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L’ossessione per la fine del mondo

2 settembre 2010 Mimmo Guarino 1 commento

teresamargherita

Le paure di una mamma

L’anno scorso mia sorella Teresa è diventata per la prima volta mamma, di una bellissima bambina di nome Margherita. Teresa si è subito rivelata una madre amorevole, attenta e premurosa. La piccola l’ha assorbita completamente divenendo praticamente tutto il suo mondo. Unico difetto di Mamma Teresa è però quello di essere un po’ apprensiva; un po’ troppo apprensiva.
Sere fa, tra un allattamento e un cambio di pannolini, le è purtroppo capitato di guardare una trasmissione televisiva che parlava della profezia Maya sulla fine del mondo nel 2012. La trasmissione vaneggiava sull’ avvicinamento di un misterioso pianeta, chiamato Nibiru, e di una sua possibile collisione con la terra. Complice sicuramente lo stress psicofisico dovuto alle tante nottate fatte in quest’ultimo anno si è subito lasciata suggestionare cominciando ad arrovellarsi il cervello sulle conseguenze di un simile evento; non tanto per il genere umano intero, credo, quanto piuttosto per la sola piccola Margherita.

Sono sicuro che se anche questo pianeta Nibiru arrivasse, mia sorella riuscirebbe a polverizzarlo con un solo pugno pur di proteggere la sua piccola. Comunque l’ho prontamente tranquillizzata rassicurandola sul fatto che il 21 dicembre del 2012 non ci sarà proprio nessuna fine del mondo ma sarà un giorno come tutti quanti gli altri.


La fine del mondo in 5.000 anni di storia

egizi

Quella della fine del mondo è una vera e propria ossessione che assilla il genere umano da migliaia e migliaia di anni. Oggi abbiamo i testimoni di Geova che ci rompono l’anima con questa storia ma già nei testi sacri degli antichi Egizi (3.000 a.C.), sempre di ispirazione divina, veniva prefigurata una imminente fine del mondo con l’arrivo di un soprannaturale salvatore. Simili aspettative avevano anche gli Assiro-Babilonesi e Zarathustra che profetizzava il vicino avvento del regno di Dio. Questi miti confluirono poi nella bibbia. Nella tradizione ebraica più antica i profeti proclamavano “la fede nella prossima fine” con l’arrivo del salvatore della stirpe di Davide. E poi gli Esseni (II secolo a.C.), anche loro aspettavano la fine del mondo per la generazione ancora in vita. Analoga cosa fece di lì a poco lo stesso Gesù dei vangeli che profetizzò agli apostoli il suo imminente ritorno, con tanto di sconvolgimenti cosmici, prima ancora che avesse fine quella stessa generazione: “in verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute” [Marco 13,30]. Alla vigilia dell’anno 1000, poi, di nuovo panico generale tra i fedeli per l’imminente fine dei tempi che sarebbe dovuta arrivare esattamente il 31 dicembre del 999 e cioè mille anni dopo la nascita di Cristo. Secondo il vangelo di Giovanni l’angelo di Dio aveva incatenato il drago, cioè satana, solo per una durata pari proprio a mille anni. Molti devoti vendettero addirittura i propri beni per andare in pellegrinaggio nella speranza di salvarsi l’anima.

Nonostante tutto anche gli ultimi mille anni di storia hanno visto nascere tutta una serie di profezie e previsioni sulla fine del mondo. Se ne contano almeno cinquanta, tutte corredate di data. Elencarle tutte sarebbe dispersivo oltre che noioso. Si va dall’astrologo Giovanni di Toledo, che nel 1186 calcolò un apocalittico allineamento di pianeti ad Edgar Whisenant, ex ingegnere della NSASA che annunciò al mondo intero il ritorno di Gesù sulla terra tra l’11 e il 13 settembre 1988.

Profezie moderne: Nostradamus, Nibiru, Maya

Il resto è storia recente. Per Nostradamus nel 1999 un grande re di terrore sarebbe calato dal cielo. Ancora Nostradamus con la frase “mille non più mille” riaccese la fantasia degli esperti in vista dell’arrivo dell’anno 2000.

impatto

Alcuni puntarono sulla cosmologia con tempeste solari, inversione dei poli magnetici, rallentamento della rotazione terrestre con blocco per tre giorni e, ovviamente, collisioni con asteroidi e comete. Altri puntarono sull’ufologia prevedendo l’invasione di razze aliene provenienti da altri mondi. Altri ancora sull’informatica con il “millenium bug”. Si diceva che tutti i computer si sarebbero bloccati provocando il collasso totale dell’economia mondiale. Si diceva anche che i sistemi missilistici sarebbero andati in tilt e che una testata nucleare lanciata per errore avrebbe innescato l’olocausto nucleare. Nel 2003 panico su Internet con l’arrivo del decimo pianeta (chiamato anche Nibiru o pianeta X) che si sarebbe dovuto scontrare con la terra distruggendola completamente o quantomeno passare tanto vicino da provocare con la sua attrazione un secondo diluvio universale.

Si arriva quindi alla profezia dei Maya i quali avrebbero previsto la fine dei tempi (o quantomeno un cambio epocale) per il 21 dicembre del 2012.

maya1

Per capire chi erano questi i maya e quale era il loro livello di conoscenza e di evoluzione basta dire che per ottenere abbondanti piogge per i loro raccolti usavano sacrificare esseri umani agli dei. Le vittime di questi sacrifici, di età compresa tra i 3 e gli 11 anni, venivano gettate in grandi caverne (ritenute sacre), piene di acqua e lì lasciate affogare. Generalmente venivano gettate vive e riccamente adornate di gioielli, in altri casi invece venivano prima fatte a pezzi ! Tutto ciò per assicurarsi la benevolenza di Chaac, dio delle piogge.

