino americani (Americhe), danze tribali (Africa), coreografie orientali con arti marziali (Asia), suoni e ritmi della cultura maori (Oceania). Ognuna di queste cinque piazze-continente, nel corso della festa, è stata “attraccata” dal bellissimo carro a forma di nave che per tutto la durata dell’evento ha “navigato” per le vie del paese, immerso nel un lungo corteo che ha visto la presenza di centinaia di bambini in maschera festanti.

Il testo che ho messo in scena, che naturalmente ho scritto apposta per l’occasione, ha richiesto più di una settimana di intenso lavoro. “Un pazzariello tra i continenti” il titolo, un lavoro che è stato il risultato di una ricerca spasmodica sui tratti più caratteristici dei cinque continenti del pianeta: sulla loro arte, cultura, tradizione e soprattutto storia, con riferimento alla quale ho cercato di addolcire con l’ironia il racconto dei soprusi e delle ingiustizie che hanno caratterizzato tutti gli angoli della terra. Nella ricerca ho preso in considerazione anche aspetti come la morfologia, la fauna e la flora dei vari continenti. Tutto scritto in vernacolo napoletano e messo rigorosamente in rima per dare più ritmo e musicalità alle parole.

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Durante il corteo la cosa che più mi ha divertito è stata quella di improvvisare delle rime “al momento” e di indirizzarle dal carro alle persone ferme ai lati della strada, a chi usciva dai negozi, dalle officine, dai bar per guardare tra lo stupore e il divertimento il lungo corteo sfilare. A quelli che guardavano affacciati dai balconi delle loro case: “Scennite abbasce avimmo pigliate ‘o terno, oggi è asciuta ‘na jurnata ‘e pataterno”. A dei ragazzini che stavano da dietro i cancelli di una scuola che evidentemente (non so perché) non aveva partecipato al corteo: “Guagliù nun date retta ‘e lezione, venite appriesso ‘a chesta bella manifestazione” e così via. Un pazzariello alquanto irriverente.

Congelatori a presa rapida per gli stranieri in Italia

8 febbraio 2010 Mimmo Guarino 7 commenti
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Qualche anno fa mi è capitato di “far coppia” con un mio ex datore di lavoro per di giro di visite presso dei clienti. Un uomo abbastanza avanti con l’età, per giunta con diversi acciacchi fisici, però con una forza di volontà ed un attaccamento alla vita (ma forse dovrei dire al lavoro e al denaro) veramente sbalorditivi.

A parte quelle sue battutine sulla sfera sessuale, immancabili alla vista di qualche bella ragazza per strada e che dette da un uomo di più di settant’anni suonano ancora più imbarazzanti e sgradevoli, la cosa che maggiormente mi infastidiva di quella persona era la sua capacità di cambiare continuamente “maschera” a seconda del contesto: tanto autoritario e rigido con i suoi sottoposi quanto affabile ed adulatorio con i clienti. Ce l’aveva poi a morte con gli architetti ed odiava isole pedonali e i marciapiedi, che considerava solo un odioso ostacolo per la circolazione. In macchina si parlava spesso. Tra i suoi argomenti preferiti le donne al volante (considerate un vero pericolo per la collettività), l’incompetenza e la scarsa attitudine al lavoro dei suoi dipendenti, le tasse troppo alte e la taccagneria dei clienti.

Il suo preferito era però quello delle colf (o badanti che dir si voglia). Vivendo da solo con la moglie, anziana e ammalata, un certo tipo di assistenza domestica era per lui di fondamentale importanza. Si lamentava spesso del fatto che era estremamente difficile trovarne di italiane, soprattutto a tempo pieno. In tanti anni aveva avuto tante donne a servizio nella sua casa, quasi tutte straniere.

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Un giorno, ricordo, proprio mentre vaneggiava su questo argomento, ci fermammo con la macchina ad un semaforo. Un extracomunitario attraversò. Non era ne un lavavetri ne un venditore ambulante abusivo. Era anche ben vestito ma il fatto che fosse uno extracomunitario lo si capiva facilmente sia del colore della pelle che dai tratti somatici. Alla vista di quell’uomo il mio “compagno di viaggio”, visibilmente irritato, ebbe subito a lamentarsi della eccessiva presenza di immigrati stranieri in Italia e di tutte le conseguenze negative che da essa ne derivavano e che ne sarebbero derivate in un prossimo futuro.

