Dovendo dare un titolo ai giorni che stiamo vivendo sceglierei “Il trionfo del buzzurro ignorante”.
Ieri, in televisione, le verità scomode erano censurate dall’alto. Oggi, nel web, sono sepolte in un mare di sciocchezze dal basso.
Occupare il parlamento leggendo la costituzione in aula è un po’ come accoltellare un uomo leggendo il codice penale.
Tutto questo improvviso moralismo contro le ruberie della politica non può che essere sbucato fuori dalle fogne.
All’agghiacciante prospettiva di una eternità extra-terrena preferisco il lacerante tormento del pensiero della morte.
Il bello delle religioni è che, trattando di entità impalpabili come dei e diavoli, tutti possono dire tutto e il contrario di tutto. Si può perfino affermare che se un prete violenta un bambino, la colpa non è del prete ma del bambino che – per mezzo di satana – ha sedotto il prete.
E’ quella di ritenersi estranei alle quotidiane meschinità dei propri simili la più comune e patetica delle convinzioni umane.
Oggi siamo tutti indignati. Ci indigniamo per le tasse troppo alte, per i tagli ai servizi sociali, per gli sprechi della politica, la corruzione, ma questo solo perché adesso è a rischio il nostro portafogli ed il nostro tenore di vita sta scendendo vertiginosamente. In realtà dovremmo indignarci solo per una cosa: di non esserci indignati abbastanza nei passati sessantanni di Repubblica.