Alla ricerca del paradiso perduto

Viene spontaneo chiedersi perché il genere umano si ostini così tanto a costruire storie e a fissare date sulla sua fine. La risposta è che si ostina a farlo perché in realtà quella fine la desidera ardentemente, seppur in modo inconscio. Desidera ardentemente che cessi per sempre quel mondo così imperfetto che lo circonda, e che lui stesso ha modellato. I profeti, gli astrologi, i contattisti (quelli cioè che dicono di parlare con gli extraterrestri) non sono altro che dei portavoce di questo desiderio di azzerare tutto: miserie, ingiustizie, guerre, sofferenze, infelicità.

eden

L’umanità confida in una catastrofe che riporti tutto al punto iniziale in modo da poter poi ripartire; magari con pochi meritevoli sopravvissuti. Perché in realtà nelle profezie la fine non è mai una vera fine, non è mai totale e definitiva. Quasi sempre invece essa si mischia e si confonde con l’ingresso in una nuova era: un’era di cambiamento, di pace ed armonia. L’umanità spera in un cambiamento epocale, in una ritrovata età dell’oro, e per questo si offre di pagare un gravoso prezzo. Sia esso un grande botto, opera di un divino salvatore, sia esso l’invasione di una qualche civiltà extraterrestre, l’umanità si offre volontaria in un sacrificio che serva a separare finalmente i buoni dai cattivi e a spalancare le porte ad un’era di beatitudine, di spensieratezza e di perfezione. Soprattutto gli uomini sperano in un’era, terrena o ultraterrena che sia, dove è un grande capo a guidare il carro e tutti sono esonerati dall’impaccio e dalla fatica di dover discernere e scegliere tra il bene e il male.

Esiste il diavolo ?

16 agosto 2010 Mimmo Guarino 22 commenti

grottepertosa

Il mio inferno sulla montagna e la
stanza vuota del diavolo

Tempo fa assistetti ad un originale spettacolo teatrale all’interno delle grotte di Pertosa. Una rievocazione dell’inferno dantesco, dentro le viscere della terra, con tanto di attori, cantanti e ballerine nei panni di diavoli ed anime dannate. Un simpatico Dante a far da guida nei meandri delle grotte che per l’occasione diventarono simbolicamente cerchi e i gironi. Praticamente uno spettacolo nello spettacolo.

A dire il vero, in quello stesso giorno, una sorta di viaggio infernale lo avevo già fatto ma su una montagna ! All’andata, infatti, al mio navigatore venne la “geniale” idea di portarci (me e la mia fidanzata) per una ripidissima stradina di montagna con dei tornanti da brivido, strettissima e senza recinzioni laterali. La cosa più tragicomica fu quando, arrivati in cima alla montagna, la stradina finì nel cortile di una masseria, il navigatore ci disse di fare inversione e dalle finestre di una casetta sbucò una donna che cominciò ad urlare che dovevamo andare subito via. Dopo un po’ di esitazione feci manovra e con molta, molta, attenzione cominciai la lunga e lenta ridiscesa. Scampato il pericolo montagna arrivammo alle grotte, giusto in tempo per l’ultimo spettacolo. Facemmo di corsa i biglietti, salimmo praticamente al volo sul “barcone di Caronte” ed iniziammo così il nostro viaggio nell’inferno; il secondo della giornata.

La cosa che più apprezzai di quello spettacolo fu il finale e cioè l’arrivo nell’ultimo girone, quello del padrone di casa: il diavolo. Invece di un coreografico quanto scontato personaggio demoniaco ad attenderci trovammo infatti una stanza vuota con delle foto appese alle pareti. Foto di devastazioni belliche, sofferenza e disperazione umana. E poi le foto dei più sanguinari dittatori degli ultimi anni: Hitler, Mussolini, Stalin ed altri. Un modo molto efficace per dire che in realtà i veri diavoli siamo noi stessi uomini. Solo per pigrizia mi astenni dal suggerire a Dante di aggiungere la foto di qualche dittatore contemporaneo di mia conoscenza.


L’esistenza del diavolo per la fede Cristiana

Ironia a parte, quella trovata mi fece riflettere sul fatto che la visione largamente accettata dai credenti contemporanei è quella secondo la quale il diavolo altro non è che una metafora del male, una proiezione esterna della nostra parte più malvagia. Interpretazione che però è totalmente in contrasto con la vera fede cristiana. In base alle sacre scritture, infatti, la Chiesa ha sempre affermato che il diavolo e i suoi seguaci non sono affatto proiezioni simboliche del male ma esseri personali, vivi e pensanti; creati da Dio stesso (ovviamente).

wojtyla

Anzi, secondo un documento di valore dogmatico del Concilio Lateranense IV (1215) i diavoli sono angeli creati buoni da Dio ma divenuti malvagi a causa della loro ribellione. Ancora qualche anno fa Papa Wojtyla incitava i cattolici a sguainare la spada di San Michele Arcangelocontro il dragone, il capo dei demoni, vivo e operante nel mondo” mentre il Cardinale Joseph Ratzinger ricordava “a certi teologi superficiali” che il diavolo è per fede cristiana “una presenza misteriosa ma reale, personale, non simbolica”. Per la fede cristiana il diavolo e suoi seguaci sono spiriti maligni che sono in mezzo a noi e che operano continuamente ed attivamente per indurci al male. Si allontanano quindi dalla verità rivelata tutti coloro che ne fanno una semplice simbolo o una personificazione del male.

Satana, il Mammone e il Monaciello

Sarà anche per la suggestione dovuta ai film dell’orrore che ho visto in televisione, ma confesso che a me l’idea di avere attorno queste presenze maligne un po’ paura mi fa.

lucifero

Anche perché questo satana richiama alla mia mente la figura del “Mammone”; che poi sarebbe la versione napoletana dell’uomo nero. Da bambino, per farmi stare buono, mia mamma mi diceva che avrebbe chiamato il Mammone; il quale mi avrebbe preso, mangiato o qualcosa del genere. Io me lo immaginavo enorme e tutto nero. Era un’arma che mia madre utilizzava però solo nei casi estremi: per non farmi arrampicare su un mobile, non farmi toccare il ferro da stiro o per altre situazioni di possibile pericolo. Ovviamente data la mia tenera età non poteva stare li a spiegarmi le ragioni di questo o quel divieto; non avrei compreso. Utilizzava quindi la carta della paura. Certo lo faceva a fin di bene. Io ci credevo e terrorizzato restavo fermo li dov’ero. Così riusciva a controllarmi, a farmi obbedire (almeno per un po’ perché poi ricominciavo subito).