Quella scena mi è rimasta impressa a fuoco nella mente, forse è stata la massima esibizione di incoerenza di un essere umano alla quale abbia mai assistito dal vivo. Proprio lui diceva quelle parole, proprio lui che solo pochi secondi prima parlava delle tante donne straniere avute a servizio come domestiche, proprio lui appartenente a quella classe ricca della società che maggiormente chiede mano d’opera agli immigrati.

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E’ probabile che quel pedone fosse anche lui a servizio da qualche riccone della zona, come maggiordomo o giardiniere o altro. Forse la moglie lavorava anche lei come badante. Al mio amico però dava fastidio il vederlo, in un certo qual modo, integrato nel panorama cittadino come una persona normale. Questo è il razzismo.


Per lui, come per molti Italiani, gli stranieri hanno diritto di esistere solo in quanto lavoratori, specialmente se sottopagati e nascosti, ma non certo come persone. Vengono tollerati solo nelle cucine, nei cantieri e nei campi perché così fa comodo.

Tanto vale allora tenerli congelati tutti questi stranieri in Italia e scongelarli solo per le ore di lavoro, in modo da evitare a loro le sofferenze di una vita ai margini e a tanti il fastidio della loro presenza fisica.

Non importa, tanto dopo c’è il paradiso !

3 febbraio 2010 Mimmo Guarino 10 commenti
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Si sa che i bambini sono campioni nel fare domande alle quali risulta poi difficile (per non dire impossibile) dare una risposta; io ero un vero campione in questo sport. Una volta chiesi a mio padre come fosse il paradiso. Devo ammettere che la sua risposta fu veramente divertente ed originale, quasi geniale, per questo la ricordo ancora adesso. Mi disse che pur non avendolo mai visto era certo che doveva trattarsi di un posto bellissimo, perché da quando era nato il mondo, di tutti quelli che ci erano andati, nessuno mai era tornato indietro per lamentarsene.

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Oggi, a distanza di tanti anni, le domande che mi pongo sono di tutt’altro genere. Ovviamente non disdegnerei un posto prenotato nell’aldilà ma piuttosto che interrogarmi su come sia fatto questo etereo luogo preferisco concentrarmi su come si possano migliorare le cose in questo mondo. Mi capita spesso di discutere delle tante ingiustizie che affliggono l’umanità, delle mostruose diseguaglianze sociali che ci sono tra gli uomini, dei soprusi che da sempre e in ogni luogo i più deboli sono costretti a subire da parte dei più forti, delle multinazionali e delle banche che con la complicità di uomini politici senza scrupoli pianificano guerre di interesse che portano morte e distruzione e decidono il nostro futuro. Ogni volta, però, puntualmente, ad un certo punto della discussione mi sento dire sempre la stessa scontata e rituale frase: “La giustizia non è di questo mondo !”.

Eccolo che ritorna in gioco il paradiso, ancora lui ! Perché è chiaro che questa affermazione lascia intendere al fatto che, se è vero che la giustizia non esiste in questo mondo terreno, esiste invece in un altro di mondo. Un mondo lontano, un mondo di un’altra dimensione. Un mondo che nessuno ha mai visto ma che tutti, un po’ come fece anche mio padre nel rispondere a quella mia ingenua domanda, descrivono come il luogo dove tutto va bene e dove tutto è perfetto.

La giustizia non è di questo mondo è un concetto che non mi è mai piaciuto, è un approccio alla vita che ho sempre ritenuto deleterio per la crescita morale e civica degli individui, un chiaro invito al disimpegno. E’ una frase che suona chiaramente a mo’ di “resa incondizionata” di fronte alle cose che non vanno e che sembra relegare il paradiso alla mera funzione di un “dolcificante”, un dolcificante il cui unico scopo è quello di rendere meno amare tutte quelle pillole che la vita quotidiana ci costringe ad ingoiare.

Come dire “non importa se durante le vita le cose non vanno come dovrebbero, pazienza se ci mangiamo l’uno con l’altro, tanto dopo la morte c’è il paradiso”.