Tornando a cose più serie mi pare, fermo restando la sua fedeltà per la dottrina e per i dogmi, che l’ossessione della Chiesa per il diavolo sia molto scemata ultimamente. Ho l’impressione che nell’epoca delle ecografie e dei computer ai preti (o perlomeno ad una parte di essi) manchi un po’ il coraggio di parlare di spiriti maligni. Forse manca loro anche un po’ la “faccia” visto tutto quello che i loro predecessori hanno fatto appena qualche secolo fa. Come nel Medio Evo, quando ogni cosa (a seconda anche della convenienza del momento) veniva attribuita all’opera del maligno; ne sanno qualcosa quelle migliaia e migliaia di povere donne prima torturate e poi bruciate vive con l’accusa di stregoneria (che poi voleva dire fare sesso con il diavolo).

monaciello

La Chiesa ha allentato la morsa sua sul diavolo. Lo dimostra il fatto che non ho mai sentito parlare mio nonno ne di diavoli né di arcangeli; e lui era molto religioso e devoto. Al massimo da qualche vecchietta del mio paese ho sentito parlare invece del Monaciello che è un’altra tipica figura della tradizione antica napoletana. Il Monaciello (piccolo monaco) era un dispettoso essere a metà tra un fantasma ed un uomo in carne ed ossa. Ad un dispetto del Monaciello si poteva far risalire di volta in volta cose come la scomparsa delle salsicce dalla dispensa, lo scompiglio delle lenzuola di un letto matrimoniale o anche una serie di calci e pugni ricevuti nel buio notturno di una strada isolata. Non a caso questo personaggio assume in certe sue raffigurazioni dei tratti chiaramente demoniaci con un pene sproporzionatamente grande sotto il saio.

Comunque sia è sempre molto comodo scaricare delle responsabilità, personali o collettive, su una entità esterna. Così l’uomo (creato buono) ha peccato fin dall’inizio e continua a peccare solo per suggestione dell’opera del demonio. Ed allora a questo diavolo (ma mi verrebbe quasi da dire a questo “povero” diavolo) possono essere attribuite le colpe di tutti i mali del mondo: le guerre, la fame, le ingiustizie, la mancanza di morale. Tutte cose che invece senza di esso ricadrebbero interamente tra il novero delle nostre responsabilità dirette. Naturalmente anche gli attacchi a Papa Benedetto XVI sui casi di pedofilia sono suggeriti dal demonio ed è il demonio stesso ad usare i preti pedofili per distruggere la Chiesa.

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Liberazione

Liberazione

Commedia in un solo atto

di

Domenico Guarino

Personaggi:

Presentatrice
Primo ospite
Primo infermiere
Secondo infermiere
Uomo in abito scuro
Una donna
Secondo ospite

Scena: Una pedana con d’avanti un leggio. Ai lati la bandiera italiana e quella degli USA. Ci sono due uscite laterali.

[Luci spente. Suona l'inno dell'Italia poi quello degli USA. Si accendono le luci]

Presentatrice: [Da sinistra entra una donna. E' vestita in modo elegante. Ha in mano dei fogli. Saluta il pubblico con tono fragoroso] Buonasera. [Raggiunge il centro della scena. Con tono gioviale, sorridendo] Buonasera a tutti e benvenuti al settimo appuntamento con “Celebrazioni & Celebrazioni” un percorso di manifestazioni dedicato a personaggi famosi ed importanti eventi della storia. “Celebrazioni & Celebrazioni” è un format di proprietà della società Italia Media S.r.l. ed è patrocinata dal consiglio dei Ministri per la promozione e la diffusione della cultura nel nostro paese.

Prima di cominciare voglio innanzitutto ringraziare gli organizzatori di questa serata per il loro preziosissimo lavoro. Grazie all’amministrazione per la gentile ospitalità. Un ringraziamento speciale al nostro sponsor, è lui che ci da la possibilità di raccontarvi ogni volta tante storie. Un grazie anche a voi che siete qui stasera in questa splendida cornice.

Avete sentito. Abbiamo aperto sulle note del nostro bellissimo inno nazionale e di quello americano. C’è un motivo ben preciso per questa scelta. [Legge. Con tono formale.] Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcavano in Sicilia al comando del generale americano George Patton. Era l’inizio della liberazione d’Italia dalla occupazione dall’esercito tedesco e dal fascismo. Anni tormentati per il nostro paese, per l’Europa ed il mondo intero.

Dopo aver celebrato le vite di personaggi come Marylin Monroe, Padre Pio e J.D. Rockefeller, dopo aver rievocato eventi come l’invenzione della Coca-Cola, le nozze di Lady Diana e le vittorie della nazionale italiana ai mondiali di calcio abbiamo pensato che fosse doveroso dedicare una serata anche a questo importante periodo storico: la seconda guerra mondiale.

[Con tono sommesso] Questa sera vogliamo ricordare gli orrori del nazismo e la follia omicida del suo capo, Hadolf Hitler. La sua brama di potere che fu causa di morte e sofferenza per milioni di persone. Il suo smisurato odio per gli ebrei, le deportazioni, i saccheggi, le razzie.

Vogliamo ricordare però anche i tanti soldati alleati morti in battaglia per difendere la libertà e la democrazia, caduti sul campo per garantire a tutti noi quei diritti civili di cui oggi godiamo. Vogliamo ringraziarli per il loro sacrificio. Vogliamo rendere omaggio ai loro paesi di appartenenza, ringraziare i rispettivi governi che li hanno sacrificati: l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda, il Sudafrica, il Regno Unito e la Francia.

Ma soprattutto vogliamo ringraziare gli Stati Uniti d’America per il loro decisivo intervento. Per questo abbiamo messo la bandiera a stelle e strisce accanto al tricolore. Per testimoniare tutta la nostra riconoscenza ed amicizia verso questo grande paese. Questa sera, e lo sentirete dagli interventi dei nostri ospiti, sarà anche una serata per dire grazie all’America.

[Riprende il tono di giovialità] Ma cominciamo subito. Apriamo la serata con un intervento sullo sgancio della bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Un caloroso applauso al nostro primo ospite [esce subito a sinistra].

Primo ospite: [Dalla sinistra entra un uomo. Si posiziona sulla pedana. Sistema dei fogli sul leggio. Legge] Sono le 8.16 del 6 agosto 1945, un aereo militare americano lascia cadere un grosso oggetto di metallo sulla città Giapponese di Hiroshima. E’ lungo più di tre metri e pesa qualcosa come quattro tonnellate. I soldati gli hanno dato il simpatico nome “Little Boy”; che in americano vuol dire ragazzino. Dopo tre giorni è la volta di “Fat Man”; che in americano vuol dire invece uomo grasso, grassone. Grassone viene lasciato cadere sulla città di Nagasaki.

Sono due enormi recipienti di metallo. Al loro interno materiale in grado di esplodere su comando. Bombe. Oggetti che gli uomini utilizzano normalmente per massacrarsi tra loro. Tante ne sono state sganciate nel corso della guerra. Centinaia di migliaia. Ragazzino e grassone però non sono però bombe come le altre. Sono speciali, di un tipo mai utilizzato prima.

Al loro sgancio infatti riescono ad uccidere, in una piccola frazione di secondo, un numero di esseri umani che va da centomila a duecentomila. E’ difficile stabilire il numero esatto di vittime, perché di esse non rimane praticamente più nulla.

Dissolti, fusi, inceneriti da una gigantesca palla di fuoco che nell’istante iniziale raggiunge una temperatura di un milione di gradi centigradi. Disintegrati, fatti a pezzi, spazzati via da un’onda d’urto il cui vento supera i 1.000 km/h con una pressione di centinaia di migliaia di volte quella atmosferica. Migliaia e migliaia e migliaia di vite ignare, di uomini e di donne, di vecchi e di bambini, che un istante prima sono ed un istante dopo, semplicemente, non sono più. Una degna conclusione per un massacro senza precedenti nella storia dell’umanità: la seconda guerra mondiale.

Un carneficina immane con cinquantacinque milioni morti, tre milioni di dispersi, trentacinque milioni di feriti. Sei milioni ebrei sterminati nei campi di concentramento. Sessantaquattro milioni di profughi. Un oceano di persone sradicate brutalmente dalle loro terre natali. Intere popolazioni ridotte alla fame. Distruzioni materiali incalcolabili. Paesi ridotti nella più completa rovina. Città trasformate in un cumulo di macerie fumanti. Il conflitto più devastante mai combattuto dall’uomo su questo pianeta. La più terrificante tra tutte le guerre.

Noi siamo qui stasera per celebrare la fine di quella tragedia, per festeggiare la liberazione dell’Italia, dell’Europa e del mondo dalla minaccia del nazismo e del fascismo. Per ringraziare coloro che hanno combattuto per la libertà. Siamo qui per ricordare ciò che è stato affinché non si abbia mai più a ripetere. [China la testa. Si abbassano le luci]

[Scende dal palchetto. Si avvicina al pubblico. Si toglie la giacca.] Ma ricordare soltanto ciò che è stato non basta. Affinché non si abbia mai più a ripetere è necessario capire perché è stato. Vi siete mai chiesti perché è stato ? Vi siete mai fermati a riflettere sulle vere cause che portano allo scoppio di una guerra ? Per motivi religiosi ? Un popolo ne assale un altro per compiacere il suo Dio. Per ragioni politiche ? Per un contenzioso, per il venir meno ad un accordo preso o per ritorsione ad un torto subito ! L’orgoglio nazionale ! La patria ! Oppure per motivi di odio razziale ? Perché si ritiene l’altro inferiore, un essere bestiale, e quindi una minaccia da annientare.
Se pensate che siano queste le cause di una guerra allora sappiate che siete fuori strada; completamente fuori strada. Queste cose sono solo pretesti, gli strumenti utilizzati ad arte per sfruttare le debolezze e l’ignoranza degli uomini e mettere i popoli gli uni contro gli altri.
Avete mai provato a chiedervi chi trae vantaggio da una guerra ?

Se piove e non si ha un ombrello ci si bagna e le persone non amano bagnarsi sotto la pioggia, per questo comprano gli ombrelli. Pensate che un ombrellaio possa trarre un vantaggio economico da un inverno lungo e piovoso ?

Se fa molto caldo e non si ha qualcosa da bere si comincia ad avere sete e le persone non amano soffrire la sete, per questo in estate comprano spesso bibite e granite. Pensate che un acquaiolo possa trarre un vantaggio economico da una lunga estate calda ed afosa ?