L’arma della fiducia nel prossimo

17 gennaio 2010 Mimmo Guarino 8 commenti

Quando mi trovo a parlare dell’importanza che riveste a livello sociale la nostra capacità di nutrire fiducia nel prossimo e provo “mettere in guardia” i miei interlocutori da quanti (e non sono pochi) cercano di distruggerla definitivamente dalla testa e dal cuore della gente, trovo sempre come risposta un atteggiamento di scoraggiamento, di disillusione e di pessimismo.

frustrazioneUno stato d’animo molto diffuso, dovuto ad visione alquanto distorta che abbiamo del concetto di fiducia: spesso infatti diamo fiducia agli altri solo con l’aspettativa (più o meno consapevole) di ricevere direttamente qualcosa in cambio, di avere un personale vantaggio, magari anche solo di tipo affettivo; il risultato è che poi inesorabilmente ci ritroviamo da soli a piangere.

La frustrazione che deriva da queste esperienze negative ci annebbia la mente e ci porta a vedere gli altri come dei “lupi” intenzionati unicamente a speculare sulla nostra buona fede e ci fa sentire degli ingenui e degli sciocchi. Molto spesso poi questo stato di disagio diventa il punto di partenza di un percorso che ci porta a passare al contrattacco e ad assumere quegli stessi comportamenti che tanto ci hanno fatto soffrire e che tanto abbiamo biasimato (torna utile a questo proposito la famosa parabola biblica della pagliuzza e della trave).

etSiamo anche portati, narcisisticamente, a considerarci gli unici “buoni e puri” in un mondo fatto di “cattivi e traditori”, quasi come se noi provenissimo da un altro pianeta o fossimo geneticamente diversi da tutti quanti gli altri. Questo da un lato ci gratifica, ci consola e ci rassicura sulle scelte e comportamenti che abbiamo adottato dell’altro ci allontana inesorabilmente dalla realtà vera delle cose.

La verità è che i rapporti umani sono caratterizzati da dinamiche estremamente complesse, infinitamente complesse, molto più di quanto siamo superficialmente portati a credere, perché infinitamente complessa è la psiche di ogni uno di noi. L’unico modo che abbiamo per cercare di comprenderle è quello di smettere di vedere le cose sempre e solo dal nostro punto di vista e cominciare invece a sforzarci di metterci anche da quello degli altri, tenendo sempre bene in mente che anche chi ci sta di fronte ha le nostre stesse aspettative ed esigenze, frustrazioni e dubbi, paure e insicurezze e che i suoi comportamenti sono (proprio come succede per i nostri) il risultato di una storia di vita fatta di tante esperienze personali, tutte fortemente condizionate da fattori ambientali il più delle volte incontrollabili. Solo considerando noi stessi come parte del “tutto”, tenendo presente che noi siamo per gli altri ciò che gli altri sono per noi, possiamo sperare di non cadere nel ridicolo e di non essere patetici nei nostri comportamenti e stati d’animo.

mass-mediaAvere fiducia nel prossimo non si traduce affatto nell’essere degli sciocchi ingenui e creduloni. Tutt’altro. Avere fiducia nel prossimo presuppone conoscenza e consapevolezza. Non vuol dire affatto credere ciecamente a chi ci governa e ci sfrutta ogni giorno né ai mass media che ci vendono un mondo che promette falsamente di rendere migliore la nostra vita e che in malafede e in maniera subdola cercano di distruggere definitivamente quello che rimane della nostra capacità di avere fiducia e la stima verso i nostri simili.

Né vuol dire credere al passante sotto casa che barcollante ci chiede i soldi per un panino e poi se li “sputtana” in una dose di eroina o alla prima “presunta” organizzazione umanitaria che ci chiede un contributo per aiutare i bambini in Africa. Avere fiducia nel prossimo presuppone anche attenzione ed un sforzo ed un impegno in prima persona nelle cose del mondo.

Avere fiducia nel prossimo vuol dire avere fiducia nella capacità (potenziale) di tutti gli esseri umani, e quindi anche nella nostra personale, di usare la ragione. Vuol dire “ammettere” che vale la pena confrontarsi con gli altri, investire il proprio tempo e le proprie energie con loro per crescere reciprocamente.