[Crescendo] Bene. Per combattere una guerra c’è bisogno di armi: di fucili e di pistole, di bombe, di cannoni e carri armati, di aerei e di navi. Un governo se vuole vincere una guerra deve comprare tutte queste armi. Pensate che un fabbricante di armi possa trarre un vantaggio economico dallo scoppio di una guerra ?
Ma per fare andare quei carri armati, quegli aerei e quelle navi da guerra il governo dovrà fare ingenti rifornimenti di carburante. Pensate che una compagnia petrolifera possa trarre un vantaggio economico dallo scoppio di una guerra ?
Ma per comprare tutte queste cose c’è bisogno di soldi molti soldi. Per forza di cosa un governo è allora costretto cercare qualcuno che glieli presti e pagare degli interessi sul prestito. Pensate che una banca possa trarre un vantaggio economico dallo scoppio di una guerra ?
[Alzando sempre di più il tono] Potrebbe poi anche accadere che quegli gli stessi uomini che sono i proprietari della banca che prestata i soldi al governo per comprare quei carri armati, quegli aerei e quelle navi da guerra siano anche i proprietari dell’industria che costruisce quei carri armati, quegli aerei e quelle navi da guerra e che siano anche i proprietari della compagnia petrolifera che vende al governo il petrolio per fare andare quei carri armati, quegli aerei e quelle navi da guerra.
[Grida] Allora pensate che questi uomini, che sono banchieri, fabbricanti d’armi e petrolieri, tutti assieme, possano trarre un vantaggio economico dallo scoppio di una guerra ?
[Lentamente quasi sottovoce] E se la risposta è si è legittimo o no pensare che essi cerchino di mettere in atto azioni tali da provocare dallo lo scoppio di una guerra ? Magari controllando la politica. Magari con le enormi possibilità economiche che hanno potrebbero finanziare le campagne elettorali di uomini corrotti e senza scrupoli, di criminali, mandarli al potere ed avere così dei governanti compiacenti al loro servizio. Una campagna elettorale è sempre molto costosa e per essere eletti c’è bisogno di tanti soldi. Ma per essere eletti c’è anche bisogno di apparire spesso in televisione, di avere le foto pubblicate sui giornali. Potrebbe anche essere che quegli gli stessi uomini che sono i proprietari della banca, che sono i proprietari dell’industria che costruisce le armi e che sono i proprietari della compagnia petrolifera siano anche i proprietari delle televisioni e dei giornali che ci dicono per chi votare.
[Deciso] Ci hanno raccontato che la seconda guerra mondiale è stata causata dalla follia di un solo uomo, dal suo odio per gli Ebrei, dalla sua sete di conquista del mondo, dalla sua assurda convinzione di appartenere ad razza superiore. E’ una versione comoda; molto comoda. Comoda soprattutto per chi l’ha scritta. Una nazione, con a capo un pazzo di nome Hilter, che riesce praticamente, da sola, a mettere in ginocchio mezzo mondo.
Insomma, siete persone adulte. Non dovreste credere più alle favole. La realtà del mondo non è quella dei cartoni animati. Siete cresciuti ormai. No ? Come è anche lontanamente possibile pensare che una nazione come la Germania, uscita a pezzi dalla prima guerra mondiale, con un debito mostruoso, possa diventare in pochi anni nuovamente una potenza militare, senza aiuti economici da parte delle banche straniere, senza aiuti da parte delle multinazionali, senza aiuti da parte della grande finanza mondiale! Se riteniamo che ciò sia possibile allora dobbiamo riconoscere che Hitler aveva ragione quando parlava di una superiorità razziale dei Tedeschi.

E i governi ? I politici ? E’ mai possibile che nessuno di loro si accorge di nulla ? E’ mai possibile che siano così rincoglioniti da farsi trovare impreparati, con le braghe in mano. Hitler parla alle folle, a voce alta, non certo di nascosto. La Germania. Proprio la Germania, la nazione che nel precedente conflitto mondiale, prima di essere sconfitta, ha messo a ferro e fuoco mezzo mondo. Non è possibile ! Mi aspetto almeno un minimo di attenzione da parte dei vincitori! Invece niente di tutto questo. I nazisti hanno tutto il tempo di organizzarsi e costruire i loro armamenti. All’improvviso Hitler invade la Polonia e solo allora si scopre che i tedeschi sono di nuovo una minaccia per il mondo. E si ricomincia daccapo.

Ma allora se le cose stanno così tanto vale credere anche a pinocchio e alla fata turchina. A cappuccetto rosso e il lupo cattivo. Tanto vale credere che esistono le streghe e che volano di notte sui manici delle scope.

Tutti sanno di quella che era l’ossessione di Hitler per gli Ebrei. Li riteneva l’origine di tutti i mali del mondo per questo voleva sterminarli. Pochi sanno però chi fu il suo principale ispiratore, chi alimentò quelle sue paure.

[Prende da terra la giacca e dalla tasca prende un libricino] Vedete questo libro ? Si intitola “L’ebreo internazionale”. E’ stato stampato in mezzo milione di copie e tradotto in sei lingue. E’ stato un riferimento per tutti gli antisemiti prima e durante la guerra, una bibbia per i nazisti.

Parla di un progetto di dominio sul mondo da parte del popolo ebreo. Leggo: “Gli ebrei sono la principale fonte della malattia del corpo nazionale tedesco. Gli ebrei sono una razza che ha resistito a tutti gli sforzi compiuti per il suo sterminio. Immaginiamo che non vi siano più semiti in Europa. Sarebbe davvero una gran tragedia? Niente affatto! Gli anglosassoni, ariani, bianchi europei, anglosassoni-celtici sono il popolo dominante che nel corso dei secoli è stato scelto per regnare sul mondo.“

E’ stato pubblicato nel 1921, vent’anni prima che cominciassero le deportazioni degli Ebrei da parte dei Nazisti. E da chi pensate sia stato scritto ? Da uno schizofrenico rinchiuso in qualche cella di qualche manicomio tedesco ? Magari dallo stesso Hitler durante la sua giovinezza ? No! L’autore di questo libro è il più grande degli industriali americani di tutti i tempi, un uomo il cui nome è una legenda, un uomo che ha contribuito in modo determinante alla creazione della società moderna. L’autore di questo libro è Henry Ford, il fondatore della casa automobilistica omonima.

Si Henry Ford avete capito bene, l’uomo che ha inventato la catena di montaggio in fabbrica, l’uomo che ha costruito l’automobile per tutti, lui ha scritto il libro che è stato la guida per Hitler nello sterminio degli Ebrei. Riuscite a cogliere qualche collegamento, qualche assonanza ? Catena di montaggio, alienazione dell’operaio in fabbrica. Deportazioni, lavori forzati nei campi di concentramento.

Hitler ammirava talmente Ford che nel suo studio privato aveva un suo ritratto. Per il suo 75° compleanno lo insignì della più alta onorificenza che il regime nazista poteva conferire ad uno straniero: la gran croce del supremo ordine dell’aquila tedesca. Un riconoscimento per l’impegno della filiale Ford in Germania nel rifornire l’esercito nazista di mezzi blindati.