Avere fiducia nel prossimo significa avere speranza che tutto può cambiare, che in questo mondo non tutto è perduto, perché ogni cosa, nel bene e nel male, dipende esclusivamente da noi uomini, dalla nostra volontà. Dare fiducia agli altri non con l’aspettativa di un diretto tornaconto personale ma con la consapevolezza di dare nel proprio piccolo un contributo all’umanità intera.

In ultima analisi rifiutarsi di dare per spacciata l’umanità perché la fiducia reciproca è l’unica arma che abbiamo a disposizione per difenderci dalla nostra stessa follia, dalla insaziabile brama di potere e controllo che abbiamo verso i nostri simili. I potenti questo lo sanno ed hanno di essa terribilmente paura, per questo fanno di tutto per minarla.

Passeggiando per Natale, un ponte per Sarajevo

8 gennaio 2010 Mimmo Guarino 7 commenti
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Prendere parte all’organizzazione di uno spettacolo, come quello che è stato “Passeggiando per Natale” di quest’anno, e allo stesso tempo parteciparvi come artista, per di più in due esibizioni distinte, non è stata per niente una cosa facile. Se i giorni della preparazione sono stati per me quantomai frenetici, quello che ha visto la sua messa in scena mi ha a dir poco stremato. Ma è proprio questo il bello delle imprese difficili, l’importante è che la fatica e l’impegno vengano sempre suffragate da un buon risultato e questo evento è stato sicuramente un successo!

Ad aprire la serata è stato il bravissimo Ciro Sannino che al piano ha suonato un suggestivo brano natalizio “Have yourself a Marry Little Christmas”. Subito dopo lo stesso Ciro ha accompagnato Marialuisa che con la sua splendida voce ha cantato What Wonderful World (una canzone che amo alla follia). Dopo i saluti iniziali dei due presentatori, ormai “storici” di Passeggiando per Natale, Emiliana e Massimiliano, la signora Gordàna Ler ha augurato buon anno a tutti i presenti con dei versi, a tema, del poeta Bosniaco Dušan Radović dando così “il la” alle esibizioni degli artisti.

Subito sul palco sono saliti gli ETNIA, bravissimi, che hanno cantato il loro originale brano “Napoletano atipico”, poi la proiezione di foto della città di Sarajevo; a commentarle, ovviamente, la signora Gordàna (Jolly della serata). Dopo Francesco Mennillo, che ha cantato la sua “Parole” è arrivata la prima delle mie due esibizioni teatrali con “Ho ucciso mio fratello”, il monologo incentrato sul tema della guerra che ho scritto apposta per l’occasione.

A chiusura della prima parte dello spettacolo il momento forse più toccante della serata, quello che abbiamo voluto dedicare alla nostra amica scomparsa lo scorso sette Dicembre, Maddalena; una persona straordinaria che mi ha insegnato tanto. Giovanna e Lucia hanno letto sul palco due suoi pensieri, presi direttamente dal suo blog (ancora oggi “cliccatissimo”).

La seconda parte è iniziata con l’esibizione del gruppo musicale jOxBacco che ha proposto un versione molto particolare di “Meraviglioso”. Poi un momento dedicato alla poesia con la signora Gordàna ed Antonio Calignano che, rispettivamente, hanno declamato una composizione di Jovan Jovanovic Smai (poeta bosniaco di fine 800 ancora oggi conosciutissimo soprattutto tra i più piccoli in quanto autore di filastrocche per bambini) e Guaglione, del grandissimo poeta napoletano (nonché attore, compositore e commediografo) Raffaele Viviani.

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Risate e buon umore con la scenetta comica che ho messo in scena ed interpretato con Massimiliano. Scena che ho tratto direttamente da una commedia del grande Antonio Petito, uno dei maggiori interpreti della commedia napoletana e, senza dubbio, il più grande tra gli interpreti della maschera di pulcinella.

Applauditissime le esibizioni musicali che hanno chiuso lo spettacolo: un trittico di canzoni celebri napoletane suonate al piano da Ciro, una raffinatissima canzone natalizia interpretata magistralmente dal baritono Antonio Santaniello e due pezzi del coro polifonico di Villaricca. Grande emozione in sala poi quando tutti i bambini bosniaci che hanno assisitio allo spettacolo sono saliti sul palco per ritirare la loro pergamena ricordo; su ognuna delle quali abbiamo stampato, in Italiano e in Bosniaco, la poesia (letta da Silvana Russo) Bambino, di Alda Merini.