La Germania di Hitler è stata finanziata dalle multinazionali e dalle banche americane prima e durante la guerra. Il nazismo stesso è stato una loro creazione. L’ascesa di un pazzo al potere, la preparazione di una grande guerra, tutto pianificato. Senza di loro non ci sarebbe stato nessun Hitler e non ci sarebbe stata nessuna guerra. Gli investimenti vengono fatti sempre nei paesi dove non ci sono diritti per i lavoratori, dove è basso il costo della mano.

Vi siete mai chiesti perché i nazisti hanno deportato così tante persone ? Milioni. Deportare milioni di persone comporta dei costi. Che senso ha prendere delle persone, portarle in dei campi di concentramento e lasciarle morire di stenti ? Tanto vale ucciderle subito sul posto o poco distante in disparte! Forse Hitler voleva far soffrire più a lungo quelle persone. Li hanno deportati per soddisfare le richieste di mano d’opera delle multinazionali che lì avevano le loro belle fabbriche. Mano d’opera a costo zero il sogno di ogni imprenditore. Gli aerei americani non bombardarono mai le loro fabbriche in Germania !

Grazie al nazismo le compagnie americane hanno fatto affari d’oro. Prima producendo le armi per gli aggressori, armando nazisti, e poi producendo le armi per i liberatori: gli alleati. Grazie al nazismo un popolo è stato persuaso di appartenere ad una razza superiore, di poter sottomettere il mondo intero. Grazie al nazismo il resto del mondo è stato costretto a difendersi per non soccombere. Agli occhi degli uomini di entrambe le parti il nazismo ha giustificato spese militari astronomiche. Soldi frutto del lavoro di milioni di persone finiti, con la complicità dei governi, nelle tasche di quegli stessi uomini che la guerra l’avevano architettata.
Grazie ad nazismo le banche si sono arricchite a dismisura con gli stati coinvolti nel conflitto. Prima prestando i soldi per combattere la guerra e poi prestando i soldi per ricostruire quello che la guerra aveva distrutto: case, strade, ponti, aeroporti, stazioni. Profitti inimmaginabili su milioni di vite ignare.
Così quegli stessi uomini che avevano creato il terreno fertile per far nascere il mostro e per farlo crescere a tempo debito lo hanno additato, combattuto e sconfitto per apparire essi stessi come i liberatori. Per questo motivo siamo qui questa sera, per festeggiare la liberazione.

Siamo qui per festeggiare una colossale messa in scena, una tragedia, con tanto di finale ad effetto. Ci hanno raccontato che lo sgancio delle atomiche è stato un male necessario. L’unico modo per accorciare la durata della guerra e risparmiare così milioni di vite.

Balle, la guerra era già buona che vinta ! Il governo americano non avrebbe rinunciato per nessun motivo a sganciare quelle due bombe, a portare a termine quell’esperimento. Perché di questo si trattò, di un macabro esperimento. Vi siete mai chiesti perché furono sganciate due bombe e non una soltanto ? Perché la prima era al uranio la seconda al plutonio. Gli scienziati dovevano provare l’efficacia di entrambe !

Sapete quale è la cosa più grave. La cosa più grave è che non ci sforziamo e non pretendiamo di capire come funziona il mondo. La cosa più grave è che accettiamo che ci vengano raccontate delle favole come quando eravamo bambini. Ci hanno abituati a guardare il mondo come se fosse una grande “Soap opera”, o un film d’azione con l’eroe invincibile che alla fine sconfigge sempre i cattivi. Accettiamo per buono tutto: quello che ci viene e quello che non ci viene detto. Specialmente quello ci deresponsabilizza e ci rassicura.

[Si riaccendono le luci. L'ospite trasale. Da destra entrano due infermieri in camice in camice bianco. Sono chiaramente minacciosi. Con loro un uomo, indossa un abito nero e occhiali scuri. L'ospite cerca di scappare, grida di non aver fatto nulla di male. Suona la sirena di un'ambulanza e quella della polizia. Gli infermieri si avventano sull'uomo che si dimena, riescono a immobilizzarlo e a fargli una iniezione. L'uomo in abito scuro osserva, controlla. Dopo un pochi secondi l''ospite perde conoscenza. Gli infermieri lo trascinano via. La sirena dell'ambulanza sfuma.]

Uomo in abito scuro: Signori, signore. Cosa dire. Siamo addolorati per quanto questa sera si è verificato. E’ stato un episodio molto sgradevole. Noi dell’organizzazione ce ne sentiamo responsabili. Ci siamo lasciati ingannare. Si è trattato di un subdolo sabotaggio. Quel guastafeste è riuscito a tenere ben nascoste le sue vere intenzioni. Ci ha colti di sorpresa.

Noi tutti eravamo qui unicamente per testimoniare il nostro profondo amore per l’Italia, la nostra patria, e per riaffermare con forza un sincero sentimento di riconoscenza verso un grande paese amico: gli Stati Uniti d’America. Rovinare questa festa è stato un atto criminoso! Ignobili parole abbiamo ascoltato per bocca di quello squilibrato. [Alza il tono] Menzogne, farneticazioni. Affermazioni senza alcun fondamento. [Suadente] Parole che adesso meritano soltanto una cosa: essere cancellate per sempre dalle nostre menti.

Gli Stati Uniti d’America sono una grande nazione, faro di civiltà, di libertà e di democrazia; per tutti i popoli del mondo. Gli Stati Uniti d’America hanno liberato l’Italia e l’Europa intera dalla follia di un dittatore sanguinario; chissà come sarebbe stato oggi il mondo senza il loro provvidenziale intervento. Se non non ci fossero stati loro a difenderci dalla minaccia del comunismo durante la guerra fredda. Senza il loro impegno contro il terrorismo internazionale.

Noi che amiamo la nostra patria, la nostra bandiera, il nostro Dio, le nostre tradizioni, noi che siamo dei veri Italiani, che siamo sempre dalla parte della verità e del bene, noi, siamo profondamente grati agli Stati Uniti d’America e questa sera siamo qui per testimoniarlo. Anche a dispetto di quegli Italiani, e poc’anzi ne abbiamo visto un esempio, che non sono dei veri Italiani perché altro non fanno che andare contro gli stessi interessi del loro paese.

Vogliamo essere grati ai presidenti degli Stati Uniti, sempre liberamente eletti dal popolo. Ai soldati caduti in guerre combattute esclusivamente difendere la democrazia e la libertà.

E vogliamo essere grati anche alle multinazionali, ai banchieri, ai grandi capitalisti americani. Perché è grazie a loro se oggi possiamo godere di questo benessere. E’ grazie a loro se oggi tutti voi potete avere un lavoro, cibo in abbondanza, automobili, computer, telefonini. E’ grazie a loro che potete scegliere di andarvene in giro per il mondo o starvene a casa, leggere un libro o guardare comodamente la partita della vostra squadra preferita. E’ solo grazie alla creazione questo benessere che può esserci la pace.

Non certo grazie alle chiacchiere dei pacifisti, degli animalisti, degli ambientalisti, dei comunisti. Gente che parla, parla, ma che poi non conclude mai nulla di buono. Parassiti. Debosciati che non sanno fare altro che invidiare chi con il lavoro riesce a farsi una posizione all’interno della società. Noi siamo l’Italia che ama e che produce ricchezza e benessere per tutti. Loro sono l’Italia che odia e che invidia.

L’invidia. Il peggiore dei mali dell’uomo. Si può anche impazzire d’invidia, come quel pericoloso individuo. Dio solo sa quale rischio abbiamo corso tutti noi. Ma non abbiate paura, adesso siete al sicuro. Avete visto come lo abbiamo immobilizzato ed allontanato dal palco. Lo abbiamo fatto per voi, per proteggervi. Lo porteremo in un luogo sicuro, lontano dai vostri occhi in modo che non possa più minacciarvi. E soprattutto lontano dalle vostre orecchie così che con le sue menzogne non possa più minare la vostra fiducia nelle istituzioni. La vostra serenità. La vostra pace. [Pausa] Non dovete credergli. Non potete credergli. Non vi converrebbe.

[Dalla sinistra esce una donna. Sembra nervosa. Si avvicina, porge un foglio. Poi esce. L'uomo lo legge.] Adesso vi chiedo soltanto una cosa: avere qualche istante di pazienza. Lo spettacolo deve continuare e continuerà.[L'uomo esce di scena]

[Luci spente. Suona l'inno dell'Italia poi quello degli USA. Si accendono le luci]

Presentatrice: [Entra di nuovo da sinistra la presentatrice come se fosse per la prima volta. Ha sempre in mano dei fogli. Saluta il pubblico con tono fragoroso] Buonasera. [Raggiunge il centro della scena. Con tono gioviale, sorridendo] Buonasera a tutti e benvenuti al settimo appuntamento con “Celebrazioni & Celebrazioni” un percorso di manifestazioni dedicato a personaggi famosi ed importanti eventi della storia. “Celebrazioni & Celebrazioni” è un format di proprietà della società Italia Media S.r.l. ed è patrocinata dal consiglio dei Ministri per la promozione e la diffusione della cultura nel nostro paese.

Prima di cominciare voglio innanzitutto ringraziare gli organizzatori di questa serata per il loro preziosissimo lavoro. Grazie all’amministrazione per la gentile ospitalità. Un ringraziamento speciale al nostro sponsor, è lui che ci da la possibilità di raccontarvi ogni volta tante storie. Un grazie anche a voi che siete qui stasera in questa splendida cornice.

Avete sentito. Abbiamo aperto sulle note del nostro bellissimo inno nazionale e di quello americano. C’è un motivo ben preciso per questa scelta. [Legge. Con tono formale.] Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcavano in Sicilia al comando del generale americano George Patton. Era l’inizio della liberazione d’Italia dalla occupazione dall’esercito tedesco e dal fascismo. Anni tormentati per il nostro paese, per l’Europa ed il mondo intero.

Dopo aver celebrato le vite di personaggi come Marylin Monroe, Padre Pio e J.D. Rockefeller, dopo aver rievocato eventi come l’invenzione della Coca-Cola, le nozze di Lady Diana e le vittorie della nazionale italiana ai mondiali di calcio abbiamo pensato che fosse doveroso dedicare una serata anche a questo importante periodo storico: la seconda guerra mondiale.

[Con tono sommesso] Questa sera vogliamo ricordare gli orrori del nazismo e la follia omicida del suo capo, Hadolf Hitler. La sua brama di potere che fu causa di morte e sofferenza per milioni di persone. Il suo smisurato odio per gli ebrei, le deportazioni, i saccheggi, le razzie.

Vogliamo ricordare però anche i tanti soldati alleati morti in battaglia per difendere la libertà e la democrazia, caduti sul campo per garantire a tutti noi quei diritti civili di cui oggi godiamo. Vogliamo ringraziarli per il loro sacrificio. Vogliamo rendere omaggio ai loro paesi di appartenenza, ringraziare i rispettivi governi che li hanno sacrificati: l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda, il Sudafrica, il Regno Unito e la Francia.

Ma soprattutto vogliamo ringraziare gli Stati Uniti d’America per il loro decisivo intervento. Per questo abbiamo messo la bandiera a stelle e strisce accanto al tricolore. Per testimoniare tutta la nostra riconoscenza ed amicizia verso questo grande paese. Questa sera, e lo sentirete dagli interventi dei nostri ospiti, sarà anche una serata per dire grazie all’America.

[Riprende il tono di giovialità] Ma cominciamo subito. Apriamo la serata con un intervento sullo sgancio della bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Un caloroso applauso al nostro primo ospite [esce subito a sinistra].

Secondo ospite: [Da sinistra entra una donna. E' molto elegante indossa un abito rosso scintillante. Si posiziona sulla pedana. Sistema dei fogli sul leggio. Sorride nervosamente]

Scusate sono un po’ emozionata.