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Poi il finale con i ringraziamenti e tutti, ma proprio tutti, che sono saliti sul palco per raccogliere i meritati applausi del pubblico: artisti, organizzatori, associazioni varie, Croce Rossa Italiana e personalità locali.

Costruiamo un ponte per Sarajevo

3 gennaio 2010 Mimmo Guarino 3 commenti
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Fervono i preparativi e come sempre succede in questi momenti il tempo a disposizione sembra essere impietosamente scarso. La scaletta subisce continue variazioni, alla velocità della luce. Il telefono squilla in continuazione, le email fioccano a raffica da tutte le parti. Sandro ha tre cellulari ma riesce lo stesso a non rispondere o a non essere raggiungibile su nessuno dei tre. Poi ci sono i comunicati stampa degli artisti da leggere, il service per i suoni e le luci, la delibera del comune, le prove della presentazione, delle esibizioni, le locandine e gli inviti da stampare e poi tutto il resto ed altro ancora (per fortuna che in tutto questo c’è Emiliana con il suo proverbiale ottimismo).

Tutto questo per la nuova edizione di “Passeggiando per Natale”, spettacolo che andrà in scena il prossimo 5 Gennaio alla tendo-struttura di Villaricca. Quest’anno il titolo dello spettacolo sarà “Passeggiando per Natale, un ponte per Sarajevo”. Sarà una manifestazione artistico-culturale per la promozione della pace, della conoscenza e dell’integrazione tra i popoli.

Abbiamo pensato di costruire un ideale ponte, fatto di musica, arti figurative, poesia e teatro. Un ponte per unire la nostra cultura e la nostra arte con quella di Sarajevo. Per l’occasione allo spettacolo assisterà proprio un gruppo di bambini di Sarajevo, ognuno accompagnato dalla famiglia italiana che lo ha preso temporaneamente in adozione. A loro, a fine spettacolo, consegneremo delle pergamene in ricordo dell’evento.

Oltre alla organizzazione dello spettacolo reciterò anche. Interpreterò un monologo che ho scritto appositamente per l’evento e che s’intitola “Ho ucciso mio fratello”. Un testo inteso che da voce ad un ex soldato, alla sua presa di coscienza sulla follia della guerra. Un soldato senza nome né luogo né tempo.

Poi ci sarà anche una sorpresa, con un piccolo sketch comico preso da una commedia del grande commediografo ed attore napoletano Antonio Petito. Sarò a far coppia con il mio amico Massimiliano.

Auguri alieni

30 dicembre 2009 Mimmo Guarino 3 commenti
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Ogni fine anno, puntualmente, ci scambiamo i rituali auguri. Siamo soliti augurare, a noi stessi e agli altri, che l’anno nuovo sia migliore di quello che è appena terminato. Dimentichiamo però così che, a parte cataclismi naturali come i terremoti o al limite improbabili influenze di presenze extraterrestri, tutto ciò che accade nel mondo dipende, nel bene e nel male, esclusivamente da noi esseri umani. Più che augurarci che l’anno nuovo sia migliore quindi, affidandoci così alla sorte o a chissà cosa, sarebbe più sensato augurarci di essere migliori noi.
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La libertà non sarà mai soppressa

16 dicembre 2009 Mimmo Guarino 7 commenti
libertà
Su questa terra la voglia di libertà degli uomini è come la più terribile delle malattie virali, fino a quando ci sarà anche un solo cuore che batte per essa ci sarà sempre il rischio, per tutto il mondo, di una definitiva pandemia totale.

No Berlusconi Day

6 dicembre 2009 Mimmo Guarino 8 commenti
ndb
Il desiderio di lasciare ai giovani un mondo migliore è il motore più potente che ci spinge a combattere contro le ingiustizie di oggi.

Preghiera

2 dicembre 2009 Mimmo Guarino 8 commenti
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E’ molto più comodo chiedere aiuto ad un Dio onnipotente piuttosto che assumersi le proprie responsabilità e impegnarsi in prima persona.
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