[Legge] “Non importa quanto tempo occorrerà per riprenderci da questo attacco, il popolo americano con tutta la sua forza riuscirà ad assicurarsi una vittoria schiacciante, in nome di Dio. Chiedo che il Congresso dichiari lo stato di guerra tra gli Stati Uniti e l’Impero giapponese, a seguito dell’attacco non provocato e codardo del Giappone di Domenica 7 Dicembre 1941“

Con queste solenni parole, all’indomani dell’attacco a Pearl Harbor, l’allora presidente degli stati uniti Roosevelt, giurava vendetta e gli Stati Uniti entravano in guerra. Dopo soli tre anni gli americani avevano già mantenuto in pieno quella promessa; come solo loro del resto potevano fare.

E’ l’estate del 1945 e già da qualche mese gli aerei a stelle e strisce colpiscono a ripetizione con pesanti bombardamenti le città giapponesi. In ogni attacco vengono sganciate migliaia di tonnellate di bombe. Attacchi che provocavano ogni volta numerosissimi di morti e feriti. Nonostante questi massicci bombardamenti sulla popolazione però l’impero giapponese, incurante della sofferenza della sua gente, continua ottusamente a rifiutare la resa.

Per porre fine a questa inutile carneficina, e solo per questo, il governo americano prende allora una difficile e sofferta decisione: utilizzare la nuova arma. La bomba atomica. E’ il 6 agosto e sulla città di Hiroshima viene utilizzato per la prima volta questo potente ordigno, frutto dell’ingegno dei più grandi scienziati dell’epoca. Un giorno memorabile per l’umanità. Dopo tre giorni tocca alla città di Nagasaki.

Una disgrazia immane certo. Non si può negare che quell’azione provocò la morte di tante persone. Ma quelle morti servirono a mettere definitivamente fine alla guerra e ad evitare ulteriori sofferenze.

Oggi ricordiamo quegli uomini e quelle donne che si sacrificarono per la pace ma soprattutto ringraziamo gli Stati Uniti d’America a cui toccò l’arduo compito di prendere quella difficile decisione. Per il bene di tutti noi.

[Bacia il tricolore, poi la bandiera a stelle e strisce. Luci spente.]

FINE

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Il Razzismo dei terroni

7 luglio 2010 Mimmo Guarino 28 commenti

Strani silenzi

Tempo fa andai a Milano per partecipare ad una manifestazione contro il razzismo. Visto che ero lì ne approfittai per fare visita a dei miei parenti, napoletani, che da tempo vivono proprio nella città Meneghina. L’accoglienza che mi riservarono fu veramente calorosa. Nonostante in questi anni ci siamo visti solo in poche occasioni abbiamo comunque conservato uno splendido rapporto. A cena parlammo di tante cose: della felice memoria dei nonni, di quando i miei cugini erano bambini (adesso sono dei baldi giovanotti), delle bellezze della nostra Napoli: il lungomare, le chiese, i vicoli, etc… Non ricordo bene poi come fu ma ad un certo punto della serata cominciammo a discutere di lavoro e della “crisi economica”. E mi dissero che anche lì da loro la situazione si era fatta critica: tre di quei baldi giovanotti erano senza un lavoro da mesi. Una situazione che non si era mai verificata prima.

6febbraio2010

Stranamente però, quella sera, nessuno di loro mi chiese nulla circa il motivo principale di quella mia visita a Milano: la manifestazione contro il razzismo. Non che volessi un premio ma mi sembrò strano che non fossero neanche un po’ curiosi di quell’evento che, in fondo, si era tenuto proprio a “casa loro”. Sapevo che non avevano mai preso parte ad una manifestazione e che probabilmente mai lo avrebbero fatto e che mai avrebbero nemmeno saputo di quell’ evento se non fosse stato per il mio arrivo. Però avevo fatto centinaia chilometri in treno per prenderne parte e questo mi sembrava già sufficiente per stimolare in loro qualche curiosità. Nessuno invece, almeno in apparenza, diede importanza alla cosa.

Il razzismo della paura

In realtà i fatti non stavano proprio così. Me ne resi conto il giorno dopo quando una delle mie zie mi disse, con tono sprezzante, che quelli (gli stranieri) avrebbero fatto bene a tornarsene tutti nei loro paesi di origine; altro che manifestazione contro il razzismo. Perché, mi disse, i tempi non erano più quelli di una volta, il lavoro era scarso e quel poco rimasto era giusto e legittimo riservarlo solo agli Italiani. Anzi, se c’era quella maledetta crisi era anche per causa loro.

napoletaniamilano

Il mio dispiacere per quelle parole fu grande, ovviamente; non tanto per la posizione razzista in se quanto per il fatto che mi veniva portata da una persona che alle spalle aveva proprio quel tipo di storia. Una storia di terroni, per dirla in breve. Quella stessa storia comune a tanti altri Italiani del sud che per migliorare le proprie condizioni di vita hanno dovuto lasciare città natale, affetti e radici; come del resto pure gli extracomunitari. Il mio dispiacere per quelle parole fu grande perché capii che venivano dalla disperazione, dalla paura di perdere quel poco faticosamente conquistato.

Più vado avanti e più mi convinco, in fondo, che le argomentazioni degli uomini non sono quasi mai frutto di un vero ragionamento basato su dei principi ma solo un paravento usato per nascondere le proprie paure ed i propri egoismi; un modo per portare l’acqua sempre al solito mulino, il proprio.

Perché certo può anche darsi che quel ragionamento fosse corretto, che quella mia zia avesse ragione nel trovare giusto e legittimo cacciare tutti gli stranieri dall’Italia per salvare il posto di lavoro agli Italiani. Ma ho qualche dubbio nel credere che quella stessa mia zia avrebbe trovato altrettanto giusto e legittimo, per salvare il posto di lavoro ai Milanesi, cacciare anche tutti i Napoletani da Milano.

Napoli Pride 2010

28 giugno 2010 Mimmo Guarino 15 commenti
Alla luce del sole (Napoli Pride 2010)
Data: 26 Giugno 2010
Luogo: Napoli
Durata: 4:50 min